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 STORIA DELLA SINISTRA BULGARA 
di Petko Voev

All'inizio del XX secolo la socialdemocrazia non esercita una grande influenza in una Bulgaria ancora economicamente arretrata (ancora nel 1939 il rapporto tra la produzione agricola e quella industriale è di 3 a 1) ma si afferma come una forza sociale e politica ricca di fermenti ideali. Nel Partito socialdemocratico operaio bulgaro (BRSDP), fondato nel 1891, si formano alla fine due correnti. L'ala di sinistra, i cosiddetti «socialisti stretti» (tesni), guidata da D. Blagoev, difende il marxismo, si pronuncia contro il revisionismo e il millerandismo, ed è favorevole al centralismo e a una rigida disciplina. La corrente di destra, i «socialisti larghi» (siroki), con alla testa J. Sakasov, ha concezioni liberali riguardo alla teoria, alla tattica e all'organizzazione. L'aspra polemica fra le due ali finisce con la scissione del partito (1903) e con la nascita di due partiti, la BRSDP (t.s.) e la BRSDP (s.s.) - dal 1909 BRSDP (o) - dove la o sta per obedenina (unificato).

Più tardi, ciascuno di essi crea le proprie organizzazioni sindacali, giovanili, cooperative e femminili. La scissione si allarga e questo provoca conseguenze negative. Gli aspri contrasti e l'ostilità tra i partiti si diffonde anche nelle due organizzazioni sindacali, nate nel 1904, e rappresenta un grande ostacolo all'acquisizione da parte loro di un seguito di massa e all'efficacia della loro lotta. La tradizionale festa del Primo maggio, gli scioperi e le altre manifestazioni si svolgono separatamente, spesso anche in un clima di reciproca ostilità. Raramente le due ali della sinistra organizzano azioni comuni.

Dopo la scissione, la BRSDP (t.s.) si rafforza nelle sue posizioni organizzative e ideali. Concentra la sua attività esclusivamente tra le file della classe operaia, che è ridotta di numero, e si ispira al criterio di portare avanti azioni indipendenti, il che limita la sua base sociale e la sua influenza. Per contro la BRSDP (s.s.), diventato un partito autonomo, pur senza ignorare la classe operaia, si rivolge anche agli altri strati delle classi lavoratrici - impiegati, artigiani, contadini - e questo già assicura una base sociale più ampia e un'influenza maggiore. Le coalizioni con altri partiti lo aiutano a salvaguardare la sua rappresentanza parlamentare. Accetta nelle sue file i gruppi - esclusi dalla BRSDP (t.s.) - degli anarcoliberali e dei progressisti e prende il nome di Partito operaio socialdemocratico bulgaro unificato (BRSDP -o).

Con le guerre dal 1912 al 1918, s'inizia un nuovo periodo per lo sviluppo del paese che si concluderà solo con gli avvenimenti del 9 settembre 1944. La Bulgaria è coinvolta in quattro guerre, vive due catastrofi nazionali, tre colpi di Stato e quattro rivolte. Durante questo periodo, la sinistra è una forza politica attiva e influente.

Dal 1912 al 1918 la BRSDP (t.s.) pratica una politica pacifista, si dichiara contro la partecipazione del paese alle guerre, vota contro i crediti di guerra. Aderisce alla sinistra del movimento di Zimmerwald (1916). Vede una via d'uscita dalla guerra mondiale nella vittoria della rivoluzione sociale nei paesi sviluppati e la soluzione ai problemi dei Balcani nella creazione di una Repubblica balcanica federativa.

Dal canto suo la BRSDP (o) difende la politica del governo durante la guerra dei Balcani (1912-1913). Nel voto sui crediti di guerra, prima dell'entrata della Bulgaria nella prima guerra mondiale, si astiene, ma in seguito appoggia il governo. Nel 1918 si pronuncia contro la rivolta dei soldati. Non svolge alcuna critica nei confronti dell'Internazionale e dei grandi partiti socialdemocratici e non prende parte al movimento di Zimmerwald.

