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La Bulgaria verso un regime autoritario

01.10.1998

La Bulgaria sta attraversando un periodo di relativa stabilità politica dopo le manifestazioni svoltesi nei primi mesi del '97 contro il governo socialista allora al potere, manifestazioni che, seppure non massicce come quelle contemporanee degli studenti di Belgrado, grazie alla sapiente regia del partito di destra, la SDS (Unione delle Forze Democratiche) e alla demotivazione dei sostenitori del Partito Socialista, screditato dalla catastrofica iperinflazione e dai legami con gruppi mafiosi, hanno portato nel febbraio dell'anno scorso alla creazione di un governo d'emergenza della destra che ha guidato per tre mesi il paese a parlamento sciolto. Le successive elezioni dell'aprile 1997, grazie anche alla forte astensione (42%), hanno dato alla SDS la maggioranza assoluta, che detiene ancora oggi, e le hanno consentito di creare nel giro di pochi mesi delle basi stabili per il proprio potere, basi ulteriormente rafforzate dall'ampio sostegno fornito dall'Occidente, che ha particolarmente apprezzato sia l'immediata richiesta di ammissione alla NATO, avanzata dal nuovo governo guidato dal premier Kostov, che la sua adesione a una rigida politica monetaria.

Fino a oggi, l'unico vero successo ottenuto dal governo della SDS è rimasto quello della sconfitta dell'iperinflazione, un risultato raggiunto mediante la creazione di un apposito Consiglio valutario che governa le finanze del paese sotto il diretto controllo del FMI. Il livello di vita della popolazione rimane tuttavia bassissimo, con uno stipendio medio mensile di circa 150 marchi; particolarmente tragica è la situazione del più ampio gruppo sociale, quello dei pensionati (il 28% della popolazione), che riceve delle pensioni mensili comprese tra i 30 e i 90 marchi. I disoccupati sono ufficialmente l'11%, ma la cifra reale è senz'altro di gran lunga superiore ed è destinata a crescere drammaticamente nei prossimi mesi, durante i quali verrà messo in atto un drastico programma di privatizzazioni imposto dal FMI. L'importante accordo preliminare firmato dal governo con l'organizzazione finanziaria internazionale prevede lo stanziamento da parte di quest'ultima di 800 milioni di dollari, una cifra decisamente inferiore rispetto a quella di 1,6 miliardi richiesta dal governo. La differenza verrà messa a disposizione dalla Banca Mondiale e da altre, non meglio definite, istituzioni finanziarie internazionali, a condizioni ancora da pattuire. L'accordo con il Fondo prevede, oltre a rincari delle tariffe di elettricità, riscaldamento e acqua dell'ordine del 30%, un piano di privatizzazione dell'economia in virtù del quale entro il maggio dell'anno prossimo il 50% delle proprietà statali dovrà passare sotto il controllo dei privati o essere liquidato, quota che dovrà arrivare al 100% entro la fine del 1999. Un piano decisamente drammatico se si pensa che, come afferma il settimanale "Kapital", le aziende statali finora effettivamente privatizzate, cioè delle quali lo stato non detiene una quota di controllo, sono meno del 20%. Tre sono i fattori che rischiano di trasformare questo programma in una radicale crisi sociale, politica e finanziaria: 1) il previsto drastico aumento della disoccupazione, che potrebbe arrivare fino al 30%; 2) l'intensificarsi, tra i potenti gruppi finanziari vicini al governo o legati al precedente esecutivo e arricchitisi con la diversione illecita di capitali statali e con attività mafiose, delle lotte, già in atto, per spartirsi l'appetitosa torta delle aziende di stato; 3) la crisi finanziaria in Russia, che si prevede scoraggerà fortemente i capitali occidentali dal rischiare investimenti nei paesi meno avanzati dell'Europa Orientale, come la Bulgaria, con la conseguenza, per il bilancio statale bulgaro, di entrate decisamente inferiori a quelle previste. Di fronte al prospettarsi di una tale situazione di crisi, il governo di Sofia sta optando con decisione per la via autoritaria.

