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27.08.2006 - MULTICULTURALI NON SI NASCE...

Autore: lauratussi (Non Verificato) - Data: 26.05.2007
Oggetto: LE PAROLE E I LUOGHI D’INCONTRO

MULTICULTURALITA’, MULTICULTURALISMI, MULTICULTURA:
LE PAROLE E I LUOGHI D’INCONTRO
Letterature, migrazioni e immigrazioni

di LAURA TUSSI

Convegno Nazionale MIGRAZIONE E LETTERATURA: LA PAROLA COME LUOGO D’INCONTRO- Centro Congressi Fondazione Cariplo, via Romagnosi 6
Fondazione ISMU iniziative e studi sulla multietnicità.

Si è svolto a Milano con un parterre d'eccezione il convegno nazionale dal titolo "Migrazione e letteratura. La parola come luogo d'incontro" organizzato dal Settore Scuola-Formazione della Fondazione ISMU presso il Centro Congressi Cariplo di via Romagnosi.
Di grande suggestione sono stati i lavori della prima sessione, aperta in mattinata da Mario Giacomo Dutto (direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia) e da Paolo Raineri (presidente della Fondazione ISMU), e proseguita con una performance di Tahar Lamri dal titolo "Il pellegrinaggio della voce", con l'intervento di artisti italiani e stranieri e con la testimonianza letteraria della giovane autrice Igiaba Scego.
A sorpresa, lo spettacolo messo in scena dall'algerino Tahar Lamri (docente di lingua e letteratura araba presso l'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente) è stato un "trebbo" romagnolo, "mutevole - hanno spiegato gli esperti - poiché basato sulla parola, unico e aperto alle improvvisazioni sceniche". L'opera di Lamri ha raccontato "la nostra storia di tribù in viaggio e diaspore stanziali, in una narrazione che vuole essere uno scambio vitale di radici antiche, ruvido dialetto e gutturali parole arabe rapinando, a piene mani, il linguaggio dei cantastorie, delle stalle della pianura padana, dei meddah del nord Africa e dei griots senegalesi... con un intreccio di fili di convivenza che non si volta mai a guardare il passato".
Alle voci narranti degli attori si sono aggiunte le musiche di Giorgio Tosi (violino), Francesco Buongiorno (violoncello), Igor Milanovic (tastiera), Cyrille Missinga (djembé).


