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 LETTERATURA BULGARA - LA PRIMA METÀ DEL NOVECENTO 
All'inizio del Novecento, dopo l'episodio modernistico, sulla tradizione realistica inaugurata da Ljuben Karavelov, consolidatasi con Ivan Vazov e sviluppatasi con i successivi epigoni, si innestarono robuste personalità di prosatori che, rispetto ai loro precursori, dedicarono, da un lato, maggiori cure alla forma, e dilatarono, dall'altro, la sfera dei loro interessi oltrepassando i temi meramente patriottici ed accostandosi a problemi sociali. Questi scrittori, d'altro canto. non restarono insensibili alle scoperte di Pencho Slavejkov e cercarono di rielaborarle nella nuova situazione.

Tzanko Bakalov (pseudonimo: Tzerkovski, 1869-1926) rivolse la propria attenzione alla psicologia di personaggi rurali, che trattò, ad esempio, nei versi delle "Canzoni delle Campagne", nel romanzo "Dalle pieghe del cuore", in racconti ed in due fortunati drammi.

Sui vari aspetti della vita bulgara contemporanea, campestre e cittadina, si imperniò l'opera di Anton Strashimirov (1873-1932), che scrisse numerose prose, quali il volume di racconti intitolato "Riso e lacrime" ed i romanzi "Giorni d'autunno", Crocevia", "Il ponte sospeso", "Bena".

La vita ed i costumi della Bulgaria moderna vennero trattati anche da Jordan Jovkov (1384-1937), il quale seppe sapientemente armonizzare elementi sociali e valori stilistici in racconti come quelli contenuti nei volumi "Serate alla locanda di Antimov" e "Leggende di Stara Planina", in romanzi quali "Il mietitore" ed "Il fondo presso la frontiera," infine nei drammi "Albena", "Il milionario", "Borjana" ed "Un uomo comune".

Dimitar Ivanov (pseudonimo: Elin-Pelin, 1866-1949) concluse la serie degli scrittori che tentarono la fusione della tradizione di Ivan Vazov con quella di Pencho Slavejkov, e fu apprezzato autore di bozzetti e di racconti cui arrise un grandissimo favore di critica e di pubblico. Le sue opere migliori vengono considerati due lunghi racconti "I Geraci" imperniato su problemi psicologici e sociali e "Terra", che descrive la brama di campi di un giovane contadino.

Le nuove correnti letterarie novecentesche, anticonvenzionali e rivoluzionarie, raggiunsero anche la Bulgaria. La rivolta contro gli antichi, assennati ideali patriottici venne rumorosamente proclamata dal poeta Kiril Hristov (1875-1944), cantore delle gioie della vita ed impetuoso esaltatore di grandi imprese individualistiche; accanto a lui Peju Javorov (1877-1914) espresse il drammatico contrasto tra gli ideali e le esigenze della vita, in versi di rara perfezione formale sui quali incombono di volta in volta, presagi catastrofici, profezie rivoluzionarie, pensieri folgoranti; Dimcho Debeljanov (1987-1916) coltivò specialmente la melodicità delle sue poesie.

Nel periodo tra le due guerre mondiali, accanto ad autori che svilupparono le correnti dell'inizio del secolo, tra i quali eccelsero il simbolista Teodor Trajanov (1882-1945), lo stilista Emanuil Pop-Dimitrov (1885-1943), il tradizionalista Nikolaj Liliev (1885-1960) e la lirica Elisaveta Bagrjana (pseudonimo di E. Beléeva, 1893-1991), si affiancò un gruppo di poeti di sinistra, che proposero temi nuovi, rivoluzionari e proletari.

Tra questi scrittori, che generalmente si servirono di forme futuristiche e scorsero il loro modello principale nel russo Vladimir Majakovskij. debbono essere ricordati Hristo Jasenov (pseudonimo di H. Tudzarov, 1589-1925), Geo Milev (1895-1925) autore del poema Settembre, Hristo Smirnenski (1898-1923), ed infine Nikola Jonkov-Vaptzarov (1909-1942), cantore della rivoluzione socialista e della nuova società fondata sul progresso tecnico.


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