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Bulgaro
     
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 I nostri ricordi - Introduzione 
di Georgi Gospodinov

introduzione a “Ho vissuto il socialismo” (“Аз живях социализма”)
a cura di D. Ivanova, G. Gospodinov, K. Manolov, R. Petrov, Sofia, 2006

Vi ricordate le gomme da masticare Ideal e la pasta Pomorin? E le brigate, le Moskvic, la fila per le arance, le barzellette politiche, il terribile e il ridicolo di quei tempi... Vi proponiamo uno spazio per raccontare ricordi e storie, quello che avete visto, ascoltato e vissuto all'epoca del socialismo. Le storie possono essere di ogni genere - tristi e allegre, storie che parlano di sogni e fallimenti, banali, elevate, quotidiane... L'importante è che siano storie vere, concrete, del tutto ordinarie. Raccontiamo quello che è rimasto fuori dall'inquadratura, fuori dai libri di scuola, dalle memorie, dalle grandi ricapitolazioni... In breve, i nostri ricordi dell’epoca in cui abbiamo vissuto il socialismo. Siamo convinti che ogni storia umana personale di quest’epoca sia importante. Per essere sicuri che l’abbiamo vissuta e continuiamo a vivere dopo di essa.

Era il 2004 e dal sito www.spomeniteni.org, allora appena creato, invitavamo tutti con queste poche frasi a raccontare la propria storia dell’epoca del socialismo. Ma questo è successo dopo. All’inizio di tutto c’è stata un’idea, o più precisamente il timore che, passati ormai tanti anni dopo il 1989, alla fine non si svolgesse alcun dialogo sul socialismo. Il nostro scomodo passato veniva a poco a poco nascosto sotto il tappeto della dimenticanza, con una coerenza metodica. Nella primavera del 2004 Diana Ivanova, Rumen Petrov, Kalin Manolov e io ci siamo riuniti dopo avere constatato un’affinità nelle rispettive intuizioni in merito a ciò che stava accadendo, o non stava accadendo, alle nostre riflessioni sul passato recente. Diana e Kalin sono giornalisti, Rumen è psichiatra e io mi occupo di letteratura. Non ci conoscevamo quasi e la prima cosa che abbiamo rilevato è che tutti eravamo nati negli anni '60. La sottile linea novembrina del 1989 divideva a metà il nostro vissuto, tra un al di là e un al di qua. Avevamo una memoria di quell’epoca, avevamo avuto un’esperienza del socialismo e avevamo una certa conoscenza del suo gusto, del suo odore. Ma durante questo primo incontro è successo qualcosa di più importante: abbiamo deciso di raccontare, ognuno di noi di fronte agli altri, la propria storia personale di quel periodo. E ci siamo resi conto che tutti noi facciamo fatica a tirare fuori questi ricordi, a inserirli in un racconto personale. Per troppo tempo abbiamo taciuto e abbiamo voltato le spalle a questo tempo e a questa epoca. Troppi traumi personali di allora sono rimasti sotto quel tappeto della dimenticanza, senza sparire: sono semplicemente rimasti lì. Per troppo tempo abbiamo pensato il socialismo come qualcosa di enorme, monumentale, come pura ideologia, una serie di simboli - bandiere, stelle a cinque punte, proletari, un fantasma che si aggira per il mondo, un articolo del Rabotnicesko delo e così via. Oppure "una bella idea mal realizzata", come cercavano di difenderlo gli intellettuali di sinistra autoingannandosi. Ma in tutti questi decenni, non va dimenticato, vivevano delle persone, anche noi vivevamo allora. Il socialismo come ideologia penetrava nella nostra vita quotidiana personale, cambiava destini umani, lasciava tracce, spezzava...

E allora ci è venuta l’idea di un sito nel quale ciascuno potesse raccontare una propria storia personale risalente all'epoca del socialismo. Abbiamo deciso che avevamo bisogno di uno spazio nel quale prendere il coraggio di raccontare il bello e il brutto di quell'epoca. Internet ci offriva questo spazio. Per riassumere, era sufficientemente liberale, accessibile ed economico. Ci tenevamo che il nostro progetto rimanesse personale e indipendente, senza avere alle nostre spalle autorità, istituzioni e benefattori finanziari.

