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 La formazione del popolo Bulgaro 
di Giuseppe Cossuto

(Istituto per l'Oriente "C. A. Nallino", Roma - Associazione "OXUS")

1. BULGARI, SLAVI E TRACI

La voce "Bulgaria", riferita non soltanto all'attuale territorio del sud-est europeo ma ad un'area molto più estesa, entra per la prima volta nel 681 d.C. nelle fonti bizantine. [1] Da questo periodo fino alla fine del secolo IX, il "popolo bulgaro" era formato da tre gruppi umani principali ben distinti tra loro: Slavi, Proto-bulgari (ovvero i Bulgari originari) e Traci (latinizzati), che si andranno a fondere fino a costituire una unica entità.

Prima dell'arrivo delle orde proto-bulgare, gente di lingua e stirpe turca, la civiltà romana perpetuata dai Traci aveva dovuto fare i conti con l'invasione e la colonizzazione degli Slavi. I Traci, almeno nei secoli antecedenti alla venuta degli Slavi, parlavano indifferentemente, oltre il proprio idioma, anche il latino ed il greco. [2] L'ultima menzione di un nome proprio trace sembra da attribuirsi al cronista bizantino Teofane, nel 710 d. C.. [3]

I Traci, rappresentanti e portatori della civiltà latina, influenzarono non poco le tecniche agricole e costruttorie degli invasori Slavi e alcune tracce salienti della loro cultura, ad esempio il culto del cavaliere-eroe e alcuni toponomi e idronimi sono ancor oggi presenti in Bulgaria (ad esempio Plovdiv, che deriva dalla trace Pulpudeva, e il Rodope, giunto invariato sino ai nostri giorni).

I Proto-bulgari seppur di lingua turca, furono una popolazione mista già in origine (lo stesso etnonimo deriva dall'antico turco bulga: mescolare), [4] nella quale gli elementi iranici (Alani e Sarmati) sembra avessero una predominanza. Questa che può sembrare una discordanza lo è solo in apparenza. Ciò perché un'orda turca tradizionale di nuova formazione assume di solito il nome di un determinato gruppo egemone e, quindi, è più una confederazione di tribù che un'etnia.

E' dalle fonti armene che abbiamo i maggiori ragguagli sui primi Protobulgari. Già dal finire del IV secolo, nell'area a nord del Caucaso, i Protobulgari guidati da Vkhundur Vund si insediarono intorno al lago di Van, nell'odierna Turchia. I Bulgari cominciarono ad essere attratti dalle ricchezze di Bisanzio già nella metà del secolo V, dove li troviamo alleati degli Unni. Nel VII secolo consistenti gruppi di Protobulgari della Grande Bulgaria (un immenso territorio comprendente l'Ucraina e la Russia meridionale) entrarono in conflitto e vennero sconfitti dai Khazari, la classe dirigente dei quali era affine a loro per lingua e tradizioni, anche se una porzione dell'élite professava l'ebraismo. La capitale della Grande Bulgaria era Fanagoria (presso Taman, sul Mare d'Azov, la cosiddetta civiltà di Saltovo-Majak). Fu probabilmente in questo periodo (ovvero tra il V ed il VII secolo) che la "turchizzazione" delle élites bulgare raggiunse l'apice. Infatti nella confederazione entrarono gli Utiguri ("Popolo alleato), i Kutriguri (Gli "Eminenti") e gli Onuguri (Le "Dieci tribù").

Allo stesso modo si suppone che varie tribù slave, quali i Poliani, i Severiani e i Vjatci, entrarono come tributarie della confederazione bulgara e dei Khazari già nel periodo della Grande Bulgaria. Questo potrebbe aver favorito la fusione successiva dei Protobulgari con gli Slavi nell'area bulgara odierna.