Dopo il 1917 la presa di posizione a favore della rivoluzione d'ottobre, per il bolscevismo e la Repubblica sovietica diventa una linea di demarcazione tra le forze di sinistra e di destra nella BRSDP (o). La BRSDP (t.s.) acclama la rivoluzione d'ottobre. Il suo compito più importante, al quale non rinuncia mai, diventa la difesa della Russia sovietica. Al XXII congresso del partito (maggio 1919) - che diventa il primo congresso del Partito comunista bulgaro (BKP) - assume le parole d'ordine bolsceviche nel suo programma, prende il nome di comunista e conferma la sua adesione al Comintern, del quale è uno dei fondatori. L'IC diventa il fattore decisivo per lo sviluppo e l'attività della BKP.

Dal 1919 al 1923, il Partito comunista diventa una formazione politica di massa influente. Nel 1915 conta 3.435 iscritti, nel 1922 ne ha già 35.000. Cresce la sua forza tra i contadini. Il congresso di partito del 1921 vara un programma agrario. Più tardi (1923) la BKP persegue la strategia del fronte unico dei lavoratori e cosi rinuncia al principio settario di portare avanti da solo azioni indipendenti. Il Partito comunista compie un nuovo balzo in avanti nella sua rappresentanza al Parlamento: se nel 1913 gli «stretti» avevano raccolto 54.297 voti e 18 seggi, e prima ancora, nel 1908, nemmeno un mandato e solo 2.500 voti nel 1919 la BKP ha già 118.000 voti e 47 seggi.

È il secondo partito dopo la Lega popolare dei contadini bulgari. Dal canto suo la Brsdn(o) dopo le guerre, mantiene i suoi principi socialdemocratici e la sua appartenenza alla Seconda Internazionale, e estende la sua base e la sua influenza principalmente tra gli impiegati statali. Da 4.885 nel 1915 i suoi iscritti diventano 24.566 nel 1922. Nelle elezioni parlamentari del 1919 ottiene 80.000 voti e 38 seggi. Per la prima volta i suoi rappresentanti prendono parte al governo (1918-1919). Come ministro del Lavoro, il suo leader, Sakasov, introduce la giornata lavorativa di otto ore.

Dopo le dimissioni del governo, la BRSDP (o) subisce una grave crisi. La sinistra che si era formata tra le sue file passa alla BKP. Intere organizzazioni di sindacati riformisti si uniscono ai sindacati comunisti. Alle elezioni parlamentari del 1920 la BRSDP (o) ottiene solo 8 seggi. Le posizioni dei comunisti e dei socialdemocratici si polarizzano, i contrasti tra loro si inaspriscono sempre più.

Il 9 giugno 1923 ha luogo un colpo di Stato militare. Il governo della Lega contadina viene rovesciato, il primo ministro A. Stamboliskij viene ucciso crudelmente. Ritornano al potere i vecchi partiti borghesi e la BKP decide di non intervenire negli avvenimenti. Tuttavia, sotto la pressione dell'Ic, cambia la sua posizione, prepara e guida l'insurrezione di settembre contro il potere dei sediziosi e a favore di un governo di operai e contadini.

Dopo la sconfitta dell'insurrezione, la BKP subisce pesanti perdite di quadri, viene messa al bando - al pari dei sindacati - nell'aprile 1924 e comincia a preparare una nuova rivolta. La BRSDP (o), invece, appoggia il colpo di Stato del 1923 e il nuovo governo. Disapprova l'insurrezione di settembre e appoggia la sua repressione. Questa posizione provoca una crisi all'interno del partito, che viene stimolata dalla critica della socialdemocrazia internazionale. Nel 1926 un gruppo di destra lascia il partito e forma una autonoma Federazione socialdemocratica.

Intanto, in risposta al terrore del governo, l'organizzazione militare della BKP organizza azioni terroristiche e compie un attentato nella cattedrale di Sofia (16 aprile 1925) -150 persone muoiono e circa 500 rimangono ferite. L'attentato offre al governo l'occasione per una nuova ondata di sanguinoso terrore che indigna l'Europa democratica. Senza essere giudicati da un tribunale, dozzine di comunisti e di membri della sinistra della Lega contadina vengono uccisi. Tra le vittime, i poeti G. Milev, C. Jassenov, S. Rumjanzev, il giornalista J. Herbst e altri.

