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Bulgaro
     
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 Marin Drinov 
1838-1906

Marin Drinov

Il padre della storiografia moderna bulgara, Marin Drlnov, nacque nel 1838 a Panagjurishte. Il suo intelletto e talento furono notati e debitamente apprezzati dai notabili della città, che gli offrirono i mezzi necessari affinché andasse a studiare in Russia. Quindi egli parti nel 1858 insieme ad un altro suo concittadino. Dopo aver frequentato il seminario ortodosso di Kiev, nel 1861 si iscrisse alla facoltà di storia e filologia dell'università di Mosca. Dopo la laurea ricevette il grado di “candidato per le scienze storico-filologiche” e divenne precettore presso nella famiglia della principessa Golichilna.

Ciò gli dette la possibilità di viaggiare molto. Marin Drinov lavorò nei maggiori centri scientifici e archivi dell'Europa di quell'epoca: Vienna, Varsavia, Praga, Parigi. Scopri nella biblioteca e nell'archivio del Vaticano fonti della storia bulgara eccezionalmente importanti. Nel 1869 furono pubblicate due sue opere che dettero l'avvio alla storiografia bulgara moderna: “Sguardo sull'origine del popolo bulgaro e l'inizio della storia bulgara” e “Rassegna storica della Chiesa Bulgara dalla sua fondazione ad oggi”.

Con la dissertazione delle altre due sue grandi ricerche storielle "L'insediamento degli Slavi nella Penisola Balcanica” (1872) e “Gli slavi meridionali e Bisanzio nel X secolo” (1875) egli ottenne consecutivamente le cattedre di docente e professore presso l'Università di Charkov, dove insegnò sino alla morte, per più di 30 anni.

Dopo la proclamazione della guerra di liberazione russo-turca nel 1877, Drinov rimpatriò mosso dal desiderio di partecipare all'edificazione del nuovo Stato. Prese parte all'impostazione dei fondamentali principi democratici della Costituzione di Tarnovo (1879), alla messa a punto del modello democratico e pedagogico dell'istruzione bulgara e alla costituzione dei principali enti culturali del giovane Stato. Marin Drinov fu il primo presidente dell'associazione letteraria bulgara, il prototipo dell'accademia delle scienze bulgara, il primo ministro della pubblica istruzione, colui che propose di designare Sofia a capitale del giovane Stato.

Nel 1879 Drinov rientrò a Charkov, dove visse sino alla morte sopraggiunta nel 1906. Per il suo operato storico e sociale, Marin Drinov è considerato una delle maggiori figure del Risorgimento bulgaro e della slavistica mondiale.


UN BULGARO NEGLI ARCHIVI ITALIANI
di Joanna Spisarevska

Ci sono numerosi dati sul soggiorno di Marin Drinov in Italia dal 1869 al 1870, dati attinti dalle sue memorie, dalla corrispondenza con suoi connazionali e scienziati stranieri. Non disponendo di sufficiente spazio, non abbiamo la possibilità di entrare nei particolari per quanto essi siano interessanti. Faremo soltanto un tentativo di aggiornare le nostre informazioni sulle ricerche effettuate dal giovane bulgaro negli archivi e nelle biblioteche di Napoli, Pesaro e Roma. Malgrado il poco tempo libero che gli rimaneva dopo il coscienzioso assolvimento degli impegni di insegnante presso la famiglia della principessa Golichina, Marin Drinov lavorava con zelo nelle biblioteche e negli archivi cercando nuove fonti documentali sulla storia dei bulgari soggiogati dagli ottomani. “Lavorare energicamente sulla base della conoscenza popolare” — questo era lo scopo che si proponeva sin dall'inizio della sua attività scientifica.

Alla fine del dicembre 1869 e ai primi di gennaio dell'anno successivo, Marin Drinov, avvalendosi della collaborazione del noto storico russo Vikentij Makushev (1837-1883), iniziò a studiare le collezioni di manoscritti e di libri antichi a stampa custodite nel Grande Archivio, nella biblioteca del Museo Nazionale e nella biblioteca Brancaccio di Napoli.
Fra le varie scoperte importanti di Drinov e Makushev, particolare attenzione meritano quelle fatte nel Grande Archivio, chiamato oggi Archivio statale di Napoli.