Il convegno è parte di un più ampio progetto che l’ ISMU ha articolato in varie fasi: formazione per gli insegnanti, workshop rivolti agli studenti delle scuole superiori e il convegno che si è svolto questa mattina.
Mara Clementi, del settore Scuola-Formazione dell'ISMU, ha spiegato nel suo intervento la linea guida del progetto: "scoprire la capacità di seduzione di altre narrazioni - ha detto - di altri modi del narrare e avvicinarsi, senza mediazione alcuna, alle storie dei protagonisti della nuova realtà culturale. Questa è l'idea guida attorno alla quale si è costruito il nostro progetto nelle scuole, nel tentativo di voler percorrere strade didatticamente meno consuete. Prima l'incontro 'virtuale', attraverso la lettura di poesie e racconti, poi quello reale, di persona, fra studenti e autori - ha aggiunto Clementi illustrando la prima sessione del convegno -. Incontri fatti di scoperte, nuove conoscenze ed emozioni che hanno dato l'avvio a un viaggio di conoscenza di altri, ma anche di sé, grazie allo sguardo reciproco".
La sessione mattutina, rivolta agli studenti delle scuole che hanno aderito al progetto, si è conclusa con un incontro degli allievi con gli autori (Saidou Moussa Ba, Erminia Dell'Oro, Gezim Hajdari, Pap Khouma, Kossi Komla-Ebri, Tahar Lamri, Mike Phillips e Igiaba Scego) che hanno proseguito il convegno nel pomeriggio in presenza di un pubblico più ampio.
Nella sessione pomeridiana, aperta da Vincenzo Cesareo (segretario generale della Fondazione ISMU) è intervenuta Itala Vivan (ordinario di Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano e con alle spalle, fra l'altro, un'esperienza presso l'Istituto Italiano di Cultura a Londra). "Oggi - ha detto Vivan - assistiamo a un fenomeno migratorio di vastissime dimensioni, un 'immensa diaspora che porta qua e là ondate di popolazione mosse da cause assai varie: fuga dalla guerra e dal bisogno, ricerca di sicurezza fisica ed economica, ma anche movimento verso mondi più dinamici, al seguito di spinte di reinvenzione identitaria o altre, mille motivazioni diverse". Vivan ha approfondito la funzione e la posizione degli scrittori all'interno della dinamica migratoria nella loro qualità di artefici in nuove lingue; l'esperta ha illustrato il significato della scrittura per gli autori migranti, raccontando il loro percorso verso le mete espressive.
Mike Phillips, intellettuale, scrittore e giornalista della black Britain, nato nella Guyana ancora coloniale e immigrato in Gran Bretagna quasi mezzo secolo fa, ha sottolineato come fra i tratti che accomunano gli scrittori neri ci sia "innanzitutto un interesse critico nei confronti dell'identità e della sua relazione con le varie problematiche della nazionalità e della cittadinanza. Inoltre -ha aggiunto l'autore - si ritrova un'attenzione speciale alle modalità con cui il paesaggio urbano influenza le scelte e le vicende dell'individuo", fattore a cui vanno aggiunti "un interesse marcato per l'analisi della migrazione e delle sue conseguenze sulla società britannica e un interesse primario nei confronti del linguaggio e della psicologia di personaggi neri caratterizzati dal fatto di essere cresciuti in Gran Bretagna". Combinazioni che "hanno cominciato a delineare una nuova tendenza nell'ambito della letteratura britannica contemporanea, sebbene editori e librai siano stati lenti ad accoglierla".
Roberta Sangiorgi (giornalista e presidente Ecs&Tra, concorso letterario nazionale per scrittori migranti, di Rimini) e Raffaele Taddeo presidente del Centro Multiculturale La tenda di Milano) hanno fatto il punto su come la letteratura italiana sia destinata "ad aprire le frontiere - ha detto Sangiorgi - per accogliere letterati, non più di origine italiana, ma che hanno trovato in Italia e nella lingua italiana una seconda patria diventando così italofoni"; inoltre - "la letteratura della migrazione non si presenta piatta e uniforme, né è assimilabile a una testimonianza di vita vissuta, quindi senza alcun elemento di letterarietà, che anzi la sperimentazione di forme e linguaggio sono ben presenti nelle opere più significative".
Carmine Chiellino, docente nato in Calabria e che insegna all'Università tedesca di Augsburg, ha analizzato il fenomeno della nascita di una memoria interculturale nella lingua italiana, ricordando che "l'italiano e il tedesco sono due lingue dell'attuale Unione Europea che stanno arrivando tra le ultime a darsi una memoria interculturale". A differenza di quanto accade per altre lingue europee come l'inglese, il francese, lo spagnolo, il portoghese o l'olandese che "si sono aperte all'estraneo, al diverso, ormai da secoli, ma attraverso la violenza coloniale". Nel suo intervento Chiellino si è soffermato "su due strategie di scrittura interculturale: le latenze linguistiche (che si riscontrano nelle opere di chi non scrive in lingua madre) e la parola vissuta (che ritorna nelle opere di chi scrive in lingua madre pur vivendo fuori dalla sua cultura".
Nel corso del pomeriggio il poeta albanese Gezim Hajdari, vincitore di numerosi premi letterari (fra cui il Montale del 1997), ha letto alcune sue opere, prima dell'incontro dei presenti con gli autori, in chiusura della giornata.
LAURA TUSSI






Autore: lauratussi (Non Verificato) - Data: 26.05.2007
Oggetto: ISLAM TRA ORIENTE E OCCIDENTE...

ISLAM E IDENTITA’ RELIGIOSA
L’Islam tra Oriente e Occidente

di LAURA TUSSI

Incontro con Paolo Branca presso la CASA DELLA CULTURA di Milano,per il seminario ETICA NELLO SPAZIO-MONDO

