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Bulgaro
     
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 Il miracolo dell'idraulico 
di Alek Popov

Danza ballabile su temi di Weber, Schwab e Schnitzler

“Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro dell’idraulico polacco!”, hanno cominciato a gemere i vocianti media britannici solo due anni dopo che la liberale monarchia ha aperto con magnanimità il suo mercato della manodopera ai lavoratori dei nuovi paesi membri dell’Unione europea. Cosa sia successo in questi due anni e mezzo è nel complesso noto a tutti, e dal punto di vista dell’abitante medio dell’isola si può riassumere con il proverbio bulgaro: “gli dai un cantuccio sotto il tavolo e lui ci sale sopra” o “gli dai un dito e lui si prende la mano”. Così, gentilmente, socchiudi la porta per farne entrare uno o due e ti trovi travolto da una valanga di 600.000! Come in una festa di teenager...

Ora lasciamo che siano i politici a dibattere se questi 600.000 siano molti o pochi. Quello che è interessante capire, dal punto di vista culturale, è perché proprio l’idraulico è diventato il simbolo di questa minaccia globale. Come ha fatto questo modesto personaggio della vita quotidiana ad adornarsi dei simboli del discorso mitologico, e ciò a scapito del tradizionale eroe della classe operaia: il virile fonditore in canottiera e muscoli, avvolto nel romanticismo del fumo rivoluzionario e con lo sguardo fisso nell’abisso di fuoco come il dio Vulcano? Ma è molto semplice! Il fonditore, se ha avuto la fortuna di non vedere chiudere il proprio reparto, è rimasto a Gdansk o a Lodz tra le pagine dei vecchi libri di lettura o nelle spigolose composizioni dei monumenti dimenticati dell’epoca socialista, che svettano ancora all’entrata delle miniere e degli stabilimenti, o nei solitari giardinetti di quartiere disseminati di siringhe. Mentre l’idraulico è arrivato a Londra. A Vienna, a Parigi...

L’idraulico è mobile.

Mi immagino un uomo pienotto di media età, che fischietta nel mite inverno londinese, con una pesante borsa nella mano e un pezzetto di tubo residuo sotto l’ascella. È il nuovo Adam, che ha morso la mela dell’economia di mercato, ha preso coscienza della propria sorte ed è fuggito volontariamente dal paradiso dei pezzenti. Se ne va per il mondo da solo, alieno all’idea della solidarietà di classe, ostile al sistema di previdenza sociale e pressoché inafferrabile per le autorità fiscali. Una figura a modo suo thatcherista...

Nessuno ama l’idraulico. Anche l’idraulico non ama nessuno. È una persona che entra nelle nostre accoglienti case, svita il sifone del lavandino, fruga nello sciacquone del gabinetto, stacca le piastrelle nel bagno, tira fuori qualcosa e mette dentro qualcos’altro, non pulisce mai, vuole sempre un accconto. Di solito riusciamo a giudicare le sue capacità solo a cose fatte, quando il sifone continua a perdere e dobbiamo chiamare un altro tecnico, naturalmente senza avere la garanzia che sia migliore. A volte veniamo assaliti dal dubbio che lo facciano apposta, per aprirsi la strada l'uno all'altro. Ci riproponiamo di mettere fine a queste cattive pratiche applicando con maggiore rigorosità i meccanismi del controllo civico e le tecnologie dell’informazione. Basta dare vita a un gruppo, candidarsi a un programma ISPA o di un’altra organizzazione europea, creare un sito nel quale mettere in mostra le fisionomie di tutti questi tipi, complete di rating e posting relativi alla qualità dei rispettivi servizi. E poi stare a vedere cosa succede! Naturalmente non lo facciamo. Ci limitiamo a fare le corna e a sperare che il prossimo sia più ragionevole. Si dice che a volte se ne incontrino, di ragionevoli, ma non sarà poi solo una leggenda urbana?

