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Bulgaro
     
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 CONFESSIONE 
di Elin Pelin
La messa serale finì. L'ultimo "amen" di padre Pavel svanì senza eco e nella piccola e come accecata dalla vecchiaia chiesetta del monastero regnò un lungo silenzio. In centro le tre contadine venute a pregare guardarono il sacerdote, lui ricambiò lo sguardo, come per dire "Non c'è altro, andate, ho finito". Loro si fecero il segno della croce e andarono a sollevare il giovane malato che sedeva pallido e immobile su una poltrona.

In quel istante da fuori si sentirono dei passi, accompagnati da un breve e ritmico suono di campanellini vivaci. La figura imponente di un uomo riempì tutta la porta. Esitò sulla soglia per un attimo, poi oltrepassò pesantemente e si fermò: - Buongiorno. E' qui il prete confessore? - la voce grossa e indomata non si rivolgeva a qualcuno in particolare. Le tre contadine e il prete, che si apprestavano ad uscire, si volsero a guardarlo.

Non sembrava un essere umano, ma aveva le sembianze di un enorme orso staccatosi dalla catena. Una bestia tutta arruffata con un grosso capello fatto di pelle di capra in testa, sulle spalle una larga pelliccia col pelo in fuori, le gambe coperte di pelle dai piedi fino alla vita. Da tutto quel pelo spuntava un viso scuro e abbronzato, con dei baffi spettinati e due piccoli occhi impassibili, nascosti da folte sopracciglia. In mano portava un grosso bastone pesante, più alto di lui; entrando lo batté forte sul pavimento, come per piantarlo.

- Abita qui il confessore? - ripeté la domanda senza indirizzarla a qualcuno.

Padre Pavel lo guardava meravigliato sopra gli occhiali e indicò la porta del confessionale, vicino alla quale, rannicchiato su una seggiola bassa, dormiva beato il vecchio confessore padre Nicodim. La sua testa pesante era china di lato e la lunga barba immacolata copriva come un panno il libro che teneva aperto sulle ginocchia. Quell'uomo strano, tutto rivestito di montone, alzò il bastone e si avvicinò con passo pesante. Ad ogni passo i campanelli attaccati ai suoi piedi tintinnavano con un suono sottile che rotolava sul marmo fresco del pavimento. Le tre donne che si accingevano ad uscire si fermarono; padre Pavel si fece il segno e sorrise. "Dzin-dzin-dzin…" e a ogni richiamo dei campanelli rispondevano dei colpi secchi del bastone pesante. Padre Nicodim si svegliò di colpo e alzò la testa. Quando vide quell'enorme figura davanti a sé saltò in piedi così svelto che fece cadere la seggiola.

- Buongiorno - si fece sentire lo sconosciuto, presentandosi con un colpo del bastone. - Togliti il capello! - disse il confessore.

L'uomo alzò una mano enorme e si tolse il grosso capello; i capelli che si scoprirono erano appena argentati. - Avvicinati - proferì il sacerdote.
- Ho pensato a confessarmi, mi hanno insegnato…
- Chi ti ha insegnato così? - spalancò gli occhi il confessore.
- Là, in montagna…- la voce profonda produceva un'eco temibile nella chiesa, le candeline sulle vecchie icone tremarono. - Devo qualcosa? O è senza soldi? - chiese lui e cominciò a frugare nei vestiti. Il capello enorme che teneva sotto braccio cadde per terra accanto a lui, immobile come un un cane da pastore. - Lascia stare - sorrise il prete, ma senza ascoltarlo l'uomo tirò fuori un gran portamonete di pelle e infilò la mano dentro.
- Non so, fratello, come mi hanno detto così faccio. Non vivo fra la gente, io, sto in montagna, nei boschi, fra gli alberi…- e offrì qualche soldo al confessore.

Padre Nicodim lo guardò seccato e con malavoglia ritirò i soldi.
- Sono pastore, sono cresciuto per i boschi - ricominciò rauco lo sconosiuto - E lì nel bosco morirò.
- Hai una moglie, dei figli? - chiese il sacerdote.
- No, no, questo sono, solo…così come mi vedi.
- E fai il pastore, dici?
- Si, faccio il pastore, lavoro per altri…di mio non ho nulla. - con ogni nuova risposta l'uomo apriva la sua anima e la voce suonava più forte.
- Piano.. .Più piano…- disse padre Nicodim.
- Perché parlare piano? Non ho segreti io, niente da nascondere. Non ho ammazzato nessuno. Lì nel bosco parliamo così, anche alle bestie parlo così.
- Vai qualche volta in chiesa?
- No, sono andato da bambino ma non ricordo quasi più.

Siccome lo sconosciuto continuava a voce alta il sacerdote fece cenno alle contadine e a padre Pavel di uscire. Le contadine sollevarono il malato e lo portarono fuori; padre Pavel, notato che in chiesa si faceva buio, tornò ad accendere un paio di candele sottili e se ne andò anche lui.
- E così mi hanno detto di venire a confessarmi.
- Quanti anni hai?
- E chi lo sa, fratello. Quaranta, cinquanta, ma forse pure sessanta. Li in montagna si perde il conto. - Avvicinati.
L'uomo si mosse in avanti e le campanelle risuonarono.
- Che cos'hai sui piedi?
- Campanelle…
- E perché mai le porti?. Lo sconosciuto sorrise bonariamente come un angelo.

