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 BIOGRAFIA DI GEORGI DIMITROV (1882-1949) 

G. Dimitrov Gheorghi Dimitrov nasce il 18 Giugno 1882 nel villaggio di Kovachevtsi nel distretto di Radomir. Suo padre era morto nel 1913. Piccolo artigiano prima di diventare operaio, godeva della stima di quanti lo conoscevano. Quando Gheorghi, e più tardi i fratelli minori, intrapresero la via della rivoluzione, anche il padre, spinto dal maggiore, aderì alle idee rivoluzionarie dei suoi figli e parecchie volte essi ebbero in lui un abile collaboratore.

La madre, imitando il marito, aiutò i figli nella loro attività rivoluzionaria. senza istruzione, ma molto intelligente, Paraçkeva Dimitrova, aveva serbato il ricordo di un'infanzia di miseria. Condividendo la sorte di migliaia di figli di contadini poveri, fin dall'età di otto anni, aveva lavorato dall'alba al tramonto presso un padrone di città che sfruttava vergognosamente il lavoro minorile.

Gli altri tre fratelli di Dimitrov erano già caduti nella lotta, Costantino, che morì per primo, era stato segretario del sindacato dei tipografi di Sofia. Durante la guerra dei Balcani (1912-1913), i nemici per sbarazzarsi di questo scomodo rivoluzionario, lo inviarono al fronte, in prima linea, ove cadde.

Dopo Costantino, morì Nicola. Era partito per la Russia al momento della tempesta rivoluzionaria del 1905. La polizia nel 1908 lo arrestò a Odessa in una tipografia clandestina del Partito Socialdemocratico. Fu condannato alla deportazione a vita in Siberia, dove morì alla vigilia della Rivoluzione d'Ottobre.

Teodoro, il terzo fratello di Dimitrov, morì assassinato nel 1925 nella sede della polizia di Sofia. Dal 1924, Teodoro, come tutti i militanti, viveva nella clandestinità, ricercato attivamente dalla polizia.

Gheorghi Dimitrov, aveva anche una sorella, Lena, anch'essa militante rivoluzionaria , appartenente alla Gioventù Comunista, viveva in clandestinità ed era ricercata dalla polizia.

Gheorghi Dimitrov fin dai primi anni della sua adolescenza passò attraverso la dura scuola della lotta proletaria, partecipando attivamente alle lotte della classe operaia e diventandone uno dei suoi migliori dirigenti.

Nonostante la sua passione per lo studio dovette abbandonare gli studi nel 1894, all'età di dodici anni per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia. Affrontò la vita, munito di una base assai debole di conoscenze, avendo frequentato la solo la scuola elementare e le prime due classi della scuola media. Incominciò come apprendista in una tipografia e divenne poi tipografo. Dimitar Blagoev e i suoi compagni d'arme avevano da poco creato il partito socialdemocratico bulgaro, dopo un aspra lotta sostenuta contro gli avversari dell'organizzazione politica della classe operaia.

Nel 1896, Gheorghi Dimitrov, pubblicò con un amico, operaio rilegatore, il giornale "Chicchirichì", organo del partito Kastratelna [dal verbo bulgaro Kastra che significa fustigare], egli ne era il redattore capo. Scriveva direttamente gli articoli in tipografia e li stampava servendosi di una macchina a pedale. Chicchirichì ebbe una vita breve, ma movimentata esistenza e dopo il secondo numero non venne più pubblicato. Il programma del Chicchirichì era di operare in favore della verità e della giustizia; riuscì infatti a smascherare alla maniera dei favolisti l'ipocrisia dell'associazione dei protestanti di cui facevano parte anche gli stessi genitori.

A 18 anni, Dimitrov fu eletto segretario dell'Unione sindacale dei tipografi di Sofia. Ebbe così l'occasione di allargare la sfera delle sue attività incominciando con l'organizzare il movimento sindacale dei tipografi dell'intero paese.

1902, Dimitrov aderisce al partito socialdemocratico. Secondo il regolamento, egli doveva, oltre la domanda scritta, fare una dichiarazione orale davanti alla cellula. Egli amerà in seguito evocare questo avvenimento: " In prima fila avevano preso posto i dirigenti della sezione di Sofia del partito socialdemocratico: Gheorghi Kirkov, Gravil Gheorghiev e Yanko Sakazov." Egli li conosceva tutti: Gheorghi Kirkov, l'oratore che sapeva trascinare le masse, era uno dei dirigenti sindacali; Gavril Gheorghiev pubblicava nella stampa operaia articoli su questioni concernenti la struttura del partito socialdemocratico; Yanko sakazov era uno dei leader socialdemocratici. Alla domanda del presidente di quella riunione sul perché egli voleva diventare membro del partito socialdemocratico, Dimitrov rispose: " Voglio far parte del partito socialdemocratico perché sono profondamente convinto che la classe operaia si libererà dallo sfruttamento non attraverso un compromesso con la borghesia, ma seguendo la via rivoluzionaria."

