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Bulgaro
     
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 LA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN BULGARIA - 2000 
Fonte: Amnesty International
Hanno continuato a giungere diffusi resoconti di maltrattamenti e torture da parte delle forze dell'ordine. I rom, secondo quanto riferito, sono stati frequentemente oggetto di tali abusi, e spesso non sono stati in grado di sporgere querela, per timore di ritorsioni da parte dei loro agressori. Membri delle forze dell'ordine hanno continuato a usare armi da fuoco in circostanze proibite dagli standard internazionali, con conseguenti uccisioni e ferimenti.

Uso delle armi da fuoco da parte della polizia
La Legge sulla polizia nazionale, adottata in Bulgaria nel 1997, consente alle forze dell'ordine di usare le armi da fuoco in un numero ben maggiore di circostanze rispetto a quelle permesse dai Principi basilari delle Nazioni Unite sull'uso della forza e delle armi da fuoco - ammesse solo per autodifesa o in difesa di altri minacciati di morte o di lesioni gravi. Durante il 1999 le autoritÓ non hanno intrapreso alcun passo per modificare questa legge; sono state ricevute nuove denunce di uccisioni, da parte delle forze dell'ordine, in circostanze proibite dagli standard internazionali.
* In luglio Oleg Petrov Georgiev Ŕ stato ucciso dalla polizia di frontiera, che ha fatto fuoco contro il camion su cui viaggiava, nei pressi del confine con la Serbia. Suo padre, Petar Lapatadov Georgiev, che guidava il camion, Ŕ stato colpito al ginocchio.
Le sparatorie da parte di membri delle forze dell'ordine contro sospetti criminali in fuga venivano considerate legali se gli agenti erano in grado di sostenere di aver sparato dei colpi di avvertimento e che non avevano avuto intenzione di uccidere. In aprile le autoritÓ hanno risposto ad Amnesty International in merito alle uccisioni da parte delle forze dell'ordine avvenute negli anni precedenti, rivelando una preoccupante mancanza di comprensione degli standard internazionali che governano l'uso delle armi da fuoco da parte delle forze dell'ordine.
* Due soldati rom che avevano lasciato la loro unitÓ senza permesso, Kancho Angelov e Kiril Petkov, sono stati colpiti a morte dalla polizia militare nel villaggio di Lesura, nel luglio 1996. Il ministero della Giustizia ha citato le loro precedenti condanne per reati minori per sostenere che i due soldati "rappresentavano un pericolo grave" e ha dichiarato che l'uso delle armi da fuoco contro di loro era in accordo con gli standard internazionali, sebbene le vittime fossero disarmate e stessero fuggendo. ╚ stato riferito che il maggiore della polizia militare che condusse l'operazione avrebbe sparato circa 20 proiettili da una distanza di sette o otto metri. Le sue azioni sono state considerate legali da parte delle autoritÓ, dal momento che "l'uso letale non era intenzionale". L'inchiesta non ha preso in considerazione le dichiarazioni di testimoni rom che avevano assistito alla sparatoria, secondo cui il maggiore della polizia militare aveva gridato ingiurie razziste e minacciato di ucciderli tutti poco prima di aprire il fuoco.

Maltrattamenti e torture da parte della polizia
Vi sono state denunce di maltrattamenti e torture da parte della polizia e in un caso di morte durante un fermo di polizia. Vi sono stati anche resoconti di intimidazioni e ulteriori maltrattamenti nei confronti di coloro che avevano sporto denuncia per tortura e maltrattamenti da parte delle forze dell'ordine. Secondo quanto riferito, i rom sono stati particolarmente esposti a tali abusi.

Decesso durante il fermo di polizia
* In settembre guardie di sicurezza private hanno detenuto Kostadin Sherbetov in una scuola di Sofia e l'hanno condotto a una stazione di polizia, dove Ŕ morto il giorno stesso. L'autopsia ha rilevato che aveva diverse costole rotte, lividi su tutto il corpo e che c'erano orme di piedi sui suoi abiti.
* Due agenti di polizia sono stati processati e condannati a pene detentive per aver percosso a morte Mincho Sartmachev nella stazione di polizia di Dobrich nel 1997, eppure le autoritÓ non hanno fornito notizia di alcuna inchiesta sulle denunce di torture subite dal suo compagno Stanimir Georgiev.