UN REGIME AUTORITARIO

La serie di misure autoritarie e repressive che il governo della SDS sta adottando negli ultimi mesi è impressionante. Già l'anno scorso, con il pretesto della lotta alla criminalità, erano state approvate norme che consentono agli organi di polizia di spiare impunemente la vita privata dei cittadini con la sola autorizzazione del Ministro degli Interni, al quale è stata inoltre affidata, senza alcuna possibilità di controllo da parte dell'opposizione, l'apertura dei dossier della polizia politica del regime comunista, procedura ampiamente usata per scopi politici. Tra la primavera e l'estate di quest'anno la svolta autoritaria si è fatta a tutto campo. Nel maggio scorso il governo ha tentato, senza successo, di fare approvare una legge che prevedeva l'abolizione delle elezioni nei centri abitati con meno di 5000 abitanti (l'elettorato dei piccoli centri è tradizionalmente orientato a sinistra) e la nomina diretta da parte degli organi di governo di veri e propri podestà, un progetto che riproponeva troppo chiaramente le esperienze fasciste d'anteguerra e che il governo ha pertanto deciso di sostituire con una riorganizzazione ad hoc delle provincie e delle regioni, che dovrebbe garantirgli la vittoria in occasione delle elezioni amministrative previste per l'anno prossimo. Altri progetti, non meno autoritari, sono tuttavia stati approvati o lo saranno fra breve tempo: l'abolizione del diritto di sciopero per gli impiegati statali (saranno consentiti solo scioperi simbolici); la limitazione dell'autonomia della magistratura, con il trasferimento di ampi poteri di controllo e di veto direttamente al Ministro della Giustizia; la creazione di una Commissione per i Media formata esclusivamente da membri del governo, che controllerà la televisione e la radio di stato e concederà le licenze di trasmissione ai media non statali, licenze che potranno essere revocate per motivi di vaga interpretazione come "la diffusione di notizie che vadano contro l'interesse pubblico"; la punibilita dei giornalisti con il carcere preventivo per diffamazione "anche solo per la formulazione delle domande nelle interviste", come ha specificato il Procuratore Generale; l'annullamento dell'autonomia degli istituti educativi e scientifici nella gestione dei propri bilanci, la cui amministrazione è diventata di competenza diretta del Ministero dell'Educazione. Se queste misure autoritarie non hanno trovato alcuna reale opposizione in parlamento, non così è stato per le politiche economiche della SDS. Nel corso di quest'anno sono state infatti numerosissime le reazioni spontanee dei lavoratori, frequentemente represse dal governo con il ricorso alla forza, ma la loro scarsa coordinazione, dovuta alla sostanziale connivenza dei sindacati con il governo, ha impedito loro di incidere sulla situazione politica. Inoltre, va tenuto conto della peculiarità del contesto di transizione a un'economia capitalista, che porta nella maggior parte dei casi i lavoratori a rivendicare proprio la privatizzazione delle loro aziende, spesso con la richiesta esplicita di una loro vendita a società occidentali, vista come unica soluzione per liberarsi dalla vera e propria rapina che i manager statali stanno conducendo ormai da anni divergendo, grazie alla protezione del governo, fondi e beni dalle aziende pubbliche verso i propri interessi privati.

IL NAZIONALISMO

Per creare un contesto che gli consenta di mantenere il controllo del proprio progetto autoritario a livello sociale e di garantirsi allo stesso tempo l'appoggio dei gruppi finanziari e industriali più importanti, la SDS ha scelto senza riserve la via del nazionalismo, che in Bulgaria, a differenza che in Serbia o in altri paesi dell'Europa Orientale, viene coniugato a chiare lettere con l'orientamento verso la NATO e l'UE. L'inverno scorso è stata pubblicata una "Dottrina nazionale" con la quale vengono rivalutate l'idea di una Grande Bulgaria e le guerre di aggressione che la hanno accompagnata nel passato, nonché alcune forze reazionarie e terroriste che tra le due guerre mondiali hanno tentato di realizzare tale progetto con la violenza. La Dottrina non è un documento ufficiale, ma tra i suoi autori vi sono numerosi accademici di primo piano, quasi tutti collaboratori del passato regime comunista e molti dei quali sono consulenti di organi del nuovo governo di destra. Particolarmente inquietante, in particolare, è la presenza, nel collettivo redazionale, del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito bulgaro Mihov. Seppure impostata tutta su posizioni difensive e vittimiste (al pari del Memorandum dell'Accademia serba) secondo le quali la Bulgaria sarebbe un'eterna vittima degli stati confinanti e delle potenze mondiali, la "Dottrina nazionale" lascia trasparire con chiarezza le rivendicazioni egemoniche nei confronti della Macedonia e, anche se in tono minore, l'intenzione di applicare politiche di assimilazione nei confronti della minoranza turca. Riguardo a quest'ultima, che costituisce circa il 10% della popolazione della Bulgaria, va notato che Sofia ha firmato alcuni mesi fa la Convenzione dell'Unione Europea sulle minoranze, la quale impegnerebbe il governo bulgaro a concedere ai turchi diritti di gran lunga maggiori rispetto a quelli scarsissimi di cui gode ora. La Convenzione tuttavia, deve ancora essere ratificata dal Parlamento, e il governo, che pur non ha esitato a fare passare con urgenza le proprie misure autoritarie, afferma di volere attendere per conseguire il raggiungimento di un'"unità nazionale" sull'argomento. Inoltre, vi è il progetto di ratificare la Convenzione con l'aggiunta di una postilla secondo la quale in Bulgaria non esistono minoranze, ma solo "gruppi etnici", e di conseguenza il paese non sarebbe vincolato al rispetto della Convenzione stessa.