1902, Dimitrov è a Samokov, dove lavora nella tipografia del liceo americano, dove però non rimase a lungo. La direzione del liceo organizzava ogni settimana delle pubbliche conferenze nell'intento di diffondere il protestantesimo tre la popolazione. Dimitrov frequentava questi corsi, facendo domande che mettevano in serio imbarazzo l'oratore. La sua logica stringente riusciva a demolire la dottrina protestante; il dibattito si animava sempre più e l'interesse del pubblico per queste conferenze andava crescendo. Gli interventi del giovane operaio contribuivano a divulgare le idee del marxismo. La sua influenza andava al di là della cerchia degli allievi del liceo; gli stessi intellettuali di Samokov venivano alterati da quell'atmosfera effervescente creata da Dimitrov le cui domande scottanti sembravano preannunciare la vigorosa requisitoria che egli avrebbe fatto trent'anni più tardi al tribunale di Lipsia. La direzione del liceo si affrettò a sbarazzarsi, alla fine del 1902, di questo operaio scomodo e indesiderabile mettendolo alla porta.

1903, Dimitrov fa ritorno a Sofia, munito di una certa esperienza in materia di propaganda e di organizzazione. Sapeva già usare accortamente le armi della critica e della polemica. La sezione di Sofia del partito socialdemocratico attraversava allora una crisi a causa della lotta tra le due correnti del partito: la corrente revisionista degli "obchyodeltzi" (fautori della collaborazione di classe con la borghesia) capeggiata da Yanko Sakazov, e la corrente marxista rivoluzionaria dei socialisti di sinistra diretta da Dimitar Blagoev che aveva fondato i primi gruppi socialdemocratici operai in Russia ("Gruppo di Blagoev" a Pietroburgo nel 1883). Dimitrov si schierò a fianco dei socialisti di sinistra. Egli vedeva infatti la risoluzione della crisi che attraversava il partito socialdemocratico nella lotta implacabile contro coloro i quali, attraverso la parola d'ordine della "causa comune delle categorie produttrici " cercavano di sottomettere alla rapace borghesia la giovane classe operaia. Bisognava quindi creare un partito operaio di classe, indipendente dalla borghesia. Negli annali della sezione del partito socialdemocratico di Sofia è conservato l'indimenticabile e ormai storico avvenimento del febbraio 1903, nel corso del quale un gruppo di 53 militanti appartenenti alla tendenza marxista lasciarono la sala per fondare una sezione proletaria, quella dei socialisti di sinistra. Tra loro vi era Dimitrov.

1904, Dimitrov divenne segretario della sezione dei socialisti di sinistra di Sofia. dal 1903 fino alla fine dei suoi giorni, egli sarà membro del Comitato centrale del partito e durante gli ultimi anni della sua vita, ne sarà il segretario generale.

1904, il giovane Dimitrov viene riconosciuto dall'intero partito come un militante integerrimo ed intransigente nella lotta contro i revisionisti e i riformisti e viene eletto membro della direzione dell'Unione generale dei sindacati operai che si era da poco costituita attraverso la fusione delle unioni esistenti. Gheorghi Kirkov, uno dei fondatori del partito, organizzatore efficace, eccellente oratore e pubblicista era alla testa di questa nuova organizzazione sindacale. Il lavoro compiuto in comune con questa notevole personalità del partito contribuì alla formazione di Dimitrov.

1905-1908, Dimitrov dirige i grandi scioperi dei minatori, degli operai della manifattura del tabacco, dei tessili. Viene arrestato per la prima volta.

1908, Dimitrov divenne redattore della rubrica sindacale del Rabotniceski vestnik in cui scrisse articoli su questioni che riguardavano il movimento sindacale operaio in Bulgaria.

1909, Dimitrov, per decisione del partito, assunse la direzione del movimento sindacale operaio.

1902-1912, Dimitrov è eletto nel Comitato centrale del partito e segretario dell'UGSO. Sostiene la necessità dell'unità sindacale. Allaccia e poi stringe intensi rapporti con i sindacati stranieri. Subisce il secondo arresto.