Subiti i colpi più pesanti della sua storia, la BKP continua però a sopravvivere. Parallelamente a quelle illegali, fonda anche organizzazioni legali: i Sindacati indipendenti (1925), il Partito operaio (RP, 1927), la Lega giovanile degli operai (RMS, 1928) che lavorano sotto la sua direzione. All'inizio degli anni Trenta il movimento comunista riacquista rapidamente l'influenza del dopoguerra. La RP ha 30.000 iscritti, alle elezioni parlamentari (1931) ottiene 170.000 voti e 31 seggi e alle elezioni comunali (1932) 230.000 voti e il comune di Sofia. Le elezioni nella capitale vengono dichiarate nulle.

D'impulso alla ripresa e al rafforzamento del movimento comunista sono il contegno di G. Dimitrov al processo di Lipsia (1933) e la sua elezione a segretario generale dell'Ic. Gli aspri dissensi all'interno del partito, il corso settario di sinistra e le repressioni nell'URSS, che colpiscono anche l'emigrazione bulgara, eserciteranno però un'influenza negativa.

Su 2.500 comunisti bulgari emigrati nell'URSS, un migliaio sono colpiti dalle repressioni e circa 600 muoiono (Il «grande terrore»). Il 19 maggio 1934 ha luogo un nuovo colpo di Stato militare. Il regime va progressivamente verso il fascismo. Sotto l'influenza del corso antifascista dell'IC e delle condizioni della Bulgaria dopo il sovvertimento militare, la BKP da vita a una politica di unità delle forze democratiche antifasciste (I fronti popolari) (1934-1939).

I comunisti riescono a realizzare delle intese per una lotta comune con il Partito socialdemocratico, con la sinistra della Lega contadina e con una serie di partiti borghesi. Dopo il colpo di Stato del 19 maggio 1934, quando vengono messi al bando tutti i partiti politici, la BRSDP (cade dal 1931 nella sua denominazione il termine «unificato») aveva continuato la sua partecipazione alla vita politica principalmente grazie all'attività dei suoi leader. Nel 1936 vi è un'intesa tra i gruppi dirigenti della BKP e della BRSDP per la formazione di un fronte unico. All'interno della BRSDP si formano due correnti: quella di destra, antifascista ma anche anticomunista, e quella di sinistra, appoggiata dalle organizzazioni giovanili socialdemocratiche, che è a favore della collaborazione con i comunisti.

All'inizio della seconda guerra mondiale, la BKP oppone resistenza all'adesione della Bulgaria al patto tripartito (1941) e al suo coinvolgimento nell'aggressione hitleriana ai Balcani. Si pronuncia a favore della conclusione di un patto di non aggressione e d'aiuto reciproco che ha proposto il governo sovietico. Dopo l'attacco nazista all'URSS, inizia la lotta armata (24 giugno 1941). I comunisti sono gli iniziatori e la guida del movimento partigiano e dei gruppi di lotta e di sabotaggio, di cui rappresentano la forza predominante. Nel 1942 la BKP enuncia il suo programma di unità delle forze antifasciste. Durante la seconda guerra mondiale, la sinistra della BRSDP , a capo della quale è il segretario di partito D. Neikov, rafforza la sua posizione, collabora con i comunisti e le altre forze di sinistra antifasciste. I suoi rappresentanti prendono parte alla formazione del Fronte patriottico (Of), il quale si costituisce nel 1943, soprattutto per iniziativa dei comunisti, e rappresenta l'alleanza di quattro partiti di sinistra (BKP, Lega contadina Stamboliskij, BRSDP e il gruppo nazionalista Zveno).