Uno dei metodi utilizzati per discernere i Turchi dagli Indoeuropei della medesima confederazione bulgara è che mentre i primi usavano seppellire i propri morti nel terreno, in maniera isolata, al contrario gli Alani invece li inumavano in vaste necropoli.

La Grande Bulgaria intratteneva rapporti di scambio commerciale e culturale con la Corasmia e, tramite questi, ci fu una forte penetrazione artistica iranica tra i Bulgari.

Uno dei cinque figli del khan Kuvrat (Kobrat), che portava un nome di origine iranica Asparuch (Isperich: Il Lodolaio), si diresse, intorno al 670 circa, verso occidente e si stanziò, per un certo tempo tra il Danubio e il Dnepr.

Un altro figlio di Kuvrat lasciò anch'egli i territori aviti e valicò i Carpazi, situandosi con la sua gente tra gli Avari.


2. NOTE SULLA CIVILTÀ PROTO-BULGARA DELLA GRANDE BULGARIA

Un fastidioso luogo comune vuole i Turchi delle steppe privi di tecniche di costruzione avanzate. Questo cliché è stato distrutto dalle scoperte archeologiche di scuola sovietica che hanno dimostrato come Sarkel, Tamartakha e Fanagoria fossero in realtà dei centri urbani di notevole entità.

I Bulgari esercitavano le attività economiche tipiche dei popoli della steppa, ovvero la pastorizia e l'allevamento, in special modo dei grandi animali. Questo rapporto particolare con il cavallo dava loro la possibilità di avere una temibile cavalleria. Un'altra attività molto praticata era la razzia e il commercio degli schiavi, da qui la necessità di espansione verso le terre abitate dagli Slavi.

La loro divinità principale era Tanrï, il Dio-Cielo, tipico dei popoli della steppa. Tanrï è eterno, celeste, elevato, potente, creatore o meno, dato che l'"Universo si è formato". Vi erano poi una infinità di divinità secondarie, alcune emanazione di Tanri (come Ob-Tanrï, il Dio-Tempo) ed altre originali. I Bulgari aderivano al complesso di credenze pratiche noto come sciamanesimo, che molte tracce ha lasciato nel folklore bulgaro odierno, in parte frammisto alle credenze slave. Praticavano il sacrificio del cane, animale che faceva da congiunzione tra il mondo dei vivi e l'altro.

Gli animali nella società turca arcaica detenevano un ruolo non trascurabile. Oltre a contrassegnare molto spesso l’antenato eponimo di una determinata gens servivano per scandire il tempo. Anche tra i Bulgari dei Balcani (diretti discendenti dei Bulgari della Grande Bulgaria) troviamo l’uso del calendario dei Dodici Animali, preso in prestito dalla Cina. La più antica attestazione di questo calendario è del 584 d.C. e risale ai Türük occidentali. Tramite gli Avari raggiungerà l’oriente europeo e verrà utilizzato dai Bulgari (che ne lasceranno testimonianza) a partire dal VII secolo. Si fonda su di un ciclo di dodici animali secondo il quale ogni anno, ogni mese, ogni giorno sono posti sotto il segno di un animale differente: [5]


Nome italiano Nome turco Mese
Topo Sïcgan, küskü Dicembre
Bue Ud Gennaio
Tigre Bars, pars Febbraio
Lepre Tawïshgan Marzo
Drago Luu Aprile
Serpente Yïlan Maggio
Cavallo Yont (at) Giugno
Montone Koyn Luglio
Scimmia Biçin Agosto
Gallo (pollo) Takiku (tavuk) Settembre
Cane It (köpek) Ottobre
Maiale Lagzïn Novembre[6]


3. BULGARI E SLAVI NEI BALCANI

Prima dell'arrivo degli Slavi le terre dell'attuale Bulgaria erano in tutto e per tutto partecipi della civiltà urbana e rurale romana. A partire dal IV secolo d.C. gli stessi territori furono centri di intensa vita cristiana. Con l'arrivo prima degli Slavi e in seguito dei Proto-bulgari, la regione ritornò quasi esclusivamente pagana.

