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Bulgaro
     
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 LA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN BULGARIA - 2005 
Fonte: Amnesty International
Le condizioni di vita e la mancanza di assistenza adeguata in molti istituti per persone con disabilità mentali continuano a costituire trattamento inumano e degradante. La condizione degli adulti nelle strutture di assistenza sociale è in aperta violazione del diritto a non subire detenzioni arbitrarie. Sono stati segnalati casi di maltrattamenti e torture ad opera di agenti della forze dell’ordine, pochi dei quali però risultano esser stati portati in giudizio. Molte delle vittime erano rom, i quali hanno inoltre subito discriminazioni in ogni aspetto della propria vita. Gli agenti delle forze dell’ordine hanno continuato a ricorrere ad armi da fuoco in circostanze vietate dagli standard internazionali, provocando morti e feriti.

Contesto

L’Assemblea Nazionale non è riuscita ad adottare misure in grado di contribuire a garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali. A maggio e ottobre non è riuscita ad eleggere un Difensore civico, benché la legge prevedesse l’entrata in vigore di questa figura in gennaio. Non è nemmeno riuscita a istituire un organismo indipendente di controllo sull’attuazione della legge antidiscriminazione varata nel settembre 2003. A ottobre l’Assemblea ha respinto il disegno di legge per l’istituzione di un fondo per l’istruzione e l’integrazione dei bambini delle minoranze, che intendeva risolvere il problema delle scuole separate per i bambini rom.

Persone con disabilità mentali

Le condizioni di vita e la mancanza di cure e di trattamenti adeguati nella maggior parte delle 12 strutture di assistenza sociale visitate dai delegati di AI a giugno erano talmente inadeguate da costituire trattamento inumano e degradante. Lo stesso dicasi per gli adulti ricoverati nelle strutture di assistenza socio-sanitaria, che non erano state ancora allineate con gli standard internazionali in materia di procedure di ricovero e di tutela dei soggetti interessati. Il personale degli istituiti è risultato, a vario livello, impreparato, soprattutto durante i turni di notte, dove mancavano sorveglianza adeguata e assistenza necessaria al benessere fisico dei degenti.

Vi sono stati pochi progressi per quanto riguarda le cure mediche, comprese quelle psichiatriche, altre terapie e attività. Il processo di trasferimento dei degenti in strutture più consone alle loro necessità, cominciato a partire dal 2002 dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, non è stato portato avanti in modo progressivo e sistematico.

Le autorità non hanno svolto in maniera corretta ed effettiva la loro funzione di supervisione. Non sono state neppure in grado di approntare un sistema di tutele legali per proteggere i pazienti dagli abusi né di istituire meccanismi di controllo indipendenti per indagare sugli episodi di abusi.

*Il 24 febbraio, la mattina presto, Yoncho Filipov Lazarov, un paziente dell’istituto di Govezhda, è deceduto a quanto pare dopo essere stato colpito da un altro paziente in preda a una crisi. A quell’ora vi erano solo due persone in servizio ad accudire più di 65 degenti. Il personale non avrebbe valutato il rischio di far ritornare il degente in preda alla crisi nella sua camerata né si sarebbe preoccupato di sorvegliarlo dopo il suo ritorno.

La direttiva del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che proibisce l’isolamento dei pazienti a quanto è parso non è stata recepita in egual modo in tutti gli istituti. Sono inoltre mancate precise linee guida riguardanti l’uso dei mezzi di contenzione e isolamento in linea con gli standard internazionali e le procedure professionali.

Non è stato compito alcun tentativo per rivedere il diritto civile riguardante la tutela legale in modo da allinearlo agli standard internazionali o per correggere la prassi secondo la quale il direttore dell’istituto o qualunque altro membro del personale viene nominato tutore legale dei degenti affidati alla loro cura.

Sono stati compiuti alcuni sforzi volti al recupero al reinserimento nella società persone che erano state ricoverate negli istituti. A ottobre sei donne provenienti dal “Kachulka village”, un istituto femminile per disabili mentali, sono state trasferite in una casa protetta a Sliven.