GLI ORIENTAMENTI INTERNAZIONALI

Con la nomina del governo Kostov nell'aprile 1997 si è avuta una chiara svolta della politica estera bulgara verso l'Occidente, accompagnata da un progressivo distanziamento dalla Russia, che tuttavia è piu di facciata che di sostanza. L'inverno scorso il governo bulgaro, dopo un lungo e drammatico braccio di ferro, è riuscito a estromettere dai contratti per le forniture di gas dalla Russia, di importanza fondamentale per l'economia del paese, tutti gli intermediari di fiducia di Mosca che operavano in passato in Bulgaria ottenendo alte commissioni dallo stato. I legami con la Russia rimangono tuttavia molto stretti, visto che i principali gruppi finanziari bulgari, i cui capitali provengono da attività illegali e che sono per la maggior parte vicini al nuovo regime, continuano a operare in stretta collaborazione con i loro omologhi russi. L'orientamento alla NATO è comunque netto, come testimoniano l'offerta delle basi aeree e di contingenti dell'esercito bulgaro per un eventuale intervento del Patto Atlantico in Kosovo e lo stanziamento, nonostante la crisi finanziaria, di ingenti somme per rendere le strutture militari adeguate a un'integrazione nella NATO. Il governo di Sofia è inoltre tra i promotori della creazione di una forza interbalcanica di pronto intervento, destinata a prendersi onere di parte delle operazioni NATO nella regione e che probabilmente avrà sede nella città bulgara di Plovdiv, anche se Turchia e Macedonia premono fortemente a loro volta per essere scelti come paesi ospiti. Con la Turchia, a parte questa disputa, i rapporti continuano a essere idillici (il partito del premier turco Yilmaz è stato tra i finanziatori dell'ultima campagna elettorale della SDS) e a fine luglio i due paesi hanno addirittura firmato un'accordo per la creazione di un'unione doganale. Il governo di Sofia ha inoltre messo al bando le organizzazioni kurde che esistevano in Bulgaria. Buoni sono anche i rapporti con la Grecia, che è fortemente interessata alle privatizzazioni in corso nel paese, spesso favorita in ciò dal governo di Sofia, che, per fare un esempio, ha di recente chiuso improvvisamente le trattative con la giapponese Nomura per la privatizzazione della maggiore banca bulgara, la Postenska Banka, aggiudicata poco dopo a una finanziaria greca. I rapporti con la Serbia si sono decisamente fatti più freddi dopo la caduta del governo socialista, mentre, come già accennato, sono forti le ambizioni egemoniche nei confronti della Macedonia, la quale vive un momento particolarmente instabile a causa del conflitto nel vicino Kosovo e delle elezioni legislative tenutesi in questi giorni, che hanno portato al potere la destra più radicalmente antiserba e antialbanese e meno ostile ai bulgari rispetto all'attuale governo socialdemocratico di Skopje. L'Italia, infine, è tra i maggiori sostenitori del governo bulgaro. Tra il 1997 e il 1998 vi sono state due visite di Prodi e una del presidente Scalfaro, durante le quali sono stati firmati importanti accordi economici, riguardanti soprattutto le forniture militari (forniture concesse contemporaneamente anche alla controparte della Bulgaria in un eventuale conflitto, cioè la Macedonia). Nel 1997 l'Italia è diventata addirittura il primo partner commerciale della Bulgaria, superando la Germania, posizione che ha ulteriormente rafforzato nel primo semestre del 1998.

Con le sue politiche autoritarie all'interno e di ambizioni egemoniche in politica estera, strettamente connesse tra di loro, la Bulgaria sta diventando un chiaro fattore di destabilizzazione nella regione balcanica. Nonostante questo, per il proprio schieramento ortodossamente filoccidentale e per l'aperta disponibilità a proseguire la strada verso il capitalismo anche a costo di applicare repressioni, il governo bulgaro è diventato uno dei beniamini dei governi occidentali, che non gli risparmiano finanziamenti e un ampio sostegno politico. Ancora piu inquietante, tuttavia, è che di fronte alle misure contrarie ai piu elementari diritti civili e alle aperte politiche egemonistiche di Sofia, nemmeno una delle innumerevoli organizzazioni umanitarie che operano nella regione abbia ritenuto opportuno fare sentire la propria voce (1).

NOTE:
(1) Questo articolo è stato scritto prima che alcune ONG si muovessero criticando il progetto di legge sui media. Rimane il fatto che si tratta di interventi isolati e quindi del tutto insufficienti rispetto alla sistematicità delle misure autoritarie adottate dal governo bulgaro.



(fonti: vari articoli pubblicati da "Sega", "Kapital", "Sega vsjaka sedmica" tra luglio e settembre 1998; N. Tilkidziev et al., "Socijalna stratifikacija i neravenstvo", Sofia, 1998)


Autore: Andrea Ferrario
Fonte: Guerra e Pace




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