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Ivan Kostov cerca di infrangere la visione in "bianco e nero" sul Kosovo

20.03.2000 - Sofia

[...] A Budapest si è rafforzata l'impressione che tra i paesi confinanti con la Jugoslavia vi siano non solo posizioni comuni, ma anche alcune differenze sostanziali. Il tratto comune è che tutti vogliono che terminino le violenza e l'estremismo in Kosovo, che vi sia una democratizzazione in Serbia, che venga ripulito il Danubio e che vengano realizzati i progetti del Patto di Stabilità. Le differenze riguardano i metodi per il conseguimento di alcuni di questi obiettivi.

In tutti e due gli incontri informali c'è stato uno scontro tra Ivan Kostov e Viktor Orban riguardo alle sanzioni contro la Jugoslavia. La Bulgaria è favorevole ha una "rifocalizzazione" delle sanzioni contro la Jugoslavia. Ivan Kostov si è vantato del fatto che dopo l'incontro di Hisarija vi è stato un progresso in tale direzione e che l'embargo aereo è stato sospeso, ma di questo il maggior merito lo ha la Grecia quale membro dell'UE. Il premier Simitis non ha partecipato a questi incontri, poiché geograficamente il suo paese non confina con l'attuale Jugoslavia. Atene tuttavia è quella che insiste con maggiore energia per la cancellazione delle sanzioni contro Belgrado, ritenendole superflue e inefficaci e alla fine della settimana scorsa il ministro della difesa ha chiesto nuovamente che vengano annullate. Per questo Sofia e Atene dovrebber uscire con un'iniziativa comune in tale direzione, se i due governi desiderano che le loro richieste abbiano effetto. Di opinione opposta è l'Ungheria. Il paese è membro della NATO e fa sua la posizione dell'alleanza. Si è fatta sentire nuovamente anche a Budapest: l'embargo non deve essere annullato, anche se Milosevic continua a rimanere saldo al potere e le sanzioni si riflettono solo sulla popolazione serba. [...]

Ormai è chiaro anche in occidente che la divisione netta tra buoni e cattivi (albanesi e serbi) ha portato solo alla medesima violenza, ma in direzione opposta. Le efferatezze degli estremisti albanesi (in risposta alle azioni delle autorità serbe dell'anno scorso) e le azioni del cosiddetto Esercito di Liberazione di Presevo, Medvedja e Bujanovac hanno fatto tornare sobra la comunità internazionale, la quale si è resa conto che l'attuale formula per la risoluzione del conflitto in Kosovo non ha successo. Nei fatti non c'è alcuna formula, c'è solo la Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che non formula esattamente cosa vuole dire ampia autonomia per il Kosovo. Un anno dopo l'inizio dei bombardamenti contro la Jugoslavia le soluzioni del conflitto vengono cercate su svariati piani che non coincidono. Da una parte ci sono la NATO e l'ONU e le due comunità in Kosovo, gli albanesi e i serbi. [...] Dall'altra ci sono la comunità internazionale e le autorità di Belgrado. Non ci sono differenze sul fatto che il Kosovo debba restare nell'ambito della Jugoslavia, ma per questo bisogna cercare un dialogo con la Belgrado ufficiale. E questo l'Occidente non vuole che accada, prima che venga creato un nuovo governo senza Milosevic e senza la coalizione di sinistra al governo [una delle colonne portanti del governo, va precisato, è l'estrema destra di Seselj - N.d.T.]. Sul terzo piano, ci sono gli stessi serbi - quelli che comandano, da una parte, e l'opposizione e i serbi del Kosovo, dall'altra. L'opposizione, come anche l'Occidente, vincola una soluzione per il Kosovo a una democratizzazione della Serbia (per essere chiari, il suo arrivo al potere). Ma i paesi occidentali pensano che potrebbe esserci una qualche opposizione differente tra un nuovo governo e l'attuale potere. Per tutti i serbi, dai socialisti e la JUL, fino ai radicali, al partito di Draskovic e all'Alleanza per i cambiamenti, la posizione rispetto al Kosovo però è solo una: è serbo e tale deve rimanere.

NON C'È STRATEGIA PER IL KOSOVO
Kostov, ereticamente, ha proposto che la creazione di un nuovo ponte a Novi Sad non venga vincolata alle sanzioni contro Belgrado. E' una posizione che coincide con quella delle autorità serbe, secondo la quale sono i colpevoli della distruzione dei ponti sul Danubio e del blocco delle navigazione a dovere prendersi carico delle spese per la costruzione dei nuovi ponti. Nonostante questa non sia la posizione dell'occidente, tutte le parti interessate lo desiderano e la proposta è stata appoggiata a Budapest. La comunità internazionale non ha una strategia per la risoluzione del problema della democratizzazione della Jugoslavia, hanno constatato ieri i partecipanti al forum di Budapest. La colpa di tutto questo è della NATO, che con il suo comportamento ha dimostrato di avere una testa altrettanto dura e indisponibile ai compromessi, di quella di coloro di cui a Budapest ha parlato Robertson. Difficilmente è solo un caso che Kostov sia volato in Kosovo subito dopo l'incontro a Budapest. [...]


Fonte: Pari
Traduzione: Andrea Ferrario - Notizie Est




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