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 LA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN BULGARIA - 1999 
Fonte: Amnesty International

In febbraio è stato riferito che il presidente Petar Stoyanov avrebbe proposto l'abolizione della pena di morte al Consiglio per la Sicurezza Nazionale. In ottobre il comitato legale dell'Assemblea Nazionale ha raccomandato che nella revisione del codice penale la pena di morte fosse abolita per tutti i crimini. In dicembre l'Assemblea Nazionale ha abolito la pena di morte, sostituendola con l'ergastolo senza possibilità di commutazione della pena.

Quando in aprile il comitato legale dell'Assemblea Nazionale ha respinto una proposta di moratoria delle pene detentive per i giornalisti accusati di offesa e diffamazione, il vice presidente Todor Kavaldjiev ha dichiarato che avrebbe concesso a questi giornalisti un'amnistia. Cinquantaquattro membri dell'Assemblea Nazionale hanno sottoscritto una petizione alla corte costituzionale chiedendo l'abolizione dei reati penali di offesa e diffamazione. Tuttavia, la corte ha dichiarato in giugno che il divieto di offesa e diffamazione secondo il codice penale non è incostituzionale.

In settembre l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha deciso di continuare a monitorare il rispetto da parte della Bulgaria degli obblighi e impegni assunti. Due osservatori del Consiglio d'Europa che hanno visitato la Bulgaria in giugno hanno espresso preoccupazione per la violenza della polizia - in particolare contro membri di comunità religiose, rom e bambini di strada - e per le condizioni inaccettabili in due carceri minorili.

In ottobre l'Assemblea Nazionale ha adottato la Legge sul servizio civile alternativo. Alcuni articoli, come quello che riguarda la lunghezza del servizio civile, doppia rispetto al servizio militare, non sono in accordo con principi internazionalmente riconosciuti.

Imprigionato un obiettore di coscienza al servizio militare. È considerato un prigioniero di coscienza.


Sono continuati i procedimenti legali contro obiettori di coscienza al servizio militare. In aprile Krassim Nikolov Savov è stato condannato dal tribunale municipale di Plovdiv a un anno di reclusione per aver evaso il servizio militare. La condanna è stata confermata dal tribunale distrettuale e dalla corte di appello di Plovdiv. In dicembre è stato rinchiuso nella prigione di Plovdiv per scontare la condanna.

Molti giornalisti sono stati accusati di offese e diffamazione nel corso dell'anno. In ottobre Karolina Kraeva, una giornalista di Vratsa, accusata di aver diffamato il locale capo della polizia, (vedi Rapporto 1998) è stata condannata a due anni e quattro mesi di prigione. Alla fine dell'anno si trovava in libertà in attesa di appello.

In luglio Mitko Shtirkov, che era stato condannato a quattro mesi con sospensione per aver diffamato un pubblico ministero locale (vedi Rapporti 1997 e 1998), è stato riconosciuto innocente dalla corte superiore di cassazione.

Vi sono state numerose denunce di torture e maltrattamenti da parte di membri delle forze dell'ordine; molte delle vittime erano rom.


Numerose sono state le denunce di torture e maltrattamenti da parte di membri della polizia. Come negli anni precedenti, le autorità non hanno avviato prontamente inchieste imparziali su tali denunce e non hanno preso adeguate misure per affrontare il problema della tortura e dei maltrattamenti da parte della polizia. Ciò è stato pubblicamente riconosciuto, in maggio, dal procuratore capo e dal direttore del servizio investigativo nazionale. Essi hanno dichiarato che "gravi violazioni delle leggi, dei diritti e delle libertà dei cittadini sono sempre più frequenti nel modo di operare del ministero dell'interno". In una lettera indirizzata al presidente, al primo ministro e ai capi dei gruppi parlamentari dell'Assemblea Nazionale hanno descritto nei dettagli cinque casi di pestaggi da parte della polizia e altri abusi. Evgeni Ignatov, Nikolai Nikolov e Aleksandar Karaichev sono stati tenuti in detenzione a Sofia in gennaio per sospetto di furto. La lettera affermava che "nel corso dell''interrogatorio' nel Quinto Direttorato Regionale di polizia è stato fatto illegalmente uso della forza per estorcere confessioni". I tre uomini sono stati trattenuti per tre giorni senza che neanche fosse loro presentato un mandato di arresto, "ciò porta a concludere che la loro detenzione era stata illegale". In un altro caso, due sospettati in detenzione sono stati gravemente picchiati in febbraio a Sofia da membri della polizia che hanno preso da loro, senza ricevuta, una sostanziosa somma di denaro, un braccialetto d'oro e un orologio.

