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 STEFAN TZANEV 
Stefan Tzanev | Poesie 12345


ALLA TOMBA DELL'ERETICO (NA GROBA NA ERETICA)

Sulla tua tomba, eretico,
io, l'ateista sto confuso.
Pensiero antico
come corvo bianco dondola sui rami.
Dai tronchi vecchi dei colli marrone
aspergono fiori di melo
e si posano sul sepolcro.
È solitaria la tua eterna casa, eretico.
Scacciata dal cimitero comune.
Quale é la tua colpa mortale, che
persino dai morti sei scomunicato?
Professavi la stessa loro fede.
Perché ti hanno scomunicato
i patriarchi?
Non hai mai depredato il loro trono alto.
Nè le ricchezze, che hanno preso da noi.
Non hai mai fatto rivolta.
Non hai istigato nessuno
verso una nuova fede negli Dei.
Semplicemente
hai rammentato ideali dimenticati.
ideali antichi,
cantavi e resuscitavi.
Così
cresceva la loro rabbia contrita.
Perché la tua fede illuminava quelli,
che non credevano più a niente.
Ti minacciavano, istigavano contro te conversi,
ma tu continuavi a credere, a predicare.
Succede sempre, dall'inizio del mondo,
il più credente lo scomunicano per primo.
Il tempo spazza tutto.
Smorzate le anatemi e le scomuniche infuriate,
la morte ricapitola:
le tombe dei patriarchi sono infestate di mala erba.
Su di te aspergono fiori di melo.


L'APPARIZIONE (VIDENIETO)

Ieri, dopo pranzo, tra le quattro e le cinque,
vicino al bosco dei seguaci di Duno alla Capitale,
dove si incrociano vie con nomi di fiori,
ho incontrato
il Signore.
Cencioso, chino e magro come ombra,
frugava nella spazzatura.
- Che cosa cerchi, Signore?
Perché ti sei ridotto così?
- Si , così sono ridotto,
perché cerco avanzi,
cerco rimasugli di fede.
È finita la fede.
Ognuno prende e nessuno restituisce.
E ora, che ti guardo, vedo, senza fede
l'uomo abbrutisce...
Con me é lo stesso...
Di nuovo chinò la testa nella spazzatura.
- Invano frughi nella spazzatura, Signore - Gli dissi,
Li, potresti trovare una crosta di pane ammuffito,
bottiglie vuote, corteccia di anguria
( non scivolare, ti prego!)
ritratti di ex governanti,
sculture scrostate di politici
ed i monumenti dei tuoi rivali in Terra -
puoi trovare nella spazzatura, Signore,
ancora
tessere del partito gettati via,
passaporti (bulgari),
opere complete di Marx, Engels,
Lenin e Stalin,
di Dimitrov e altri capi-scrittori...
Giornali vecchi,
idee puzzolenti,
illusioni sterili,
ideali sporchi,
manoscritti di poesia e prosa
(vicino, come sai, vivono scrittori),
puoi trovare un bambino
gettato nella spazzatura
(un futuro Gesù),
ma
Fede
Signore,
magari avanzi di fede non troverai.
La Fede da noi é deficit assoluto.
Hanno depredato
la nostra Fede,
completamente rapinata
e venduta
per residenze, per puttane
e per valuta.
Navighiamo in basse acque, Signore.
Il popolo non crede nemmeno
nell'opposizione.
Adesso, quando prendiamo il potere
(Aiutaci, Signore !)
aspetteremo crediti stranieri, investimenti,
costruiamo una fabbrica,
una Fabbrica Grandiosa per Fede
(più grande della fabbrica di concime).
Fertilizziamo con Fede
le anime di tutti
(immagina che raccolto di Speranza
e Amore ci aspetta).
Si dice, però,
che i materiali Fedeattivi
contagiano l'ambiente,
esiste pericolo per le bestie
che possono umanizzarsi.
Tu hai accennato prima
per un processo contrario,
sembrava meno pericoloso...
Posiamo andare avanti senza Fede,
vero, Signore?
Parla-a-a-a,
Perché non dici nul-a-a-a..
Bau-bau -miau - miau, u-u-u-u-u...
Il Signore mi fissa disperato.
Pesanti lagrime
scendono sulle
Sue guance
- Che peccato, che ho fatto il Sesto giorno!
Ho infangato invano le mie mani
per crearti, uomo...
Non importa - il fatto e fatto...
Ha parlato,
ed é salito nei Cieli.


PARABOLA (PRITCIA)

Si é placato il vento ed ha spazzato le nubi.
S'affaccerà il sole, e già certo.
Improvvisamente il bosco di é svegliato
da urla gloriose e vincenti.
Urlano gli uccellaci, cantano gli altri.
Nella dirotta pioggia hanno tremato
con morsicata lingua, ammutoliti
nelle segrete buche ed i nidi.
Ora fortemente strillano e urlano
dietro la nube, fischiano, imprecano:
- Non fai paura, sei ridicola! - E ognuno
di loro, tremendo sforzo fa,
anziché deporre uovo, fare un Sole.
Solo un uccello solitario sta muto
sull'albero spezzato.
Quando il vento tuonava, crepitava,
era l'unico, che cantava per dispetto.
Il debito del Genio? La speranza dello stolto,
che doverosa é la tua voce nell'ora dura?
Non so. Ma nel fracasso, nel fragore,
con terrore aspettavo che smettesse. Invano.
Adesso tace. Trema comico, bagnato, misero,
spellato, solo... Cantava, ma per chi?...
Segretamente ti disprezzavano nel tuo canto,
è chiaro, che adesso vuoi tacere.
Si é placato il vento.
Sotto il tetto Deum
tutto segue l'ordinario andamento.
Tacciono quelli, che hanno cantato nella tempesta.
Gli atri, che tacevano allora
adesso eloquente urlano.


Traduzione dal bulgaro: Mariana Popova


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