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 La Bulgaria e l'Unione Europea - Prima parte 
di Ivo Ivantchev

Introduzione

Il 25 aprile 2005 è stato firmato l’accordo di adesione della Bulgaria all’Unione europea (UE). Con questa firma è stata completata la procedura formale di adesione di nuovi Stati membri all’UE, come prevista dal Trattato di Maastricht. I mezzi di informazione ci forniscono in continuazione delle notizie sui progressi nello sviluppo dell’Unione europea e sul suo allargamento verso i Paesi dell’Europa Centro-Orientale (PECO) [i]. Tuttavia, mentre le decisioni a livello europeo hanno ripercussioni sulla vita di tutti i cittadini europei, solo pochi “addetti ai lavori” conoscono i motivi per cui è stata costituita ed il modo in cui si è sviluppata l’Unione europea negli anni.

Cos’è l’Unione europea?

Credo che, in un momento così cruciale per la Bulgaria, sarebbe opportuno soffermarsi sul significato dell’organizzazione internazionale alla quale questo Paese sta per aderire. E’ molto diffusa l’opinione, soprattutto tra i cittadini bulgari, che l’Europa unita sia un club di Paesi ricchi, con il quale essi vogliono mantenere il loro status di supremazia economica. Questa è una rappresentazione troppo semplicistica degli ideali europei e non tiene in considerazione che l’aspetto economico è solo uno dei mezzi e non il fine dell’integrazione europea. Inoltre, le statistiche mostrano una diffusa disinformazione dei cittadini riguardo all’Unione europea in generale e riguardo all’adesione della Bulgaria in particolare. Tenendo a mente queste considerazioni, mi è nata l’idea di scrivere alcuni articoli, attraverso i quali evidenziare in modo comprensibile per il lettore comune i più salienti aspetti della storia e dei principi comunitari, i quali hanno portato alla creazione ed allo sviluppo dell’Unione europea, nonché le implicazioni che derivano dall’adesione della Bulgaria all’Unione. Mi pongo anche un altro obiettivo: quello di dare al lettore gli strumenti necessari per trovare una risposta ragionata a domande, quali “cosa se ne fa l’Europa della Bulgaria?” oppure “perché ci vogliono nel loro club se siamo così poveri?”. Parte del lavoro è ripreso dalla mia tesi di laurea in diritto delle Comunità europee, intitolata “L’ampliamento delle Comunità europee e dell’Unione europea. Il caso della Bulgaria” [ii], altre parti sono il risultato di un mio recente aggiornamento sull’argomento.

Storia e principi delle Comunità europee e dell’Unione europea

Oggi
l’Unione europea è forse una delle organizzazioni internazionali più complesse e difficili da comprendere. I suoi compiti spaziano in tanti campi diversi: tasse, ambiente, istruzione, ricerca scientifica, trasporti, giustizia... ed influenzano pressoché ogni settore della vita e dell’economia degli Stati membri. L’Unione europea è una realtà relativamente recente. Essa venne creata con il Trattato di Maastricht e si aggiunse alle tre preesistenti Comunità europee. L’UE riprende, cioè, i risultati già raggiunti dalle Comunità, e rappresenta un ulteriore passo in avanti nella costruzione dell’edificio europeo. L’UE viene spesso raffigurata proprio come un edificio, come un tempio greco composto da tre pilastri. Il primo di tali pilastri è composto dalle Comunità europee, potenziate anche dalla creazione di un’Unione Economica e Monetaria. Il secondo pilastro è rappresentato da una specifica forma di cooperazione tra gli Stati membri - quella in materia di politica estera e di sicurezza comune (PESC). Il terzo pilastro, infine, è composto dalla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale (ex Giustizia e Affari Interni). Negli ultimi due campi (secondo e terzo pilastro) la cooperazione tra gli Stati membri si basa essenzialmente su una collaborazione interstatale ed esula dalle procedure decisionali delle Comunità, ma l’adesione di uno Stato all’Unione implica obbligatoriamente l’adesione a tutti e tre i pilastri, cioè, esso potrà e dovrà partecipare sia agli organi delle Comunità europee [iii], sia alle decisioni riguardanti il secondo e terzo pilastro.

Prima del 1993
esistevano le tre Comunità europee: la CECA, la CEE e la CEEA (EURATOM). La prima delle tre comunità, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), venne costituita nel 1952 in base ad un’idea quanto semplice tanto geniale: derogare ad un organo internazionale le decisioni riguardanti la produzione e la lavorazione del carbone e dell’acciaio in Francia ed in Germania. Si intendeva, cioè, evitare che un Paese potesse prendere autonomamente delle decisioni nei più importanti settori di allora - quelli dai quali dipendeva l’industria bellica. L’idea venne accolta favorevolmente da un altro grande Paese europeo – l’Italia e da tre piccoli Stati – Belgio, Olanda e Lussemburgo (i c.d Paesi Benelux). La CECA fu dotata di organi propri ai quali venne trasferito il potere decisionale riguardante il settore della produzione e lavorazione del carbone e dell’acciaio. I sei Paesi derogarono ad un Consiglio, composto da rappresentanti di ogni Stato membro, il compito di prendere le decisioni relative a questi importanti settori. Quanto veniva deciso dal Consiglio era vincolante per tutti gli Stati membri e gli eventuali contrasti potevano trovare soluzione in un’apposita corte di giustizia. L’aspetto che contraddistinse da subito la CECA da qualsiasi altra organizzazione internazionale era il fatto che per la prima volta nella storia si procedette ad una volontaria limitazione della sovranità di un Paese per trasferirla ad un organismo sopranazionale.Pochi anni più tardi, i governi dei sei si riunirono per discutere

