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La Marconi e i miliardi bulgari per la NATO

17.10.1998 - Sofia

L'azienda italiana Marconi sta lottando per ottenere la commessa relativa al maggiore progetto del programma di integrazione del nostro paese [la Bulgaria - N.d.T.] nella NATO: la fornitura al nostro esercito di un nuovo sistema di comunicazioni di terra. I dirigenti del ministero bulgaro della difesa hanno deciso che gli eredi dell'inventore della prima radio devono aggiudicarsi i 58,2 milioni di dollari che dovranno essere investiti per i sistemi di comunicazioni. La cosa è diventata chiara giovedì scorso, 16 ottobre, dopo che la commissione commerciale del ministero ha rifiutato le ultime tre candidature rimaste tra le aziende che lottavano per ottenere la più appetitosa commessa nell'ambito della sicurezza nazionale dallo scioglimento del Patto di Varsavia. Al secondo e al terzo posto, dietro la Marconi, si sono classificati i rappresentanti bulgari della svedese Ericsson e il gruppo tedesco Daimler-Benz Aerospace. In un primo tempo all'asta avevano partecipato altre due ditte - la bulgara Teraton e la francese Thompson. L'azienda bulgara è stata immediatamente eliminata dal concorso perché non ha depositato la garanzia bancaria di 1,2 milioni di marchi. La Thompson, invece, è stata eliminata misteriosamente nella seconda fase del concorso, perché a quanto pare avrebbe consegnato i documenti con un giorno di ritardo. L'azienda che ha ottenuto la vittoria non è interamente italiana. La sua denominazione completa è Marconi SpA e insieme al gigante britannico delle comunicazioni Global Payment Technologies ha dato vita a Londra alla società Marconi Communications. Della struttura di questa società fanno parte anche la filiale di Hong Kong della General Electrics e alcune società sudafricane. Al posto più alto nella gerarchia si trova la General Electrics, che si interessa praticamente di tutto, dai rifornimenti di energia elettrica alle ricerche cosmiche. Secondo dati ufficiali, delle strutture della Marconi Communications fanno parte circa 18.500 dipendenti e il giro d'affari annuale della società è di 3 miliardi di dollari. Questo fatto ha portato il quotidiano di Sofia "24 casa" a lanciare la tesi che la Marconi "vincerà il giorno prima dell'ultimo giorno del concorso". Secondo il quotidiano la decisione di scegliere l'azienda è del tutto politica, poiché la General Electrics ha finanziato la campagna preelettorale della UDS [il partito di destra bulgaro alla guida dell'attuale governo monocolore - N.d.T.]. Il ministro della difesa Ananiev [e la Marconi hanno smentito categoricamente queste notizie].

In generale, i mercanteggiamenti tra il nostro ministero della difesa e i fornitori che si sono classificati devono ancora iniziare. Nel periodo compreso tra la prossima settimana e il prossimo mese verranno condotte trattative relative ai parametri concreti del contratto. Il problema è che, secondo il ministro della difesa Ananiev, tutti e tre i candidati superano di molto, nelle loro offerte, la somma stanziata di 58 milioni di dollari. Teoricamente, il contratto con la Marconi potrebbe quindi non essere stipulato. In tale caso, si passerebbe a trattative con la seconda classificata, la Ericsson e, qualora anche quest'ultima non riuscisse a giungere ad accordi con il ministero, rimarrebbe la candidatura della Daimler-Benz. Se anche la Daimler-Benz non dovesse offrire un prezzo più accettabile l'asta verrà revocata. Inoltre, le aziende propongono l'esecuzione del contratto in un termine di tempo inaccettabilmente lungo, 36 mesi. L'intenzione delle autorità militari bulgare è quella di vedere arrivare la parte fondamentale delle attrezzature nell'autunno prossimo e di darle subito in dotazione a una brigata di pronto intervento. Solo in questo modo le squadre d'élite bulgare, in corso di formazione, potranno essere pronte a effettuare operazioni con altri eserciti della NATO.

Il problema più serio nel reperimento dei 58 milioni di dollari per i sistemi di comunicazioni, sarà con ogni probabilità l'opposizione che verrà da parte del ministero delle finanze. La somma prevista, infatti, corrisponde a 100 miliardi di leva bulgari ed è leggermente superiore a un quinto dell'intero bilancio della difesa per il 1998. Per il mantenimento dell'esercito quest'anno sono stati stanziati 483,3 miliardi di leva e per l'ammodernamento dell'esercito in particolare la somma stanziata è solo di 25 miliardi di leva. Per le spese in conto capitale e gli strumenti tecnici il bilancio prevede una spesa di soli 16 miliardi. I fondi per la tecnica di comunicazione, tuttavia, devono provenire non dal bilancio statale, ma dal Programma nazionale per l'adesione alla NATO, che gestisce fondi al di fuori del bilancio dello stato. Ciò in pratica significa che le spese militari del nostro paese dovranno con ogni evidenza lievitare nel 1999, se vogliamo comprare questi sistemi di comunicazioni. Almeno così ritengono quelli del ministero delle finanze. "Spese del genere ce le possiamo permettere solo se aumentiamo l'IVA dal 22 al 25 per cento", ha commentato con un sorriso un funzionario del ministero delle finanze. Inoltre, se il ministero della difesa vuole ottenere queste apparecchiature entro tempi più brevi, non gli rimangono che due scelte - o fare aumentare il proprio bilancio (incontrando la probabile opposizione del ministro delle finanze Radev), oppure limitarsi negli acquisti. Nel concorso vi è un altro particolare strano, e cioè che il presidente della commissione è il viceministro per le questioni politico-militari Rumen Kancev, che è un politologo e non ha assolutamente nulla a che fare con le tecniche di comunicazione. Con la sua nomina a presidente, è stato messo da parte Simeon Petkovski, che è responsabile della sezione militare-economica del ministero della difesa e si interessa direttamente delle forniture di tecnologia. E' rimasto in secondo piano anche il viceministro Jordan Jordanov, che è tesoriere del ministero, nonché ex dirigente della sezione segreta del ministero delle finanze, e sarebbe quindi l'uomo che in qualche modo saprebbe come rendere più duttili i funzionari del ministero delle finanze. La messa da parte di Petkovski con ogni probabilità è dovuta al fatto che l'ex generale ha cercato di arrivare alla realizzazione di un sistema di comunicazioni senza concorso e con mezzi non alla luce del sole. Inoltre, il complesso economico-militare è stato più volte accusato di spendere fondi "nascosti" per la difesa. La scelta di Kancev, tuttavia, dà l'impressione che il concorso per la scelta del fornitore di comunicazioni sia politico, e non regolato da esperti. E' difficile trascurare il fatto che il viceministro abbia fatto sempre da lobby per tutto quanto riguarda in qualche modo Washington. E la Marconi Communications rimane pur sempre una struttura legata alla General Electrics.


Autore: Momcil Milev
Fonte: Kapital
Traduzione: Andrea Ferrario - Notizie Est


Per approfondire: La Bulgaria e la NATO | Le basi militari USA in Bulgaria



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