1913, Dimitrov, candidato alle elezioni politiche viene eletto trionfalmente nonostante abbia trascorso il periodo della campagna elettorale in carcere. Per dieci deputato al parlamento si batte contro la disoccupazione e il carovita, denunciando il bestiale sfruttamento a cui viene sottoposta la classe operaia e contadina, lottando per ottenere il diritto alla casa, all'assistenza sanitaria e all'acqua potabile.

1915, nell'estate di quest'anno prima che la Bulgaria fosse trascinata in guerra, in Romania si tenne la II Conferenza dei socialdemocratici dei paesi balcanici. Dimitrov vi prese parte a fianco di Dimitar Blagoev, Gheorghi Kirkov e Vassil Kolarov. La conferenza mise a punto un programma d'azione dei socialdemocratici di sinistra contro la guerra imperialista. Fu fondata una federazione socialdemocratica nella quale il partito dei socialisti di sinistra bulgaro aveva un ruolo di primo piano.

1915, settembre, il partito dei socialisti di sinistra rivolse al popolo bulgaro un appello contro la mobilitazione generale nel quale si smascheravano gli scopi imperialisti della monarchia e della borghesia bulgare. Dimitrov viene nuovamente arrestato per la sua attiva azione di propaganda contro la guerra, insieme ad altri militanti rivoluzionari del partito dei Socialisti di sinistra viene condannato dal tribunale militare.

1917, Dimitrov durante la prima guerra mondiale, immediatamente dopo il trionfo della Rivoluzione Socialista d'Ottobre, si reca nella regione di Drama, in prossimità del fronte. Pur tenuto costantemente sotto stretta sorveglianza dalla polizia militare, riuscì, grazie all'aiuto dei compagni che lavoravano nelle poste, a eludere la stretta sorveglianza e a penetrare fino in prima linea, ove tenne una conferenza clandestina in cui esaltò la vittoria della Rivoluzione d'Ottobre e mise al corrente della situazione internazionale e delle decisioni del Comitato centrale del partito. In questa regione pur restando poco tempo (nemmeno una settimana, pare cinque giorni) organizzo gli operai della manifattura del tabacco dirigendone le loro manifestazioni rivendicative. Le autorità dovettero sospendere il divieto di apertura del circolo operaio di Drama. Questa sua attività non fu certo riposante, gli valse infatti una condanna e la prigione. Al ritorno, mentre viaggiava in treno, prese le difese di un soldato ferito di ritorno dal fronte, contro l'arroganza di un colonnello che lo intimava ad alzarsi per lasciarli il posto. Ne seguì un acceso diverbio tra il colonnello e Dimitrov che fu in seguito incriminato per istigazione alla disubbidienza dei soldati e venne condannato a tre anni di prigione.

1918, sempre più numerose le diserzioni, i soldati lasciarono il fronte e ancora con le loro divise lacere, stanchi della guerra, si unirono agli operai e contadini in rivolta nella città di Radomir e da lì marciarono alla volta di Sofia per punire i responsabili della guerra. Il governo messo alle strette rilasciò Alexander Stamboliiski e Rajko Daskalov, mentre Dimitrov continuava a scontare la sua pena. I capi contadini si recarono a Radomir ove fu proclamata la repubblica.

1918, Dimitrov, in Dicembre esce di prigione, le grandi manifestazioni operaie e contadine, pur violentemente represse nel sangue in parecchie città del paese, non fermarono gli operai e i contadini che chiedevano la libertà del loro leader: Gheorghi Dimitrov.

1919, Dimitrov, si getta nella lotta, anima e corpo per l'attività rivoluzionaria e malgrado lo stato d'assedio presiedette un incontro dei minatori di Pernik. Viene nuovamente arrestato. Diffusasi la notizia, il partito chiama a manifestare gli operai della capitale, affinché si recassero alla stazione per richiedere la liberazione di Dimitrov. Il treno da Pernik arrivò la sera tardi. Dimitrov, scortato dagli agenti venne condotto a piedi verso il distretto militare, la folla degli operai s'ingrossava dietro di lui e i suoi guardiani come una valanga. Il corteo intonava l'internazionale al grido di "Liberate Dimitrov!" . Sofia a quel tempo era sotto il controllo militare delle truppe anglo-francesi, alcuni soldati francesi che si trovavano a passare di lì, sentendo cantare l'Internazionale domandavano ai passanti che cosa stesse succedendo, qualcuno spiegò loro che la polizia aveva arrestato un bolscevico. Quei soldati si misero allora ad acclamare i manifestanti al grido di " Viva i Soviet! " e si unirono al corteo degli operai. In quel periodo infatti le parole " Soviet " e " bolscevico " erano già conosciute in tutto il mondo. Questa manifestazione popolare lungo le strade della capitale ebbe come conseguenza l'immediata liberazione di Dimitrov e segnò il punto di partenza di un lungo periodo di dimostrazioni del proletariato bulgaro, animate da Dimitrov nel corso del 1919, e dirette dal Partito dei socialisti di sinistra.

