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 PETAR PARCHEVICH (1612-1674) 
di Dimitrina Aslanian (trad. di Gavrail Nenov)
Araldo Ecclesiastico di Petar Parchevich L'araldo ecclesiastico di Petar Parchevich

Missionario, diplomatico bulgaro del XVII secolo

Durante il XIV secolo, l’invasione ottomana in Europa ebbe conseguenze catastrofiche sulla sorte dello Stato bulgaro. Attaccato a più riprese, caduto sotto il dominio turco nel 1396 e cancellato dalla carta europea, esso fu annesso all’impero ottomano per rinascere quasi cinque secoli più tardi. Il suo popolo dovette subire una dura esistenza di oppressione e di sottomissione e, malgrado ciò, esso lottò senza smettere per preservare la propria identità e recuperare la propria libertà.

I primi segni del declino della potenza militare e politica degli Ottomani furono legati alle grandi scoperte geografiche. La colonizzazione e lo sfruttamento dei nuovi territori portarono i principali paesi occidentali ad una rapida espansione e ad un forte arricchimento. L’impero ottomano restò escluso da queste esplorazioni, immobile nelle sue strutture, nella sua economia, come anche nell’organizzazione del proprio esercito. Il suo ritardo tecnico-militare fu compensato da truppe sempre più numerose. L’impero continuò con le guerre depredatrici, che spesso terminavano con delle perdite considerevoli.

La più grande battaglia navale di quell’epoca ebbe luogo l’8 novembre 1571 a Lepanto (oggi Naupactos in Grecia). Gli Ottomani combatterono contro La Santa Liga[i] che vinse e procurò pesanti perdite ai turchi. La battaglia di Lepanto distrusse il mito dell’invincibilità turca. L’evento ebbe risonanza in tutti i paesi d’Europa e in particolare nei paesi balcanici sotto il dominio turco.

Questa situazione dell’impero turco incoraggiò la popolazione bulgara ad opporsi al suo oppressore. Alcuni patrioti bulgari più intraprendenti cominciarono ad organizzare la battaglia del popolo. Una insurrezione che ebbe luogo nell’autunno del 1598 a Tarnovo fallì, ma risvegliò la coscienza politica del popolo bulgaro. In seguito, molte persone consacrarono la loro vita per realizzare l’ideale della liberazione dal potere ottomano.

Tra costoro, i cattolici bulgari furono particolarmente attivi nel XVII secolo. L’intolleranza verso i cristiani ortodossi da una parte e la relativa libertà dei cattolici nell’impero ottomano dall’altra, attirarono alcuni strati della società bulgara verso il cattolicesimo. Tuttavia, il motivo principale di questa penetrazione in Bulgaria era la speranza che la liberazione dal giogo turco potesse venire dagli Stati europei uniti, oppure, che essi potessero assicurare una protezione religiosa, se non politica, alla popolazione. Giovani Bulgari si fecero monaci e studiarono in Italia. Questi cattolici istruiti svilupparono attività culturali e politiche importanti e molto utili.
Tale fu il caso di Petar Parcevich.

Nato nel 1612 a Ciprovtsi in una nobile famiglia di stirpe boiarda dai tempi della Bulgaria indipendente, fu inviato dai monaci cattolici in Italia all’età di 11 anni ed, in seguito, nel 1629, entrò nel collegio a Loreto[ii], fondato sotto papa Urbano VIII (1623-1644). Durante i sette anni di studi nel collegio, Petar Parcevich diede prova di una intelligenza non comune e di qualità di leader. Le numerose lettere dei suoi condiscepoli alla Congregazione[iii], di fatto scritti da lui stesso, testimoniano il suo eccezionale stile e la sua bella scrittura. Deciso ad accedere ad un più alto livello di erudizione, nel 1639 entrò nel Collegio di Roma[iv]. Alla fine dei suoi studi, grazie ai suoi due dottorati, in diritto ecclesiale e in teologia, davanti a lui si aprì una brillante carriera ecclesiale.

