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 NICOLA GHIUSELEV 



Autoritratto del 1996





Re Filippo II
nel "Don Carlos"





Autoritratto del 1961





Boris Godunov





Padre Lorenzo in
"Romeo e Giulietta"





Nicola Ghiuselev oggi


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"Nicola Ghiuselev - La voce che dipinge"

Nicola Ghiuselev è nato il 17 agosto 1936 a Pavlikeni. In questa piccola cittadina, l'arte gode di grande stima: c'è un quartetto, una piccola orchestra, si rappresentano operette, è stata messa in scena persino l'opera "Il barbiere di Siviglia" di Rossini e vengono strumentisti celebri.

Ghiuselev: "Avevo quattordici-quindici anni, quando sentii per la prima volta il monologo di Boris Godunov e Mussorgski j "entrò" nella mia vita. Durante le vacanze, a Drjanovo, in un afoso pomeriggio estivo, d'un tratto risuonò una musica - qualcuno alla radio cantava una melodia che mi sconvolse. Stavo disegnando, mi fermai immediatamente e rimasi in ascolto, colpito dalla bellezza della musica. All'epoca Radio Sofia comunicava agli ascoltatori chi cantava e cosa cantava, così scoprii che il basso polacco Edmund Kossovskij aveva appena eseguito il monologo di Boris. Quel pomeriggio trasformò la mia vita."

Un giorno legge un'inserzione per nuovi coristi nel coro accademico studentesco: si presenta, sbalordisce la giuria con l'esecuzione dell'aria di Ivan Susanin e diviene ben presto membro legittimo del glorioso corale diretto da Angel Manolov. Ghiuselev è solista del Coro Accademico per un po' di tempo ancora. Pian piano egli diventa un cantante professionista. Già nel maggio del 1960 viene approvata la sua candidatura per la partecipazione al concorso "La primavera di Praga".

Durante la stagione del 1961-1962, Ghiuselev, contemporaneamente alla partecipazione agli spettacoli ordinari della "Turandot", prepara le parti del ricco contadino Tobias Mikha in "La sposa venduta" di Smetana (la prima il 3 febbraio 1962) e del vichingo in "Sadko" di Rimskij-Korsakov (la prima il 21 aprile 1962).

La prima tournée all'estero di Ghiuselev come cantante lirico risale alla fine del gennaio 1963. Un gruppo di cantanti bulgari parte per Barcellona, dove egli si presenta come Pimen nel "Boris Godunov" di Mussorgskij.

Lo spettacolo del "Don Carlos" con la partecipazione di Ghiuselev ha una risonanza molto forte - la Sofia amante della musica parla del nuovo Filippo II, si aspetta che egli difenda degnamente il nome dell'opera bulgara all'imminente concorso mondiale per giovani talenti.

Ed ecco arriva il giugno del 1963… In quei giorni è caldissimo. Eppure le centinaia di ventagli nella sala si fermano quando i violoncelli intonano le prime frasi dell'accompagnamento del quinto quadro della celebrissima aria. La voce di Ghiuselev elettrizza il pubblico. Il pubblico sente proprio in quei momenti il "fluire" dell'oro del premio. Tutti hanno lo sguardo fisso sul palco, dove un re sta scoprendo la tragedia della propria vita. Un re che neppure i dieci minuti di ovazioni ininterrotte riescono a trasformare in Ghiuselev!

Dopo circa venti anni, il quasi novantenne Mark Reisen, membro della giuria in quei giorni del giugno 1963, ricorderà: "Il vostro Nicola colpì fin dalla sua prima comparsa sul palco del concerto ed ancor più con la partecipazione allo spettacolo dell'opera. Sapevo che era un uomo giovanissimo, un artista di poca esperienza, ma la sua arte attraeva sia il pubblico che la giuria."

Nell'autunno di quello stesso felice 1963, il cantante tiene un concerto di grande successo su Radio Parigi.

L'11 gennaio del 1964 interpreta il ruolo di Krumov durante la prima dell'opera drammatica di Ljubomir Pipkov "Antigona 43" , all'Opera di Sofia.

Il 1965 inizia con gli spettacoli del "Don Carlos" e del "Faust" a Sofia e con un viaggio a Napoli nel ruolo del Vichingo. Ma quest'anno non sarà memorabile solo per questo...