Altri progressi hanno invece riguardato i bambini provenienti dall’istituto di Fakia. A dicembre sono stati trasferiti in un istituto di Mezdra, dove sia le condizioni di vita che le curere, soprattutto mediche, sono decisamente migliori. Tuttavia, il grado d’impreparazione del personale ha avuto effetti particolarmente negativi sui bambini con patologie complesse sia a Mezdra che nella maggior parte degli altri istituti.

A maggio il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha espresso preoccupazioni in merito alle condizioni degli istituti per persone con disabilità mentali e le insufficienti misure adottate dalle autorità per migliorare la situazione. Identiche preoccupazioni ha espresso il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani e degradanti in un rapporto pubblicato a giugno sulle sue visite in Bulgaria dell’aprile 2002 e dicembre 2003.

Tortura e maltrattamenti

Sono stati segnalati casi di maltrattamenti per mano di agenti delle forze dell’ordine che in alcuni casi si sono configurati come tortura. Molti degli episodi hanno avuto luogo nel momento in cui le autorità si sono dimostrate incapaci di tutelare altri diritti dei detenuti, compreso quello di essere interrogati in presenza del proprio avvocato.

*A marzo, quando Boris Daskalov si è rifiutato di deporre senza il suo avvocato, la polizia della 2° distretto di polizia di Plovdiv lo avrebbe ammanettato con le braccia attorno alle gambe, facendo passare un bastone tra gomiti e schiena e lo avrebbe appeso tra due sedie. Stando alle fonti, sarebbe stato imbavagliato e picchiato sotto la pianta dei piedi con manganelli di gomma. Successivamente ha firmato una dichiarazione predisposta dalla polizia ed è stato rilasciato. Ad aprile è stato riferito che l’ispettorato del ministero degli Interni aveva aperto un’inchiesta disciplinare su quattro agenti coinvolti.

Le indagini su gran parte delle denunce di maltrattamenti ad opera della polizia non sono state né rapide né complete o imparziali. A maggio la Corte europea dei diritti umani ha emesso la sentenza sul caso di Girgina Toteva, che denunciò di essere stata picchiata in una stazione di polizia a Sevlievo, nel 1995, quando aveva 67 anni. A seguito della sua denuncia per maltrattamenti era stata accusata di aver causato il ferimento di un agente e condannata a sei mesi di reclusione con sospensione della pena. La Corte ha sancito che Girgina Toteva era stata sottoposta a trattamento inumano e degradante dagli agenti di polizia e che le indagini in merito alla sua denuncia non erano state efficaci.

A maggio il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha espresso preoccupazione in relazione alle «numerose accuse di maltrattamento di persone in custodia configuratesi come tortura in particolar modo durante gli interrogatori di polizia, che hanno interessato in maniera sproporzionata rom, e per la mancanza di un sistema indipendente di indagine delle denunce[…]». Ha pertanto raccomandato l’istituzione di un sistema efficace, affidabile e indipendente.

Rom

In aggiunta ai maltrattamenti di rom ad opera della polizia, si sono avute svariate notizie di aggressioni di matrice razzista, la maggior parte delle quali portate a termine da gruppi di skinhead. I rom hanno inoltre subito discriminazioni in altri contesti. In un rapporto pubblicato a gennaio, la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) ha concluso che erano ancora presenti fenomeni di discriminazione contro le minoranze e in particolare contro i rom, e ha espresso preoccupazione in merito all’uso eccessivo della forza e delle armi da fuoco da parte della polizia contro i rom. L’ECRI ha anche messo in luce il problema della segregazione scolastica dei bambini rom.