Sotto sua richiesta, Petar Parcevich ritornò comunque in Bulgaria nel 1643 ed entrò al servizio del vescovo di Sofia, Petar Bogdan Bakshev (1601-1677). Più grande di Parcevich, come lui studiò in Italia (Roma 1643). Le sue ricche conoscenze linguistiche, letterarie e scientifiche, come pure la sua attività nella diocesi cattolica di Sofia, gli permisero di esercitare anche un’attività per la liberazione del paese.[v]

Petar Bakshev e Petar Parcevich si distinsero come servitori della Chiesa cattolica, ma soprattutto come notevoli diplomatici, guide dei Bulgari nella loro lotta per la liberazione della Bulgaria. Petar Parcevich fu il più eminente militante della causa bulgara nell’ambito della diplomazia nell’epoca precedente il Rinascimento bulgaro. Con il suo arrivo in Bulgaria, Petar Parcevich entrò nel turbine politico e progressivamente diventò una personalità importante.

Nel 1644 l’arcivescovo moldavo Marko Bandina arrivò a Sofia ed insistette per avere Petar Parcevich come suo segretario. Prima della sua partenza Parcevich fu nominato prevosto. In viaggio per la Moldavia, i due si fermarono in Valacchia su invito dal vojvoda (principe) Matteo Bessarab. In segno di ringraziamento per la squisita accoglienza, Petar Parcevich pronunciò una lunga locuzione in latino davanti alla solenne udienza che impressionò fortemente il principe e facilitò la discussione sulle azioni da progettare contro l’impero ottomano. Il momento fu considerato molto propizio a causa della guerra fra Turchia e Venezia per la dominazione di Creta.

Durante queste discussioni si arrivò alla conclusione che le sole forze della Valacchia e dei rivoltosi Bulgari non sarebbero state sufficienti per combattere i Turchi. Fu presa la decisione di cercare l’aiuto di altre forze: il principe polacco Ladislavo IV, la repubblica di Venezia e il principe di Moldavia, Vasile Lupu. Furono incaricati Petar Parcevich e un monaco francescano di andare in Polonia e a Venezia per intavolare negoziati e organizzare una coalizione contro l’impero ottomano.

Petar Parcevich scrisse nei suoi appunti che partirono per la Polonia travestiti da Turchi con le loro lettere di accreditamento ben nascoste. Dopo numerose peripezie si presentarono al principe Ladislao IV Vasa (1632-1648). Decisamente antiturco, egli li accolse con amicizia. La sua buona volontà di sostegno giocò un grande ruolo nello sviluppo della situazione politica nella penisola balcanica. La sua inaspettata morte, il 20 marzo 1648, arrestò momentaneamente l’azione, ma i progetti per la liberazione della Bulgaria non furono abbandonati, semplicemente rimasero in attesa per circa due anni.

Tenuto conto della situazione e in accordo con Petar Parcevich, Petar Bakshev nel 1649 partì per Targovishte dal principe di Valacchia. I due decisero di richiamare immediatamente Petar Parcevich e di incaricarlo di una nuova missione diplomatica a Varsavia, Venezia e Vienna.

Petar Parcevich ritornò a Varsavia e incontrò il nuovo sovrano polacco, Jan II Kazinir Vasa, il quale, a sua volta, promise di aiutarlo. In seguito egli andò a Vienna per incontrare l’imperatore Ferdinando III (1637-1657), il quale espresse la sua grande compassione verso il popolo bulgaro. Spiegò che, personalmente, non poteva intraprendere azioni contro i Turchi, avendo concluso la pace con il sultano.

Il 6 gennaio dello stesso anno, Petar Parcevich si recò a Venezia e si presentò al segretario del Consiglio veneziano, Girolamo Bon, al quale consegnò le sue lettere. L’indomani Bon lo introdusse dal doge e al Senato. Là egli espose la sua missione, sottolineando che mai, dall’occupazione dell’Europa dell’Est da parte dei Turchi, la situazione internazionale era così favorevole per la loro liberazione. Petar Parcevich presentò anche le lettere dell’imperatore austriaco Ferdinando III e del nuovo principe polacco che mostravano l’estensione della sua azione, intrapresa per assicurare il successo di una sollevazione.

Il governo di Venezia preparò una risposta che fu letta il 12 luglio durante un ricevimento organizzato prima della partenza di Petar Parcevich. Congratulandosi con la decisione della popolazione di sollevarsi contro i Turchi, Venezia prese l’impegno di fare il necessario per deviare le forze ottomane e di influenzare altri sovrani. Petar Parcevich continuò la sua strada verso Roma, dove si presentò davanti al papa, che non volendosi impegnare per la causa, espresso solo qualche frase di simpatia.

