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Bulgaro
     
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 ANDRESCKO 
di Elin Pelin


- Arriveremo presto, signore! Arriveremo prima che faccia notte…eccolo il paese, là dietro il boschetto, vedete? Quando passiamo la collina, quella bassa, ed ecco che siamo quasi arrivati - il giovane carrettiere sventolò la frusta sopra i cavalli e li incitò forte e con simpatia - Dij, ehi…Forza, signori!

Le quattro ruote schizzavano ora più forte nel fango sulla strada di campagna. Lo scheletro ormai logoro del carro cigolava mestamente in mezzo ai campi deserti, rammolliti dalla pioggia. Il contadino gridò un'altra volta ai cavalli, si sistemò meglio sul baule dov'era seduto, buttò indietro il suo cappuccio umido e incominciò a canticchiare distrattamente, sotto voce.

- Com'è che ti chiami ragazzo? - proferì da sotto la pesante pelliccia di lupo il signore grassoccio che sedeva dietro. Il giovane continuava a canticchiare.
- Eh, ragazzo? - alzò la voce rauca il signore.
- E? - si girò il giovane.
- Il nome, dico, qual è il tuo nome?
- Andrescko.
- A si, Andrescko… sei uno furbo tu, eh? Siete diventati tutti dei gran furbacchioni voi contadini, sapete come ingannare il prossimo menarci per il naso. E come siete bravi a fingere! Li vedo io, in tribunale…lo guardi che sembra una pecorella, stupidotto così…ma sotto sotto è un lupo! E si prende gioco del giudice.
- Siamo gente semplice noi, Signoria Vostra, ci sgridano per niente, a voi sembra così, ma non è come sembra. I contadini cercano di fare i furbi per ignoranza, per ignoranza e miseria.
- Si si, miseria, dici…serve una bella frusta ecco che serve, si lamentano della miseria e bevono come bestie!
- Perché bevono? Non per una vita facile… bevono si, tutti bevono, è vero…ma non hanno la vita facile, questo un signore come voi può scriverselo.
- Ehi, non è che hai bevuto un goccio pure tu prima di partire? E pensare che sei così giovane, sbarbatello…i tuoi contadini sono gente perduta e basta, scrivitelo.
- Segnate voi, signore, io non so scrivere - disse il ragazzo e voltandosi verso i cavalli magrolini incitò - Dij, signori! - poi tacque assorto nei suoi pensieri.

I cavalli rallentarono il passo, presi dai pensieri pure loro. Il signore alzò l'enorme bavero della pelliccia, s'immerse tutto dentro e anche lui s'impensierì. Una gazza spettinata si posò sull'albero solitario al bordo della strada, si dondolò piano sul ramoscello, gracchiando mogia mogia, pensierosa anche lei. Tutto quel giorno invernale si era fatto cupo e pensieroso.

In alto i nuvoloni strisciavano lenti e pesanti, si strappavano qua e là scoprendo pezzetti di cielo azzurro e gelido, anch'esso cupo e pensieroso. La campagna sprofondava tutta nel fango e nell'umidità. Smorti e desolati si ritagliavano i contorni scuri dei paesini sparpagliati, si intravedevano dei fiumi e, in lontananza, i boschi e le montagne. Nei campi luccicavano delle grandi pozzanghere nere, fredde, come occhi spalancati dalla morte.

Il piccolo carro dondolava lentamente sul sentiero fangoso, deviava, sprofondava e usciva poi dalla melma. Al lato del carro un'asse mezza staccata sbatteva continuamente, rauca e monotona, urtando senza sosta i nervi del signore grasso, finche non lo fece andare su tutte le furie.

