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 LA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN BULGARIA - 2013 
Fonte: Amnesty International

I rom hanno continuato a subire discriminazioni in settori quali l’istruzione, l’occupazione, l’assistenza sanitaria e l’alloggio. Le condizioni di detenzione non hanno rispettato gli standard internazionali. È perdurata la violenza omofobica.

DISCRIMINAZIONE – ROM

A gennaio, l’Esperto indipendente delle Nazioni Unite sulle questioni delle minoranze ha espresso preoccupazione per la permanenza dei rom al gradino più basso della scala economico-sociale in settori quali l’istruzione, l’occupazione, l’assistenza sanitaria e l’alloggio. I rom hanno continuato a essere esposti a sgomberi forzati.

Il 24 aprile, la Corte europea dei diritti umani ha emesso il verdetto per il caso Yordanova e altri vs. Bulgaria, affermando che lo sgombero programmato di una comunità rom da territori occupati informalmente nel quartiere di Batalova Vodenitsa avrebbe violato il diritto alla vita privata e familiare. La Corte ha criticato le norme legislative che permettevano sgomberi sommari e arbitrari.

Il 26 luglio, in un’intervista al quotidiano Standard, il sindaco della capitale Sofia ha affermato, riferendosi agli insediamenti rom, che “le abitazioni illegali devono essere abbattute e le persone che provengono da altre parti del paese dovrebbero essere rimandate indietro, perché qui non hanno una casa o vivono in costruzioni illegali”. A quanto sembra, il sindaco ha dichiarato che misure analoghe erano state adottate nei quartieri di Ljulin e di Vazrazhdane e che lo stesso approccio sarebbe stato impiegato per altri insediamenti a Sofia.

A novembre, per il caso Liliana Naidenova e altri vs. Bulgaria, il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha emesso un’ingiunzione permanente per impedire lo sgombero forzato della comunità di Dobri Jeliazkov, che era presente nella capitale da 70 anni e che, nel luglio 2011, era stata a rischio d’imminente sgombero forzato. Il Comitato ha ordinato alle autorità di non sgomberare la comunità fino a quando non si fossero accordati per una sistemazione alternativa.

A ottobre, nel caso Yotova vs. Bulgaria, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che la Bulgaria aveva violato il diritto alla vita e il diritto a non essere discriminata di una donna rom, per non aver condotto un’indagine efficace sul tentato omicidio, avvenuto nel 1999, che le aveva provocato grave invalidità. Inoltre le autorità non hanno voluto tener conto delle motivazioni razziali ed etniche del crimine, nonostante fossero a conoscenza delle tensioni etniche nel villaggio di Aglen, da cui proveniva la ricorrente.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

A dicembre, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha criticato le condizioni di detenzione e i maltrattamenti denunciati nelle carceri bulgare.

A gennaio, per il caso Shahanov vs. Bulgaria, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che un detenuto imprigionato per sette anni a Varna era stato sottoposto a trattamento disumano e degradante a causa dell’inadeguatezza dei servizi igienici.

A gennaio, nel caso Stanev vs. Bulgaria, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che la Bulgaria aveva violato sei articoli della Convenzione europea sui diritti umani, tra cui quelli relativi ai diritti alla libertà e alla sicurezza, al divieto di tortura e trattamenti disumani e degradanti e al diritto a un processo equo. Il caso riguardava un uomo costretto a vivere fin dal 2002 in condizioni disumane in un istituto psichiatrico.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

I richiedenti asilo hanno continuato a incontrare ostacoli nell’accesso alla protezione internazionale.

A maggio, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che la Bulgaria aveva violato il diritto a un rimedio efficace del cittadino iraniano Mohammad Madah e che, se l’avesse rimpatriato in Iran, avrebbe violato il suo diritto alla vita familiare. Secondo la Corte, il suo ordine d’espulsione, emesso nel 2005, si basava su una dichiarazione contenuta in un documento interno del servizio di sicurezza nazionale, che implicava Mohammad Madah nel traffico di stupefacenti per finanziare un’organizzazione terroristica e lo descriveva come una minaccia alla sicurezza nazionale. La Corte europea ha stabilito che al ricorrente e alla sua famiglia non è stata accordata la protezione minima contro l’espulsione arbitraria.

L’11 settembre, la corte d’appello di Veliko Tarnovo ha autorizzato l’estradizione di Mukhad Gadamouri nella Federazione Russa, dove era accusato di terrorismo, traffico di armi e appartenenza a un gruppo armato, nonostante un altro stato membro dell’Eu gli avesse garantito lo status di rifugiato. A fine anno, Mukhad Gadamouri era ancora in attesa di essere estradato. Ha presentato appello alla Corte europea dei diritti umani, che ha emesso un’ordinanza provvisoria di sospensione dell’estradizione, in attesa di una decisione sul suo caso.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

Le dichiarazioni pubbliche e gli atti di violenza omofobi non sono cessati. Attualmente la legislazione bulgara non considera reati i crimini d’odio perpetrati a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere.

Il 30 giugno, la quinta edizione del Sofia Pride si è svolta senza incidenti, nonostante gli oppositori avessero promesso violenze diffuse contro partecipanti e sostenitori e malgrado i commenti discriminatori della Chiesa ortodossa bulgara e del Santo Sinodo. Poche ore prima della marcia, il gruppo di estrema destra Unione nazionale bulgara ha tenuto una contromanifestazione.

A dicembre, a quattro anni dall’omicidio di Mihail Stoyanov, nei Giardini Boris di Sofia, e diversi mesi dopo la fine delle indagini, due indiziati sono stati accusati di aver deliberatamente ucciso il venticinquenne studente di medicina. Pare appartenessero a un gruppo che affermava di voler liberare il parco dalla presenza dei gay.

MISSIONI E RAPPORTI DI AMNESTY INTERNATIONAL

Delegati di Amnesty International hanno visitato la Bulgaria a marzo e giugno.

Changing laws, changing minds: Challenging homophobic and transphobic hate crimes in Bulgaria (EUR 15/001/2012)


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LINK DI INTERESSE - DIRITTI UMANI IN BULGARIA

Amnesty International - (in inglese)

Comitato Helsinki Bulgaro (in bulgaro ed inglese)



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