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La Bulgaria riconosce le proprie minoranze

05.03.1999 - Sofia

"Addio alle armi, addio al patriottismo, abbiamo seppellito il nazionalismo", ha dichiarato il premier bulgaro Ivan Kostov dopo la ratificazione della Convenzione quadro sui diritti delle minoranze. Il documento, che negli ultimi due anni era stato al centro di roventi polemiche in Parlamento, è stato approvato con la schiacciante maggioranza di due terzi dei deputati. Hanno votato contro solo i deputati del Partito Socialista (BSP), tre deputati indipendenti e i rappresentanti della VMRO all'interno della coalizione di governo Unione delle Forze Democratiche (ODS).

Il risultato positivo del voto è stato ottenuto grazie al raggiungimento di un consenso sulla necessità di approvare la Convenzione con una dichiarazione accompagnatoria il cui senso fondamentale è che l'approvazione della Convenzione non potrà essere il motivo per l'avanzamento di richieste separatistiche. La ratifica della Convenzione significa che la Bulgaria riconosce l'esistenza di minoranze nazionali, cosa che finora non era stata riscontrata in nemmeno un documento ufficiale. A tale proposito, una parte dei deputati, tra i quali quelli della VMRO, avevano chiesto che fosse inserito un testo nel quale si affermasse che in Bulgaria non esistono minoranze e che il paese è mononazionale. Tuttavia, 114 deputati si sono dichiarati contrari a tale formulazione.

La parola "minoranza" fa la sua prima comparsa nel documento bulgaro già nel preambolo della dichiarazione accompagnatoria. In essa si afferma che il paese "si impegna a mettere in atto una politica che protegga i diritti umani e la tolleranza nei confronti dei membri delle minoranze". "In tal modo, offriamo a ogni soggetto sospetto la possibilità di sfruttare tali pretese, che possono mandare all'aria la pace sociale e minacciare la sicurezza nazionale e l'integrità territoriale della Bulgaria", ha dichiarato il leader della VMRO Krasimir Karakacanov. I rappresentanti del BSP si sono rifiutati fino all'ultimo momento di accettare il termine "minoranza", insistendo affinché fosse invece utilizzata l'espressione "gruppo minoritario". "Ora, dopo che verrà approvato tale documento, chi impedirà al premier Kostov e all'autoproclamato leader Kamen Burov di riconoscere l'esistenza di una minoranza pomaca (i pomachi sono i bulgari di fede musulmana) ed esistono forse garanzie contro le pretese della OMO Ilinden, secondo cui esiste una minoranza macedone?", ha chiesto il leader socialista Georgi Parvanov.

Che tali garanzie non esistano proprio è diventato subito chiaro. Ivan Sungarijski leader del partito OMO "Ilinden"-Pirin, che ha appena ottenuto la registrazione, ha dichiarato che il suo partito lotterà per il riconoscimento di una minoranza macedone in Bulgaria. Questa organizzazione, per potere essere registrata presso il tribunale, cosa che per anni ha tentato senza successo, ha cancellato dal testo del proprio statuto l'affermazione secondo la quale avrebbe difeso gli interessi della popolazione della Macedonia del Pirin, dei profughi dall'Egeo e dalla Macedonia del Vardar in tutto il paese. "Ci atterremo a quello che ci è permesso. Quando il partito si amplierà e formeremo sezioni in tutto il paese, se si raccoglieranno adesioni sufficienti, prenderemo in esame la questione delle minoranze e della lingua", ha dichiarato Ivan Sungarijski. La richiesta che la Bulgaria si trasformi in uno stato multinazionale e che le minoranze ottengano un'autonomia amministrativa e culturale è stata avanzata anche da Adem Kenan, leader de Partito Democratico Turco, non registrato ufficialmente. "Vogliamo avere le nostre scuole, i nostri tribunali e i nostri teatri, e non raddoppiare la patria", ha dichiarato Kenan

