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 MARY MONTAGU LA PRIMA VIAGGIATRICE 
Storia della Bulgaria

COME APPARIVANO LE TERRE BULGARE NEL XVIII secolo

Lettere da una "terra lontana e misteriosa"

di Vladimir Svintila

Mary Montague

Le lettere di Mary Montagu, moglie dell'ambasciatore britannico presso la corte ottomana, Edward Wortley Montagu, in cui lei descirve il suo viaggio attraverso le terre bulgare e il suo soggiorno ad Adrianopoli (Edirne) e Costantinopoli, furono pubblicate dopo la sua morte nel 1783.

Queste lettere portarono all'autrice fama mondiale, seppur postuma. Esse ebbero gli elogi di Voltaire, Tobias Smollett, Edward Gibbon, Thomas Carlyle.

Mary Montagu fu la prima donna viaggiatrice. Scrisse di un paese lontano e misterioso, l'Impero ottomano, che s'era ripreso dalla sconfitta subita presso Vienna e intendeva "durare nei secoli", "istruendosi" (almeno relativamente) e conducendo una normale vita diplomatica.

Questa questione destava enorme curiosità in Europa. Sarebbe riuscito un impero asiatico ad acquisire cultura? Sarebbe possibile convivere con esso?

Mary Montagu dà una magnifica descrizione dell'Impero ottomano degli anni 1718-1718. Lei si sofferma sulla famiglia, sulla vita quotidiana, sull'arredamento della casa, sull'architettura delle abitazioni, sugli svaghi, sulla corte e lo sfarzo dei sultani, sull'aristocrazia-cose queste che colpivano l'immaginazione degli europei di quell'epoca. Parallelamente a questo tema principale, nelle sue lettere lei informa anche delle terre bulgare, della vita quotidiana, degli usi e dei costumi in città e in campagna, soffermandosi perfino sulla posizione sociale dei contadini.

Le sue note di viaggio che riguardano le terre bulgare iniziano a Sofia. "Dopo un viaggio di quattro giorni - scrive nella lettera alla principessa di Wells del 1 aprile 1717 - siamo giunti a Sofia, sulla riva del fiume Iska o Iske. Si tratta di un'ampia e deliziosa conca circondata da monti che si ergono in lontananza. E' difficile vedere un paesaggio più bello. La città e grande e densamente popolata. Ci sono molte terme famose per l'effetto curativo delle loro acque". Mary Montagu dedica alla città di Sofia una lettera a parte. "Sofia - asserisce lei - è una delle città più belle dell'Impero ottomano". La viaggiatrice descrive nei particolari le carrozze turche, il loro sfarzo e comodità. In una di quelle carrozze si reca al bagno pubblico ed é fortemente colpita dalla bellezza delle donne d'Oriente, dalla loro grazia, dalle loro forme avvenenti. C'erano delle donne col corpo così ben proporzionato che non potevano essere paragonate nemmeno alle dee uscite dal pennello di Tiziano. Molte di esse avevano la pelle candida adornata da meravigliose capigliature - rileva l'autrice.

Da Sofia i coniugi Montagu, accompagnati da 500 giannizzeri, partirono per Plovdiv. Le note su quel tragitto sono brevi: i monti Hemus (Stara Planina) e Rodopi sono sempre coperti di neve; a Plovdiv ci sono alcune vecchie chiese cristiane (forse della tarda antichità).

Lasciata Plovdiv si sentì attratta dal paesaggio." Da queste parti, fino a Adrianopoli - scrive Mary Montagu - il paese è il più bello del mondo. Le colline sono tutte ricoperte di viti selvatiche; vi regna sempre la primavera ed essa rende tutto fiorente e più allegro".

L'autrice però non rimase impassibile davanti all'ingiustizia. " I villaggi sono talmente poveri - scrive - che dei viveri indispensabili è possibile rifornirsi solo ricorrendo alla forza. I giannizzeri, infatti, non hanno pietà, per i poveri contadini: tagliano il collo ai polli e alle pecore che capitano loro sottomano senza chiedere a chi appartengono ... "

Conoscendo bene la letteratura e la cultura antica, Mary Montagu si interessava dei monumenti antichi. Visitò la chiesa di Santa Sofia che era un "mucchio di rovine" e la "Porta di Traiano", un'opera edile con destinazione ignota che all'epoca del suo viaggio esisteva ancora.

Arrivando al villaggio di Kiskoj (oggi Malo Konare, regione di Plovdiv), Mary Montagu ebbe l'occasione di conoscere da vicino la popolazione bulgara. Descrive le case di fango e graticci e rileva che i bulgari sono agricoltori particolarmente laboriosi: "Ho assaggiato dei vini molto buoni qui" - scrive fra l'altro.

Si sentiva particolarmente attratta dalla vita quotidiana dei contadini ortolani della regione di Adrianopoli. Suonavano un certo "strumento contadino" che corrispondeva perfettamente alla descrizione dell'antica siringa. Non vi è strumento musicale raffigurato sulle statue greche e romane che non fosse suonato dal popolo di questo paese - nota la viaggiatrice.

Mary Montagu si imbatte in quei luoghi in strascichi della medicina antica. Aveva assistito a un "trapianto" (vaccinazione) di vaiolo: si praticava una puntura nella vena del braccio o della gamba e vi si immetteva pus, prelevato da qualche malato di vaiolo. All’ottavo giorno la persona malata alzava la febbre e doveva stare a letto per due o tre giorni. Lady Montagu era talmente convinta dell'efficacia di questo primitivo metodo di cura che fece vaccinare anche il figlio. In una lettera scrive che intende "da buona patriota popolarizzare il metodo del " trapianto" anche in Inghilterra". E tornata in patria così fece.

Destano curiosità le sue informazioni che a quell'epoca a Costantinopoli c'erano commercianti d'antiquariato - in prevalenza monete e monili. Questi commercianti avevano propri agenti in Siria e, Egitto.

Lady Montagu non era d'un cieco orientamento filo-turco. Scrive in una delle sue lettere che se in un caffè qualcuno osava parlare contro i visir, il giorno successivo il locale veniva raso al suolo e le persone che avevano prestato ascolto - sottoposte a torture. "I turchi hanno dappertutto spie" - scrive lei.

Molto approfondite sono le sue osservazioni sulla psiche sociale dell'amministrazione turca e pertanto lasciò un prezioso studio socio psicologico dell'effendi (titolo onorifico per funzionari e notabili - ndr).

Lei aveva riservato attenzione ad ogni cosa: dalla danza, la musica, i gioielli e il vestiario fino ai problemi sociali, ai problemi del governo, della libertà, alle condizioni in cui versavano gli oppressi.

Le lettere della viaggiatrice inglese anche dopo tanto tempo impressionano per la ricchezza del contenuto, per lo stile e, non in ultimo luogo, per il loro umanitarismo.




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