1919, in marzo il Partito dei socialisti di sinistra prese parte alla fondazione della III Internazionale Comunista. Ormai questo partito sarà membro dell'Internazionale Comunista e prenderà il nome di Partito Comunista (tesni) di Bulgaria.

1920-1921, Dimitrov, eletto nell'esecutivo dell'internazionale sindacale è in Serbia, Austria, Germania, Italia e URSS. Il partito Comunista bulgaro si allea con l'unione popolare agraria, diretta da Alexander Stamboliiski, contro l'insorgente movimento fascista.

1921, Dimitrov, accompagna Kabacev (personalità eminente, nominato dall'internazionale Comunista come proprio delegato al congresso del partito socialista italiano), assiste alla scissione della frazione di sinistra (Gramsci-Bordiga) e alla fondazione del Partito Comunista d'Italia (Teatro S. Marco 21 Gennaio 1921).

1919- 1922, Dimitrov è sempre in prima linea, organizza scioperi, manifestazioni, dirige l'attività sindacale, è ovunque con una rapidità sorprendente, tiene comizi volanti braccato dalla polizia, è a Pernik ad organizzare la lotta dei minatori, lo sciopero durerà 55 giorni. Partecipa ad una riunione del consiglio comunale di Sofia, pur essendo continuamente braccato dalla polizia, interviene ed espone il programma del partito. La sua apparizione ebbe l'effetto di un fulmine a ciel sereno, i consiglieri dei partiti borghesi erano costernati e non credevano ai propri occhi. Avrebbero voluto avvertire la polizia, ma i collegamenti telefonici erano stati tagliati dai militanti del partito, inoltre picchetti di operai presidiavano le uscite dell'edificio. Favoriti dalla confusione che seguì, gli operai riuscirono a far uscire Dimitrov dal Municipio dopo che egli ebbe pronunciato il suo discorso.

1923, il partito Comunista bulgaro passa nella clandestinità, ma per Dimitrov questo penoso periodo cominciò molto prima. Prese comunque parte alla direzione dell'Unione dei sindacati e del partito Comunista. Spesso, come s'è già visto, protetto dagli operai non temeva di prendere la parola in pubblico.

1923, 9 giugno, colpo di stato fascista, il governo dei contadini fu rovesciato e Alexander Stamboliiski barbaramente assassinato; per una ventina d'anni la Bulgaria conoscerà ormai la dittatura fascista. I contadini cominciavano a sollevarsi contro il governo uscito dal colpo di stato, gli operai attendevano il segnale del partito Comunista. Il partito Comunista, giudicò tuttavia in modo sbagliato l'offensiva delle classi sfruttatrici contro i lavoratori delle città e delle campagne, così come non riuscì a vedere la reale portata politica della dittatura del capitale finanziario considerandola una lotta che opponeva la borghesia della campagna alla borghesia urbana. Il partito Comunista adotto così un atteggiamento di neutralità, che fu un errore di opportunismo politico duramente pagato in seguito. Il fascismo infatti, dopo essersi scagliato contro l'Unione Agraria si rivolse contro il Partito Comunista. Nacque così la sanguinosa dittatura di Alexander Zankov durante la quale migliaia di operai, di contadini e di intellettuali furono assassinati.

1923, Il CC del partito Comunista a seguito dell'analisi della situazione, fatta dall'Internazionale Comunista, corregge l'erroneo atteggiamento assunto il 9 giugno 1923. Forte dell'insegnamento ricevuto dal movimento insurrezionale spontaneo sorto all'indomani del colpo di stato, il partito Comunista preparò l'insurrezione contro l'esecrato regime. Per questo Dimitrov opera assiduamente per la costruzione di un fronte unico, lanciando per questo scopo un appello agli operai affinché si impegnassero a realizzare ovunque l'unità con tutti i lavoratori, quale necessità assoluta per la vittoria.

1923, 5 agosto il Comitato centrale del Partito comunista di Bulgaria si pronunciò a favore dell'insurrezione armata.

1923, 23 settembre ebbe inizio l'insurrezione armata degli operai e dei contadini bulgari contro il fascismo per l'instaurazione di un governo popolare. Fu quella la prima rivolta armata del mondo contro il fascismo.