Alcuni autori musulmani si sono molto battuti per evitare che le Università soprattutto iraniane censurassero e revisionassero i testi.
Attualmente si sta configurando lo scontro tra le civiltà, un confronto di tipo valutativo, ma che in fondo è rivelatore di pregiudizio e discriminazione. Purtroppo di fronte agli attentati terroristici si finisce per scadere in posizioni di tipo essenzialista, ossia “noi siamo tolleranti, democratici, moderni, sviluppati, progrediti e gli altri sono fanatici, retrogradi, intolleranti e antidemocratici”. Sussistono ovviamente dei presupposti per cui l’Islam è una civiltà con un percorso diverso rispetto a quello occidentale, che concepisce per esempio i rapporti tra religione e politica in modo differente e alcuni musulmani, per esempio i fondamentalisti, ma non solo, sostengono l’idea di teocrazia, per cui nell’Islam il profeta dopo l’Egida realizzò a Medina una perfetta società teocratica che è un modello per tutti i musulmani fino alla fine dei tempi. Bisogna rendersi conto che quando si avvicina un’altra civiltà religiosa e un’altra tradizione culturale, occorre tener presente che gli strumenti che si usano per comunicare non sono neutri e non hanno carattere universale.
Quindi anche il linguaggio non è sempre adeguato. Gli equivoci si ingenerano ancora più laddove sussiste comunanza e vicinanza, perché le comunanze coprono le differenze, mascherandole e impedendoci di avere idee chiare. Forse è proprio il concetto di religione stesso non adeguato a definire e descrivere il fenomeno religioso dell’Islam o di qualsiasi altro credo.
Anche all’interno della stessa cristianità coesistono appartenenze differenti e lo stesso concetto di laicità presenta nella piccola Europa, differenze notevoli, anche a distanze geografiche assolutamente risibili. Sussiste una varietà di situazioni storiche, geografiche, culturali, per cui di tutte queste etichette dovremmo sentire il peso della responsabilità di usarle in modo così superficiale ed omologante. Che senso ha dire che al mondo esiste un miliardo e mezzo di musulmani quindi teocratici, quando, per esempio il Senegal, è un Paese islamico che ha avuto un presidente cattolico.
L’Islam tra le civiltà orientali è stato definito da Lévy-Strauss “l’occidente dell’oriente”, quindi tra le varie culture e tradizioni religiose dell’oriente, l’Islam è la più occidentale e la più vicina anche geograficamente e forse per questo è la più problematica per l’occidente. E’ molto più semplice essere tolleranti con chi è distante e assente… Siamo sotto un ricatto continuo dei mezzi di comunicazione di massa, che continuamente ci spingono a prendere partito e posizione d’opinione di fronte a quello che succede attualmente e a reagire così superficialmente verso problemi gravi e molto complessi, a decidere se siamo innocentisti o colpevolisti, per cui nel mezzo si apre l’enorme baratro di posizioni più serie, impegnate adversus le posizioni nelle quali invece vi è una latitanza generale e un’ignoranza spaventosa. Attualmente l’Islam fa paura, è innegabile, ma si tratta di qualcosa di fatale? Di un destino ineluttabile? Il problema che sta di fronte al mondo musulmano non è facile, presenta note difficoltà legate allo sviluppo a cui si aggiunge il peso della tradizione e la pervasività della religione. Per superare o evitare l’ostacolo sono state proposte e tentate molte formule: alcune ammettono come postulato che l’Islam sia un universo chiuso, altre implicano l’ineluttabilità dello sradicamento culturale quindi o chiusura o assimilazione ad altri modelli.
Il tentativo maggiore è quello di coloro che evitano tali posizioni estreme, tentando da oltre un secolo di realizzare una modernizzazione che non comporti né un sradicamento, né l’isolamento dai propri simili. Se l’Islam può darsi oggi un senso, di che altro si tratterà se non di realizzare una più ampia comunicazione tra gli uomini? Ogni autentico musulmano crede infatti che la sua religione si rivolge all’intero genere umano e che vale per ogni tempo e per ogni luogo. La sfida che egli lancia al mondo moderno è semplicemente quella di sperimentare i loro usi e costumi. Spesso i musulmani si trincerano dietro discorsi apologetici, dipingendoci una realtà surreale. Gli occidentali credono che la propria tradizione religiosa contenga dei grandi valori universali e quindi abbiamo una grande opportunità: dimostrare che è vero.
Laura Tussi



Autore: lauratussi (Non Verificato) - Data: 26.05.2007
Oggetto: L’ISLAM ITALIANO

L’ISLAM ITALIANO
Notizie su una realtà molteplice e multiforme.
La rappresentanza dell’Islam in Italia