Sono di conforto i successi riportati con la seconda tournée in Giappone. Nei mesi di settembre e ottobre un gruppo di nostri cantanti tiene une serie di spettacoli a Tokio e Osaka, insieme all'Opera di Zagabria. Ghiuselev torna dal paese del Sol levante con un cumulo di riviste dove si legge: Il "Japan Times .:"Il vecchio annalista Pimen del giovane basso bulgaro Nicola Ghiuselev era semplicemente straordinario ".

Katja Popova dopo il rientro dal Giappone, nell'ottobre del 1965:"Sono molto felice del successo di Nicola - è piaciuto al pubblico giapponese fin dalle sue prime comparse. Così giovane ed allo stesso tempo maturo. E' piacevole viaggiare con lui, è allegro, ha senso dell'umorismo ed è pieno di premure verso t 'colleghi. Riconosco in questo straordinario artista una qualità che si ritrova molto raramente nel mondo dell'arte - una sincera felicità per il successo dei colleghi, l'assoluta mancanza di invidia. Gli auguro di mantenersi sempre così!"

"Aurore" del 21 aprile 1966: "La Bulgaria non si accontentava di Boris Christoff e di Nicolai Ghiaurov - i bassi più famosi della nostra epoca. Ce ne ha presentato anche un terzo - il giovanissimo Nicola Ghiuselev".

"Humanité" del 26 aprile 1966: "E' stata un'esecuzione sublime - Ghiuselev non impersona un ruolo, egli incarna il destino umano. La sua voce è insuperabile, fortemente colorita, versatile. Il suo portamento scenico è assolutamente semplice, umano. E' una vera rarità ascoltare un Boris Godunov di quel livello da un artista così giovane, di appena 29 anni".

Evgenij Nesterenko: "Già quando conobbi Ghiuselev nel 1967 a Sofia, all'epoca del III Concorso internazionale per giovani cantanti lirici, fui colpito dalla sua modestia, la sua naturalezza, la sua benevolenza. Subito dopo il termine del primo girone, egli mi si avvicinò dietro il palco per farmi forza con le sue calde parole, benché io fossi un cantante ancora agli esordi e lui già una "stella" di livello internazionale. Da quel momento siamo diventati amici. Ci siamo "imbattuti" più volte sulle scene di tutto il mondo e posso affermare con certezza che egli è uno dei migliori interpreti del repertorio russo, soprattutto delle opere di Mussorgskij. Io stesso interpreto questi ruoli e so quanto sia difficile raggiungere un vero successo. Ancor più se l'interprete non è un russo, ma un bulgaro. Io stimo moltissimo Ghiuselev, sia come artista-cantante completo, sia come amico e uomo eccezionale"

Talvolta le recensioni, per quanto brillanti siano, non danno un'idea completa del successo riscosso dall'interprete. In questi casi le registrazioni aiutano molto. Non importa se sono fatte da un punto non adatto della sala o addirittura da dietro il palco. Comunque sia, da queste emergerà la tensione, l'approvazione del pubblico, riporteranno la forza e la durata delle ovazioni. Questa forza e questa lunga durata emergono dalle registrazioni fatte durante gli spettacoli ai quali partecipa Nicola Ghiuselev alla Staatsoper di Vienna. Soprattutto nell'anno 1972, quando egli si è ormai definitivamente affermato in questa capitale della musica.


Il 1972 sarà ricordato anche per un altro importante motivo: Ghiuselev compare in scena sia come cantante che come pittore. Ciò accade nelle prove e nelle prime dell'opera "Il pittore d'icone Zaccaria" di Marin Goleminov.

L'interesse è sempre più forte non solo perché è nata una nuova opera bulgara da un autore il cui talento è già conosciuto. A quel tempo, oltre venticinque anni fa, si parlava molto della leggenda "L'amore peccaminoso del pittore d'icone Zaccaria" di Pavel Spasov, soprattutto nella commovente interpretazione di Spas Jonev. E' ovvio che per il pittore Ghiuselev il personaggio del grande creatore bulgaro del Risorgimento sia doppiamente affascinante. L'ansia del pittore che nell'arte cerca nuove vie, che aspira a superare i dogmi secolari, ad essere vicino al prossimo e ad emozionarlo con le proprie opere: naturalmente tutto questo per il pittore Ghiuselev è assolutamente comprensibile.