Nessuno ama l’idraulico.

Nemmeno in Inghilterra. Il "Sun", nemico di tutto quanto è slavo, può sgolarsi quanto vuole, ma per il britannico medio, i cui interessi il summenzionato giornale pretende di rappresentare, la venuta dell’idraulico polacco probabilmente è stata una vendetta attesa da lungo tempo. Per sbarazzarsi di quello inglese. Quel degenerato di John, con la camicia rossa e le scarpe pesanti, che profuma di birra fin dal primo mattino, che guarda insolentemente le casalinghe e lascia sempre scolare sulle piastrelle la sporcizia che fuoriesce dal sifone. Ma che vada affanculo! Ora qui c’è il placido, agile Adam con i suoi baffetti un po’ appassiti: pani questo, pani quello [pani in polacco significa "signora" - N.d.T.]. Sistema un catino sotto il sifone, se è necessario tira fuori uno straccio, avvita, svita, stringe. Non ci sono perdite, non c’è umidità. E come se non bastasse ti "chargia" due volte di meno. Se vuoi la fattura, solo una volta e mezza.

L’incantata casalinga britannica non può sapere che a 1.500 miglia da lei, nell’antica Cracovia, una casalinga polacca piange amaramente. Circa due anni fa, solo un mese prima che la sua patria riuscisse trionfalmente a salire sulla locomotiva dell’UE, lo stesso placido Adam le aveva installato la vasca. La aveva installata così bene che da allora sul soffitto dei vicini di sotto fa irrimediabilmente capolino una grande macchia umida. Si sono avvicendati operai di ogni tipo, uno migliore dell'altro. Nemmeno uno di loro è riuscito a eliminare la perdita. In compenso sono riusciti a rompere il costoso troppopieno italiano. Con i vicini sono ai ferri corti: gli hanno tagliato l’acqua da due giorni. Le goffe procedure giudiziarie li hanno costretti a ricorrere alla giustizia sommaria. E ora la pani... chiamiamola Agneszka, conta trepidante quante ore e quanti giorni mancano all’entrata della Bulgaria e della Romania nell’UE, affinché baj Kiro di Orlandovci venga ad aggiustarle la vasca. Baj Kiro ha delle mani davvero d’oro!

Questo baj Kiro non è stupido e anche lui ha buttato lo sguardo oltremanica, dove però si trova già Adam. A Vienna invece si è sistemato il collega Attila, mentre a Berlino si è fatto strada con coraggio tra gli sciacquoni il flemmatico ma preciso Amsus di Riga. Così alla fine si dovrà rassegnare a Cracovia, a Praga e a Budapest. Che baj Kiro abbia le mani davvero d’oro ve lo può confermare la famiglia Petrov, alla quale ha riparato il bagno. Si tratta di una giovane e benestante coppia: lui è uno specialista IT e lei trova la propria realizzazione sulle pagine di riviste che si occupano di lifestyle. Dopo avere guardato per due interi mesi il culo peloso di baj Kiro che spuntava dai pantaloni, la signora Petrova non ha potuto resistere e gli ha fatto osservare che poteva anche mettersi un paio di mutande. Parole che hanno avuto un effetto magico sull’inclinazione del canale di scolo, tanto che adesso le acque che vi penetrano ritornano indietro al loro punto di partenza e l’odore si è fatto insopportabile. Hanno dovuto rompere le piastrelle già posate e rifare nuovamente il canale di scolo. Anche il nuovo idraulico, un certo baj Angel, non esagerava con la maglieria intima, ma questa volta la comunicativa novella sposa è rimasta muta come un pesce. L’idraulico bulgaro ha un senso dell’onore molto sviluppato. Quando parte per la Polonia o la Cechia, però, si compra non solo delle mutande, ma anche una cravatta. Secondo pani Agneszka, l’idraulico bulgaro è l’uomo più galante e curato del mondo.