di LAURA TUSSI

L’Italia è un grande mondo al plurale. Dalle statistiche risulta anche la presenza dell’Islam Albanese quale identità religiosa annacquata e differente, per esempio, dalla realtà Egiziana, Algerina e Senegalese. Quando si tratta di Islam sovviene sempre alla mente il mondo Arabo, soprattutto dopo l’11 Settembre, in quanto come religione monoteista è inoltre la seconda in Italia. Nella quantità di immigrati a livello europeo, l’Islam rappresenta una cospicua percentuale di persone. In Italia si attesta un notevole ritardo nei confronti delle politiche migratorie, per la presenza esigua e molto differenziata di stranieri rispetto ad altri Paesi europei. Il modello di politica migratoria in Francia è di matrice assimilazionista, ossia lo straniero deve diventare uguale, omologarsi all’elemento autoctono e tralasciare la propria memoria, il proprio passato identitario, quando molti autori hanno trattato dell’importanza del ricordo, dello scambio di memoria, nell’ambito del confronto tra le diversità (Ricoeur).
Il modello francese si differenzia da quello inglese che, al contrario, attribuisce un maggior potere alle comunità di immigrati, non favorendo in senso pieno l’integrazione, ma facilitando la formazione di realtà ghettizzate e rinchiuse in se stesse. In Italia una particolare novità è rappresentata dai matrimoni misti, ben 6000 coppie in Lombardia e dall’ingente presenza scolastica di stranieri nelle grandi città, con oltre il 40% degli studenti stranieri in una presenza plurale, variegata e articolata. Durante gli anni ’70 la prima Associazione di musulmani che gravitava intorno all’Università di Perugia fonda l’USMI, un’istituzione all’interno della quale gli stranieri cominciano a trovarsi e confrontarsi nell’ambito di un Paese Occidentale come l’Italia e si organizzano in progetti di tutela, di riconoscimento di diritti avanzati, in seguito, dalle istituzioni nazionali. Al seguito della spinta dell’USMI nascono diverse associazioni di immigrati: l’AMI (L’Associazione Musulmani) e il COREIS una realtà di convertiti all’Islam. La Moschea di Roma negli anni ’90 diventa un punto di riferimento per gli islamici e l’ambasciatore Scialoja rappresenta il mondo musulmano in Italia a livello ufficiale per tutte queste realtà islamiche presenti sul territorio nazionale, che transitano in dinamiche e processi di continua tensione rivolti ad accordi d’intesa con lo Stato Italiano, anche se ancora non si è giunti a comprensione e armonia, in procedure di accomodamento. L’opinionista Ferrari sostiene che senza l’11 Settembre 2001 il processo di intesa sarebbe conseguito da sé, spontaneamente.
Il centro islamico di viale Jenner a Milano non registra la presenza di convertiti e non ha rapporti con altre realtà, come la Casa della Cultura di via Padova, in cui, invece, sussiste una realtà a sé stante, senza contatti con le realtà milanesi di volontariato associazionistico islamico. In tutti questi centri il collante più che quello religioso (solo il 10%) è quello dell’opposizione politica, come in Algeria, i cui oppositori politici dovrebbero essere rifugiati all’estero, invece sono in Italia. Un’altra realtà è quella di via Quaranta che non nasce come Moschea, ma quale presenza di genitori che vogliono permettere ai propri figli di studiare secondo la tradizione musulmana, per poi tornare al paese d’origine; l’associazione è anche fornita di una sala di preghiera per il culto.
Per esempio, considerando il caso dell’Istituto di via Agnesi, questo era inizialmente legato al centro di viale Jenner che presenta una realtà molto chiusa e non annovera al suo interno la presenza di convertiti.
Il COREIS, un’associazione con un’ingente presenza di convertiti, di cui Pallavicini, che tratta anche con il Ministro Pisanu, è il presidente, risulta effettivamente ben poco rappresentativa dell’Islam immigrato. Le dinamiche di esclusione e partecipazione sono soggette ad una continua dicotomia su cui si gioca il rapporto con le comunità islamiche. L’intesa, il dialogo, il confronto pacifico, sono necessari per regolare una serie di discordie, divergenze, discrasie implicite nel dialogo con il volto dell’altro (Lévinas).
Infatti in Italia si sono presentati vari problemi e particolari esigenze, anche molto contraddittori, per esempio, la questione della Moschea di Gallarate e il caso di Reggio Emilia, per cui sono stati prestati locali adibiti alla preghiera islamica ed è stato inserito il Venerdì islamico in una scuola.
In Inghilterra vige l’idea per cui ogni comunità si deve autogestire, comportando una certa chiusura che invece è totale su un modello come il Libano. Vi sono state da parte delle comunità musulmane in Italia delle proposte di intesa con lo Stato Italiano. Lo scorso settembre 2004 sul Corriere della Sera è stato pubblicato un manifesto edito dai musulmani moderati in Italia, nel tentativo di esercitare un controllo sulle comunità islamiche tra i cui firmatari compariva l’associazione dei giovani musulmani, ossia un’emanazione dell’UCOI, che invece non ha firmato l’appello dei moderati: si assiste a nuove forme di emancipazione. Come anche l’associazione delle donne islamiche ha creato un gruppo e si sono costituite in uno statuto associazionistico per affrontare la questione di un’identità e con insite diversità (di genere ed etnia) nel confronto con i cittadini Italiani, in un continuo e assiduo dialogo con il diverso nel volto dell’altro. Dunque l’identità dell’Islam europeo risulta poliedrica, in quanto presenta innumerevoli modalità di relazione, multietniche sfaccettature di espressione, di convivenza. Il caso Agnesi ha rappresentato il tentativo di integrare delle ragazze musulmane in una scuola superiore di Milano e ha dimostrato che è importante difendere l’idea e il valore di scuola pubblica per tutti, anche con gradualità, senza settarismi. Il caso Agnesi, come sperimentazione interessante, esprime l’importanza del senso della Scuola come frontiera di dialogo, di confronto pacifico, di interscambio fra culture.

LAURA TUSSI






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