Alla fine del 1972 vediamo già "realizzati" i personaggi: Khristijanija - Rumjana Bareva, Dimitar - Stojan Popov, Zaccària - Nicola Ghiuselev. Ovviamente, l'interesse verso l'opera è ulteriormente suscitato dalla notizia che Ghiuselev ogni volta fa un ritratto. Il registra sfrutta con maestria la possibilità di avere per una volta come grande interprete un vero pittore, per cui la messa in scena è organizzata in modo che il pubblico stesso possa rendersi conto di come sono contati i minuti: mentre Khristijanija canta la sua aria, sul foglio assolutamente bianco si delinea un volto.

Ghiuselev:"Ho sempre ritenuto di essere un artista perché sono un pittore, un creatore. Indipendentemente dai mezzi di cui mi servo, io uso sempre la grande idea dell'arte. Non esiste un limite netto tra i diversi aspetti dell'arte. Quando i mezzi di uno sono esauriti, l'altro accorre in aiuto. L'importante è ricreare il personaggio da te voluto, vivere con lui. Per quanto mi riguarda, io devo molto alla pittura durante la messa in scena dei personaggi: seguo il mio corpo, le mie mani, la mia andatura, la mia voce, tutti i componenti del gioco artistico, con l'occhio del pittore. Come se stessi disegnando in quel momento!"

Più tardi, in una intervista, il grande cantante afferma: "Al giorno d'oggi nel repertorio dei grandi teatri d'opera sono incluse opere che vanno dal genere classico al contemporaneo. Quindi, se un cantante vuole rispondere alle esigenze che provengono dai palcoscenici internazionali, deve essere in grado di eseguire opere di epoche e stili diversi. Bisogna passare bruscamente da uno stile all'altro. Oggi canti Mozart, tra tre giorni Wagner, tra una settimana Britten. A me personalmente questa varietà di repertorio fa molto piacere. L'importante è essere sinceri verso l'arte".


Nel 1976 Ghiuselev compie quaranta anni. Quello stesso anno ricorrono anche i quindici anni dal debutto sul palcoscenico dell'opera, i dieci anni dalla prima della "Kovancina" e dalla trionfale visita a Parigi. Anche i11977 è un anno di anniversari: ricorrono i quindici anni dalla medaglia d'oro di Helsinki. L'anno successivo, il 1978 ricorda che sono trascorsi quindici anni dalla vittoria del concorso di Sofia e che anche il suo Filippo II ha compiuto quindici anni. Questo periodo, in cui il cantante fa un preciso bilancio dei suoi successi, è particolarmente intenso - nuovi ruoli, continui inviti sulle scene mondiali, incisioni di dischi, i film per la televisione ecc.

Negli anni successivi Ghiuselev si esibisce sulle scene più celebri a livello mondiale: Bruxelles, Barcellona, Londra, Sofia, Genova, Verona, Varsavia, Vienna, Mosca, Budapest, Madrid, Monaco, Milano, Berlino, Atene, Perugina, Praga, Viesbaden, Hartford, Seattle, Ginevra, Parigi, Bratislava, Buenos Aires, Napoli, Lecce, Parma, San Diego, Bonn, New York etc.

Nel 1986 Ghiuselev dichiara: - "Sono passati poco più di una decina d'anni, da quando mi è stato chiesto quando avrei iniziato a mettere in scena io stesso delle opere. Mi chiedo da cosa bisogna cominciare. Mi è capitato di pensarci, perché nasconderlo. Ne ho parlato perfino con il pittore Nodolini, che ha preparato la scenografia per "Attila" e "Aida". Mi piacerebbe molto curare la regia di opere dellivello del "Don Carlos ", del "Boris Godunov", o del "Faust" che conosco alla perfezione, insieme ad un pittore del suo livello, del quale sono amico e con il quale posso condividere ogni cosa. Avrei lavorato alla maniera di Tito Gobbi, prevalentemente con gli attori: facendoli calare nel contesto, svelando ciò che caratterizza i loro eroi. Non condivido molto il modo in cui si comportano la maggior parte dei registi, i quali fanno lo spettacolo per il pubblico, senza scoprire la profondità dell'opera…"

Sono molte le recensioni sulla stampa mondiale per gli spettacoli di Ghiuselev nel 1987-1988, ma qui riporterò solo una breve critica, quella del ragguardevole musicista moscovita Jurij Korev uscita su "Musica Sovietica", n. 1 del 1989, dove si parla della partecipazione del cantante alla "Settimana dell'opera di Sofia". Ecco le sue parole: "Il Dosifej di Ghiuselev è una creazione straordinaria dell'arte teatrale mondiale contemporanea."

