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La Bulgaria e la Gazprom

29.05.1999 - Sofia

La crisi in Kosovo e i cataclismi politici in Russia hanno portato a un riesame delle relazioni tra Sofia e Mosca, anche perché nonostante i suoi desideri, è evidente che il governo non riuscirà a teletrasportare la Bulgaria nella NATO e nell'UE a una velocità tale da farci dimenticare i Balcani e la Russia. A tutto ciò bisogna aggiungere il fatto che nel frattempo sono crollate tutte le illusioni in merito all'efficacia dell'accordo per le forniture di gas firmato dal vicepremier Bakardziev. Già allora (nella primavera del 1998) gli esperti sostenevano che la Bulgaria si era assunta impegni insostenibili. Per il governo di Kostov, però, ottenere l'indipendenza dalla Gazprom era una questione d'onore. Il prezzo della nostra indipendenza in termini di gas si è tuttavia rivelato davvero alto. L'alto prezzo del gas e il monopolio della ditta bulgara Bulgargas hanno portato praticamente al fallimento i maggiori consumatori - i produttori di fertilizzanti, di vetro e di acciaio, mettendo in forti difficoltà anche i produttori di cemento. Il risultato è che nei fatti nelle trattative con la Gazprom ci ritroviamo nella posizione di partenza.

Con la nuova situazione politica venutasi a creare a Mosca, le grandi aziende russe sono evidentemente tornate ai vertici del potere. Le principali strutture economiche sono l'ultima cosa che è rimasta alla Russia. A causa delle azioni imprevedibili del presidente e dell'instabilità finanziaria, il paese è assolutamente destabilizzato dal punto di vista politico. Non a caso i commentatori occidentali hanno definito il nuovo governo russo come un governo del compromesso raggiunto tra i diversi gruppi economici. E tradotto in soldoni questo significa: se vuoi avere buoni rapporti con Mosca devi avere buoni rapporti con le grandi aziende russe. Non bisogna dimentare che proprio l'attuale ministro degli esteri Igor Ivanov, nel corso della visita compiuta a Sofia, ha appoggiato le mosse della LUKoil, interessata a comprare la Petrol [la maggiore rete di stazioni di servizio della Bulgaria - N.d.T.]. In realtà, una delle prime cose che ha fatto il nuovo premier russo Sergej Stepasin, è stato incontrarsi con i capi della Gazprom e della LUKoil, rispettivamente Rem Vjahirev e Vagit Alekperov. Le grandi aziende russe si sono dimostrate un fattore molto forte nei Balcani - sia la LUKoil che la Gazprom hanno seri interessi nella regione, dietro i quali si nasconde lo stato russo. La Gazprom ancora oggi è uno dei maggiori creditori della Jugoslavia, ma non ha mai interrotto le forniture nonostante l'embargo energetico. L'uomo politico russo più famoso in questo momento è proprio il padrino della Gazprom - il suo ex direttore ed ex premier russo, Viktor Cernomyrdin. Il mediatore russo per la crisi nel Kosovo è ancora oggi membro del consiglio di amministrazione della Gazprom. L'ex premier è continuamente presente nelle trasmissioni dei media di tutto il mondo ed è attualmente bene accolto ovunque, in Europa e negli Stati Uniti. [...] L'uomo della Gazprom oggi rappresenta il volto della Russia di fronte all'Occidente. Quindi non c'è da meravigliarsi se la pace nella regione arriva attraverso il tubo del gas, o almeno non può arrivare senza il tubo del gas. Per quanto doloroso, questa volta anche il premier bulgaro Kostov dovrà mettersi d'accordo con gli uomini della Gazprom. Uno dei primi gesti obbligati sarà la vendita della Neftohim [la maggiore raffineria bulgara - N.d.T.] alla società russa. Se il premier bulgaro riuscirà ad avere successo in questo mercanteggiamento geopolitico, potrà stare tranquillo che a Mosca nessuno gli porrà domande sullo spazio aereo concesso di recente alla NATO o sulle nostre relazioni con l'alleanza e l'UE. [...] Il 3 giugno, quando il direttore della Gazprom, Rem Vjahirev, arriverà in Bulgaria per nuove trattative, diventerà chiaro fino a quale punto Kostov potrà entrare a fare parte del modello russo di fare politica, che vede uno stretto legame tra gli accordi economici e gli interessi politici. In quell'occasione diventerà chiaro anche cosa ci si potrà attendere dalla sucessiva visita [del premier bulgaro Kostov] a Mosca. Non che già nel 1997 [quando la destra oggi al governo in Bulgaria è arrivata al potere - N.d.T.] non fosse chiaro che i rapporti con la Russia sono puramente una questione di business. Allora però si trattave di liquidare la Multigrup [la maggiore holding bulgara, legata alla mafia e ai capitali russi, in particolare quelli del settore energetico - N.d.T.], bisognava dimostrare all'Occidente quanto siamo indipendenti dal Cremlino e gli stessi governanti continuavano a sperare che qualcuno da fuori li aiutasse nella loro "epopea del gas". Oggi abbiamo accumulato esperienze e tutto dovrebbe essere più facile. [Nota: Come riferisce il numero successivo dello stesso settimanale ("Kapital", 5-11 giugno 1999) la visita del direttore della Gazprom svoltasi in seguito a Sofia ha riaperto la strada a un'ampia presenza del capitale russo in Bulgaria, anche se le dichiarazioni pubbliche e i dettagli in merito agli accordi sono stati molto scarsi, visto che il governo bulgaro, che tanto aveva puntato nel 1998, a fini di immagine interna ed estera, sulla battaglia per rendersi autonomo dalla Gazprom, non ha desiderato dare pubblicità ai termini degli accordi. A titolo di esempio, comunque, è stato raggiunto un accordo per il transito di gas dalla Russia alla Turchia attraverso il territorio bulgaro. E' a proposito interessante notare, come fa "Kapital", che alla faccia delle teorie su uno strisciante conflitto islamico/ortodosso nella regione, la Russia fornisce alla Turchia il 60% del gas utilizzato da quest'ultima...]


Autore: Lilija Fileva
Fonte: Kapital
Traduzione: Andrea Ferrario - Notizie Est


Per approfondire: Notizie di Economia



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