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Bulgaro
     
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 IL SERVO 
Fiabe bulgare

A Boris, un uomo ricco, crudele, avaro, prepotente, si presentò un vegliardo.

- Signor mio, concedimi di servirti. Mi accontento di un salario modestissimo.

Boris scoppiò in una risataccia cattiva:

- Servirmi? Devi aver gli anni di Matusalemme, tu. La pelle non aderisce più ai tessuti; è un sacco logoro, in cui i rammendi delle rughe non si contano; un sacco entro cui le ossa si dissolvono e la carne imputridisce. Che vorresti fare?

- Il servo, l'ho detto.

- Ma i servi lavorano. Tu non devi esser capace neanche di sollevare un piatto.

- Mettimi alla prova.

Boris perdette la pazienza.

- Sei un cencio, non un uomo. La mia casa, così ordinata e pulita, diventerebbe, se avessi la stupidaggine di affidartela, un immenso letamaio.

- Mettimi alla prova - ripeté il vegliardo.

- E sia! Se la tua opera darà ragione ai miei convincimenti, ti farò scacciare di casa a frustate.

Il vecchio, con estrema maraviglia di Boris, dimostrò subito di essere un servo perfetto. In grazia della sua fatica, il palazzo diventò più lustro e lindo di una chiesa. Con gli argenti e i cristalli che rifulgevano, la biancheria di neve, la dispensa ch'era gioia vederla. Quel singolarissimo domestico faceva, con molta abilità, anche il cuoco, il giardiniere. Un prodigio e mangiava poco, quasi nulla, si accontentava di un salario irrisorio.

Un giorno, nel palazzo, venne una donna, una povera vedova. Il padrone era assente, e la meschinella parlò al vecchissimo servo. Disse che i suoi due bimbi avevano fame, piangevano per la fame e che lei, inferma e debole, non poteva dedicarsi a nessun lavoro redditizio. Il vegliardo trasse dalla dispensa salumi, formaggi, focacce, frutta e dolci, ne colmò un sacco e lo porse alla vedova.

- Vai. Dio ti accompagni.

Poi, quando il padrone fu di ritorno, l'informò di ciò che aveva fatto. Figurarsi Boris! Divenne una belva.

Sei un ladro gridò al servo; - sei proprio un ladro.

Il vegliardo era calmo e i suoi occhi splendevano come stelle.

- Pagherò quello che ti ho tolto - promise. -

Ecco, rinunzio al salario.
L'uomo, invece di placarsi, andava accendendosi di una collera sempre più furibonda. Agguantò un bastone e si scagliò sul servo. Ma, da una gran Croce di legno che stava alla parete, si staccò la figura di Gesù. E il Crocifisso, per qualche attimo, fu un uomo. Un uomo di bellezza sublime. Tolse a Boris il bastone e lo gettò a terra.

- Non tollero che si insulti Giovanni, il dolce Apostolo, il mio più grande amico.

Parve, a Boris, che una spada gli avesse trapassato il cuore. E il suo cuore, trafitto dall'arma miracolosa, il suo cuore gelido, il suo cuore perfido, era morto. Viveva, in lui, uno spirito nuovo. Si guardò attorno. Il Cristo della Croce aveva ripreso il suo posto. E Giovanni, il servo decrepito, non c'era più.

Boris scoppiò in lacrime. E da queste lacrime nacque un uomo buono, caritatevole; un uomo che divenne il conforto degli infelici e la cui fama, in poco tempo, si diffuse in ogni città, in ogni villaggio di Bulgaria.




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