Perché proprio li? Perché malgrado gli sforzi della sua direzione di custodire durante la II guerra mondiale i documenti più preziosi, in seguito ad un'incursione aerea tedesca l'8 settembre 1943 alcuni fondi documentali furono quasi completamente distrutti. Il fondo che custodiva 55.000 manoscritti di carattere diplomatico, dopo le azioni militari non contava più di 3.000 documenti. Gravissima fu la perdita di manoscritti di inestimabile del secondo Stato bulgaro (1185-1396) e al passato dei popoli balcanici. I documenti confermavano la tesi sull'esistenza di una comunità bulgara a Napoli sin dal secolo XIV, che abitava in un “quartiere bulgaro”, come anche dei bulgari presso la corte dei re di Napoli nel secolo XV.

In seguito Drinov si orientò verso manoscritti che illustravano il periodo del regno d'Aragona (1440-1500), contemporaneo con gli anni più terribili per la Penisola Balcanica - il dominio ottomano. I documenti che lo scienziato bulgaro riuscì a scoprire, una decina in tutto, trattano perifericamente la storia bulgara. Sebbene i freddi mesi d'inverno non fossero particolarmente propizi al lavoro negli archivi non riscaldati e benché Drinov solesse trascorrere l'estate insieme alla famiglia della principessa importanza storica facenti parte dell'archivio della Cancelleria degli Angiò.

Essendo oggi quasi impossibile studiare il periodo degli Angiò (1266-1442), periodo ricco di informazioni non solo sulla storia italiana, ma anche su quella slava e bulgara, ci soffermeremo in modo particolare sulle fonti scoperte dallo scienziato bulgaro. Drinov cominciò a studiare le cosiddette arche, cioè casse di legno in cui una volta si depositavano dei manoscritti rilegati in seguito in 48 in folio. La minuziosa ricerca di documenti paleografici estremamente difficili da decifrare fu ricompensata con la scoperta di una ventina di manoscritti connessi alla storia Golichina ad Ischia, nota per le sue sorgenti d'acqua termale, egli proseguì il tenace lavoro nella biblioteca del Museo Nazionale e nella biblioteca fondata dal cardinale Brancaccio nel 1763.

Nella biblioteca del Museo Nazionale Drinov riuscì a scoprire alcune relazioni e descrizioni dell'Impero Ottomano risalenti ai secoli XVI-XVIII, documenti che furono pubblicati molto più tardi e purtroppo non dallo scienziato bulgaro. Si trattava delle relazioni di Marcantonio Barbaro del 1572; di Veniero, di Giovanni Contarini, del famoso contratto commerciale che il figlio di Dobroticha, Ivanko, aveva firmato nel 1387, con i genovesi documento che era già stato pubblicato, ma che già allora rappresentava una rarità bibliografica. Drinov era infinitamente grato al suo collega e amico russo Makushev che generosamente lo aveva aiutato a scoprire importanti documenti sulla storia del bulgari. Particolare rilievo meritano il patto fra Ivan Aleksandar con Venezia del 1347 e la sua lettera al doge veneziano Dandolo inviata da Nikopol nel 1359.

Non meno interessanti furono i manoscritti scoperti da Drinov nella biblioteca Brancaccio. La maggior parte riguardano la diffusione del cattolicesimo nelle terre bulgare durante il secolo XII. Le informazioni sulla Diocesi di Marzianopoli del 1654 coincidono con le informazioni delle fonti dell'archivio “Per la diffusione della fede” custodite a Roma e dell'archivio segreto del Vaticano, fonti connesse con la designazione di Petar Parcevic ad arcivescovo del Marzianopoli. Tra gli altri documenti importanti da rilevare quelli relativi al Patriarcato di Costantinopoli, alla giurisdizione della diocesi di Prizren e alcune relazioni sullo stato dell'Impero ottomano e dei popoli sotto il suo dominio nei secoli XIV-XVII.

Solo questo sguardo fugace sulle ricerche di Marin Drinov durante il soggiorno di 8 mesi a Napoli e all'isola di Ischia è sufficiente per rendersi conto della sua operosità, del suo talento di storico e di ricercatore, delle possibilità di avviare nuove ricerche in base al suo ricco fondo d'archivio custodito nella Biblioteca Nazionale Cirillo e Metodio. Anche se frammentarie, le copie dei documenti della Cancelleria degli Angiò, distrutti durante la guerra risultano l'unico punto di riferimento per l'eventuale ricostruzione di informazioni irrimediabilmente perse sulla storia della Bulgaria. La stessa cosa la si può dire anche al riguardo della pubblicazione delle altre fonti scoperte da Marin Drinov negli altri centri culturali italiani, indispensabile alla nostra storiografia.

Fonte: Rivista "Bulgaria"




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