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 LA BULGARIA DOPO LA LIBERAZIONE (1879-1911) 

La guerra di liberazione russo-turca non solo libera il popolo bulgaro dalla dominazione straniera, ma anche distrugge il regime feudale-miilitare ottornano e risolve in tal modo i problemi della rivoluzione borghese democratica. Dopo la liberazione, i residui del feudalesimo vengono eliminati col effettuate radicali riforme agrarie. La terra dei feudatari ottomani passa nelle mani dei contadini bulgari. Viene spianata la strada allo sviluppo dell'industria capitalista e del commercio. L'istruzione, l'attività delle biblioteche e dei musei, la cultura e l'editoria vengono rapidamente organizzate. La Bulgaria si mette sulla via dello sviluppo capitalistico.

La formazione del nuovo Stato bulgaro e le conquiste della giovane borghesia trovano espressione e conferma giuridica nella Costituzione di Tirnovo, approvata dall'Assemblea costituente, nel 1879. La Costituzione di Tirnovo, per il suo tempo, è una costituzione borghese nazionale liberale, che proclama i noti diritti democratici: libertà di parola, della stampa, di riunione, di organizzazione, diritto elettorale per gli uomini che abbiano compiuto 21 anni. La costituzione difendeva la proprietà privata e proteggeva lo sviluppo del capitalismo.

Nel 1885, dopo l'insurrezione delle masse popolari nella Bulgaria meridionale, ha luogo l'unificazione in un solo Stato del Principato di Bulgaria e della Rumelia orientale. L'unificazione ha un ruolo progressivo di grande importanza per lo sviluppo capitalistico della Bulgaria e non solo liquida definitivamente la dipendenza della Bulgaria meridionale dal sultano, ma anche annienta gli ostacoli artificiali frapposti fra la Bulgaria settentrionale e meridionale e crea un vasto mercato nazionale e condizioni per lo sviluppo ulteriore della nazione bulgara.

Istigata dall'Impero Austro-Ungarico e dalla Germania, la Serbia dichiara guerra alla Bulgaria allo scopo di ostacolare l'unificazione. Ma il giovane esercito bulgaro sconfigge consecutivamente le truppe serbe presso, Slivniza, Dragoman e Pirot. Questo successo eleva il prestigio della Bulgaria, e i Paesi europei riconoscono uno dopo altro l'unificazione della Bulgaria settentrionale e meridionale.

Ha inizio il periodo di rapido sviluppo del capitalismo in Bulgaria. Si rinforza il processo di sfruttamento e di impoverimento delle famiglie contadine, che vengono gravate di tributi, di imposte e di altri obblighi. Comincia la costruzione di ferrovie, di porti, di imprese industriali. Contemporaneamente si intensifica lo sfruttamento degli operai addetti all'edilizia e all'industria. Il giorno lavorativo raggiunge le 14-16 ore. I datori di lavoro preferiscono impegnare donne e bambini che possono retribuire in minore misura. L'esercito di disoccupati, di quelli che pativano la miseria aumenta continuamente, parallelamente al numero dei contadini che sono andati in rovina.

La penetrazione del capitale straniero che rende soggetta l'economia del Paese, assicurandosi il massimo guadagno, si fa sempre più sentita.

In questo ambiente di accelerata differenziazione delle classi cominciano a formarsi i partiti politici che esprimono gli interessi delle diverse classi e dei diversi gruppi sociali. Il partito conservatore e il partito Liberale sono partiti borghesi, fondamentali, che più tardi muteranno di forma ma non di contenuto.

Nel 1891 viene fondato anche il partito socialdemocratico, che nel 1903 si libera dagli elementi opportunisti e prende il nome di Partito socialdemocratico operaio bulgaro (socialisti stretti). Fondatore di questo partito e del movimento socialista è Dimitar Blagoev, il più eminente marxista della Penisola balcanica di quell'epoca. Il partito degli "stretti" è un partito rivoluzionario-marxista, che difende coerentemente gli interessi di classe degli operai e di tutti i lavoratori in generale.

Si formano anche le organizzazioni sindacali degli operai, che nel 1904 si uniscono nell'Unione generale dei sindacati. Membro della direzione e dell'Unione viene eletto il giovane poligrafico Georgi Dimitrov, che nel 1908 si mette a capo dei Sindacati.

Fin dai suoi primi passi, il movimento operaio in Bulgaria viene così a essere collegato al socialismo scientifico per cui assume forma rivoluzionaria e internazionale.
Lo sfruttamento si fa sempre più sentito ed esercita una pressione sempre più forte sui piccoli gruppi operai che cominciano a organizzare scioperi. Questi ultimi diventano sempre più frequenti dopo il 1905, per cui il governo borghese, trovando sempre maggiore difficoltà a sostenere la pressione delle masse, è costretto a ricorrere alla violenza e al terrore.


tratto da Spas Russinov - "Bulgaria"



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