Nei fatti la Convenzione sulle minoranze nazionali è stata approvata soprattutto per regolare lo status dei turchi in Bulgaria. La soluzione di questo cocente problema è stata rimandata per anni, perché tutti i partiti che si sono succeduti al governo hanno avuto paura di azioni separatiste. "Eravamo un milione anche dopo che ci hanno cambiato i nomi con la forza", ha dichiarato Ahmed Husein, deputato del DPS, partito della minoranza turca. Nel corso degli ultimi dieci anni, tuttavia, un gran numero di membri della minoranza turca si è trasferito in Turchia alla ricerca di una vita migliore. E sempre in questo campo, il BSP ha espresso negli anni scorsi le proprie scuse ufficiali per il cosiddetto "processo di rinascita", il nome eufemistico che indica il violento processo di modifica dei nomi turchi messo in atto dal Partito Comunista a partire dal 1985.

L'opinione del DPS è stata di grande importanza per la variante finale della dichiarazione. All'inizio la dirigenza dell'organizzazione era categoricamente contraria alla ratificazione della Convenzione con una dichiarazione accompagnatoria. Successivamente è stata messa a punto una variante con la partecipazione di tutti i partiti dell'opposizione. Letteralmente nel giro di una notte il leader del DPS, Ahmed Dogan, è stato costretto dai propri compagni di partito a fare ammenda a causa del testo secondo cui i principi della Convenzione sarebbero stati applicati in conformità alla legislazione nazionale. Con tale testo si intende indicare la Costituzione del paese, rispetto alla quale il DPS ha determinate riserve, in particolare per quanto riguarda l'articolo con il quale è vietata la costituzione di partiti su base etnica. "Se diciamo 'sì' a questo testo, significa che riconosciamo come valida l'attuale legislazione, e noi abbiamo determinate riserve nei suoi confronti. La nostra approvazione toglierebbe ogni significato ai dieci anni di esistenza del DPS", hanno affermato categoricamente i deputati del DPS. Dopo di che hanno rifiutato la prima variante della dichiarazione. Alla fine hanno comunque rinunciato alla richiesta di un'approvazione della Convenzione senza dichiarazione accompagnatoria e hanno accettato la variante finale.

Cosa acquisiscono in definitiva le minoranze con questa Convenzione? In primo luogo un'identità, ma chi oggi ne ha bisogno? La presenza dei turchi in Bulgaria è un fatto innegabile e nessuno lo contesta. Gli armeni e gli ebrei non hanno alcun bisogno di affermarsi come minoranza, perché da anni si sono inseriti nella vita del paese e non hanno motivo per essere insoddisfatti dell'atteggiamento dei bulgari nei loro confronti. Anche i rom non hanno bisogno di un'identità, bensì di una difesa dei loro diritti. Secondo il leader di una organizzazione dei rom, Tomi Tomov, in Bulgaria non ci sono minoranze nazionali, ma solo etniche e culturali, come quella rom. In tale situazione permangono i timori che un giorno possano essere avanzate pretese relativamente all'esistenza di minoranze pomache e macedoni. Ma in virtù della dichiarazione firmata da Bulgaria e Macedonia, quest'ultima si è impegnata a non avanzare pretese in merito alla presenza di una minoranza macedone in Bulgaria.

Dal punto di vista pratico, le minoranze otterranno la possibilità di utilizzare ufficialmente la propria lingua, cosa che finora non era consentita dalla Costituzione. E' stato introdotto anche il diritto a disporre di un interprete in tribunale, dove non di rado i turchi che non conoscono la lingua bulgara si sono trovati in situazioni comiche. In tal modo, cancellata la paura di un nuovo "processo di rinascita", i turchi, i rom, gli ebrei e gli altri potranno dare liberamente vita a istituzioni religiose, organizzazioni e associazioni. Rimane solo il problema di superare il tradizionale nazionalismo bulgaro e ciò non può essere risolto solo con l'approvazione di una dichiarazione.


Autore: Georgi Filipov
Fonte: AIM
Traduzione: Andrea Ferrario - Notizie Est




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