Con Kiro le cose non funzionano, ma senza Kiro?..

Si continua a giurare che dopo l’accettazione della Bulgaria e della Romania nell’UE il 1° gennaio 2007 non verranno effettuati altri allargamenti per almeno una decina di anni. Fino a quando non ci avranno digeriti, per così dire. Chi prenderà allora il posto di baj Kiro e di baj Angel? Gli analisti di Industry Watch sicuramente stanno già tracciando i parametri della crisi che si profila all’orizzonte del mercato dei servizi idraulici. Secondo gli antropologi, tuttavia, non ci sono motivi per lasciarsi prendere dal panico. Non so come stanno le cose in Romania, ma in Bulgaria tutti, chi più e chi meno, sono un po’ idraulici e tengono in un angolo del guardaroba qualche chiave inglese, un manicotto e un piccolo gomitolo di stoppa. Il bulgaro ha appreso la professione durante l’epoca della Transizione, quando montava e smontava segretamente i caloriferi per risparmiare sul riscaldamento. Quindi, almeno per i primi tempi, riuscirà in qualche modo ad avvitare il rubinetto e ad aggiustare il sifone. Eh, forse senza raggiungere vette qualitative, ma almeno del tutto gratuitamente. Con il canale di scolo, c'è poco da fare, dovrà faticare un po’, ma come lui stesso ama dire: la miseria insegna.

Nel frattempo l’idraulico britannico rimasto senza lavoro si è comprato una casetta in Bulgaria. Qui i giorni di sole sono più numerosi, la gente è cordiale e la birra non costa praticamente nulla. Il sussidio di disoccupazione gli basta per vivere come un re. Gironzola tutto il giorno per il cortile, munge una capra dalla funzione puramente decorativa, perché gli hanno detto che fa bene ai nervi, fa delle passeggiate sui colli, va all’osteria e offre da bere a uno, poi a un altro, torna, accende il camino, si siede. E nei suoi occhi il tormento. Sua moglie sa cosa lo rode dentro, ma fa finta di niente. È meglio non parlarne. A John, in pratica, prudono le mani. Ha nostalgia del suo lavoro. Ha voglia di afferrare nuovamente la chiave inglese, invece delle molli mammelle della capra. E cerca di capire cosa esattamente è successo. È tutto una conseguenza del determinismo storico, oppure lui stesso ne è in parte colpevole? Non ha saputo forse apprezzare a sufficienza quello che aveva? Ha alzato la cresta, si è fatto impudente? ...

È il giorno di Natale e per la testa gli ronzano pensieri del genere, indegni di un idraulico. Forse è il latte fresco, forse l’aria pura o il battaglio della vicina chiesetta. Il vicino ha appena macellato il maiale e ha invitato John a mangiare ciccioli e a bere un po’ di vino. Tutto molto buono. E un po’ irreale. E all’improvviso John nota una perdita d’acqua. Si rende conto che l’impianto idraulico del vicino è in condizioni pietose. L’uomo aveva cercato di riparare quello che poteva, ma ovunque stride, gocciola, perde, lo sciacquone canta un canto amaro... Un’esecuzione da dilettanti! E John riceve un calling, un richiamo dall’alto al quale non può in alcun modo resistere. Affera gli attrezzi del vicino e si mette al lavoro sotto gli occhi stupefatti degli ospiti, che ora si fanno il segno della croce, ora tirano sospiri di sollievo per lo scampato pericolo.

John ha riparato l’impianto e rifiuta di essere pagato per il suo lavoro. Poco a poco si decide e comincia a fare il giro di altre case nel vicinato. Per non mettere la gente in imbarazzo alla fine accetta di ricevere una ricompensa. Ma sempre modesta. È felice di esercitare di nuovo la propria professione. Se tutti fossero come John, dicono orgogliosi i suoi vicini, il mondo sarebbe di gran lunga migliore!

Traduzione dal bulgaro di Andrea Ferrario




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