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 L'occupazione bulgara del Kosovo (1915-1918) 
di Noel Malcom

[La storia del Kosovo è stata in questo secolo una storia che ha visto quasi ininterrottamente il controllo militare della regione da parte dei più svariati eserciti. Turchi, serbi, italiani, tedeschi e jugoslavi si sono avvicendati nel controllo con le armi di quest'area dei Balcani. Una pagina meno nota di questa storia è quella dell'occupazione del Kosovo da parte di Austria e Bulgaria durante la prima guerra mondiale. Ne parla in breve nel suo recente libro "A Short History of Kosovo" lo storico inglese Noel Malcolm. L'occupazione bulgara del Kosovo è tra l'altro un tema tornato di attualità in questi giorni, vista la disponibilità data dal governo bulgaro ad appoggiare materialmente un intervento NATO nella regione - a.f.]

Nel novembre 1915 gli eserciti di Austria-Ungheria e Bulgaria conquistavano Mitrovica, Prishtina e Prizren in rapida successione. Il 29 novembre, quando Prizren è caduta, il numero totale di soldati serbi catturati durante la campagna aveva raggiunto la cifra di 150.000. [...] Gli austriaci conquistarono la parte settentrionale del territorio, mentre quella meridionale fu occupata dai bulgari. [...]

Le autorità austriache insediarono albanesi nel governo locale, consentirono loro di utilizzare la lingua albanese nel corso del loro lavoro e incoraggiarono attivamente la creazione di scuole in lingua albanese. La stessa politica venne applicata nell'Albania settentrionale e centrale nel 1916; in tali regioni gli austriaci crearono perfino delle scuole per la formazione di insegnanti e diedero vita a una "commissione letteraria albanese" per standardizzare l'ortografia e pubblicare libri albanesi in edizioni popolari a bassa prezzo. La politica ufficiale del Ministero degli Esteri austriaco nei confronti dell'Albania stessa applicava il principio secondo il quale si trattava di un paese neutrale amico e non di un territorio conquistato; i militari ritenevano questo atteggiamento come irrealistico e chiedevano una spartizione che vedesse la parte settentrionale, più il Kosovo, annessa all'Austria-Ungheria, ma il loro progetto non venne mai applicato [così come d'altronde non venne mai realizzata l'idea di unire il Kosovo all'Albania].

Oltre a essere separato dall'Albania, il territorio del Kosovo occupato dagli austriaci rimaneva diviso anche dalla zona occupata dai bulgari. Tale divisione è stata motivo di gravi tensioni politiche tra le due potenze. Quando in novembre la Terza Divisione dell'esercito bulgaro aveva conquistato sia Prishtina che Prizren, aveva sorpassato il limite preventivamente concordato dai due governi per l'espansione bulgara; ma invece di consegnare queste aree agli austriaci, i bulgari vi stanziarono dei soldati e vi insediarono una loro amministrazione civile, che venne quindi estesa anche al distretto di Gjakova [cioè quello in cui sono avvenuti i recenti scontri. E' interessante notare che dirigente dell'amministrazione bulgara in Kosovo venne nominato Dimitar Vlahov, noto esponente del movimento nazionale macedone, diventato poi trent'anni dopo primo presidente della Repubblica di Macedonia nella Federazione Socialista Jugoslava - N.d.T.]. Il re Ferdinando di Bulgaria si precipitò a visitare l'area e nel febbraio 1916 si preoccupò di assicurare agli austriaci che "una larga parte della popolazione è bulgara". Nell'aprile dello stesso anno gli austriaci rinunciarono ai propri piani, consentendo alla Bulgaria di occupare Prishtina e Prizren, chiedendo unicamente il loro ritiro da Gjakova. Le condizioni di vita sotto l'amministrazione bulgara erano decisamente peggiori di quelle della zona occupata dagli austriaci; vennero introdotti i lavori forzati per progetti come la costruzione di linee ferroviarie in Macedonia, vi furono ampie requisizioni di cibo e di materiali e tra il 1916 e il 1917 vi furono gravi carestie. Secondo l'arcivescovo Mjeda, nel solo 1917 circa 1.000 persone morirono di fame a Prizren. I serbi, molti dei quali vennero arrestati nella zona amministrata dagli austriaci, subirono repressioni ancora più dure sotto i bulgari, a causa in buona parte dell'inimicizia di lunga data tra la chiesa ortodossa bulgara e quella serba: il metropolita serbo di Skopje, che era fuggito a Prizren, venne sequestrato e ucciso da soldati bulgari. E così come i serbi avevano condotto una politica di serbizzazione forzata in Kosovo e in Macedonia durante il 1913-1915, i bulgari ora bulgarizzavano con la forza i macedoni e i serbi.

In queste circostanze, gli albanesi che avevano salutato con favore l'avanzata bulgara nel 1915 persero presto ogni illusione e molti reagirono contro il nuovo occupante nella loro maniera tradizionale. Nelle montagne della Skopska Crna Gora, il vecchio leader locale Idriz Seferi, che aveva preso parte a ogni ribellione fin dal 1878, organizzò numerose bande di kaçaki (irregolari): in un'azione nei pressi del suo villaggio di origine, Sefer, le sue bande uccisero venti soldati bulgari. Più tardi, sempre nel 1916, egli venne catturato dai bulgari per essere liberato solo alla fine della guerra. Un altro leader degli albanesi, Azem Bejta, aveva organizzato la resistenza contro gli austriaci e durante la guerra catturò un grande numero di soldati austriaci e tedeschi, ma un ufficiale che era incappato in una delle sue bande a nord di Prishtina ebbe più fortuna: gli fu consentito di proseguire con le parole: "Tedeschi buoni, bulgari non buoni".

[L'occupazione terminò nel 1918, quando le truppe bulgare, sconfitte sul campo dagli alleati, si ribellarono contro i loro ufficiali e si diressero verso Sofia per fare giustizia contro i principali responsabili della catastrofe, cioè il re Ferdinando e la sua corte, chiedendone la punizione, nonché l'abolizione della monarchia e la proclamazione della repubblica. Il re bulgaro, a corto di divisioni nella capitale, si salvò solo grazie all'aiuto delle truppe tedesche allora di stanza in Bulgaria, che inviò a sparare contro i propri soldati. Fondamentale, nell'aiutare il re Ferdinando e salvare la monarchia, fu anche la decisione dei socialisti di sinistra (in seguito comunisti) guidati da Dimitar Blagoev, forti nella capitale, di non appoggiare l'insurrezione - a.f.]

(da: Noel Malcolm, "A Short History of Kosovo", Macmillan, Londra, 1998 - traduzione dall'inglese e note di A. Ferrario)




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