Gli Slavi sommersero la civiltà urbana dei Traci romanizzati con il loro numero, approfittando della scarsa protezione offerta dalle guarnigioni bizantine, al tempo impegnate nelle vittoriose campagne d'Occidente ordinate da Giustiniano (527-565). [7] Prima di allora furono gli Anti (il cosiddetto "gruppo di Pen'kovka"), sotto il regno di Giustino I (518-527) a cercare di invadere l'Impero, ma vennero respinti. Anche gli Anti non erano degli Slavi "puri" ma avevano assorbito alcuni gruppi di Sarmati, i quali ne presero la lingua e alcune costumanze. [8]

I Proto-bulgari, come si è accennato, avevano già conoscenza degli Slavi prima del loro arrivo nell'odierna Bulgaria. Ma, generalmente, i rapporti tra i due gruppi non erano stati per nulla pacifici. Cavalieri guerrieri i Proto-bulgari, appiedata e il più delle volte, affamata massa, gli Slavi. I primi viventi di preda (soprattutto a discapito dei secondi) e di allevamento, gli ultimi principalmente agricoltori, minacciati dalla loro stessa prolificità. [9]

Il precedentemente citato Asparuch si stabilì, verso il 670, nel Bujak (Bessarabia meridionale) e fondò un potente Stato che ebbe come capitale Pliska. Dal Bucak i Bulgari potevano predare l’intera Mesia, Filippopoli, Adrianopoli e la stessa Costantinopoli. L’imperatore bizantino Costantino IV Pogonato (668-685) decise di intraprendere una grande campagna, per terra e per mare, contro gli invasori. Protetti dalle paludi del delta del Danubio come da una fortezza inespugnabile, i Bulgari distrussero l’esercito imperiale e dilagarono verso sud.

Costantino IV fu costretto a stipulare una pace svantaggiosa che comprendeva tra l'altro un forte tributo annuo con i vincitori che oramai dominavano anche Odessos (la futura Varna) e che poco dopo, nell’estate del 681, imposero il proprio dominio sulla compagine slava della Mesia nota come “Sette tribù" (infatti gli Slavi non erano stati capaci di formare alcuna duratura dinastia egemone), fatto basilare per la successiva slavizzazione dei Proto-bulgari.

I Proto-bulgari imposero il tributo annuale alle Sette tribù slave e le compresero nella loro confederazione. I Proto-bulgari funzionarono quindi come catalizzatore delle varie compagini etnico-linguistiche della zona ed è a loro che si deve la formazione e la concretizzazione della Bulgaria: la terra dei Bulgari.

Ma la slavizzazione dei Proto-bulgari non fu immediata. Infatti, i Proto-bulgari erano una aristocrazia guerriera nomade, con usi, costumi e credenze nettamente diverse da quelle delle masse slave. Anzi un profondo senso di alterità divideva gli egemoni dai sottomessi. I Proto-bulgari non imposero la propria credenza e non cercavano integrazione alcuna, convinti della sacralità del loro potere. Più tributari e vassalli vi erano, più ricchezze sarebbero affluite nel tesoro del nascente Stato, più ricchi si era più elementi guerrieri provenienti dai gruppi affini (Avari, Khazari, ecc.) sarebbero divenuti federati dei Proto-bulgari, indebolendo i potenti vicini e contribuendo all'aumento del potere aristocratico. [10] In una società improntata su un rapporto quasi simbiotico con il cavallo, quale quella proto-bulgara, lo spazio per degli agricoltori appiedati quali gli Slavi era ristretta alla mera produzione.