Maltrattamenti e intimidazioni da parte della polizia
In luglio e agosto un distaccamento di polizia situato nella base di addestramento dell'ufficio per le inchieste operative del ministero dell'Interno, presso il bacino di Iskar, pare abbia maltrattato e minacciato di sparare alcune persone.
* Un distaccamento di circa 15 membri armati della polizia speciale ha colpito con manganelli e minacciato di sparare all'uomo d'affari 46enne Svetlyu Shishkov, a suo figlio ventenne Slaveiko Shishlov e ai suoi amici Georgi Randev, Ivan Ivanov e Madlena Marinova, su una spiaggia presso il bacino. Gli agenti di polizia hanno poi sparato alla moto d'acqua degli Shishkov, colpendola con 19 proiettili e distruggendola. L'azione di polizia faceva seguito ad avvertimenti dati agli Shishkov in precedenza, durante la stessa giornata, di non osservare dalla loro moto d'acqua una residenza privata sulla riva opposta del lago, in cui si trovava il ministro dell'Interno. Le autoritÓ non hanno condotto una inchiesta seria sulla denuncia di maltrattamenti, ma hanno reso pubblici gli indirizzi delle vittime e i precedenti reati penali commessi da alcuni di loro e da loro parenti e amici. Dopo aver sporto denuncia Svetlyu Shishkov, secondo quanto riferito, Ŕ stato avvicinato da un uomo, che sosteneva di rappresentare i suoi aggressori, che avrebbe minacciato ulteriori violenze contro di lui e suo figlio se non avesse lasciato cadere le accuse e non avesse smesso di parlare ai media. Slaveiko Shishkov e i suoi amici, secondo quanto riferito, sarebbero stati seguiti da un gruppo di persone in diverse automobili.

