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Il congresso del Partito della minoranza Turca

02.02.2000

A fine gennaio si Ŕ tenuta a Sofia la conferenza nazionale del DPS (Movimento per i Diritti e le LibertÓ), il partito della minoranza turca guidato da Ahmed Dogan. Si Ŕ trattato di una conferenza che ha completamente cancellato le posizioni battagliere che il leader "unico" del partito aveva assunto appena dopo le elezioni amministrative, risoltesi con un "voto punitivo", tra gli altri, anche per il DPS. 

Tutto si Ŕ risolto in un'atmosfera di cancellazione del dibattito interno (Dogan Ŕ stato rieletto leader del partito all'unanimitÓ in soli tre minuti e senza controcandidature) e con una "messa sul mercato" del partito: il leader infatti ha puntato tutto, come giÓ in passato, sul ruolo del DPS di "ago della bilancia" negli equilibri politici bulgari (in Bulgaria l'anno prossimo ci saranno le elezioni politiche). 

Si Ŕ pronunciato innanzitutto a favore di "un superamento della crisi di fiducia tra SDS e DPS attraverso un dialogo tra uguali", affermando inoltre che "SDS e DPS insieme garantirebbero un potere stabile per altri due mandati, con l'obiettivo di essere il soggetto politico fondamentale dell'integrazione europea". 

Ma non ha mancato di allettare anche il Partito Socialista (BSP) all'opposizione, ricordando che l'elettorato del DPS Ŕ orientato soprattutto a sinistra e che il partito "aiuterÓ la formazione di forze di sinistra stabili e di orientamento socialdemocratico, anche nel BSP". Il BSP (tradizionalmente di tendenze antiturche) non ha mancato di rispondere subito all'invito, organizzando un convegno sul "modello etnico bulgaro", durante il quale il leader socialista Parvanov ha affermato che "le minoranze sono le pi¨ duramente colpite dalla povertÓ nel paese" e che il BSP le deve difendere, pronunciandosi infine a favore di una coalizione tra BSP e DPS. La mossa, tra le altre cose, Ŕ secondo molti osservatori mirata a migliorare l'immagine del BSP presso le istituzioni europee. 

Dogan non ha mancato di tenere viva anche un'altra passata opzione, quella dello scioglimento del suo partito "etnico" in una forza liberale di centro. Internamente al partito, queste prospettive di un'entrata nella "stanza dei bottoni" hanno avuto l'effetto di soffocare il dibattito interno e di ricompattare le fila della forza politica, che si era parzialmente sfaldata negli ultimi anni. Ora alcuni personaggi fuoriuscitine hanno deciso di rientrare a farne parte.


Fonte: Notizie Est - Balcani




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