I Proto-bulgari arrivarono, inoltre, in Bulgaria con mogli e figli al seguito e ciò favorì il perpetuarsi della struttura ermetica della società. [11]

La penetrazione dell'elemento slavo nelle élite fu lentissimo. Solo dopo un secolo e mezzo l'arrivo e lo stanziamento dei Proto-bulgari in Bulgaria, apparirà un nome slavo nella classe dirigente bulgara, un tale Dragomir inviato come ambasciatore a Bisanzio dal khan Krum nel 812 d.C.. [12] Ma è proprio in questi anni che anche nella famiglia regnante bulgara compare l'onomastica slava. Il figlio di Omurtag, infatti, porterà due nomi, il primo tipicamente turco: Voin, il secondo prettamente slavo: Nravota. I suoi fratelli avranno nome slavo, Svinica e Malomir. Il processo di slavizzazione linguistica nelle classi egemoni dava i primi segni.

Ma la slavizzazione dell'élite non fu indolore e pacifica. Specialmente sotto Teletz (762-765), rappresentante del partito bulgaro anti-bizantino e difensore dei privilegi della nobiltà guerriera bulgara in funzione anti-slava [13] e Telerig (ca. 772-777) ci furono grandi scontri contro gli Slavi e i Bizantini, in buona parte terminati con la sconfitta dei Bulgari. [14]

I Proto-bulgari fondavano il proprio potere sulla tradizione dei popoli delle steppe. A tale scopo, il loro clan dominante i Dulo (Djula) si era creato una linea di ascendenza con il più famoso condottiero delle steppe occidentali: Attila. Ciò ci viene espressamente tramandato da uno dei loro testi più antichi: la Lista dei primi khan, nel quale i Dulo si consideravano diretti discendenti da un figlio di Attila (Avitokhol), Ernac (Ernah). [15]

A Pliska, l'antica capitale di Asparuch sono stati ritrovate numerose steli redatte principalmente in runico, che illustrano brillantemente, anche se sinteticamente, il complesso di pensiero e il sistema sociale dei Proto-bulgari.

La scrittura runica dei Bulgari era di tipo epigrafico, adatta quindi a celebrare, a marcare territori e bestiame (tamga) ma non certo comoda per illustrare una letteratura. I loro primi testi furono pertanto redatti in greco. Il greco, divenne, probabilmente grazie alla persistenza di elementi traci nella cancelleria, anche la lingua franca per comunicare con gli Slavi (anch'essi privi di scrittura propria, prima dell'arrivo di Cirillo e Metodio), per redigere leggi e stipulare trattati.

La stessa struttura architettonica di Pliska è indicativa del sistema di pensiero proto-bulgaro. Pliska infatti sorse vicino ad un piccolo agglomerato slavo, a sua volta costruito intorno a rovine traco-romane. A Pliska tutto era grande, potente, massiccio, austero: un immenso campo fortificato di 23 km quadrati protetto da tre cinte difensive. La città interna era il cuore stesso dello Stato e della capitale, con i palazzi del khan ed il tempio a Tanrï, nei dintorni, separate, vi erano le capanne seminterrate degli Slavi e le yurt dei Bulgari. Pliska rifletteva, in grande stile, l'otak turco, ovvero l'accampamento dei vari clan. La città venne distrutta dall'imperatore bizantino Niceforo Foca al tempo del khan Krum (ca. 803-814).

Krum era un bulgaro di Pannonia. Fu sotto il suo regno che i Bulgari poterono riprendersi la rivincita contro i Bizantini e addirittura arrivare a assediare Costantinopoli. Krum riuscì a uccidere Niceforo in battaglia e a farsi una coppa del suo cranio. [16] Anche Krum, come Attila, morì per una emorragia celebrale (13 aprile 814). Durante il regno del successore di Krum, Omurtag (814-831), i Bulgari ebbero un periodo di lunga pace con i Bizantini. Le guerre contro i Bizantini ripresero con il figlio di Omurtag, Malomir (831-836) e con Pressian (836-852). Fu il figlio di quest’ultimo, Boris I (852-889), che si convertì al cristianesimo (autunno 865) e prese il nome cristiano di Michele. [17] Ma già durante il regno di suo figlio Vladimir (889-893), i nobili bulgari tentarono di restaurare la religione atavica dei Proto-bulgari.