altri due progetti di integrazione
.Tra il 1955 ed il 1957 vennero preparate le proposte di due Trattati con i quali costituire, seguendo l’esempio della CECA, altre due Comunità. Una, alla quale derogare alcune competenze in campo economico ed un’altra comunità che si occupasse degli aspetti relativi all’uso dell’energia atomica. Il 25 marzo 1957 vennero firmati i Trattati istitutivi della Comunità Economica Europea e della Comunità Europea dell’Energia Atomica (CEEA), i c.d. “Trattati di Roma”. Dal 1.1.1958 in Europa operano quindi tre comunità, formalmente distinte in quanto trovano la loro origine in tre trattati istitutivi distinti, ma identiche dal punto di vista ideologico. Alla CEE vennero trasferiti poteri in campo dell’economia e del commercio, mentre la CEEA si occupava dell’uso e della ricerca riguardanti l’energia atomica. In seguito, per ragioni di efficienza, gli organi delle tre comunità europee vennero unificati e dal 1.7.1967 esistono un Consiglio ed una Commissione unici, competenti per tutte e tre le comunità. Ben presto la CEE diventò la più importante delle tre organizzazioni. Attraverso la CEE venne avviata l’integrazione delle economie degli Stati membri, cioè la graduale eliminazione delle frontiere economiche tra i Paesi e l’unificazione dell’economia in un comune spazio economico. Venne creato il c.d. “Mercato unico” dove vigevano e vigono tuttora le regole della libera circolazione dei lavoratori, dei beni, dei capitali e dei servizi. Altrimenti detto, furono gradualmente eliminate tutte le conseguenze sull’economia derivanti dall’esistenza delle frontiere tra gli Stati membri. Presto anche altri Paesi europei si resero conto che i vantaggi derivanti dalla partecipazione alle comunità europee sono ben maggiori dalla limitazione di sovranità che tale partecipazione comporta e presentarono domande di adesione. Le tre comunità, costituite da sei Stati, sono cresciute nel tempo fino ad includere 25 membri dal 1.5.2004 e nuove candidature sono in corso di preparazione.

Gli allargamenti delle Comunità europee e dell’UE fino al 2004

Anno Paesi aderenti
1973 Danimarca, Irlanda, Regno Unito
1981 Grecia
1986 Spagna, Portogallo
1995 Austria, Finlandia, Svezia
2004 Rep. Ceca, Cipro, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia

I fondatori delle comunità posero alla base dell’integrazione europea alcuni principi-cardine, il rispetto dei quali è condizione imprescindibile sia per poterne aderire, che per mantenerne lo status di Stato membro. La democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti dell’uomo sono principi sanciti nei Trattati istitutivi delle comunità e dell’Unione e sono anche principi comuni a tutti gli Stati membri. L’UE riesce ad amalgamare tali principi, spesso puramente ideologici e di difficile attuazione pratica, con una realtà economica e sociale, con un benessere ed una sicurezza dei suoi cittadini, sviluppati nel corso degli anni e continuamente rafforzati. L’integrazione di un così elevato numero di Paesi europei viene raggiunta non attraverso l’imposizione forzata, come si è tentato di fare varie volte nella storia del continente, ma attraverso il semplice esempio di una convivenza civile e tramite la dimostrazione dei vantaggi di un’economia prospera. L’Unione europea riesce così a mostrarsi, agli occhi dell’osservatore esterno, un luogo di convivenza pacifica e civile, un luogo che garantisce crescita economica equilibrata, pace e sicurezza ai popoli che ne fanno parte. L’arma più forte di cui l’Unione europea dispone per “esportare” i propri valori nel resto dell’Europa è proprio il suo successo in oltre cinquant’anni di storia. I contrasti nazionali, inevitabili con la partecipazione di tanti Paesi, portatori ciascuno di interessi individuali, vengono superati con il dialogo e con la ricerca del compromesso, portando così ad un ulteriore rafforzamento dell’Unione. Oggi, infatti, è impensabile che uno Stato membro possa dichiarare guerra ad un altro, per risolvere un contrasto economico oppure un problema territoriale: sarebbe come dichiarare guerra a sé stessi! Si è realizzato in questo modo l’obiettivo primo delle Comunità, quello di evitare il ripetersi di eventi tragici che hanno visto i Paesi europei divisi ed in lotta, a volte tragica, tra di loro. Nella fase in cui l’UE viene allargata verso i PECO, è importante ricordare che i risultati ottenuti con l’integrazione economica e sociale sono solo dei mezzi, non il fine ultimo delle Comunità e dell’Unione. Gli obiettivi già raggiunti (la moneta unica, per esempio) o in corso di raggiungimento (come la Costituzione europea) sono degli obiettivi intermedi. Nello stesso modo, anche la firma dell’Accordo di adesione della Bulgaria e della Romania è solo un altro, importante passo in avanti.

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L'Autore
Ivo Ivantchev, é laureato in diritto delle Comunità europee presso l'Università di Firenze, Facoltà di economia - e-mail: ivantchev(at)abv.bg


[i] Col termine PECO si intendono i seguenti dieci Paesi: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia ed Ungheria.

[ii] Consultabile presso la biblioteca della Facoltà di Economia, Università di Firenze, a.a. 2003-2004.

[iii] Oggi esistono due comunità, la Comunità Europea (ex CEE) e la Comunità Europea per l’Energia Atomica. La Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio si è estinta il 23 luglio 2002, data di scadenza del Trattato istitutivo CECA.




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