Lui abbassò un po' il bavero scoprendo un viso grassoccio e gridò - Ma che razza di terribile trambusto, che vada al diavolo, non ho più pace!
- La mia carrozza ha qualche rotella fuori posto, signore. Per questo chiacchiera come una persona istruita: né lei capisce ciò che dice né gli altri la capiscono.
- Sei sveglio tu, Andrescko, sei furbo! Devi essere bravo a filarti le ragazze… non sei ancora sposato vero? Voi vi sposate sempre giovani, e avete delle belle donnine.
- Mah…Dite quel che volete signore, ma le signorine di città sono meglio, lo so bene io. E Voi come mai in paese, che lavoro fate?
- Sono un ufficiale giudiziario. Andrescko si girò e guardò con attenzione il suo cliente - E venite per sbrigare lavoro?"
- Certo, per faccende di lavoro. C'è un contadino che mi sta prendendo in giro ma questa volta gli faccio capire io chi sono. E' da un po' che cerco di beccarlo, e riesce sempre a squagliarsela. Ho capito che fa il furbo ma sta sera gli faccio una bella sorpresa che non se la scorda…gli sequestro tutto il grano, così posso dare una lezioncina a lui e imparano anche gli altri contadini a non fare i furbi. Ingannate tutti, mentite ai commercianti, truffate i cittadini, vendete uova che non sono fresche e del burro scadente. Ma attenta contadina, il potere non lo puoi ingannare facilmente, il potere ha il braccio lungo…Una bella frusta, ecco che ci vuole per voi, una bella frusta russa, così imparate!
Siete diventati ubriaconi, vi siete rovinati…e chi le pagherà le tasse? Qui lo stato va in malora! Eh, avessi più potere…vi farei diventare tutti angioletti! - l'ufficiale giudiziario si sbottonò, il suo corpo avvolto nella pelliccia si muoveva come dentro un uovo che si stava schiudendo.
- Su via, signore, Iddio quando ha creato il mondo ha pensato bene che alle donne non occorre la barba e non gliela data, ha pensato bene che all'asino occorre un paio di orecchie lunghe e gliele donate - rispose Andrescko con un tono finto ingenuo.
- Non cianciare a vanvera, ma pensa ad andare più svelto, che si fa buio…Ti sei fatto pagare troppo tu, diavolo che non sei altro! Troppi soldi per una ventina di chilometri! Siete bravi a spelarci voi…Forza, che le bestie si sono addormentate!"
- Dai, forza signori miei! - gridò Andrescko e agitò la frusta.
- Li chiami signori, eh? Chiamali fratelli, che è meglio! - osservò accigliato il signore.
- Se no si arrabbiano. Se la prendono se non li chiamo signori. Fanno pure un servizio come dire di ufficio, a ore precise…c'è l'ora per farli alzarsi, l'ora per mandarli a dormire, per farli mangiare e abbeverare. Poi li attacchiamo al carro, cioè entrano nel loro ufficio, e basta. A volte leggono pure i giornali nella mangiatoia.
- Sì sì, dimmi dov'è che hai bevuto? E non cianciare, ma vai più veloce, che si è fatto tardi. Hai degli occhi furbi tu, ruffiani.
- Ma non ci sono lupi qua, non abbiate paura! - disse il cocchiere con un tono tale che il rispettabile funzionario si guardò intorno impaurito - Non ho paura dei lupi, amico, è che si è fatto freddo. Non ho tempo per buscarmi un raffreddore.
- Copritevi con la groppiera, scalda che è una meraviglia, i miei signori non si lamentano mai.
"Che stupido chiacchierone!" pensò l'altro e disse severamente - Va, va avanti, animale! - poi si gonfiò tutto accigliato, s'immerse nella pelliccia e tacque.
"Non sai in che mani sei capitato, amico" pensò Andrescko, e girandosi indietro chiese con una voce grave - Per sequestrare, eh? A chi brucerete l'anima sta volta?
L'ufficiale giudiziario rimase zitto a lungo, poi rispose con tono offeso - C'è un contadino, lo chiamano Stanoicho, è basso...con il collo grosso.
- Lo conosco. E' a lui che porterete via il grano? E' povero, lasciatelo stare, signore!
- Povero…un diavolo - il funzionario tacque ancora.

Scendeva il crepuscolo. I cavalli salivano a stento la collina dietro alla quale si doveva trovare il paesino. Andrescko non li richiamava più, ne agitava la frusta sopra di loro. Aveva smesso di parlare, non canticchiava, assorto di nuovo nei suoi pensieri. Quando superarono la collina e scesero nei campi era già notte, ed il paese non lo si vedeva ancora. Un sottile venticello soffiava gelido sopra la terra immersa nell'umidità. Le nuvole strapazzate si ritiravano verso le montagne. La volta blu del cielo infreddolito si schiariva e allargava in su. Presto cominciarono a luccicare le stelle, chiare e fredde. La temperatura si abbasso terribilmente. I cavalli avanzavano lenti, e la rabbia del funzionario ribolliva sempre di più - Forza, contadino, che ci congeliamo!
Andrescko richiamò i cavalli con poco zelo, alzò pigramente la frusta sopra le loro teste. Loro trascinavano il carro mesti e indifferenti, come se non lo sentissero. Andrescko pensava al povero Stanoj, al quale all'indomani l'ufficiale giudiziario avrebbe pignorato il grano. "Mi hai portato tu questo guaio, Andrescko" - sentiva lui le parole di Stanoj, seguite poi da qualche bestemmia. Dopo si calmerà, gli offrirà da bere e finirà ubriaco a piangere sulla sua spalla. Bisogna aiutarlo, pover'uomo, bisogna aiutarlo…" ragionava Andrescko "bisogna dirgli di nascondere nottetempo il grano, di spazzare tutto dal granaio, altrimenti patirà la fame tutto l'anno. Devo aiutarlo, non c'è un'altra soluzione!".

