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 LA PRODUZIONE DELL'ORIENTE - 2^ PARTE 
UN'INTERPRETAZIONE DELLA MUSICA POPOLARE BULGARA

2. LA PRODUZIONE DELL'ORIENTE

Il nuovo folkpop orientale riflette molte immagini mitiche dell’orientalismo che hanno dominato il pensiero occidentale per molti secoli. A un livello molto generale, l’ideologia orientalista mette in risalto la superiorità della cultura occidentale e l’arretratezza e decadenza culturale dell’Oriente (cfr. Said 1995:6-7). Ma ci sono anche immagini positive dell’Oriente, specialmente nella cultura popolare. Nell’immaginario occidentale, l’oriente richiama tanto l’avventura e i viaggi, quanto anche una piacevole inattività; tanto banditi pericolosi, quanto anche modi di vita paradisiaci: cibo e bevande meravigliose, soffici divani, affabili servitori, felicità eterna. Altre immagini stereotipate sono, per esempio, le donne velate degli harem, sceicchi con turbante, caravane di cammelli e i profili dei minareti. Un’immagine popolare con un potere mitico speciale sembra essere la cosidetta danza del ventre orientale. Pare abbia diverse caratteristiche d’intrattenimento quali: balli estatici e febbricitanti, pericolose donne seminude, fumo di hashish, e altri eccitanti vizi del palazzo del Sultano e dei suoi equivalenti e moderni night-club orientali.

Non c’è affatto da meravigliarsi che l’orientalismo sia stato, fin quasi dall’inizio, parte integrante dell’industria transnazionale dell’intrattenimento. Molti di noi conoscono il film “Sceicco” interpretato da Rodolfo Valentino (1921) o "Lawrence d’Arabia" di David Lean (1962), e io credo anche che harem e sceicchi siano motivi da sempre largamente usati dall’industria cinematografica in molti paesi occidentali (cfr. Michalek 1989; Phillips 1992).

È importante ricordare che l’industria cinematografica non utilizzava solo miti orientali, ma aveva anche un ruolo importante nello sviluppo della musica orientale moderna in Egitto e nei paesi del Medio Oriente. Negli anni ’30, sulla scia delle colonne sonore locali, nacque la nuova musica popolare pan-araba, che influenzò sia quella turca sia la cultura musicale del sud dei balcani. Nell’immediato dopo-guerra, uno sviluppo simile avvenne anche in India, con l’evoluzione della musica pan-indiana per colonne sonore. Uno dei risultati di questo processo di modernizzazione e occidentalizzazione della musica orientale fu l’arabesco turco, che oggi è un fattore decisivo che sta dietro allo sviluppo del folkpop orientale bulgaro (Stokes 1992:92-4; Manuel 1993:37-55).

Nel mondo occidentale, dagli anni ’30 in poi, l’industria cinematografica ha esportato diversi stili musicali locali, specialmente quelli dell’america latina, che sono diventati subito una parte importante dellla musica popolare trasnazionale. Comunque, più che alle colonne sonore, è all’industria ristorativa che si deve la popolarità della danza orientale in America. Durante gli anni ’60 e ’70, i musicisti arabo-americani e quelli di altre comunità di immigrati magrebini, riadattarono gli emblemi e i simboli dell’oriente, diffondendo un nuovo stile radicato nelle loro tradizioni indigene. Questa fusione tra stile neo-orientale e la danza del ventre divenne il contrasegno di molti “Nightclub medio orientali” presenti sulla costa est americana. Il nuovo stile anticipò il successivo sviluppo della musica popolare orientale balcanica: gli strumenti tradizionali furono elettrificati o sostituiti con chitarre elettriche, organi, sintetizzatori, la sezione ritmica fu ampliata e gli elementi ritmici esageratamente enfatizzati. In più, il tradizionale ritmo della danza del ventre fu mescolato con i ritmi latini, con la sincope jazz, con l’accompagnamento marcato dei primi rock-n-roll, e con i ritmi di marcia delle musiche militari (Rasmussen 1992:70-1).


0.  Introduzione
1.  Retroterra: il nazionalismo monoetnico e  il pop-narodna jugoslavo
2.  La produzione dell’oriente
3.  Stilemi orientali nei maggiori successi Folkpop bulgari: le due correnti principali
4.  Miti e stereotipi orientali
5.  Conclusione: popolarità dello stile orientale
6.  Riferimenti

Autore: Vesa Kurkela - 11.03.1997
Traduzione: Valerio Guagnelli Scanzani – 14.03.2002




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