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Bulgaro
     
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 LA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN BULGARIA - 2012 
Fonte: Amnesty International

Le autorità sono state criticate per non aver impedito la violenza contro i rom, che a settembre si è diffusa in tutto il paese. A Sofia, una manifestazione di sostenitori di un partito di “estrema destra” si è conclusa con un’aggressione violenta ai danni di musulmani. È stato riferito che i richiedenti asilo sono stati sistematicamente detenuti, in violazione del diritto interno e delle norme dell’Eu.

DISCRIMINAZIONE

A luglio, il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso preoccupazione sulla diffusa discriminazione che continuano a subire i rom nell’accesso alla giustizia, all’occupazione e a servizi quali l’alloggio e l’istruzione. Il Comitato ha ricordato alle autorità  l loro obbligo di prevenire, indagare e punire atti di odio e molestie contro le minoranze e le comunità religiose, in particolare rom e musulmani.

AGGRESSIONI VIOLENTE CONTRO I ROM

In tutto il paese, la violenza contro i rom si è diffusa dopo che, il 24 settembre, un rom alla guida di un minibus ha investito un uomo non rom nella città di Katunitza. L’incidente ha scatenato manifestazioni che esprimevano forte risentimento verso i rom. A Katunitza sono state incendiate varie case appartenenti a rom. Alcune Ngo, tra cui il Comitato Helsinki bulgaro, hanno criticato le autorità per non essere state capaci di adottare in fretta le misure necessarie ad arginare la violenza. Pare che soltanto nei giorni successivi la polizia si sia messa a sorvegliare gli ingressi di alcuni quartieri abitati da rom e abbia arrestato più di 350 persone. Secondo i mezzi d’informazione, il procuratore generale ha risposto alle proteste inviando istruzioni ai procuratori regionali in cui ricordava loro la necessità di rispondere ad atti equivalenti a violenza per motivi razziali, religiosi
ed etnici.

Un certo numero di procedimenti penali contro individui arrestati durante e dopo le proteste risulta concluso.

AGGRESSIONI VIOLENTE CONTRO I MUSULMANI

Il 20 maggio, i musulmani che pregavano davanti alla moschea Banya Bashi di Sofia sono stati aggrediti quando una manifestazione, organizzata da sostenitori del partito politico nazionalista Ataka (Natsionalen sayuz Ataka – Nsa), è degenerata in violenza.
Quattro uomini musulmani e una parlamentare di Ataka sarebbero stati feriti. È stata aperta un’indagine ma il Comitato Helsinki bulgaro ha riferito che le aggressioni sono state perseguite come “teppismo” anziché come atti di violenza discriminatoria. Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso preoccupazione per l’aggressione e ha criticato le autorità per la scarsa applicazione delle norme antidiscriminazione esistenti.

AGGRESSIONI VIOLENTE CONTRO PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI E TRANSGENDER

Il 18 giugno, dopo la marcia del Pride di Sofia, cinque volontari del Pride sono stati aggrediti da un gruppo di uomini sconosciuti. Gli attivisti, tre dei quali hanno riportato ferite lievi, hanno espresso il sospetto che i loro aggressori li abbiano seguiti dopo che avevano lasciato la marcia. Hanno anche espresso la preoccupazione che le autorità avessero trattato l’episodio come un atto di “teppismo” anziché considerarlo un crimine d’odio, perché il codice penale bulgaro non riconosce l’orientamento sessuale come possibile motivo per tali reati. Secondo il ministro dell’Interno, l’indagine della polizia sul caso è stata chiusa senza l’identificazione dei responsabili dell’aggressione.

SISTEMA GIUDIZIARIO

A novembre, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha notato con preoccupazione la mancanza di trasparenza nella selezione e nella nomina di giudici e membri del Consiglio giudiziario supremo. Ha rilevato il mancato rispetto del principio dell’indipendenza della magistratura da parte di funzionari governativi di alto livello e la sua non completa applicazione all’interno della magistratura stessa.

In due casi, Kanchev vs. Bulgaria e Dimitrov e Hamanov vs. Bulgaria, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che la Bulgaria aveva violato il diritto a un’udienza in tempi ragionevoli e il diritto a un rimedio efficace. A febbraio, la Corte ha rilevato che il primo requisito non era stato soddisfatto nel caso di un uomo che aveva dovuto attendere 12 anni e quattro mesi, prima che terminasse il procedimento giudiziario nei suoi confronti. A maggio, la Corte è giunta alla stessa conclusione nel caso di due persone i cui procedimenti giudiziari sono durati rispettivamente 10 anni e otto mesi e cinque anni e tre mesi.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

A novembre, il Comitato contro la tortura ha espresso preoccupazione sull’uso eccessivo della forza e delle armi da fuoco da parte degli agenti delle forze di polizia o di sicurezza. Ha chiesto alla Bulgaria di adottare misure per eliminare ogni forma di vessazione e maltrattamento da parte della polizia durante le indagini.

ISTITUTI DI SALUTE MENTALE

A febbraio, la Corte europea dei diritti umani ha esaminato il caso di un uomo che era stato posto sotto
tutela e in seguito consegnato a una struttura di assistenza sociale per persone con disordini psichiatrici,
a Pastra. L’uomo aveva denunciato che le condizioni di vita nella struttura equivalevano a maltrattamento
e che era stato privato della libertà in modo illegittimo e arbitrario.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

A novembre, il Comitato Helsinki bulgaro ha denunciato che le autorità detenevano richiedenti asilo, contravvenendo al diritto interno e alla direttiva dell’Eu sulle procedure di asilo. A quanto sembra, nei centri di detenzione di Liubimets e Busmansti sono stati trattenuti fino a 1000 richiedenti asilo. Il direttore dell’agenzia di stato per i rifugiati ha dichiarato che questo era dovuto alla limitata capienza dei centri di accoglienza aperti. Il progetto di strategia nazionale su asilo, migrazione e integrazione ha anche rivelato che la Bulgaria non aveva la capacità istituzionale di adempiere ai requisiti basilari per la ricezione di richiedenti asilo.

A luglio, il tribunale della città di Plovdiv ha emesso una sentenza sfavorevole all’estradizione in Russia del ceceno Ahmed Razhapovich Chataev, a cui l’Austria aveva accordato lo status di rifugiato nel 2003. Secondo quanto riferito, è stato arrestato il 19 maggio mentre tentava di attraversare il confine con la Turchia. La ragione dell’arresto era una richiesta di estradizione emessa dalla procura generale della Federazione Russa, secondo la quale egli era accusato d’incitamento al terrorismo e di finanziamento di attività terroristiche. Il tribunale di Plovdiv ha stabilito che lo status di rifugiato di Ahmed Chataev era valido in Bulgaria. Alcune Ngo avevano espresso la preoccupazione che, se estradato in Russia, Ahmed Chataev avrebbe rischiato di subire gravi danni, compresi tortura e maltrattamenti.

MISSIONI E RAPPORTI DI AMNESTY INTERNATIONAL

Delegati di Amnesty International hanno visitato la Bulgaria a giugno.

Bulgaria: Authorities must urgently act to stop the escalation of violence targeting the Roma community (EUR 15/002/2011)


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1997 - Obiezione di coscienza

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LINK DI INTERESSE - DIRITTI UMANI IN BULGARIA

Amnesty International - (in inglese)

Comitato Helsinki Bulgaro (in bulgaro ed inglese)



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