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Bulgaro
     
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 Penčo Slavejkov (1866-1912) 
Testi e traduzioni di Giuseppe Dell'Agata

Pencho Slavejkov

Figlio di Petko, poeta e tribuno della lotta della Bulgaria per l’indipendenza, studia a Lipsia e rimane fortemente influenzato dall’opera e dal pensiero di Nietzsche. Si schiera per una frattura netta tra la tradizione patriottica delle lotte per l’indipendenza bulgara, incarnata, dal punto di vista letterario, dall’immensa opera di Ivan Vazov. Aspira a innalzare la poesia bulgara al rango di quella europea. Poeta prevalentemente lirico è autore anche di poemi che trattano argomenti cruciali della cultura europea, moderna e antica su temi riguardanti ad esempio Frine, Lenau, Michelangelo e Beethoven.

Con la raccolta “Na ostrova na bla×ennite” (“Sull’isola dei beati”) del 1910, Slavejkov inventa un genere particolare: traccia le biografie di 19 poeti immaginari dei quali presenta alcune opere, sostenendo di essere il traduttore delle stesse. Alcuni dei personaggi rappresentano diverse ipostasi dell’autore stesso; in una poetessa, Vita Deleda, riconosciamo Grazia Deledda. Tutti i testi sono in realtà scritti da Slavejkov.

Licenziato per motivi politici dal posto di direttore della Biblioteca Nazionale, trascorse l’ultima parte della vita in Italia, a Roma e Firenze insieme alla amata compagna e musa Mara Belčeva. In viaggio per una convalescenza in Svizzera si fermarono a Brunate, sul lago di Como dove, dopo pochi giorni, Slavejkov morì l’11 giugno del 1912 senza aver potuto terminare definitivamente quello che immaginava come la summa della sua opera di poeta nazionale, il poema epico “Kărvava pesen” (“Canto insanguinato”) che pure contiene pagine altamente significative ed è dedicato alle lotte di liberazione dei Bulgari.

Il testo che proponiamo “Cento venti uomini”, tratto da “Sull’isola dei beati”, si riferisce all’eroica azione di guerriglia del poeta ed eroe nazionale Hristo Botev e, secondo molti critici, è ispirato alla “Spigolatrice di Sapri” di Luigi Mercantini sulla sfortunata impresa di Carlo Pisacane.

Penčo Slavejkov, Poesie, Introduzione, traduzioni e note di Leonardo Pampuri, New Press, Como 1990.

Сто двадесет души Centoventi uomini

Сто двадесет души те бяха на брой,
и паднаха всички при първия бой!
Со залп ги посрещна на родния бряг
в засада отрано приготвений враг.
Умряха те всички за родния край...
Къде им е гроба днес никой не знай -
       днес никой не знай!
И тъмна мълва се мълви зарад тях,
аз чувах я още дете като бях,
че тука извел ги млад дивен юнак.
Над робска земя се свободен байрак
развял. И зачул се високо гласа
на младий войвода, далеч в небеса –
       далеч в небеса!
“Свобода в гори и поля прогърмя!
И в бащина свидна и свята земя
възтанал е вече гнетений народ!
Възкръсна за нов и свободен живот!
Ний идеме помощ на теб да дадем!
Ний дойдохме тука за теб да умрем -
        за теб да умрем!”
На техния възклик бе залпа ответ.
Изпълниха своя свещенни завет,
и воля и клетва изпълниха те.
То време се мина и ново дойде -
свободата грее над родния край...
Но гроба юнашки днес никой не знай
        днес никой не знай!

Erano in tutto centoventi
e sono morti tutti al primo scontro!
Con una scarica li accolse sulla sponda natia
il nemico da tempo schierato in agguato.
Morirono tutti per la terra natia…
Dov’è la loro tomba oggi nessuno lo sa -
       oggi nessuno lo sa!
E una vaga storia si narra di loro,
l’ho sentita già quando ero bambino,
che qui li condusse un giovane mirabile eroe.
Su una terra schiava una bandiera di libertà
si dispiegò. E risuonò alta la voce
del giovane comandante, lontano nei cieli -
        lontano nei cieli!
“La libertà tuona nelle foreste e nei campi!
E nell’amata e santa terra dei padri
insorto è di già il popolo oppresso!
E’ risorto per una nuova e libera vita!
Noi veniamo a porgervi aiuto!
Venimmo qui per morire per te -
         per morire per te!”
Al loro grido rispose una scarica.
Tennero fede alla loro santa promessa,
tennero fede alle aspirazioni e al giuramento.
Quel tempo è passato e ne è venuto un altro -
la libertà splende sulla terra natale…
Ma la tomba di quegli eroi oggi nessuno conosce
      oggi nessuno conosce

* * *

* * *

 Докле е младост, златно слънце грей,
сърцето златни блянове лелей.
Докле е младост, леко път се ходи
и леки са световните несгоди.
Докле е младост, всичко е шега;
не хвърля сянка на сърце тъга
дори тъгата извор е на радост -
докле е младост, ах, докле е младост!
Finché c’è giovinezza un sole d’oro splende
e sogni d’oro accarezza il cuore.
Finché c’è giovinezza il passo è lieve
e lievi son le avversità del mondo.
Finché c’è giovinezza, tutto è scherzo;
tristezza e pena il cuore non adombra
anzi di gioia è fonte la tristezza -
finché, ahimè, finché c’è giovinezza!



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