Era buio, a guardar giù non si vedeva che il fango, denso e profondo. Il sentiero vi si perdeva in mezzo, come non dovesse portare da qualche parte ma finire sempre lì, nel fango.
Andrescko si fermò di punto tirando le briglie - Aspetta, devo aver sbagliato strada! - il giovane cercò di fissare attentamente nell'oscurità. Il funzionario scrutò il suo viso serio, dove si era persa ogni traccia dell'allegria vivace di prima, poi borbottò - Ragazzo, stai attento… che non rispondo delle conseguenze…puoi anche assaggiare la frusta.
Andrescko agitò la frusta e gridò - Tenetevi forte, signore!
Più in là nel buio si vedevano le luci del paese. Dall'abbaiare dei cani che giungeva si capiva che non doveva essere lontano. A pochi passi sulla destra luccicava argentea una grande superficie di acqua e il carro andava proprio in quella direzione. - Che cos'è? - chiese l'ufficiale giudiziario.
- Un pantano, signore, la strada lo attraversa. Non è profondo, non abbiate paura! C'è qualche buca, ma io quante volte sono passato, col carro o a piedi…Dijjj, dijjjj signori! Si tenga forte!. I cavalli entrarono nell'acqua fredda, dove si specchiava il cielo, e, immergendosi sempre di più, avanzarono prudenti. La superficie verde argentata, prima immobile, ora si agitava come prendendo vita.
- Fermo, bestia che non sei altro! - urlò spaventato l'ufficiale giudiziario, alzandosi in piedi - Mi farai annegare, contadino, fermati! Non vedi che il carro si sta riempendo? Fermo! - il funzionario inferocito cominciò a bestemmiare. Andrescko fermò i cavalli. Il carro quasi coperto dall'acqua si arrestò in mezzo allo stagno; le riva si erano perse nell'oscurità impenetrabile. - Dij, avanti! - la voce di Andrescko echeggiò forte nella notte e svaniva nel deserto del buio. Poco lontano uno stormo di anatre selvatiche si alzò rumorosamente in volo e sparì.
- Fossimo anatre anche noi, per scappare… - osservò Andrescko soprappensiero.
- Ehi tu, animale, aspetta solo che usciamo da qua e ti farò vedere, ti farò ammazzare di botte…per poco non annegavamo…Bestia!
- Ma non dica così signore, non c'è da aver paura, non succede nulla…E' buio pesto, è facile sbagliare, sfido chiunque…Stia tranquillo! - mentre parlava Andrescko si dava da fare con le redini, le slegava e rilegava con esclamazioni colorite e maledizioni; alla fine si risistemò sul baule, alzò la frusta e grido ai cavalli - Forza!. Gli animali fecero uno sforzo per partire, ma uno dei due si liberò e si allontanò nuotando nello stagno. L'altro cavallo si fermò, rimasto solo davanti al carro.
- Che succede? - urlò il funzionario.
- Fermo, Dorcho…Dorcho! - Andrescko cercava di richiamarlo a sé, ma il cavallo indietreggiava pauroso e senza ascoltare i richiami del suo padrone scompariva piano nel buio, verso la riva. Il funzionario, ritto in piedi sul carro, tremava tutto per lo spavento. Andrescko saltò svelto sull'altro cavallo e partì all'inseguimento di Dorcho, continuando a chiamarlo con la voce chiara e fragorosa - Dorcho, Dorcho!
- Ma dove vai? Eh? Che pensi di fare, animale? Brutto contadino pidocchioso, ti farò capire io! Dall'oscurità rispose una furba risata.
- Ehi, animale, non puoi lasciarmi qui…Morirò. Mi mangeranno le bestie! Ragazzo, non fare così, ti prego! - nella voce supplichevole del funzionario piangeva una nota sottile.
- Non temete, signore, non abbiate paura! - si fece sentire la voce di Andrescko - Non ci sono bestie, non entrano nello stagno. Copritevi per non prendere freddo! Domani mattina presto verrò a prendervi. C'è anche fieno nel carro, potete accomodarvi a dormire…non vi farò pagare di più.
- Ragazzo, non scherzare! Vieni qui! Tirami fuori! Non lasciarmi così! - pregava l'ufficiale giudiziario. Ascoltando terrorizzato la voce burlona che veniva dal buio pensava - Che faccio? Come si fa a rimanere lì, circondato da tutte le parti da quell'acqua infinita, stagnante e gelida? Chiamò disperato - Vieni Andrescko! Ti darò dei soldi, quanti ne vuoi. Tirami fuori! Morirò…Ho dei bambini io…Sei senza cuore! - ma non rispondeva nessuno. Allora guardò verso il paese e scoppiò in un pianto desolato - Ehi, animale, bestia, cannibale, testa di legno! Vieni, salvami, abbi pietà! Contadinooo…aiuto…aiuto! - seduto nel carro, tutto immerso nella sua pelliccia, piangeva ormai come un bambino. Nessuna risposta giunse dall'oscurità.

Traduzione di Vesselina Nikolova



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