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 Georgi Sheitanov (1896-1925) 

Nato nella cittadina di Jambol nel febbraio del 1896, Georgi è il quinto figlio di una famiglia moderatamente benestante grazie ai piccoli commerci favoriti dal ruolo che la città ricopre come capoluogo di un distretto cerealicolo molto florido.

La formazione del giovane Sheitanov risente fortemente della tradizione combattiva della città, in prima fila nelle lotte contro il dominio turco così come sarà nuovamente epicentro insurrezionale nel turbolento periodo 1920-23.

A forgiare il carattere ribelle sicuramente influiscono i “padri nobili” locali come il poeta rivoluzionario Ivan Kolessov (1837-1862), amico di Rakovski, o come il capitano Nicolas (Nicolas Filipov), che guidò la rivolta di Tirnovo nel 1856.

E il giovane Georgi non aspetta a mostrare i denti. Già nel 1913, influenzato dalla Rivoluzione russa del 1905, dallo studio approfondito della storia del movimento religioso dei Bogomili e dalla lettura dei giornali anarchici “Svobodno Obchtestvo” (Società libera) e “Bezvlastié” (Acrazia), sceglie la sua strada: espulso dal liceo per indisciplina subisce il primo arresto (con bastonatura per essersi rifiutato di pulire i cessi del commissariato).

Da questo battesimo la vita di Sheitanov sarà all’insegna dell’illegalità fino al tragico epilogo. Il primo obiettivo è fuggire dalla cupa società bulgara: inizia la sua vita vorticosa di girovago tra Bucarest, Istanbul (dove viene nuovamente arrestato), Gerusalemme, Il Cairo, Marsiglia e finalmente Parigi, capitale di tutti i rivoluzionari d’Europa. Qui – attraverso “LaRuche” di Sébastien Faure e “Temps Nou-veaux” di Jean Grave – conosce il pensiero anarchico contemporaneo.

Torna clandestinamente in Bulgaria nel 1914, deciso a tessere con le sue vecchie conoscenze socialdemocratiche e anarchiche una rete di gruppi d’azione rivoluzionaria. Nel frattempo, per tutta Europa soffia il vento della guerra e decide di dare il suo contributo alla campagna anti interventista. Arrestato, viene tradotto nel carcere di Plovdiv, dove è tra gli organizzatori della rivolta nel 1917.

Nello stesso anno riesce a evadere e a raggiungere la Russia in piena rivoluzione. Nei due anni seguenti la situazione russa rimane fluida e le repressioni contro i socialisti e anarchici sono ancora sporadiche. Sheitanov si convince che la rivoluzione sia esportabile anche in Bulgaria e lancia una proposta d’unità d’azione tra anarchici, socialisti e sindacalisti. Rientrato nel 1919, organizza a Jambol un congresso clandestino anarchico nel quale si progetta l’organizzazione armata dei militanti in vista dell’insurrezione.

Di nuovo arrestato e di nuovo evaso, Sheitanov passa alla lotta aperta. Nel 1923 la fallita sollevazione organizzata dagli anarchici, dai comunisti e dal movimento contadino lascia il campo a una spaventosa repressione. La sua fine è segnata: scoperto nel 1925, viene fucilato e decapitato nella stazione ferroviaria di Belovo insieme ad altri tredici militanti. Si dice che la sua testa venga portata come macabro trofeo a re Boris III.

Testo di Dino Taddei, pubblicato sul bollettino del Centro studi libertari / Archivio Pinelli (Luglio 2002)




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