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 ELIN RAHNEV 
Elin Rahnev

Elin Rahnev è un poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista bulgaro. Nato il 3 luglio 1968 a Sofia. Si laurea presso l’Università di Sofia “San Clemente D’Ocrida” e più tardi si specializza in regia teatrale presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica nella classe del celebre regista bulgaro Krikor Azarian. Scrive per i quotidiani “Il giorno” (Денят) e “Continente” (Континент).

Per quattro anni è caporedattore della rivista di letteratura e poesia “Vitamina B”. Dal 2000 al 2003 è drammaturgo principale presso il Teatro Nazionale “Ivan Vazov”, dove crea anche lo spazio scenico “Teatro all’ultimo piano”. Dal 2006 al 2009 diventa drammaturgo principale presso il Teatro satirico “Aleco Konstantinov”. Fondatore e sceneggiatore delle trasmissioni “Cerchi” (Televisione Nazionale Bulgara), “Non-valido” (BTV), “Art traffico” (Pro.BG), è anche autore nella trasmissione “Panorama” e nelle riviste “Tema” ed “Ego”.

Autore delle raccolte di poesie “Esisto” (Съществувам), “Sventolare il crocus” (Развяване на минзухара), “Ottobre” (Октомври), “Canela” (Канела) e dei testi teatrali “Fagioli” (Боб), “Flaubert” (Флобер), “La finestra di Ionesco” (Прозорецът на Йонеско), “Il cuculo” (Кукувицата), “Fan” (Фенове), “Test“ (Тест), “Amore” (Любов) ed altri. Le sue poesie e i suoi lavori teatrali sono stati tradotti in più di 20 lingue.

Nel 1992 vince il primo premio del concorso poetico “Veselin Hancev” per la sua prima raccolta di poesie “Esisto” (Съществувам) e nel 1999 il premio “Ivan Nikolov” per “Ottobre” (Октомври).
E' vincitore dei premi teatrali “Ikar” per la drammaturgia nel 1999 per “Fagioli”, nel 2003 per “Fan” e ha conseguito il premio “Askeer” per “Test”.

Fonte: Giornata Mondiale della Poesia 21 marzo 2015, L'Europa in Versi, Istituto Polacco di Roma

POESIE

traduzione dal bulgaro: Giuseppe Dell'Agata

Blues 3

Lei sale verso casa,
è stata a far la spesa. Nella retina ha pesche,
spinaci e noccioline. Ha fissato gli occhi sulle scale e
sale lentamente. Le ombre sotto i suoi occhi sono fitte
e quadrate. Nel fondo dei suoi occhi ci sono ancora
altri pensieri.

Da qualche parte in ottobre stiamo tutti e due insieme,
la tavola trabocca di bottiglie di vino. Balliamo
nella stanza di gesso. Abbiamo messo un disco.
Lei canta, balla e beve quasi contemporaneamente.
I suoi movimenti argentei si arrampicano lungo i muri.
Io mi vergogno un tantino.

La mattina lei va al lavoro. Sale su un autobus
trasparente. Dentro casa c’è odore di birra e di lavanda. Io poi
apro il suo armadio. L’armadio è pieno di impressioni.
Le sue gonne dondolano. Hanno occhi e spalle. A volte
tremano, come se facesse freddo. Io mi metto a riflettere su di
lei. Lei danza sull’autobus trasparente.

In casa ci sono due o tre ragni. Lei li carezza sempre sui
musini. E’ triste e trasognata. Poi si guarda allo specchio,
e rimane in lui qualche minuto. A volte, finché sta così,
penso a cose più diverse. Si raddensa tutta. Poi
si mette un’altra gonna a quadratini e aranci verdi.
Questa sera è felice, ma poco.

Una qualche pioggia ci ha sorpreso a Nesebăr. Io le bacio la spalla.
Lei è entrata nella libreria di fronte e si è comprata Ezra Pound.
Mentre la guardavo andare nella libreria mi sono scisso.
Quando ne uscì le scendevano dai capelli rivoli di fiori. Poi
abbiamo continuato oltre – una commessa di un bar ci ha fatto
molte feste e ci ha offerto una birra.