*A gennaio, secondo le organizzazioni non governative Fondazione rom Baht e il Centro europeo per i diritti dei rom, due agenti di polizia con un cane hanno avvicinato Assen Zarev, un rom che stava giocando coi suoi cinque figli nel quartiere di Fakulteta, a Sofia. Quando l’uomo disse loro di non sapere dove fosse le persone che stavano cercando, gli agenti gli avrebbero aizzato contro il cane che lo avrebbe morso due volte. Secondo quanto riferito, gli agenti lo hanno colpito su tutto il corpo, hanno minacciato di sparargli, lo hanno portato in un bosco vicino dove hanno continuato a malmenarlo. Un gruppo di persone delle vicinanze, in maggioranza donne, ha inseguito la polizia per protestare contro il maltrattamento dell’uomo. Gli agenti avrebbero sparato alcuni colpi di avvertimento per disperdere la folla, rilasciando in seguito Assen Zarev. Quattro giorni dopo, 16 poliziotti sono tornati nel quartiere rom e hanno arrestato 17 uomini, sostenendo che dopo l’episodio nel parco alcuni di loro avevano aggredito la polizia. I 17 sono stati insultati mentre erano sotto interrogatorio presso il 3° distretto di polizia. Sono stati rilasciati nella stessa giornata. Il procuratore regionale di Sofia ha aperto un’inchiesta sull’accaduto, ma a fine anno non ne erano noti i risultati.

Uso illegale di armi da fuoco

Almeno due persone sono state uccise a colpi d’arma da fuoco e diverse altre ferite per mano di agenti delle forze dell’ordine che avevano impiegato armi da fuoco in violazione degli standard internazionali. Le autorità non sono state in grado di modificare le norme sull’uso delle armi da fuoco in modo tale da assicurare l’apertura di indagini indipendenti e imparziali su episodi di abuso.

A febbraio la Corte europea dei diritti umani ha emesso una sentenza nel caso Nachova contro Bulgaria. Il caso riguardava l’uccisione nel luglio 1996, compiuta da un maggiore della polizia militare, di due rom disarmati nel villaggio di Lesura. La Corte ha ritenuto responsabile lo Stato per le morti oltre che per non essere riuscito a condurre un’efficace inchiesta ufficiale sull’episodio. La stessa ha inoltre rilevato che era stato violato l’art.14 (divieto di discriminazione razziale), concludendo che le autorità bulgare «erano state incapaci di ottemperare all’obbligo […] di compiere tutti i passi necessari per stabilire se atteggiamenti discriminatori avessero avuto un ruolo» nella sparatoria che aveva portato alla morte dei due rom.

*Secondo l’organizzazione non governativa locale Progetto diritti umani, a marzo, a Plovdiv, un rom di 25 anni è stato colpito alla testa da un agente del 6° distretto di polizia. La polizia ha dichiarato che l’agente stava inseguendo e aveva poi bloccato un sospetto che si era rifiutato di fermarsi per un controllo d’identità, e che gli aveva sparato alla testa solo dopo che quest’ultimo lo aveva minacciato con un coltello. La famiglia della vittima ha dichiarato che il loro congiunto non era mai stato coinvolto in fatti di violenza e che a loro non risultava che avesse con sé un coltello. Secondo quanto riferito, il ministero degli Interni ha aperto un’inchiesta sull’episodio sospendendo temporaneamente due agenti dal servizio. A fine anno non erano noti i risultati dell’inchiesta.

Attacchi alla libertà di religione

Il 21 e 22 luglio la polizia ha effettuato irruzioni in circa 250 luoghi di culto, monasteri e altre proprietà riconducibili al Sinodo alternativo della chiesa ortodossa bulgara, chiudendoli. L’operazione ha portato all’arresto di diversi sacerdoti e laici, che risultano essere stati maltrattati e arbitrariamente detenuti. Il Sinodo ufficiale ha invece ricevuto un ulteriore appoggio da parte dello Stato grazie alla legge sulle denominazioni approvata nel 2002, criticata dal Consiglio d’Europa per aver imposto inaccettabili restrizioni alla libertà di religione.


Rapporti e missioni di AI

Europe and Central Asia: Summary of Amnesty International’s Concerns in the Region: January-June 2004: Bulgaria (AI Index: EUR 01/005/2004)
Bulgaria Children of Dzhurkovo denied life of dignity and respect (AI Index: EUR 15/002/2004)

A giugno delegati di AI si sono recati in Bulgaria per monitorare 12 strutture sociali per la cura di adulti e bambini con disabilità mentali


Amnesty International
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1997 - Obiezione di coscienza

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LINK DI INTERESSE - DIRITTI UMANI IN BULGARIA

Amnesty International - (in inglese)

Comitato Helsinki Bulgaro (in bulgaro ed inglese)



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