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 LE GUERRE BALCANICHE E LA PRIMA GUERRA MONDIALE (1912-1918) 

Agli inizi del sec. XX, la borghesia dei Paesi balcanici si preparava intensamente alla guerra. Il rapido sviluppo del capitalismo esigeva la conquista di nuovi mercati e di nuove terre e la realizzazione di queste mire veniva a coincidere con gli interessi della lotta di liberazione nazionale delle popolazioni di Macedonia, Tracia, Kossovo, Albania, ancora soggette agli ottomani e in attesa che i Paesi balcanici liberi venissero loro in aiuto.

E nella primavera del 1912 Bulgaria, Grecia, Serbia e Montenegro formano l'Alleanza balcanica contro la Turchia.

Il 17 ottobre 1912 hanno inizio le operazioni militari e in soli 25 giorni gli ottomani vengono sconfitti. Le truppe bulgare che agivano contro il grosso delle forze avversarie raggiungono il Mar di Marmara e l'Egeo, poi assediano e prendono d'assalto la fortezza di Odrin (Adrianopoli). Le truppe greche, serbe e montenegrine, sostenute da reparti bulgari conseguono grandi successi sui fronti di Macedonia, Epiro e Albania. La Turchia viene sconfitta e chiede la pace.
In tal modo, dopo 550 anni di schiavitù, tutti i popoli della Penisola balcanica vengono liberati dalla soggezione.

Indipendentemente dalle mire dei governi monarchico-borghesi, alla guerra balcanica, obiettivamente, deve essere attribuito un significato progressivo in quanto pone fine alla supremazia militare e politica ottomana sui Balcani e spiana la via per l'ulteriore sviluppo delle relazioni capitalistiche in tutti i Paesi della Penisola.

Ma la guerra non è ancora terminata e già gli alleati vengono a contesa per la spartizione delle terre conquistate. Le Grandi Potenze aizzano i Paesi balcanici l'uno contro l'altro.

Così, contrariamente alla volontà di questi ultimi, scoppia la guerra interalleata (giugno-luglio 1913) in cui l'esercito bulgaro si schiera contro le truppe greche, serbe e montenegrine. Ma in Bulgaria irrompono truppe ottomane e romene, per cui il governo bulgaro è costretto a chiedere l'armistizio. A Bucarest viene firmato un trattato di pace che mutila letteralmente la Bulgaria in quanto lascia ai Paesi vicini territori usurpati. E' questa la prima catastrofe nazionale del popolo bulgaro.
Nell'ottobre 1915, lo zar Ferdinando appoggiato dal governo traditore trascina la Bulgaria nella prima guerra mondiale dalla parte della Germania degli junker, con la speranza di rientrare in possesso delle terre perdute durante la guerra precedente.

Solo il partito socialdemocratico operaio (socialisti stretti) si oppone decisamente a questo intervento, dichiarandosi contrario alla causa sanguinaria della monarchia, esprimendo la sua ferma volontà di lottare per la pace e il socialismo. I deputati socialdemocratici al Parlamento votano contro i crediti a fine bellico.

Contro l'intervento della Bulgaria dalla parte della Germania si dichiara anche il capo dell'Unione dei contadini, Alexandar Stamboliiski; ma i suoi ammonimenti suonano troppo arditi all'orecchio dello zar Ferdinando e questi lo fa imprigionare.
L'esercito bulgaro viene schierato sul fronte occidentale, contro la Serbia, sul fronte meridionale contro la Grecia e sul fronte settentrionale contro la Romania; qui, sul fiume Saret, le truppe bulgare si scontrano con le truppe russe.
Nonostante il valore dimostrato dai soldati bulgari, nonostante i successi iniziali, la situazione sul fronte e nell'interno del Paese permane grave. I lunghi anni di guerra avevano sfinito il popolo, l'economia era stata seriamente danneggiata e l'industria era in crisi. I tedeschi saccheggiavano il Paese e gli speculatori approfittavano della guerra per accumulare ricchezze mediante ignominiose speculazioni.

La notizia del trionfo della Rivoluzione socialista d'ottobre accende le idee rivoluzionarie al fronte e nelle retrovie. I soldati rispondono con entusiasmo all'appello del partito socialdemocratico operaio bulgaro: "seguire l'esempio dei fratelli russi!"

In seno all'esercito cominciano le ribellioni che vengono ferocemente soffocate dal comando zarista. Sul fronte danubiano i soldati bulgari fraternizzano con i soldati russi, nell'interno del Paese hanno luogo imponenti manifestazioni contro la guerra e la fame "per la pace e per il pane". Anche Gheorghi Dimitrov viene imprigionato per le sue idee antibelliche.

La situazione al fronte e nelle retrovie si fa sempre più insostenibile. I soldati al fronte vogliono l'insurrezione e che venga instaurato un governo repubblicano.
Le truppe dell'Intesa nel settembre 1918, riescono a sfondare il fronte a Dobro Polè; è la scintilla che fa scoppiare l'insurrezione. I soldati insorti raggiungono Kiustendil e sbaragliano il quartiere generale; altri reparti insorti, attraverso Gorna Giumaià si dirigono alla volta di Radomir dove proclamano la repubblica. A capo dell'insurrezione si mette Raiko Daskalov. La direzione del partito dei socialisti che aveva lanciato l'appello di insorgere e i suoi membri che avevano sollevato l'insurrezione, avendone poi sottovalutato le possibilità, restano passivi. La posizione è errata, non solo, ma fatale per l'esito dell'insurrezione.
Gli insorti intanto avanzano, raggiungono e prendono Vladaia, nei pressi di Sofia, ma qui le truppe del governo, appoggiale dalle truppe tedesche, hanno ragione degli insorti. Migliaia di soldati vengono fucilati o imprigionati.

Gli Stati dell'Intesa, per rafforzare la posizione della monarchia e soffocare ogni tentativo rivoluzionario da parte delle masse si affrettano a chiedere l'armistizio.
Benché soffocata, l'insurrezione incide favorevolmente sulla situazione in quanto la Bulgaria esce dalla guerra, lo zar Ferdinando abdica in favore del figlio Boris e abbandona il Paese.

Per la seconda volta la Bulgaria è trascinata nell'abisso della catastrofe nazionale dalla borghesia e dalla monarchia.


tratto da Spas Russinov - "Bulgaria"



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