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 Fiabe Bulgare - Il garofani bianchi 
Fiabe bulgare

Un giorno d'inverno, un vecchio buss˛ alla porta del mulino. Disse al mugnaio:

- Ho freddo, ho fame e sono molto stanco. Soccorrimi.

Il mugnaio era un buon uomo.
Ospit˛ il vegliardo, gli diede pane e formaggio, poi lo fece coricare nel suo lettuccio. Il meschinello si dimostr˛ soddisfatto di potersi adagiare tra le coltri e cadde in un sonno profondo. Dorme tre giorni e tre notti. Finalmente si svegli˛. Il mugnaio gli stava vicino.

- Sai? - disse. - Temevo che tu fossi morto.

- Eh, io non muoio!

- Che idee! Moriamo tutti. Morir˛ io che sono giovane, moriranno i bimbi che sono pi¨ giovani di me. PerchÚ non dovresti morire tu?

Il vecchio si lev˛ dal lettuccio.

- Dio ha destinato cosý, ecco. Io vivr˛ fino al giorno del Gran Giudizio Finale.

Il vecchio mugnaio dubit˛ che il vegliardo non avesse il cervello molto a posto. Inutile, quindi, cercar di fargli capire che la sua fissazione era una scemenza.
Cadeva la neve, tanta neve. A falde larghe come le palme della mano. Non si era mai vista una cosa simile.

- Sei bloccato qui, amico mio, - disse il mugnaio al vegliardo. - Con questo tempaccio da lupi non Ŕ possibile neanche mettere il naso fuori dalla porta. Il cibo, fortunatamente, non ci manca. Faremo le focacce col lardo. Tu mi racconterai le vicende della tua vita. Devi averne conosciuti molti, di uomini.

- Oh, molti, Si!
- Parlami di essi.
- Qualcuno dovrai pur ricordarlo.
- Ne ricordo uno, diverso da tutti.
- Bello?
- Tanto bello!
- Buono?
- Infinitamente buono.
- Saggio?
- La creatura pi¨ saggia che sia mai esistita. E io vado sempre cercandolo.
- Non lo trovi? Non puoi trovarlo?
- Ma si: lo trovo. Tu, che hai l'anima misericordiosa, devi sentirlo dentro di te. Io lo vedo nelle tue pupille.

"E pazzo, Ŕ proprio pazzo" si convinse il mugnaio, e non os˛ pi¨ interrogarlo.
La neve continuava a scendere. Sempre quelle falde fitte, enormi. La casuccia era quasi sommersa. "Faremo la fine dei topi presi in trappola" pensava l'uomo.
Ma non voleva turbare il vecchio, rivelandogli i suoi dubbi. Lui, il vecchio, sembrava invece contento. Di quando in quando ripeteva:

- Io vedo il mio sublime amico nelle tue pupille. Una volta lo vidi nelle mani eroiche di un povero operaio. Mi capita sovente di udirlo parlare: nelle catapecchie, nelle chiese, per la strada. La sua voce la distinguo sempre. Non e' mai uguale: roca a volte, o profonda, o Sonora. Romba, squilla, scroscia, mormora. Io l'ho nelle orecchie. Ho nelle orecchie tutte le sue voci che ho udito nel mondo. Quando cesserÓ la neve riprender˛ la strada. Voglio dirigermi verso il Sud, questa volta.

Il mugnaio non riuscý pi¨ a nascondere la sua ansia.

- Non ti ricordi che siamo chiusi in un bozzolo gelido? Non capisci che a me e a te, ormai, sono vietate tutte le strade, che la morte Ŕ qui, nel vecchio mulino, dove la macina ha smesso il suo canto?

Il vecchio si lev˛. Sorrideva.

- Apri la porta. E impossibile. Apri, ti dico.

Il mugnaio fece scorrere il paletto, passivamente. Apri. Il cielo brillava azzurro, e la campagna si era trasformata in un'immensa aiuola di garofani bianchi.

- Vedi? - disse il vegliardo all'uomo. - Il mio amico sublime Ŕ in questo cielo azzurro, in questi fiori.

- Ma tu chi sei? - os˛ domandare il mugnaio, estatico.

- Sono Giovanni, l'Apostolo. Il mio amico Ŕ Ges¨. Vado. Buona fortuna, o generoso.

L'uomo rest˛ sulla soglia a guardare quel gran vecchio che si allontanava, quel gran vecchio che, per volontÓ divina, non avrebbe mai conosciuto la morte.




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