1923, Dimitrov e Vasjl Kolarov presero parte attiva all'insurrezione, inviati dal CC del Partito Comunista bulgaro. L'insurrezione durò una settimana. In seguito Dimitrov è costretto a lasciare il paese, costituisce il centro estero del partito in Serbia, poi a Vienna e infine a Berlino.

1924-1930, Dimitrov incaricato dall'Internazionale Comunista segue le questioni sindacali dell'Europa occidentale, vive in vari paesi cambiando identità e domicilio. nel 1930 scrive una preoccupata lettera, all'esecutivo dell'Internazionale Comunista, sulla situazione tedesca, e sollecita un intervento per una sollecita ripresa di contatti con le forze progressiste e democratiche che si oppongono al fascismo.

1933, incendio del Reichstag. Dimitrov viene arrestato ed inizia il processo di Lipsia.

1934, Dimitrov viene eletto segretario dell'Internazionale Comunista.

1935-1936, Dimitrov al VII Congresso dell'Internazionale Comunista espone una lucida relazione sul fascismo e lancia la parola d'ordine dei "Fronti Popolari" contro il fascismo e la guerra.

1937, Dimitrov a seguito della scarcerazione, dopo il famoso processo di Lipsia, era divenuto cittadino sovietico, può essere eletto, come avviene nel 1937 deputato del Soviet supremo dell'URSS.

1939-1945, Seconda guerra mondiale. Alla fine del 1945 Dimitrov rientra in patria dove è candidato del Fronte patriottico che conquista la maggioranza.

1946, il Referendum popolare decreta la fine della monarchia bulgara. Si rompe l'alleanza antifascista. Il Partito Comunista di Bulgaria, con la maggioranza assoluta dei seggi, elegge Dimitrov primo ministro.

1947, Nazionalizzazione e nuova costituzione in Bulgaria. Dimitrov viene eletto segretario generale del BKP (Partito Comunista di Bulgaria).

1949, Dimitrov viene ricoverato in URSS per un periodo di cure, purtroppo il fisico sofferente da tempo non regge, muore il 2 giugno. Il 10 giugno è solennemente onorato, si costruisce un mausoleo nel centro di Sofia, dove la sua salma resterà perfettamente conservata fino ai primi mesi del 1989.

tratto dal sito "Narodna Republika Bulgaria"


DIARIO. GLI ANNI DI MOSCA (1934-1945)

Autore: Dimitrov Georgi
Anno: 2002
Editore: Einaudi
Pagine: LXXIV-968
A cura di: Pons S.
Traduzione di: Ibba F. - Rosafio P.
Prezzo: EUR 55,00

Georgi Dimitrov iniziò a scrivere il proprio Diario nel marzo 1933, subito dopo il suo arresto in Germania, dove era rappresentante del Comintern, con l'accusa di aver organizzato l'incendio del Reichstag. Da allora, per sedici anni egli continuò a scrivere il Diario fino alla morte avvenuta nel febbraio 1949, quando era il leader della Bulgaria comunista. Tra queste due date si colloca il cruciale periodo trascorso in URSS, dove egli si recò nel febbraio 1934 dopo essere stato prosciolto dalle accuse mossegli dal regime nazista. Dimitrov visse per oltre dieci anni a Mosca, dove ricoprí l'incarico di segretario generale del Comintern (dall'agosto 1935 al maggio 1943) e di responsabile della sezione di Politica estera del Partito comunista dell'URSS (dal dicembre 1943 al novembre 1945). È questa la parte centrale e sostanziale del Diario, che viene presentata al lettore italiano. Rinvenuto negli archivi bulgari dopo la caduta del regime comunista nel 1989, il Diario di Dimitrov costituisce un documento unico per la storia del comunismo nell'età staliniana. E la sola fonte di tale natura in nostro possesso, scritta da uno dei massimi esponenti del gruppo dirigente comunista e sovietico degli anni Trenta e Quaranta del secolo trascorso. Trovano riflesso nel Diario i principali avvenimenti internazionali dell'epoca: la stagione dei fronti popolari e dell'antifascismo, il Grande Terrore in Unione Sovietica, la Guerra civile in Spagna, la Guerra civile in Cina, la crisi cecoslovacca, le conseguenze del patto tra Hitler e Stalin, lo scoppio della guerra in Europa, l'invasione tedesca dell'URSS, la coalizione tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica, gli esiti strategici e politici della seconda Guerra mondiale. Il Diario ci offre una visione «dall'interno» della realtà del comunismo staliniano e del sistema di rapporti tra lo Stato staliniano e l'organizzazione del comunismo internazionale.

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