Non sapevamo cosa sarebbe successo, se ci sarebbe stata qualche eco oppure, come milioni di altri siti, anche questo sarebbe scomparso senza essere osservato. E tuttavia abbiamo gettato la nostra rete nella Rete.

All’inizio del 2004 hanno cominciato ad arrivare le prime storie. È successo. Ogni settimana sceglievo tre dei ricordi arrivati per il sito.

Ci interessavano i punti di intersezione, ma anche le divergenze tra il grande racconto ideologico e le versioni private di quanto è stato vissuto. Simili storie personali aiutano a vedere come e fino a che punto ciò che è ufficiale penetra nella vita quotidiana privata. Cosa accade nella famiglia, nel modo di vita, nella scuola, nei rapporti genitori-figli. E come il racconto odierno di questo passato provoca un inevitabile scontro tra privato e pubblico, tra il microtempo della quotidianità e il macrotempo dell'ideologia. Il solo fatto che la persona privata che ha vissuto il socialismo cominciasse a parlare è stato molto importante. Questo avere il coraggio di aprire uno spiraglio sui silenzi e sui traumi personali, familiari e di sangue accumulatisi nel tempo. Vanno dette ancora alcune parole sul registro tematico delle storie raccontate, che è molto ampio e difficilmente riconducibile a un unico paradigma. Il tema che tuttavia si presenta più di frequente è quello dell’infanzia durante il socialismo (nella maggior parte dei casi esperienze di carattere positivo), il tema delle manifestazioni (qui i sentimenti sono ambivalenti), della scuola e della organizzazione dei pionieri (le sensazioni negative risultano prevalenti). Un interessante tema secondario del periodo della crescita è quello dell’esperienza traumatica delle fumose astrazioni dell’ideologia. Alcune delle storie riguardano lo scontro con il concetto di “Partito”, inimmaginabile per la coscienza di un bambino. Altri temi che si ripetono sono quelli delle attese in fila (il più delle volte per le banane o altri prodotti che scarseggiavano), delle brigate del lavoro, del cambiamento dei nomi ai tempi del Processo di rinascita (le storie personali sono in questo caso tra le più drammatiche), ma anche in generale del modo di denominare le cose ai tempi del socialismo.

Cosa dire ancora dei risultati del progetto? Uno dei fatti più curiosi messi in luce dall’analisi dei testi ricevuti è che in gran parte, circa il 65%, provengono da persone giovani, di età compresa tra i 25 e i 40 anni. Naturalmente ciò è in larga parte dovuto al fatto che proprio queste generazioni utilizzano e hanno accesso a Internet, il mezzo di comunicazione principale attraverso il quale vengono raccolti i racconti. Il pregiudizio prevalente secondo cui i giovani non si interessano al passato, non vogliono ricordare e sapere ciò che è successo durante il socialismo, è stato seriamente messo in dubbio, almeno dall’esperienza fatta con questo sito. Va tuttavia detto che hanno partecipato persone di tutte le età, dall'ottantaduenne Cvjatko Mladenov al ventunenne Apostol Djankov. Anche la geografia del progetto ha assunto dimensioni inattese - hanno proposto i loro racconti bulgari di ogni area del paese, di città e villaggi più o meno grandi, nonché di ogni angolo del mondo: Londra, New York, Nizza, Guimaraes, Washington, Detroit, Miami, Madrid, Atlanta ecc. Il progetto stesso ha avuto una vasta eco. Ne hanno riferito sia i media bulgari, sia pubblicazioni come il New York Times, l’International Herald Tribune, il sito tedesco www.n-ost.de e altre ancora.

Mi permetto infine di dire qualcosa di personale. Da bambino i libri che più mi piaceva leggere erano quelli in cui l’azione si svolge in prima persona, nella forma di “io”. La ragione era molto semplice. Solo in loro sentivo la sicurezza che l’eroe principale, il narratore, sarebbe stato vivo fino alla fine del libro.

Continuo a essere convinto che finché raccontiamo le nostre storie siamo vivi. E siamo sopravvissuti a ciò che raccontiamo, riuscendo a superarlo.

Traduzione dal bulgaro di Andrea Ferrario




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