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 LE NOSTALGIE DI ORSACCHIOTTA 
Fiabe bulgare

Il piccione e la piccioncina si dicevano dolcissime parole sopra un ramo del faggio.
Orsacchiotta, dal suo covo, li vide, ne udì il dialogo amorevole e con due colpi di zampe svegliò il marito orso, che se la dormiva profondamente.

- Orsaccio, vieni a vedere, vieni a sentire! Quando mai ti sei comportato come il simpatico piccione? Quando mai tu mi hai fatto discorsi così gentili?
- Abbi pazienza. Il mio carattere è un po' ispido. Non posso cambiarlo.
- Ti manca la buona volontà. Se tu lo volessi, potresti essere una persona amabile, un marito coi fiocchi, come il piccione. E io sarei orgogliosa di te. E felice. Sarei allora perfettamente felice.

All'orso, quei rimproveri, suscitarono una certa sofferenza. E ci ripensò. Ci ripensò quel giorno, ci ripensò nei giorni che seguirono. Amava molto la moglie e, per vederla contenta, avrebbe rinunziato a un vaso di miele, a un sacco di nocciuole. Pensa e ripensa, ebbe un'idea che gli parve genialissima.

Una mattina, invece di restarsene a dormicchiare nel covo, andò a cogliere fragole nel bosco. Dispose la dolce frutta in un cestello e la portò alla sposina. A cui sgranò, porgendo il dono, le parole amorevoli che aveva preparato da molto tempo. Ma l'orsacchiotta, dimentica della sua nostalgia per i metodi sentimentali del piccioncino, sghignazzò in faccia allo sposo e con una zampata mandò per aria cestello e fragole, e gettò a terra il povero orso.




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