Da Roma P. Parcevich ritornò in Moldavia dove si stabilì. Nel 1654, dopo la morte del vicario cattolico Marko Mandulovich, fu nominato al suo posto ed, in seguito, all’inizio del 1656 fu consacrato arcivescovo. Nello stesso anno si tenne un consiglio fra gli altri dignitari ecclesiastici per discutere le azioni da intraprendere per la liberazione dall’oppressione turca. Vi parteciparono, fra gli altri, il metropolita Cirillo di Tarnovo, il patriarca serbo Gavrail I e Petar Parcevich. Furono inviati messaggi alle popolazioni di Albania, Bulgaria, Grecia e Serbia.

Questo consiglio incaricò Petar Parcevich di nuove missioni diplomatiche. Per prima cosa si diresse verso Vienna dove arrivò nell’aprile 1656. Al ricevimento presso l’imperatore Ferdinando III, Petar Parcevich presentò dei piani ben preparati riguardanti il coordinamento delle azioni austriache con le sollevazioni delle popolazioni balcaniche. L’imperatore austriaco in primo luogo insistette per la regolarizzazione delle relazioni fra la Russia, la Polonia e l’Ucraina. Petar Parcevich si fermò tre mesi a Vienna, fino alla riconciliazione fra la Russia e la Polonia nel novembre 1656.

Tuttavia, il conflitto fra la Polonia e l’atamano Bogdan Hmelnitskiy (1595-1657), guida del movimento di liberazione cosacca, non era ancora risolto. Questo impediva all’imperatore austriaco di mantenere il suo impegno di sostenere il sollevamento balcanico. La nomea di Petar Parcevich come esperto diplomatico e la sua conoscenza delle lingue slave persuasero l’imperatore ad incaricarlo per questa missione. Nel gennaio 1657 egli ricevette istruzioni e lettere di accreditamento per intavolare i negoziati fra le due parti. Nel frattempo fu nominato consigliere dell’imperatore e barone. Da parte sua, Petar Parcevich fu molto motivato per il successo della missione diplomatica che avrebbe assicurato l’aiuto dell’Austria per la liberazione del popolo bulgaro.

Accompagnato da 15 persone, Petar Parcevich lasciò Vienna il 7 gennaio 1657 e, il 1 marzo, raggiunse villa Tchigirin, residenza di Bogdan Hmelnitskiy. Nel corso delle sue discussioni con l’atamano, egli riuscì a far accettare la richiesta del principe polacco, la liberazione dei territori polacchi occupati dai Cosacchi.

I documenti riguardanti la missione presso i Cosacchi sono conservati. Un testo scritto dall’atamano Bogdan Hmelnitskiy indirizzato allo tsar russo, descrive i consigli che Petar Parcevich gli aveva prodigato. Questi documenti storici permettono di comprendere la missione diplomatica di Parcevich, la preparazione della stessa, le posizioni formulate, i metodi utilizzati e le sue qualità diplomatiche. Il fatto che egli presentò delle lettere di accreditamento del principe polacco e dell’imperatore austriaco mostrano la stima della quale egli godeva da parte di questi sovrani.

Nelle lettere che Hmelnitskiy consegnò a Petar Parcevich prima della sua partenza, il 18 aprile 1657, egli lo ringrazia calorosamente e gli augura successi alla sua missione, sottolineando la sua assiduità ed abilità nell’esercizio dei suoi importanti e molto difficili compiti. Temendo che le lettere potessero essere rubate, Hmelnitskiy gli diede anche delle istruzioni segrete per l’imperatore austriaco.

Nel frattempo, l’imperatore Ferdinando III morì e l’imperatore Leopoldo I (1640-1705) gli succedette. Con il decreto del 19 maggio 1657, il nuovo imperatore confermò l’accreditamento di Petar Parcevich e lo incaricò di continuare i negoziati con Bogdan Hmelnitskiy. Alla morte di quest’ultimo, lo stesso anno, suo figlio, l’atamano Gheorghi Hmelnitskiy, gli succedette. Il 4 luglio 1657, l’imperatore Leonardo I consegnò a Parcevich un nuovo accreditamento e lettere indirizzate al nuovo atamano.

Negli anni seguenti, Petar Parcevich trovò molte difficoltà nell’esercizio dei suoi impegni diplomatici. Furono dovuti da una parte alla sua cattiva salute e dall’altra a problemi con la Congregazione per la diffusione della religione, che lo accusò di trascurare i suoi obblighi ecclesiali e di occuparsi piuttosto di incarichi diplomatici e politici.