In forza delle condizioni create dall'ingresso dell'esercito sovietico in Bulgaria (8 settembre 1944), il 9 settembre l'Of sale al potere. Si forma un governo con la partecipazione dei quattro partiti. Inizia un nuovo periodo nella storia del paese e della sinistra bulgara. Sotto la pesante pressione e con l'aiuto dell'URSS, si crea un sistema politico come quello sovietico.

Dopo il 9 settembre, la BKP e le sue organizzazioni tornano alla legalità. La consistenza dei suoi iscritti si fa sempre maggiore: 25.000 prima del 9 settembre 1944, 250.000 nel gennaio 1945, che diventeranno 932.000 nel 1986, poco prima della fine del regime. In due o tre anni, con i cambiamenti all'interno dell'apparato dello Stato, con la messa al bando dei partiti all'opposizione (1947) e grazie alla forte influenza esercitata sui partiti dell'Of, la BKP ottiene il totale monopolio del potere politico.

Anche la BRSDP si organizza dopo la liberazione del paese come partito legale. I suoi rappresentanti sono presenti a tutti i livelli dell'amministrazione statale e nei comitati dell'Of. Con la ricostruzione del partito, cominciano anche le lotte interne. La sinistra è favorevole a mantenere e proseguire la collaborazione con i comunisti. La destra si oppone al sistema totalitario in via di formazione e alla ingerenza sovietica nella vita interna del paese. I dissensi si fanno più profondi e portano alla scissione (1945).

La destra si costituisce in partito a sé, che riprende la denominazione di BRSDP (o) e passa all'opposizione nei confronti dell'Of. Nel 1947 viene messa al bando con gli altri partiti all'opposizione e alcuni membri del suo gruppo dirigente sono oggetto di repressione. All'estero si formano gruppi di profughi socialdemocratici: dal 1951 la BRSDP in esilio è membro come osservatore dell'Internazionale socialista.

La sinistra si impossessa della direzione e delle strutture della BRSDP e mantiene la sua posizione nell'Of, nel governo e nell'apparato statale. I suoi iscritti salgono a 40.000, ma la sua influenza sociale è insignificante. Alle elezioni parlamentari del novembre 1946 ottiene 79.511 voti (1,87% dei voti totali) e nove seggi. L'ulteriore avvicinamento tra la BKP e la BRSDP finisce con la loro fusione sulla base dei principi del marxismo-leninismo. A differenza di quanto accade nella maggior parte delle democrazie popolari, il partito unificato mantiene la denominazione di comunista.

Nel dicembre 1948 ha luogo il V congresso della BKP (il IV era stato nel 1922), che pone i fondamenti della linea generale per la costruzione delle basi del socialismo. Prima del 1989 la BKP terrà ancora otto congressi di partito, alcune conferenze e molti Cc. Particolarmente significativi sono: il congresso dell'aprile 1956, che approva risoluzioni che vanno nel senso di quelle del XX congresso del Pcus; il X congresso (1971), che ha approvato un programma per la formazione di una società socialista sviluppata; la sessione del Cc del luglio 1987, che motiva la necessità delle creazione di un nuovo modello di socialismo.

Durante il governo comunista, nonostante la violazione della libertà e dei diritti umani, la Bulgaria fa passi fondamentali per superare la sua arretratezza economica, si trasforma da paese agrario arretrato in un paese agrario-industriale mediamente sviluppato. I suoi successi in campo sociale, nell'edilizia, nella sanità, nella cultura, sono indiscutibili.

La sessione del Cc del 10 ottobre 1989, che solleva T. Zivkov dal compito di segretario generale e dà l'investitura a un nuovo gruppo dirigente del partito, rappresenta obiettivamente l'inizio di un nuovo periodo storico: il passaggio della Bulgaria alla democrazia. La direzione riformatrice della BKP - dal 1990 Partito socialista bulgaro (BSP) - apre un dialogo e entra in collaborazione con le nuove formazioni politiche che si riuniscono nell'Unione delle forze democratiche (Sds). Questo permette di trovare dei compromessi nei momenti di crisi più acuta (le agitazioni della minoranza turca nel 1989, l'incendio della sede del partito nel 1990, l'attacco al Parlamento nel 1997) e di evitare sanguinosi contrasti. La nuova costituzione conferma il processo democratico.

