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Hashim Thaci e Arben Xhaferri a Sofia

31.01.2000

L'anno politico è cominciato in Bulgaria con uno scandalo di vasta eco, trascinatosi per più di due settimane, conseguente all'incontro svoltosi a Sofia il 29 gennaio tra i leader albanesi, rispettivamente del Kosovo e della Macedonia, Hashim Thaci e Arben Xhaferri, e il premier bulgaro Ivan Kostov. Le modalità dell'incontro sono state del tutto atipiche. Infatti non solo la visita non è stata una visita di stato e i due si sono incontrati con Kostov come leader del partito SDS, presso la sede di quest'ultimo, ma oltretutto l'arrivo dei due leader albanesi era previsto, almeno ufficialmente, per una loro visita al congresso del partito della minoranza turca della Bulgaria, il DPS, al quale né Thaci né Xhaferri invece si sono fatti vedere. Si tratta della seconda visita di Thaci in un paese balcanico nelle ultime settimane, la precedente essendo stata quella a Sarajevo. 

Da parte bulgara, l'incontro con i due leader albanesi ha seguito di una settimana esatta la conferenza dei primi ministri dei paesi balcanici tenutasi sempre in Bulgaria su iniziativa dello stesso Kostov, con la presenza del "ministro degli esteri" europeo Solana e di alti funzionari della NATO. Il tentativo di Kostov di giungere, alla fine di tale conferenza, a una dichiarazione dei paesi dei Balcani per la cancellazione delle sanzioni contro la Jugoslavia è fallito a causa del veto dell'Albania e dell'opposizione della Romania. L'incontro tra Kostov, Thaci e Xhaferri è durato due ore e alla fine si è tenuta una conferenza stampa (alla quale non ha partecipato Kostov, per la parte bulgara, bensì un alto funzionario del suo partito, Gocev), nella quale Gocev ha affermato che Kostov visiterà Pristina in una data ancora da stabilirsi e che la Bulgaria ha "ribadito l'intangibilità dei confini nei Balcani" e "la necessità che la maggioranza albanese in Kosovo rispetti i diritti della minoranza serba", aggiungendo la contrarietà a ogni progetto di "Grande Albania". Thaci ha detto, tra le altre cose, che "lo status del Kosovo non può essere vincolato alle sorti dell'attuale regime di Belgrado o a quelle dell'opposizione serba" e che "l'indipendenza del Kosovo non significa un cambiamento di confini, perché il Kosovo aveva già dei propri confini". Fin qui nulla che andasse al di là delle frasi di prammatica pronunciate regolarmente dalle due parti anche in altre occasioni. 

Il vero scandalo è scoppiato due giorni dopo, il 31 gennaio, quando Asen Agov, parlamentare della SDS, che aveva anch'egli assistito all'incontro tra Kostov e i due leader albanesi e che riveste l'importante carica di capo della commissione esteri della camera, ha dichiarato al quotidiano "Standard" quanto segue: "Le cose si evolvono, perché dobbiamo essere realisti. In una situazione in cui i leader del Kosovo dicono in modo chiaro e categorico che sono per l'indipendenza del loro paese, quello che noi pensiamo ha un importanza minima. Perché se siamo davvero democratici, dobbiamo lasciare che sia la gente a decidere da sola il proprio futuro. Perché dobbiamo imporre le nostre opinioni?". Queste affermazioni hanno scatenato reazioni durissime da parte dell'opposizione e di tutti i media, con l'eccezione di quelli controllati direttamente dal governo, che hanno accusato il governo di appoggiare l'indipendenza del Kosovo. 

Immediate sono arrivate anche le reazioni internazionali, come quella russa che ha chiesto immediati chiarimenti al governo di Sofia. Ma la reazione più energica di tutte è stata quella degli USA. L'ambasciatore statunitense a Sofia Richard Miles, che ha ripreso a svolgere un importante ruolo nella politica balcanica degli USA dopo essere stato "congelato" durante i bombardamenti [è uno dei maggiori esponenti della lobby che vede la Serbia come perno dei Balcani], ha chiesto di essere immediatamente ricevuto dal premier Kostov, un fatto che non ha precedenti da quando Miles occupa la propria posizione. L'ambasciatore ha ripetuto a chiare lettere che gli USA e la comunità internazionale sono contrari all'indipendenza del Kosovo e ha chiesto al premier bulgaro di fare altrettanto. Kostov lo ha fatto (addirittura sul "Pravitelstven Bjuletin", organo ufficiale del governo), ha lanciato un attacco contro i due leader albanesi, accusandoli esplicitamente di raccontare falsità sull'incontro (sia Thaci che Xhaferri hanno successivamente dichiarato di avere ribadito a Kostov, durante l'incontro, la propria posizione favorevole all'indipendenza per il Kosovo, mentre i bulgari hanno negato che si sia parlato dell'argomento), ha rivolto un invito ufficiale ai leader serbi del Kosovo a visitare Sofia e non ha mancato di lanciarsi in paranoiche accuse contro i servizi segreti serbi che, secondo lui, avrebbero lanciato una campagna disinformativa attraverso giornali che offrono loro canali privilegiati (anche se tali giornali esistono in Bulgaria, lo scandalo non è stato certo attribuibile a loro). Non si può non notare che, a differenza di USA e Russia, i paesi UE, almeno ufficialmente, non hanno reagito alle dichiarazioni di Agov. Lo scandalo si è trascinato per numerosi giorni, fino a un accesso dibattito parlamentare. Nonostante le chiare prese di distanza di Kostov da Agov, il fatto che la dichiarazione non sia stata solo una gaffe lo dimostra la pubblicazione da parte dell'organo del partito di Kostov, "Demokracija", dopo che le acque si erano parzialmente calmate, di un lungo articolo, molto sfumato e diplomatico, nel quale tuttavia si lascia nuovamente intendere in maniera implicita che è necessari sapere prendere atto delle nuove realtà nei Balcani.


Fonte: Notizie Est - Balcani




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