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Bulgaro
     
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 LA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN BULGARIA - 2011 
Fonte: Amnesty International

I rom hanno subito discriminazioni diffuse. Sono continuate le demolizioni delle abitazioni e gli sgomberi delle famiglie rom. L’inchiesta di una Ngo ha rivelato che, tra il 2000 e il 2010, negli istituti di assistenza per minori sono morti bambini per cause che si potevano prevenire, come la fame, l’abbandono o il freddo.

DISCRIMINAZIONE – ROM
La discriminazione nei confronti dei rom ha continuato a essere diffusa e il quadro giuridico per la protezione dalla discriminazione delle minoranze etniche è rimasto inadeguato. Ad aprile, il consiglio dei ministri ha presentato al parlamento una proposta di riforma della legge sulla tutela dalla discriminazione. Questa prevedeva di ridurre da nove a cinque il numero dei componenti dell’organismo incaricato di monitorare l’applicazione della legge antidiscriminazione e di esaminare le singole denunce. Ngo hanno espresso la preoccupazione che ciò potesse compromettere gravemente la protezione dalla discriminazione.

A marzo, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che la Bulgaria aveva violato il divieto di discriminazione e il diritto a un processo equo. Nel 2005, un tribunale distrettuale aveva inflitto una pena detentiva a una donna rom condannata per truffa, sebbene la pubblica accusa avesse raccomandato una sospensione con la condizionale della pena. Il tribunale distrettuale aveva argomentato che, specialmente tra i membri dei gruppi di minoranza, una pena sospesa non sarebbe stata considerata una punizione. La Corte europea ha concluso che tale motivazione equivaleva a una disparità di trattamento motivata dall’appartenenza etnica.

Dopo lo sgombero forzato di 200 rom e lo smantellamento delle loro case avvenuto nel 2009, a gennaio, il comune della città di Burgas ha ordinato la demolizione con i bulldozer di 20 case. Gli organi di informazione locali hanno citato dichiarazioni rilasciate dal sindaco, in cui affermava che il comune non avrebbe permesso “il vagabondaggio dei rom” e che “stava cercando di fare arrivare il messaggio” che, ogniqualvolta fossero state individuate costruzioni illegali, queste sarebbero state sgomberate.

Ad aprile, un insediamento rom nel quartiere Vrubnitsa di Sofia è stato demolito nel corso di quelle che il comune ha definito “pulizie di primavera”, a quanto sembra a seguito di una petizione inoltrata a gennaio dai residenti del quartiere, che esigevano lo sgombero dei rom che vivevano nell’insediamento.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Sono state sollevate gravi preoccupazioni circa il trattamento dei minori negli istituti assistenziali e circa l’adeguatezza delle precedenti indagini condotte sull’uso eccessivo della forza.

MINORI IN ISTITUTI ASSISTENZIALI

A settembre, il Comitato Helsinki bulgaro ha pubblicato i risultati dell’indagine svolta, in collaborazione con la procura, su casi di decessi di minori con disabilità mentali ricoverati in istituti assistenziali. L’inchiesta ha trovato le prove di 238 decessi avvenuti tra il 2000 e il 2010. Le cause di morte accertate nel corso della ricerca comprendevano fame, abbandono, generale deterioramento fisico, infezioni, freddo, polmonite e anche atti di violenza. La Ngo ha sottolineato che almeno tre quarti dei decessi avrebbero potuto essere evitati e che per un gran numero di essi non è mai stata avviata un’inchiesta. Dopo la pubblicazione del rapporto, pare siano state avviate indagini penali su 166 casi.

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

A luglio, il Comitato Helsinki bulgaro ha segnalato che la polizia ha ampiamente e impunemente continuato a fare uso eccessivo della forza e delle armi da fuoco. A gennaio, la Corte suprema di cassazione ha revocato le pene detentive a carico di cinque agenti di polizia, precedentemente condannati a un totale di 82 anni di reclusione per aver picchiato a morte Angel Dimitrov, nel 2005. La Corte ha rinviato il caso alla corte d’appello militare, a quanto pare per abusi procedurali e, soprattutto, per non essere stata in grado di stabilire in modo adeguato la causa della morte. A novembre, la corte d’appello militare ha dimezzato le iniziali pene detentive degli agenti di polizia.

A luglio, la Corte europea dei diritti umani ha riconosciuto la violazione del diritto alla vita di Gancho Vachkov, colpito mortalmente alla testa dalla polizia durante un inseguimento a Sofia il 6 giugno 1999. La Corte ha concluso che la sparatoria “non era assolutamente necessaria” e che la successiva indagine non è stata approfondita, imparziale ed efficace. A ottobre, nella causa Karandja vs. Bulgaria, la Corte europea ha ritenuto che, nel giugno 1997, lo stato avrebbe violato il diritto alla vita di Peter Karandja. La legislazione nazionale consente l’uso di armi da fuoco per arrestare un sospettato, a prescindere dalla gravità del reato o della minaccia per altre persone. Tuttavia, è stata ritenuta illegittima la sparatoria che ha causato la morte di Peter Karandja. È stato accertato che ci furono lacune nella raccolta di prove e dichiarazioni dei testimoni e nella valutazione dei fatti e che lo stato omise di informare i parenti della vittima sui risultati delle indagini.

RAZZISMO

A giugno, alcune Ngo hanno segnalato un aumento delle aggressioni da parte di gruppi di estrema destra e le inadeguate reazioni della polizia e del governo. Ci sono state segnalazioni di aggressioni contro rom, cittadini stranieri, musulmani e persone Lgbt. È stato riferito che, il 6 giugno, nella capitale Sofia, quattro giovani sono stati duramente picchiati su un tram, da un gruppo di circa 20 uomini col volto coperto – a quanto sembra autodefinitisi neonazisti. Gli assalitori, armati di tirapugni e coltelli, hanno aggredito i quattro uomini che si stavano recando a una manifestazione contro la detenzione dei cittadini stranieri, che si svolgeva presso il centro di accoglienza temporanea di Busmantsi. Sei dei presunti colpevoli sono stati arrestati.

RIFUGIATI, RICHIEDENTI ASILO E MIGRANTI

Ngo locali hanno registrato una tendenza all’abuso di potere da parte delle autorità nell’ambito delle espulsioni di cittadini stranieri.
A febbraio, la Corte europea dei diritti umani ha affermato che, se lo avesse rimpatriato in Pakistan, la Bulgaria avrebbe violato il diritto alla vita familiare e il diritto a un rimedio efficace del cittadino pakistano Ali Raza. Sposato con una cittadina bulgara dal 2000, Ali Raza è stato trattenuto in un centro di detenzione dal 2005 al 2008, in attesa dell’espulsione. Un provvedimento di espulsione del 2005, lo accusava di costituire una grave minaccia per la sicurezza nazionale, ma non forniva motivazioni basate sui fatti. Nel riconoscere che l’uso di materiale riservato può “risultare inevitabile se è in gioco la sicurezza nazionale”, la Corte ha dichiarato che il totale occultamento al pubblico della decisione giudiziaria non può essere giustificabile. Dal momento che l’unica accusa nota contro Ali Raza era “la notizia che [egli] era coinvolto nella tratta di esseri umani”, la Corte ha concluso che la nozione di sicurezza nazionale era stata estesa “oltre il suo significato naturale” e che le autorità non erano state in grado di specificare altri particolari circa la presunta minaccia.


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LINK DI INTERESSE - DIRITTI UMANI IN BULGARIA

Amnesty International - (in inglese)

Comitato Helsinki Bulgaro (in bulgaro ed inglese)



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