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Bulgaro
     
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 Maria Stankova (1956-) 
"Stacciatella umbrese"

Maria Stankova
Maria Stankova è nata nel 1956 a Burgas, Bulgaria. Si laurea in Violoncello al Conservatorio Statale di Musica. Dal 1979 fino al 1987 lavora nel teatro come aiuto regista. Nel 1998 pubblica il suo primo romanzo e negli anni seguenti continua la sua attività di scrittrice con numerosi libri di prosa e poesia, racconti, opere teatrali, sceneggiati radiofonici, sceneggiature, etc. (Foto: genefis-gbr.ru)

"Stacciatella umbrese"

Traduzione dal bulgaro di Francesca Andrea Mara e Andrea Bonvicin
Scuola di Lingue e Letterature, Traduzione e Interpretazione, Università di Bologna, Forlì

La vita in campagna ha una strana particolarità: ti porta a mettere le radici. Giorno dopo giorno senti come sia sempre più difficile per le gambe separarsi dalla terra. Guardi le nuvole trascinarsi, gli uccelli cinguettare, i cani abbaiare di quando in quando, il gallo inseguire la gallina… la pigrizia e l’indifferenza ti sopraffanno, i pensieri si disperdono e raggiungi qualcosa di simile al nirvana mescolato all’idiozia. Verso le due del pomeriggio ho quasi la sensazione di uscire dal mio corpo e per questo vado a fare un pisolino. La mia essenza letargica non sogna nemmeno. L’unica cosa che mi riporta alla realtà è l’odore di letame. Dicono che faccia bene respirare i vapori degli escrementi. Può essere. Non ho voglia di fare niente. Semplicemente esisto.

Vivo con una coppia di anziani: Elio ha 94 anni, Ernesta 92. Si amano. Lui non sopravvivrebbe neanche un giorno senza di lei. Lei non mostra i suoi sentimenti, però non vorrebbe restare da sola.

Essere in Italia e non essere innamorato è un grosso errore. E io sono innamorata. Follemente. Della Toscana. Cipressi, cedri, colline tondeggianti, rovine etrusche coperte di muschio, una realtà senza tempo e la sensazione che mi trasmette questo paesaggio.
Siamo seduti in terrazza. C’è afa. Sento degli uomini parlare. Discutono della situazione in Ucraina.

Il Cugino dice che l’Italia esporta l’acqua minerale per la Russia e i russi pagano con il gas. Dice anche che se si togliesse l’acqua ai russi, questi cederebbero subito le armi e si calmerebbero. Senz’acqua non si vive. Elio tace. Ha 94 anni e ha un modo di pensare tutto suo. Prima di vedere che il Cugino andasse via, Elio ha detto: “Questa storia dell’acqua non so se possa funzionare ma, in ogni caso, ci sono le bombe.

I giorni in campagna sono così brevi, le notti passano in un attimo. Sono stanca. Non riesco neanche a farmi piacere la cioccolata al latte mattutina. Il mio odio verso gli insetti si traduce in un ardente desiderio di uccidere. Ho inventato un nuovo gioco: spiaccicare le mosche e le cimici. Lo scopo è colpirle mentre sono ancora in volo. Ognuno ha il proprio passatempo preferito. Di notte Emanuele lotta con il Diavolo, Giovanni costruisce carri trainati da scarafaggi, la Olandese, sposata con un napoletano, regala purè di mele fatto in casa...

Prima di pranzo faccio delle passeggiate con Elio.

Sono analfabeta... Non sono andato a scuola. So fare solo la mia firma... In una vita sono riuscito a comprare 60 ettari di terra, i due laghetti sono miei, sono pieni di pesci... Durante la guerra ho girato l’Europa... Dopo la fine della guerra sono rimasto per due anni in un carcere tedesco... Quando gli americani ci hanno liberati, io e un amico ci siamo avviati verso casa. All’inizio in treno, ma poi i soldi sono finiti. La gente ci dava da mangiare. Ci davano cibo, vino, un letto. Viaggiavamo a piedi. Lontano. E davanti a un bar ho visto una bici. L’abbiamo presa. Con questa bici siamo arrivati a casa. Qualche anno dopo ci è tornata in mente quella bici. Non è bello quello che abbiamo fatto. Però non avevo visto la mia famiglia per quattro anni. Non sapevano se ero vivo. Ernesta se l’è cavata tutta da sola... Poi ho cominciato a comprare degli animali. Tori, vacche, pecore… dall’Albania, dalla Jugoslavia, dalla Francia, dalla Germania... Compro, carico sul treno e spedisco a casa. 700 vitelli avevo all’inizio. Le banche prestavano i soldi. Ho costruito le stalle, i fienili, ho comprato dei trattori, dei maiali…

Racconta sottovoce, a tratti, perché si stanca, ci sediamo, mangiamo delle mandorle, il sole mi scalda la schiena. Elio mi piace. Gli anni non l’hanno scalfito. Alto, occhi azzurri, una volta biondo, un po’ curvo e innamorato della terra e di Ernesta. Ormai non può più lavorare e questo lo tormenta terribilmente. A volte fa degli incubi. Non si lamenta mai. Secoli fa i legionari di Cesare venivano selezionati dopo un esame scrupoloso. Era molto importante che avessero una pianta del piede grande: era segno di robustezza. Elio porta il 47 di scarpe. Un vero legionario. Un veterano. “Finché esiste la terra alla mia famiglia non mancherà niente. Adesso i miei figli la lavorano. Gliel’ho insegnato io”.

Saliamo le scale, si siede sulla sua sedia preferita e tace.

Ernesta mi insegna come si fa la stacciatella: “La stacciatella è un cibo semplice, ma bisogna mescolarla molto. E’ questo il segreto. Deve diventare cremosa. Elio mangia la stacciatella solo quando la faccio io, ma non sono più in gamba come prima...

Stacciatella umbrese: Brodo denso di vitello. In una scodella sbattere (per tre porzioni) 3 cucchiai di parmigiano grattugiato, tre uova e 3 cucchiai di pangrattato. Versare il composto nel brodo continuando a mescolare. Si mangia quasi bollente, ma qui tutto si mangia caldo.

Cibo naturale, relazioni pure, puro amore, puro lavoro... 94 anni sono passati in fretta. I ricordi hanno perso i dettagli...
Fumo sulla terrazza. I cedri delimitano strade e sentieri. Penso a casa mia. Così tanta terra! E così sola...




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