Ma oramai la fusione con gli Slavi era un fatto pressoché concluso.

I Proto-bulgari hanno lasciato nel vocabolario bulgaro attuale alcuni termini, in special modo legati all'amministrazione dello Stato.

In una delle steli di Pliska, il khan Omurtag ha fatto scrivere:

"Muore l'uomo seppur bene abbia vissuto, ed un altro vede il giorno. Colui che è venuto al mondo più tardi, legga questa iscrizione, e si rammenti di chi la fatta." [18]

Questo breve contributo ha solo lo scopo, probabilmente non compiuto, di ottemperare alle disposizioni del Khan.


BIBLIOGRAFIA

[1] D. Angelov, "La formation de la nationalité bulgare", Etudes Balkaniques, 4, 1969, p. 14-37.

[2] F. Conte, "Gli Slavi" Le civiltà dell'Europa centrale e orientale, Einaudi, Torino, 1993, p. 296.

[3] D. Angelov, Op. cit., p. 26.

[4] Esistono ipotesi diverse sull'origine di questo etnonimo, molte delle quali artificiose. Si rimanda a D. M. Dunlop, The History of the Jewish Khazars, Princeton University Press, New Jersey, 1953, p. 40 per ulteriori approfondimenti.

[5] J. P. Roux, Storia dei Turchi, Garzanti, Milano, 1988, p. 65.

[6] Il presente calendario è basato su J. P. Roux, Faune et flore sacrées dans les sociétés altaiques, Maisonneuve, Paris, 1966, p. 77.

[7] Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Einaudi, Torino, 1993, p. 62.

[8] F. Conte, "Gli Slavi", cit., p. 129.

[9] Ibidem, p. 162. Utile anche per chiarire il rapporto tra Alani e Slavi.

[10] Rimando, per queste dinamiche tipiche dell'aristocrazia nomade alla bibliografia inserita nel mio Storia dei Turchi di Dobrugia, ISIS, Istanbul, 2001, p. 24 e ss.

[11] F. Conte, "Gli Slavi...", cit., p. 304-305.

[12] Ibidem, p. 304.

[13] Una grande massa di Slavi fu insediata in Bitinia, in Asia Minore, per sfuggire alla repressione protobulgara. Vedi al riguardo Zlatarski, Istorija, I, p. e ss., cit. in G. Ostrogorsky, Op. cit., p. 190, nota 70.

[14] G. Ostrogorsky, Op. cit., p. 152-153.

[15] J. P. Roux, Faune..., cit., p. 298 da integrare con le precisazioni riguardo questa “lista” espresse da J. P. Roux, “Storia...”, cit., p. 57. Sulle fonti riguardo l’ascendenza turca dei primi Bulgari e dei Bulgari del Danubio si veda Gyorgy Székely, “Les sources et les traditions concernant les rencontres des ancjens Hongrois et Bulgares”, in Byzance et ses voisins. Mélanges à la mémoire de Gyula Moravcsik à l'occasion du centième anniversarie de sa naissance, Generalia, Szeged, 1994, p. 53 e ss.

[16] Si tratta dell’imperatore Niceforo I (802-811), il quale durante una sua campagna vittoriosa contro Krum venne annientato ed ucciso in una battaglia montana dai Bulgari fuggiaschi. Fu questa la seconda volta, nella storia bizantina, che un imperatore cadeva in mano “barbara”. Le conseguenze nell’impero furono disastrose.

[17] Christo Christov, La Bulgarie. 1300 ans d’histoire, Sofia-Press, 1980. Questo libro è interessante in quanto esempio della “storiografia di regime” bulgara.

[18] M. Stantcheva, Bulgarie. Trois capitales anciennes, Paris, 1981.



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