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Una primavera rovente per i Balcani

06.03.1999 - Sofia

"Nei Balcani ogni decisione è perdente in partenza", ha detto un diplomatico occidentale in un accesso di sincerità. Per l'ennesima volta, il comportamento degli stati della regione dimostra che egli ha assolutamente ragione. La temperatura intorno a quella che ormai tutti conoscono come "la polveriera d'Europa" riprende nuovamente a salire in maniera pericolosa...



IN PRINCIPIO ERA LA LOGISTICA

Tutto è cominciato con la decisione da parte degli stati che circondano la Repubblica federale di Jugoslavia, in via di fusione, di lasciare passare attraverso il proprio territorio gli eserciti NATO che dovrebbero partecipare a un'eventuale missione di pace in Kosovo. Nel loro slancio verso un'ammissione a pieno titolo nel Patto Atlantico, paesi come la Bulgaria, la Romania e la Macedonia hanno intrapreso passi arditi, ma disperati, per dare prova della propria fedeltà ai paesi occidentali, dai quali dipende se la regione rimarrà nella zona russa d'influenza oppure no. I tre paesi balcanici stanno tentando di ricuperare il tempo perduto prima della riunione della NATO che si terrà a Washington in aprile e nella quale verrà deciso se vi sarà o meno una seconda ondata di espansione a est. Fino a oggi tutto lascia pensare che l'Occidente per ora non desideri nuovi membri a pieno titolo nell'alleanza. Qualche svolta nei rapporti tra i membri del patto e i candidati dei Balcani è possibile solo in presenza di una drastica svolta della situazione nella regione. Sembra evidente che la Bulgaria, la Romania e la Macedonia cercheranno in ogni modo di scambiare l'appoggio logistico fornito alle forze della NATO con alcuni chiari impegni per una futura espansione dell'alleanza nell'Europa sudorientale. I candidati balcanici con ogni probabilità chiederanno al patto di stabilire almeno con chiarezza le proprie richieste, nel caso in cui non desideri fissare alcun termine concreto. Il primo passo in tale direzione lo ha compiuto il premier bulgaro Kostov in occasione della sua visita a Varsavia. Nella capitale polacca ha chiesto al Patto Atlantico di assumersi tre impegni: dichiarare che integrerà tutti coloro che lo desiderano, ma senza impegnarsi con un termine, formulare un piano che dovranno seguire i potenziali membri e monitorare a intervalli regolari il suo andamento. Il successo che il tono ultimativo del premier bulgaro avrà, o non avrà, presso gli alleati della NATO dipenderà in buona parte dal fatto che la guerra in Kosovo subisca o meno un'escalation. Il prezzo del sostegno logistico offerto alle forze NATO, tuttavia, potrebbe rivelarsi molto alto per la Bulgaria. Nel migliore dei casi si arriverà a un permanente peggioramento dei rapporti con Belgrado. Per l'economia bulgara si tratterebbe di un colpo molto duro, poiché tutta l'infrastruttura e le comunicazioni con l'Unione Europea passano attraverso la Repubblica Federale di Jugoslavia. Proprio per tale motivo la Bulgaria non ha introdotto la necessità di un visto per i cittadini jugoslavi, nonostante questa fosse una delle richieste dell'UE per cancellarla dalla "lista nera" di Schengen. In caso di un'eventuale escalation del conflitto, si arriverà inevitabilmente all'imposizione di un nuovo embargo, che nei fatti taglierà il nostro paese da ogni contatto con quella che è la sua priorità strategica, l'UE. Lo scenario più nero di una possibile evoluzione dei fatti è stato descritto nella richiesta dell'ultranazionalista Seselj, vicepremier del governo jugoslavo. In una manifestazione tenuta di fronte ai membri del suo partito, il Partito Radicale Serbo, egli si è rivolto con toni minacciosi ai paesi confinanti affermando che, nel caso in cui daranno un sostegno logistico a un'eventuale operazione NATO sul territorio della Jugoslavia, essi si troveranno immediatamente in stato di guerra con il popolo serbo. A gettare olio sul fuoco ha contribuito anche il dono di 150 carri armati T-55 e di 142 pezzi di artiglieria fatto dalla Bulgaria alla Macedonia. Questo dono di Sofia a Skopje, dai fini chiaramente politici, ha seriamente irritato Belgrado. Con ogni probabilità il governo jugoslavo reagirà ancora più duramente, riguardo alla questione, quando verrà a sapere che la missione diplomatica bulgara presso l'Unione Europea ha chiesto che venga avviata una procedura per fissare la linea di confine [della Macedonia] con la Serbia. Dopo la dissoluzione della federazione jugoslava, il confine con la Macedonia non è mai stato fissato con precisione. Secondo i rappresentanti della missione macedone a Bruxelles, la Bulgaria ha intrapreso