Queste parole risalgono all'inizio del 1989, anno proclamato dall'Unesco l'"anno di Mussorgskij", in quanto ricorrono i centocinquanta anni dalla nascita del grande artista russo. Alla fine di marzo il basso bulgaro è uno dei pochi stranieri invitati nella patria del compositore, per rendere tale commemorazione veramente internazionale.

La stagione 1989-1990 merita di essere ricordata anche per la celebre messa in scena (così la definisce la stampa americana) de "Il barbiere di Siviglia" al teatro dell'opera Liric di Chicago. "Non so se qualcun'altro sia mai riuscito ad allestire uno spettacolo così bello, allegro, con misura e tanta fantasia e con stupendi interpreti stranieri" - ricorda Ghiuselev al ritorno dall'America. Ma ricorda con piacere anche lo spettacolo londinese de "Il Principe Igor" con Anna Tomova-Sintova (nel ruolo di Jaroslavna), diretto da Bernard Haiting. Si ricorda anche dei concerti nell'illustre sala parigina "Pleiel" con l'orchestra Ile du France, dove esegue arie del "Boris Godunov" e il poema sinfonico-vocale "Stenka Razin" di Shostakovich.

Il 1991 è l'Anno di Mozart, in quanto ricorrono i duecento anni dalla morte del grande compositore austriaco: Ghiuselev non canta solo nelle sue opere e nelle cantate, ma incide anche dei dischi.

Il 1992 è invece la volta di Rossini, il nostro basso incide "Tancredi", "Edipo a Colono", "Stabat Mater". In maggio canta Mustafà ne "L'italiana in Algeri", messa in scena alla Deutsche Oper di Berlino.

Siamo nel 1993. Ghiuselev prende la guida della Accademia Bulgara, "Boris Christoff" a Roma.

Al nostro basso bulgaro viene conferito a Parma il prestigiosissimo premio "Verdi d'oro". In quest'occasione la rivista "Rassegna Melodrammatica" scrive nel novembre 1994: "La serata si è svolta in onore di Nicola Ghiuselev, celebre basso bulgaro, che grazie alla sua arte elegante e ricca di registri, grazie alla sua forza interpretativa e alla sua geniale creatività, ha lasciato a Parma indimenticabili ricordi."

Alla fine del 1995 la rivista "Opinione particolare" fa un'indagine tra i suoi lettori chiedendo: "Quale cantante d'opera vi manca e vorreste riascoltare presto dall'opera di Sofia?" Il settanta percento degli intervistati fa il nome di Nicola Ghiuselev.

Nella stagione dell'anno 2000-2001 festeggia il suo "giubileo" - quarant'anni di carriera - il 17 giugno del 1961 debutta sul palcoscenico dell'opera nel ruolo di Timur nella "Turandot" di Puccini.

Anni di straordinaria intensità creativa e di incredibile responsabilità: si sposta di scena in scena per i teatri più celebri, in un continuo avvicendarsi di autori, opere, direttori d'orchestra, registi e compagni di lavoro.
Quali sono le ragioni di questo evidente e incessante interesse nei confronti di Ghiuselev, le ragioni di questo incontestabile successo in oltre sessanta ruoli? Una di queste è senz'altro la forte presenza scenica di Ghiuselev attore. Egli possiede una voce da basso-baritono con un nobile timbro fortemente individuale, che lo distingue immediatamente dagli altri, persino subito dopo aver ascoltato la prima frase nelle trasmissioni radio. La sua voce ha la capacità di essere dolce nei momenti lirici e austera quando la tensione si intensifica. Gli straordinari acuti della sua voce, che si distinguono per la loro forza perforante, si elevano sul coro e l'orchestra. Nonostante la sua voce gradualmente rinvigorisca, ponendosi tra "i grandi", Ghiuselev non ha mai abusato della sua forza. Il cantante subordina la propria maestria tecnica al desiderio di svelare nel modo migliore il testo dell'autore, il disegno dell'autore.

Tratto dal libro di Aleksander Abagiev "Nicola Ghiuselev - La voce che dipinge" per gentile concessione dell'editore.



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