Senza il permesso della Congregazione egli nel 1667 partì per Varsavia per il conflitto fra la Polonia e la Turchia. Quando la guerra scoppiò nel 1672, egli si preparò per andare di nuovo a Varsavia, Vienna e Roma.

Portatore di procure da parte del principe di Valacchia Grigore Ghica, del principe moldavo Stefan Petriceicu, dell’arcivescovo di Sofia Petar Bogdan Bakshev, Petar Parcevich verso la fine del 1673 iniziò da Venezia il tentativo di organizzare azioni anti-ottomane. Fu ricevuto in udienza dal Consiglio della Repubblica di Venezia il 5 dicembre 1963, presentò le sue lettere di accreditamento e spiegò che i popoli della Bulgaria e della Serbia erano pronte ad agire. Abilmente aggiunse che una vittoria sull’impero ottomano sarebbe stata una garanzia per Venezia, per la quale si aprirebbero le vie verso i mari Egeo e Nero e quelle del fiume Danubio.

Due giorni più tardi fu convocato dal Consiglio e gli fu spiegato che dopo le perdite subite durante la guerra di Creta, Venezia non era in facoltà di prendere altri impegni per azioni contro i Turchi.

Nel 1674, Petar Parcevich ottenne il permesso di recarsi a Roma. Fu ricevuto dal papa Clemente X (1670-1676) e incontrò eminenti rappresentanti della Congregazione, gli ambasciatori di Venezia, di Polonia e di altri Stati. Egli informò che il momento era di nuovo propizio per organizzarsi contro l’impero ottomano. Egli mise tutto il suo talento di diplomatico per convincerli dell’importante indebolimento dell’impero ottomano e per persuadere la Santa Sede della necessità di sostenere i Polacchi e di intraprendere una guerra contro la Turchia.

Malato e stanco a causa dei pellegrinaggi, morì a Roma il 23 luglio 1674. Fu sepolto nella chiesa di San Andrea della Frate, dove il suo sepolcro esiste tutt’oggi.

Nella storia della diplomazia bulgara, Petar Parcevich è considerato come un diplomatico di prim’ordine, incrollabile nel proseguire una meta e soprattutto ardente patriota, pronto a sacrificare tutto per la sua patria. Ha avuto come scopo fondamentale della sua vita la liberazione della sua patria, sfruttando le sue eccezionali qualità, la grande erudizione acquisita nei collegi cattolici dell’Italia del Rinascimento, l’eccellente conoscenza delle lingue, la sua mente acuta.

Il lontano glorioso passato dei Bulgari sostenne il suo morale e la sua speranza per l’avvenire. Allo stesso tempo, nelle sue insistenti imprese si servì di forti argomenti per aiutare il suo popolo, così meritevole a riacquistare la libertà.

Questo testo è un'anteprima di una raccolta di biografie di personaggi bulgari, intitolata ""Forgeons de l'histoire bulgare", scritto da Dimitrina Aslanian, di prossima pubblicazione. Si ringraziano l'autrice e il traduttore per la gentile concessione.



[i] Il re di Spagna, il papa, Malta e alcuni principati italiani si erano schierati dalla parte di Venezia ed avevano concluso questa alleanza
[ii] Fondato nel 1580, questo collegio forniva ai suoi studenti conoscenze sull’educazione religiosa, molto vaste e solide per l’epoca.
[iii] La Congregazione De Propaganda Fide fu fondata a Roma nel 1622 da papa Gregorio XV (1621-1623) Il papato sviluppò una vasta attività organizzativa ed amministrativa attraverso questa congregazione che progressivamente si trasformò in un centro mondiale di missionari cattolici.
[iv] Creato nel 1550 dal fondatore dell’ordine dei Gesuiti, Ignazio Loyola, aveva come scopo la preparazione di missionari e specialisti in filosofia e teologia. La sua rinomata scuola di alti studi in teologia conferirà al Collegio di Roma più tardi il nome di Università Gregoriana in memoria del suo protettore papa Gregorio XIII.
[v] Autore nel 1667 di una “Storia della Bulgaria”, anticipando di quasi 100 anni la Storia slavobulgara di Paisij Hilendarski. Fondatore dell’organizzazione rivoluzionaria bulgara che nel 1688 sollevò l’insurrezione di Chprovtsi (ndt.)



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