tale passo senza nemmeno consultarli. Tutto lascia pensare che tale questione sia stata decisa a un livello molto più alto, con ogni probabilità tra i premier dei due paesi, Ivan Kostov e Ljupco Georgievski. Queste azioni, tuttavia, non faranno con ogni probabilità che esasperare le passioni all'interno dei più alti livelli dell'amministrazione jugoslava e renderanno ancora più tesi i rapporti tra Belgrado, Sofia e Skopje. I parametri di un'eventuale coinvolgimento della Bulgaria nel caso di un'escalation della crisi kosovara non sono ancora di pubblico dominio. Secondo il viceministro Salamanov, se l'operazione di pace dovesse fallire e si dovesse arrivare ad attacchi NATO contro obiettivi jugoslavi, la Bulgaria metterà a disposizione unicamente il proprio spazio aereo. Sulla Bulgaria potranno transitare solo aerei militari senza armi, che avranno già eseguito i loro compiti e si ritireranno dalla zona delle operazioni militari. In tale caso, la Bulgaria rischierebbe comunque di essere coinvolta nel conflitto, poiché nulla può impedire all'aviazione e alla contraerea della Serbia di prendere di mira i caccia e i bombardieri NATO anche sui cieli della Bulgaria. Nel caso di un'escalation del conflitto in tale direzione, si arriverà immancabilmente anche a una violazione dello spazio aereo da parte degli jugoslavi. La Bulgaria sarà costretta a dispiegare l'aviazione tattica o le unità missilistiche e in tal modo diventerebbe uno degli attori del conflitto. L'aviazione bulgara si trova in stato pietoso e difficilmente metterebbe a repentaglio la sua scarsa, ma in buono stato, tecnica militare e con ogni probabilità si asterrebbe dal rispondere a eventuali provocazioni, se non minacceranno gravemente obiettivi sul territorio bulgaro. Truppe straniere transiteranno attraverso il territorio bulgaro solo nel caso in cui le trattative previste a Parigi per il 15 marzo termineranno con un successo e se i serbi e gli albanesi seppelliranno il tomahawk della guerra accettando di buona voglia la presenza di forze internazionali di pace nella regione, affermano fonti del governo bulgaro. Secondo i calcoli preventivi effettuati dal comandante in capo della NATO in Europa, gen. Wesley Clark, a un'operazione del genere dovrebbero partecipare dai 25.000 ai 30.000 soldati. La Bulgaria ha già firmato un accordo con il Patto Atlantico, in base al quale si impegna a garantire il transito di parte delle truppe attraverso il territorio bulgaro. Il testo di tale accordo con la NATO non è ancora stato reso pubblico. Non è chiaro se esso contiene impegni delle forze NATO a garantire la sicurezza e l'integrità territoriale del nostro paese nel caso in cui Belgrado dovesse ritirarsi dagli accordi per il Kosovo e considerare le forze di pace come aggressori. Secondo il premier Kostov da parte della NATO vi saranno impegni in tal senso. Un po' più problematica sembra essere la questione dell'assistenza logistica agli aerei della NATO. Secondo gli esperti di aviazione, le forze del patto dovranno disporre negli aeroporti bulgari di cisterne con carburante e apparecchiature propri. "Gli aerei da guerra del Patto Atlantico si riforniscono di carburante con tubi flessibili diversi dai nostri. Inoltre, hanno degli standard diversi per il kerosene che utilizzano", spiega il comandante dell'Aviazione gen. Stefan Popov. Inoltre, gli standard bulgari per la regolazione del traffico aereo non sono compatibili con quelli della NATO. Purtroppo, nel caso di un'escalation del conflitto armato, le strumentazioni di comunicazione, le infrastrutture e i depositi di carburante dei quali i militari occidentali potranno disporre sul territorio bulgaro, si trasformeranno in obiettivi militari prioritari. Possiamo solo sperare che non si arrivi a un'escalation del conflitto. La tattica di alzare la posta in gioco è già nota dall'ottobre dell'anno scorso, quando la NATO ha chiesto la messa a disposizione di corridoi aerei nei cieli della Bulgaria [subito concessi dal governo, senza chiedere l'approvazione del Parlamento, come invece richiede la Costituzione - N.d.T.]. Questa volta il governo bulgaro era meglio preparato e ha adottato una posizione relativamente più equilibrata, senza che si arrivasse a scandali. Parallelamente, la Commissione parlamentare per la politica estera ha formato una delegazione parlamentare che visiterà Pristina e Belgrado, per dimostrare la partecipazione della Bulgaria ai problemi della Jugoslavia, come si è espresso il Ministro degli esteri bulgaro, Nadezda Mihajlova.


Autore: Momcil Milev
Fonte: Kapital
Traduzione: Andrea Ferrario - Notizie Est




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