I rom
Vi sono state numerose denunce di maltrattamenti contro i rom da parte di membri delle forze dell'ordine, tali da suggerire che molti agenti considerassero un trattamento del genere nei confronti dei rom come consueto e necessario.
* In gennaio al mercato cooperativo di Pleven, un agente di polizia, secondo quanto riferito, ha oltraggiato verbalmente Stefka Ilieva Madjarova che era appena arrivata per vendere le sue mercanzie, prendendola a calci e trascinandola al posto di polizia del mercato. All'interno, stando a quanto riferito, l'ha colpita con un manganello.
* In ottobre quattro agenti di polizia, stando ai resoconti, hanno picchiato Liliyan Yordanov Zanev e altri quattro rom con manganelli. I rom sostavano in macchina alla periferia di Pleven. Gli agenti di polizia li hanno accusati di progettare furti nelle ville vicine. Secondo quanto riferito, dopo averli picchiati per 30 minuti, gli agenti di polizia se ne sono andati nelle loro auto.
Vi sono state denunce di rom torturati durante il fermo di polizia allo scopo di far loro sottoscrivere confessioni. In novembre Dinio Stoyanov Ŕ stato arrestato e detentuto al dipartimento regionale di polizia di Stara Zagora per sospetto furto. Stando a quanto riferito, agenti di polizia lo hanno costretto a inginocchiarsi e camminare carponi, gli hanno calpestato le mani, lo hanno ammanettato a sbarre di metallo per alcune ore, lo hanno percosso fino a fargli perdere i sensi con un bastone di legno, picchiato con un tubo di metallo, minacciato di ucciderlo con un coltello e pi¨ tardi con un'arma da fuoco.
In alcuni casi, secondo quanto riferito, agenti di polizia hanno usato la violenza contro alcuni individui rom per intimidire le loro comunitÓ.
* In febbraio un agente di polizia, stando ai resoconti, ha permesso al suo cane di assalire Fanka Khristova su una collina fuori Karnobat, dove la donna con altre due amiche rom stava raccogliendo della legna. Quando le compagne di Fanka Khristova hanno supplicato l'agente di polizia di richiamare il suo cane egli si Ŕ rifiutato e, secondo quanto riferito, ha affermato che se almeno uno dei rom locali non avesse sofferto essi non avrebbero mai smesso di prendere legna da quella collina.
Vi sono stati resoconti di maltrattamenti e detenzioni di rom da parte di guardie private ingaggiate da sindaci locali e guardie campestri, con membri della polizia che si univano a loro.
* Tre denunce di maltrattamenti di rom avvenuti nel villaggio di Beglej nella regione di Lovesh, perpetrati dalle guardie del sindaco e da un agente di polizia poi identificato, sono state riferite alle autoritÓ da Amnesty International alla fine del 1999. In marzo, tre guardie del sindaco hanno fatto irruzione nella casa di Ivan Georgiev Ivanov, di 51 anni, e, secondo quanto riferito, hanno picchiato lui e sua moglie Antoineta Ivanova. Hanno quindi ammanettato l'uomo e lo hanno condotto verso il centro del villaggio, continuando a colpirlo con i pugni e un tubo di gomma. L'agente di polizia locale, stando ai resoconti, si Ŕ unito a loro colpendo ripetutamente Georgiev Ivanov che solo allora Ŕ stato liberato e lasciato andare a casa. Le autoritÓ hanno sostenuto che "non c'Ŕ prova di alcun genere [...] per concludere che nel villaggio si siano verificati maltrattamenti fisici o qualsiasi altro atto illegale nei confronti di cittadini rom".
La mancanza di protezione da parte delle autoritÓ nei confronti dei rom che avevano denunciato maltrattamenti, secondo quanto Ŕ stato riferito, Ŕ all'origine di una 'spedizione' della polizia nel villaggio di Mechka nel luglio 1998, nella quale almeno 15 persone sono state ferite per impedire che la loro denuncia fosse portata in appello.
╚ stato riferito che il padre di un adolescente rom, picchiato dalla polizia a Varna nel maggio 1998, Ŕ stato maltrattato e interrogato dalla polizia riguardo all'azione intrapresa da Amnesty International sul caso. Alcune vittime di maltrattamenti denunciati sono state accusate dalla polizia di reati. Tanya Borissova, picchiata da tre agenti di polizia che controllavano una folla di rom davanti all'ufficio del lavoro di Pazardjik, secondo quanto denunciato, Ŕ stata condannata per teppismo in base alla testimonianza di due agenti e di un impiegato dell'ufficio del lavoro.

Organizzazioni intergovernative
Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura si Ŕ riunita in aprile e maggio per valutare il secondo rapporto periodico della Bulgaria. Il Comitato ha riscontrato che la legge bulgara mancava di una definizione di tortura e non assicurava che tutti gli atti di tortura venissero considerati reati riconosciuti in base al codice penale. Il Comitato ha espresso preoccupazione per i continui resoconti di maltrattamenti da parte di pubblici ufficiali, in particolar modo da parte della polizia, specialmente contro membri delle minoranze etniche. Il Comitato ha anche espresso preoccupazione per le carenze nel sistema investigativo rispetto ai casi di tortura denunciati e per il fatto che tali denunce non sono state esaminate di fronte a un giudice o a un'altra appropriata autoritÓ giudiziaria.

Obiezione di coscienza
Krassimir Nikolov Savov, un obiettore di coscienza al servizio militare, Ŕ stato rilasciato dalla prigione di Plovdiv nei primi mesi dell'anno per la grazia concessa dal presidente Stoyanov. Aveva scontato metÓ di una condanna a un anno per essersi rifiutato di rispondere alla chiamata di leva. Il primo gennaio Ŕ entrata in vigore la legge sul servizio civile, che consente agli obiettori di coscienza un servizio civile alternativo al servizio militare, anche se di doppia durata.

Amnesty International
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1997 - Obiezione di coscienza

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LINK DI INTERESSE - DIRITTI UMANI IN BULGARIA

Amnesty International - (in inglese)

Comitato Helsinki Bulgaro (in bulgaro ed inglese)



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