Secondo il direttore del servizio investigativo nazionale 97 persone detenute nel 1997 e 38 persone detenute tra gennaio e metà marzo del 1998 sono state soggette a violenza da parte della polizia prima di aver accesso ai centri di detenzione della procura. Le lesioni descritte vanno da gravi fratture o ferite da arma da fuoco, a lesioni, contusioni e segni di frustate di varia entità e gravità. Per esempio, Anatoli I.H., detenuto in febbraio a Smolyan, secondo quanto riferito, ha subito bruciature estese e ha denunciato di esser stato sottoposto a uso prolungato di bastoni elettrici. È stato ricoverato in ospedale dopo aver subito un attacco di cuore.

In marzo il vice procuratore capo e il procuratore delle forze armate hanno riferito sullo stato di più di 70 inchieste preliminari condotte da procuratori militari su accuse di "reati contro la persona" da parte di membri della polizia. Queste inchieste, secondo i resoconti, non sono state completate per mancanza di collaborazione da parte del ministero dell'interno. Per esempio, il procuratore militare di Sofia non era ancora stato in grado di completare un'inchiesta iniziata nel 1993 su una sparatoria da parte della polizia che si era conclusa con la morte di una persona e gravi ferite ad altri due. Nei primi quattro mesi del 1998, i procuratori militari, che sono responsabili delle inchieste sulle accuse di abusi da parte di forze della polizia, hanno avviato inchieste su nove casi, fra cui un decesso in detenzione in seguito a un pestaggio, e tre morti per colpi d'arma da fuoco.

Molte vittime di torture e maltrattamenti erano rom. Per esempio, in marzo a Krivodol, in seguito a una rissa tra un rom e un membro della polizia, circa 15 poliziotti, secondo quanto riferito, sarebbero entrati nella zona rom e avrebbero ripetutamente sparato colpi in aria e picchiato indiscriminatamente. Almeno 10 rom sembra abbiano riportato lesioni. In luglio circa 80 poliziotti con elmetti e scudi hanno fatto irruzione in 15 case nella zona rom del villaggio di Mechka, nella regione di Pleven. Secondo i resoconti hanno picchiato indiscriminatamente con manganelli più di trenta uomini, donne e bambini. Almeno 15 persone sono state ferite, la vittima più anziana aveva 67 anni e la più giovane 11. Anche se i motivi dell'incursione non erano chiari, un rapporto ha dichiarato che lo stesso pomeriggio una donna rom aveva colpito un poliziotto in un alterco.

Almeno nove persone uccise con colpi d'arma da fuoco da agenti di polizia in circostanze controverse, decine di altre ferite.


Almeno nove persone disarmate sono state uccise da membri della polizia in circostanze controverse. Sono state riferite durante tutto l'anno altre sparatorie da parte della polizia con decine di persone ferite. Per esempio, in gennaio, a Sofia, Tvetan Kovachev, un rom di 17 anni, è stato colpito alla testa da spari da parte di poliziotti, secondo i resoconti mentre stava fuggendo con un uomo sospettato di aver ucciso un tassista. Tvetan Kovachev è morto in ospedale lo stesso giorno. È stata avviata una inchiesta, ma alla fine dell'anno non era disponibile alcuna informazione sul fatto che i poliziotti coinvolti fossero stati o no sospesi dal servizio.

In agosto Hristo Tanev, che si trovava in detenzione in attesa di processo, è stato colpito da colpi d'arma da fuoco e ucciso da un guardia, sembra mentre cercava di fuggire, disarmato, dal penitenziario di Pleven, scavalcando una recinzione. Un altro detenuto che era con Hristo Tanev è stato catturato a 200 metri dalla recinzione.

Almeno tre persone condannate a morte. La pena di morte è stata abolita.