Un raggio di sole attraversò i vetri impolverati e si posò sulle icone, tutto l'altare s'illuminò come il suo sorriso. - Dici perché… - cominciò - Lì, in montagna, quando giro mi fanno penna le bestiole piccole, le formiche, gli animaletti…non li vedo, li pesto, e muoiono… invece così le campanelle li spaventano da lontano e loro scappano.

Il vecchio sacerdote abbassò le mani e guardò intenerito negli occhi lo sconosciuto. Erano degli occhi sereni e tranquilli, sul viso abbronzato e rude dell'uomo brillava l'innocenza. "Un uomo pio, pensare agli animaletti, ma guarda tu, alle formiche…un anima pura. Che non sia un santo travestito così, venuto da me?" pensava padre Nicodim, poi girandosi verso l'altare si segnò. Lo sconosciuto fece un passo e le campanelle risuonarono.

- Tu non hai peccati, tu hai l'anima pura - sorrise il prete incredulo, pensando fra sé "Ho incontrato tanta gente, ma un animo così puro come questo non pensavo di trovarlo", poi ripeté - Non hai peccati tu.
- Non né ho… si capisce…come faccio ad averne.
- Come vivi là? Preghi il Signore?
Lo sconosciuto ci penso un istante e rispose - Che c'è da pregare lì…lo penso, mi meraviglia…Gli sono vicino io, lì in cima, sotto le stelle, per la verità…mi meraviglia. "Che uomo santo!" - pensava padre Nicodim - Hai mai rubato? Hai combinato qualche pasticcio?
- Ma no, fratello, cosa dici? Prendere roba d'altri…no.
- Hai ingannato qualcuno? Hai mai mentito?
- E a chi? In quel deserto…come si fa a ingannare l'albero, o la roccia, o le bestie? Dove trovarlo un uomo per raccontargli bugie, e perché?.
"E' un santo!" si meravigliava padre Nicodim e gli sembrava che l'uomo di fronte a lui diventasse piccolo piccolo come un animaletto innocuo. - E donne? Hai incontri con le donne?
- E come si fa senza donne fratello? - sorrideva bonario l'uomo senza peccati - Anche quella è opera di Dio.
- Quale? - chiede il confessore alzandosi in punta di piedi e spalancando gli occhi.
- Quelle, le faccende di donne …hm…quelle che hai detto tu.
"Che tipo strano" pensa padre Nicodim - Ma hai avuto…cioè…hai avuto a che fare da vicino…incontri carnali?
- Ho avuto.
- Ma molto raramente, vero?
- Ah no, spesso, spesso - rispose con una dolce sincerità lo sconosciuto. "Peccatore" pensava il confessore e lo guardava sospettoso. "Che non sia il diavolo venuto a prendersi gioco di me?". La tenerezza sparì dal suo sguardo e il viso si fece severo. - Dove le trovi le donne in quella montagna?
- Alcune mi vengono a cercare.
- E altre?
- Le altre mi chiamano nelle capanne.
- Aha …
- C'è una, è vedova. Mi chiama spesso. Poi mi cura, mi lava i panni. Poi c'è un'altra, viene lei, viene da lontano…ma lei è più bella, è di un'altra zona lei…
- Solo due?
- Bhe…ci sono altre tre, quattro.
- Questo è peccato! - si arrabbiò il prete e i suoi occhi si allargarono spaventosamente.
- E' peccato dici? Come faccio a saperlo...lì in montagna non me l'ha detto nessuno - si meravigliava lo sconosciuto.
- E' un peccato enorme…un imperdonabile peccato - alzò la voce arrabbiata il sacerdote.
- Bhe allora… se è peccato…allora, me ne vado io - docile e ingenuo rispose lo sconosciuto, alzando il capello e il bastone per andarsene. - Non so, non sapevo io…non sapevo - borbottava fra sé, mentre le campanelle ricominciarono a cantare sui suoi piedi. Poi si fermò di stucco, come se avesse ricordato qualcosa, si volse verso il confessore e chiese incredulo - Io sono un uomo?
- Certo che sei un uomo - rispose accigliato il padre.
- E' un peccato essere un uomo?
Padre Nicodim rimase muto dalla sorpresa. Lo sconosciuto batté con il bastone e riprese il cammino. Le campanelle richiamavano vivaci i suoi passi.

Questo infastidì il padre che correndogli dietro, con una voce adirata gli gridò - Senti, amico, quelle campanelle…non le dovevi legare sui piedi, non sono da mettere lì …Sentito?. Lo sconosciuto sembrava non sentirlo. Padre Nicodim rimase a lungo nel buio della chiesa vuota. Da fuori sempre più piano e sempre più lontani si sentivano i passi dello sconosciuto, mescolati al battere del bastone e al canto vivo delle campanelle. Il sacerdote si impensierì "Chissà, forse quest'uomo è più vicino alla verità divina…lui vive sotto le stelle".

Traduzione di Vesselina Nikolova



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