Il 26 novembre 1989 anche la BRSDP (o), vietata nel 1947, si riorganizza legalmente e riprende la sua attività sotto il nome di BRSDP . Conferma l'adesione ai principi socialdemocratici e l'appartenenza all'Internazionale socialista. La sua influenza cresce rapidamente, il numero degli iscritti raggiunge i 100.000. La BRSDP prende parte alla creazione della Sds ed è tra i gruppi più influenti e attivi al suo interno. Dà un grande contributo al successo della tavola rotonda delle forze politiche per una nuova Costituzione e poi alla sua adozione, all'elezione del nuovo Parlamento, a una transizione pacifica alla democrazia.

In coincidenza con la transizione alla democrazia, la BSP compie fondamentali cambiamenti in direzione della propria trasformazione in un partito del socialismo democratico contemporaneo. Senza rinunciare alla sua storia centenaria, essa accetta il programma dell'Internazionale socialista, presenta la propria candidatura a farne parte e presenta l'aspetto di un partito sempre più rispettabile (1994). La BSP si pronuncia a favore dell'integrazione della Bulgaria nelle strutture europee ed euroatlantiche. Fin dall'inizio di questa fase di transizione l'importanza del partito diminuisce sempre più. I suoi iscritti si riducono progressivamente. Di circa un milione di militanti che aveva nel 1989, la BSP ne conserva circa 300.000 dieci anni dopo. Vince le elezioni parlamentari (1990, 1994), però le perde nel 1991 e subisce una dura sconfitta nel 1997 (22,07% dei voti). Perde completamente la sua influenza sui sindacati che si dichiarano indipendenti.

Parallelamente alla trasformazione dei vecchi sindacati, nasce un nuovo sindacato, il Podkrepa, che non ha molti iscritti, ma è molto politicizzato e molto attivo sul fronte anticomunista. Con il nuovo statuto, nella BSP si formano diverse correnti di pensiero e frazioni che esprimono due tendenze principali tra loro in contrasto, quella marxista e quella socialdemocratica. Parti di queste correnti formano partiti comunisti e socialdemocratici autonomi, che per la maggior parte però sono privi di particolare importanza. La BSP rimane il partito con il maggior seguito di massa, la formazione più influente della sinistra e la forza principale all'opposizione.

L'evoluzione dell'ala socialdemocratica della sinistra bulgara presenta un cammino anche più accidentato. Dopo la scissione della Sds (1991), la BSPD e il club politico Ekoglasnost formano la Sds-centro, ma non sono in grado di superare il quorum del 4% nelle elezioni parlamentari (1991). Ne segue una rottura nella BSPD. Il numero degli iscritti diminuisce rapidamente, la rivista di partito cessa le pubblicazioni, l'influenza sociale del partito cala fortemente. I contrasti interni si fanno più aspri. Una parte degli iscritti ritorna nella Sds, un'altra passa ai nuovi gruppi socialdemocratici, nella Eurosinistra bulgara (BEL) e nel Blocco unito del lavoro (OBT).

Dal 1997 la BSPD, la BEL, l'OBT e la BSP con l'appoggio dell'Internazionale socialista hanno costanti rapporti tra loro e cercano vie e forme di azioni comuni. Tuttavia alla fine del XX secolo la sinistra bulgara è in crisi e profondamente divisa.

Bibliografia

J. Rothschild, The Communist Party of Bulgaria. Origins and Development, New York, Hoover Institution Press, 1959;
J.D. Bell, The Bulgarian Communist Party from Blagoev to Zhivkov, Stanford, Columbia University Press, 1977;
N. Oren, Bulgarian Communism. The Road to Power 1934-1944, New York-London, Columbia University Press, 1971;
N. Oren, Revolution Administred. Agrarianism and Communism in Bulgaria, Baltimor, Johns Hopkins University Press, 1973

Tratto da "Enciclopedia della sinistra europea nel XX secolo" - Editori Riuniti - 2000
Il presente articolo ha lo scopo di presentare il libro.




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