Una volta l’ho fotografata impietrita vicino a un albero. Di lato sulle
panchine sedevano dei vecchi e leggevano giornali. In alto ansimavano
le nuvole. Ma lei si era messa sulle punte dei piedi. Io
fui turbato e non riuscii a fotografarla bene. Lei scivolò
su se stessa e si mise a piangere. Allora fui geloso di lei per la prima volta.
Alcuni bambini sfrecciarono accanto a noi sui loro skateboard.

Lei ora sale verso casa,
è andata a fare la spesa. Nella retina ha pesche,
spinaci e noccioline. Ha fissato gli occhi sulle scale e
sale lentamente. Ora aprirà la porta mentre parla con
la vicina. Io la aspetto già da qualche minuto e mentre la
aspetto, penso a come stia salendo sulle scale.

Luna 7

Sono incantato dalla tua presenza in questo mondo. Da tutte le tue fobie
e fibbie. Da tutte le tue versioni e vene. Da tutta l’acustica della pelle.
Dalle nicchie argentee del sospiro. Dal lustro del tuo alito e del tuo incedere.
Ma come posso vegliare su di te e proteggerti da tempeste, verri, vulcani? Da
tutte le ingiustizie del mondo. Sempre più caso clinico nella mia solitudine io
non ho neppure forze per spegnermi. Io non ho forze per rinnovarmi.

Che mi rinchiuda ora in una nebbia di pavone e che lì aspetti la fine. O che la nostalgia
di te vada spruzzando per montagne, Sahara e Sorbone. Che muoiano i poeti
tra la tua pelle fresca tu desideri. Che si spengano inutili, tramontati
corpi. Là dorme Lorca. E gli altri, nevvero?

Mi lascerai ancora un po’ annegare nel nettare di lune
sbocciate. Che vaghi trascinando il corpo rabbuiato nella poesia, nelle rime. Che canti i bacini fluviali della tua lacrima – per futuri radiosi, per una possente cultura.
Un Elin che ha vissuto per lei

Ghergana 1

Ghergana, che stende mutandine e calze
sul balcone e suo marito le palpa intensamente
e tendenziosamente il sedere, un tempo era davvero bella.
Lo stormire del suo alito impressionava la natura,
le ciglia scorrevano nelle stagioni, nei bacini dei suoi occhi
c’erano ancora tante cose, ascoltava gli U2, leggeva
poeti morti, le smagliature del suo collant
eccitavano la gente. Mi piaceva guardarla come attraversa “Graf Ignatev”
nel tardo pomeriggio. Si affollavano anche altre persone.
Ma non c’è più speranza, e non c’è ossigeno, e solo
il vento propaga il corpo reso buio di Ghergana,
chinato sulle mutande di suo marito-
uomo felice, tecnico in un’officina,
potente e compatibile con questo mondo,
ottimista sfrenato
maiale, maiale…

Ghergana 2

Ghergana fa sesso martedì e venerdì
dopo il film,
prima del telegiornale della notte…
fra le 23 e 32 e le 23 e 47…
con suo marito, un gran bell’uomo,
con un buon lavoro e potenza.
Come per due persone…

Lunedì e giovedì lava i panni,
mercoledì e sabato fa le pulizie…

Domenica se ne sta a casa,
in quel giorno lui adora la musakà,
adora la musakà.

Ghergana 3

Mentre stendi le mutande di tuo marito,
Bergman è morto.

Ghergana 4

Mentre stendi le mutande di tuo marito,
è morto Antonioni…

Ghergana 5

Ghergana era bellissima, cara.
Il tramonto mugola sulle rotule delle sue ginocchia,
il suo alito moltiplicava la natura.
La amavano tutti gli abitanti della zona.

Quando passava su “Graf Ignatev”,
dietro di lei gemevano intere generazioni…

Ora lava, lava, lava,
perché quel culo va ogni giorno a far fitness
e mangia tanto,
e mangia tanto.

Ghergana 6

Perché?

 



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