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 Todor Zhivkov 
Pravec, 7 settembre 1911 - Sofia, 6 agosto 1998

Todor ZhivkovDi famiglia contadina, studiò alla scuola tecnica di disegno e incisione di Sofia e divenne operaio tipografo. Nel 1928 entrò nella gioventù comunista, aderendo poi al partito nel 1932. Durante la guerra fu commissario politico di uno dei distaccamenti partigiani della regione di Sofia che attaccarono le truppe tedesche il 9 settembre 1944.

Membro del Comitato direttivo del Fronte patriottico, eletto deputato all'Assemblea nazionale nel 1945, fu nominato nel Cc della Bkp (Partito Comunista Bulgaro) nel 1949 e nel Politbjuro nel 1951. Divenuto primo segretario del CC all'epoca della direzione collegiale (1953-1954), che sostituì V. Chervenkov nel periodo della destalinizzazione, assecondò quest'ultima con prudenza.

La sua posizione di leader fu temporaneamente rimessa in discussione nel 1958, in coincidenza con la ripresa della polemica del blocco comunista contro la Jugoslavia e il ritorno in auge di Chervenkov. Nel 1961, sull'onda del nuovo impulso impresso da N. Chruscev alla destalinizzazione, Zhivkov si affermò definitivamente come uomo forte del regime comunista, assumendo nel 1962 anche la carica di primo ministro; da allora mise in atto una politica di cauto riformismo economico.

Nel 1972, divenuto l'anno prima anche capo dello Stato, allentò la pressione sul settore agricolo con l'autorizzazione alla coltivazione di piccoli appezzamenti privati, che mise fine alla penuria di prodotti sui mercati; parallelamente fu potenziato il settore dell'industria leggera; nel decennio che seguì furono attuate una serie di riforme orientate verso il «socialismo di mercato», ricalcando con molta maggiore cautela l'esperimento del «nuovo meccanismo economico» ungherese. Il regime paternalistico e sempre più blandamente autoritario di Zhivkov sopravvisse senza scosse e senza troppe tensioni, garantendo ai cittadini bulgari un certo aumento del benessere materiale, grazie soprattutto all'occhio di riguardo che il patrono sovietico riservava al più fedele dei suoi alleati.

Nel 1989 Zhivkov mostrò di non opporsi all'idea di un «pluralismo socialista», con una parziale legalizzazione delle opposizioni, ma la sua repressione della minoranza turca suscitò la condanna della sessione della Csce sui diritti dell'uomo. Il 10 novembre 1989, due giorni dopo la caduta del muro di Berlino, Zhivkov si dimise dall'incarico di segretario generale del partito. Ritiratosi dalla vita politica, riuscì a evitare un processo politico ma venne condannato a una blanda pena per malversazione di fondi.

Aldo Agosti

Tratto da "Enciclopedia della sinistra europea nel XX secolo" - Editori Riuniti - 2000


Intervista a Todor Zhivkov




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