In ottobre due uomini sono stati condannati a morte per omicidio dal tribunale di Pazardjik. Un uomo è stato condannato a morte per omicidio dal tribunale di Varna in novembre. Dopo l'abolizione della pena di morte, in dicembre, il vice presidente Todor Kavaldjiev ha dichiarato, secondo i resoconti, che avrebbe concesso la grazia a tutti i condannati a morte.

Interventi di Amnesty International


In febbraio Amnesty ha fatto appello all'Assemblea Nazionale perché la proposta di legge sul servizio civile alternativo fosse conforme ai principi internazionalmente riconosciuti sull'obiezione di coscienza. L'organizzazione ha espresso preoccupazione perché alcuni articoli in discussione avrebbero potuto permettere al governo di negare il diritto al servizio alternativo a persone appartenenti a comunità religiose non riconosciute o a individui che obiettano all'uso delle armi anche se la loro comunità religiosa non si oppone al servizio militare.

Durante tutto l'anno Amnesty ha fatto appello alle autorità perché fosse rivista la Legge sul ministero dell'interno, che regola l'uso di armi da fuoco da parte di membri delle forze dell'ordine e non è conforme ai Principi di base delle Nazioni Unite per l'uso della forza e delle armi da fuoco da parte di membri della polizia, e affinché vengano promosse inchieste su nuovi casi di sparatorie da parte della polizia in circostanze controverse, descritte in un rapporto pubblicato a dicembre.

In agosto l'organizzazione ha pubblicato Bulgaria: new cases of ill- treatment of Roma e ha fatto appello alle autorità perché indagassero in modo rapido e imparziale sugli avvenimenti descritti. In dicembre Amnesty International ha fatto appello per il rilascio di Krassimir Nikolov Savov e ha chiesto al presidente Stoyanov di avviare un riesame giudiziario della Legge sul servizio alternativo.

Amnesty International ha ricevuto risposte dal ministro dell'interno e dal ministro della giustizia sui casi di quattro morti in carcere in circostanze sospette, avvenute nel 1997. L'organizzazione è stata informata che un membro della polizia era stato condannato a 16 anni di carcere per l'uccisione di Stefan Traikov. Quattro membri della polizia erano stati accusati dell'uccisione di Mincho Simeneov Sartmachev. Tuttavia, nessuno era stato formalmente accusato per il pestaggio di un altro detenuto, che sembra sia stato torturato insieme a Mincho Simeneov Sartmachev. Era in corso una inchiesta sulla morte di Valentiun Nedev, che, è stato riferito, è morto di tubercolosi cinque giorni dopo il suo rilascio. Il ministro dell'interno ha sostenuto che sei giorni prima del suo rilascio il detenuto era stato esaminato da medici e gli era stato rilasciato un certificato di buona salute. Secondo il ministro della giustizia, una inchiesta preliminare sulla morte di Georgi Byandov (vedi Rapporto 1998) è stata sospesa perché i membri della polizia che hanno partecipato al suo arresto erano mascherati e non si è potuto identificarli. Le autorità di polizia di Burgas come anche il direttore del servizio nazionale di polizia contro il crimine organizzato non avrebbero risposto alle ripetute richieste degli investigatori di informazioni sull'identità dei poliziotti.

In aprile Amnesty ha ricevuto un rapporto dal ministro degli esteri riguardo alle inchieste su casi di sparatorie sollevati dall'organizzazione nel suo rapporto pubblicato nell'ottobre 1997 (vedi Rapporto 1998). In un caso il procuratore militare ha deciso di non accusare formalmente il poliziotto responsabile della sparatoria, concludendo che "le ferite subite (una ferita da proiettile nella gamba sinistra) erano meno significative del danno causato (il furto di una bicicletta), e se la leggera lesione corporea era stata inflitta a un passante fortuito essa era stata causata involontariamente". Allo stesso modo nessuno era stato accusato dell'uccisione di due soldati disarmati di origine rom - Kancho Angelov e Kiril Petkov - da parte della polizia militare, che cercava di catturarli dopo che si erano assentati senza permesso dalla loro unità nel luglio 1996 (vedi Rapporto 1997).


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1997 - Obiezione di coscienza

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LINK DI INTERESSE - DIRITTI UMANI IN BULGARIA

Amnesty International - (in inglese)

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