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Tensioni al confine tra Serbia e Macedonia

06.03.1999 - Belgrado

[Nonostante le critiche di alcuni, secondo cui le armi regalate dai bulgari sono obsolete] il dono del governo bulgaro - che è stato motivato in parte come atto che "cementa" i risultati della visita a Sofia del premier Georgievski (con la firma di una Dichiarazione di cooperazione e sette accordi bilaterali), in parte come mossa con la quale la Bulgaria si libera di carri armati il cui valore commerciale non supera i 7,5 milioni di dollari - è tuttavia più che utile alla Macedonia. I carri armati del modello T-55 A (114) e del modello perfezionato T-55 AM2 (36), sebbene rimangano due generazioni indietro rispetto agli attuali carri armati di cui dispongono la NATO e la Russia, aumentano comunque la capacità di combattimento dell'Esercito macedone (ARM), che fino a oggi disponeva unicamente di 3-4 carri armati del vecchissimo modello russo T-34, rimasti dopo il ritiro dell'Esercito jugoslavo (JNA) nel 1992 come inutilizzabili. Gli esperti militari segnalano in particolare il valore dei pezzi di artiglieria - gli obici "D 30" da 122 millimetri (142) e quelli da 155 millimetri (8) che pongono rimedio a una fondamentale carenza dell'ARM nelle possibilità di agire a distanza media - dai 10 ai 20 chilometri. Non vi sono dubbi che questi aiuti, insieme agli aiuti finora inviati dalla Germania (60 veicoli da trasporto BTR 70) e gli annunciati altri 115 veicoli da trasporto "Hermelin", soddisfino in grande misura il fabbisogno dell'ARM di unità corazzate meccanizzate o di artiglieria. Tuttavia, l'importanza del disgelo nelle relazioni tra Skopje e Sofia è multiforme e supera in larga misura gli aspetti militari, o più precisamente gli aspetti degli aiuti militari alla Macedonia.

[...] Nel complesso, l'importanza e il valore di un'atmosfera più distesa tra Skopje e Sofia sono stati immediatamente riconosciuti con favore dal fattore internazionale e soprattutto dei paesi occidentali. L'Unione Europea ha espresso le proprie congratulazioni ai governi dei due paesi per la dichiarazione firmata, nello stesso giorno degli accordi e per il tramite della propria ambasciata a Sofia, e ha salutato la normalizzazione dei rapporti come un passo che contribuisce alla pacificazione dei Balcani. Sempre nello stesso giorno, lo ha fatto anche il Dipartimento di Stato che, secondo le parole del vice-portavoce James Foley, ha "applaudito" alla normalizzazione dei rapporti tra Macedonia e Bulgaria. Il giorno successivo la dichiarazione è stata salutata con favore anche dal Foreign Office britannico... Tuttavia, alcuni giorni dopo, il segretario di stato americano Madeleine Albright ha ritenuto opportuno fare ancora delle congratualazioni, questa volta con un messaggio scritto a Georgievski e probabilmente anche a Kostov. Tra le usuali frasi e le abituali esortazioni ai due premier ad avviare subito una collaborazione ancora maggiore, Albright ha scritto anche quanto segue: ...quello che avete fatto "rappresenta un momento di svolta nell'integrazione euroatlantica dei vostri due paesi".

Non è un segreto che Washington abbia incoraggiato già in precedenza la Macedonia e la Bulgaria a compiere tale passo. In particolare, su questo aspetto ha lavorato il vicesegretario Strobe Talbott. Gli USA hanno un interesse concreto in merito, perché insistono per una pacificazione complessiva dei Balcani meridionali secono la tattica del "problema dopo problema", in modo tale da ridurre al minimo un ampliamento della guerra dal Kosovo e dalla Bosnia. Si tratta solo del primo passo e di una precondizione per la realizzazione di un obiettivo strategico che si può ormai intravvedere - la creazione di una presenza militare americana stabile nella regione, sia direttamente che per il tramite della NATO. Poiché a tale regione sono interessati anche i grandi paesi europei - Francia, Gran Bretagna e Germania - Washington agisce con prudenza e a volte nasconde i propri interessi dietro a quelli dell'alleanza atlantica.

Perché la normalizzazione dei paesi dei Balcani meridionali è altrettanto importante per la NATO. Se si risolveranno le dispute e i problemi tra Macedonia e Bulgaria, Macedonia e Grecia e Macedonia e Albania (sono tutti più o meno stati risolti o in via di risoluzione), e quando cesserà il pericolo dello scoppio di scontri interetnici in Macedonia, la NATO e gli USA, come leader dell'Alleanza, potranno prendere in considerazione un allargamento della loro ala sud-orientale con il dispiegamento della Sesta flotta, o di un'altra flotta, nelle acque del Mar Nero e la creazione di basi in Macedonia e in Bulgaria. La Jugoslavia verrebbe "tamponata" e il confine meridionale della NATO verrebbe spostato a nord di 200-350 chilometri in Macedonia e in Bulgaria, con il che tale spazio, per usare la terminologia militare, acquisterebbe in "profondità" e, verso Est, in "ampiezza".

E ancora una volta sembra che in questo gioco gli americani svolgano il "ruolo" principale. A causa della mancanza di unione all'interno dell'UE, a causa dei problemi interni all'Unione e relativi al budget e a causa delle diverse posizioni delle capitali europee per quanto riguarda l'ampliamento dell'Unione, senza parlare poi del documento "Agenda 2000" e altri documenti simili già in bozza, ma non ancora approvati. Anche presso il nuovo governo macedone e il governo bulgaro hanno cominciato a evidenziarsi i primi segni di un riesame dell'orientamento, fino a oggi senza riserve, all'Unione Europea. Il premier macedone Georgievski recentemente, dopo una visita a Bruxelles verso la metà di febbraio, ha dichiarato che Skopje (che altrimenti non è nemmeno un membro associato) farà da parte sua tutto ciò che l'UE le richiederà, ma che in cambio l'UE dovrà dimostrare di essere seria quando parla dell'obiettivo di un'Europa unita, abbandonando il cosiddetto approccio regionale e integrando la Macedonia tra i paesi che aspettano in fila per un'integrazione a pieno titolo.

Alcuni giorni dopo, il premier bulgaro Ivan Kostov ha criticato aspramente l'UE perché "non ha fatto nulla per la Bulgaria", affermando che non è realistico attendersi dalla Bulgaria che si sacrifichi per qualche sogno che dovrebbe realizzarsi tra 15-20 anni. Kostov ha minacciato che se entro il 2001 non cominceranno trattative tra l'UE e la Bulgaria per l'ammissione di quest'ultima "il governo riesaminerà la priorità finora riservata all'integrazione nell'Unione Europea". Sofia, dunque, potrebbe muoversi in una prospettiva diversa. Quale? Sembra logico che sia la Macedonia che la Bulgaria in questo caso stiano prendendo le distanze dall'Europa e comincino a sognare un molto più intenso "sogno americano".


Autore: Dragan Nikolic
Fonte: Danas
Traduzione: Andrea Ferrario - Notizie Est




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