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Bulgaro
     
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 Bulgaria - La situazione dei diritti umani - 1998 
Fonte: Amnesty International

Nel dicembre 1996, il primo ministro Zhan Videnov, membro del Partito Socialista Bulgaro, si è dimesso. In seguito a questo atto, nel mese di gennaio in tutto il paese si sono avute manifestazioni di protesta in favore delle elezioni anticipate. Una di queste manifestazioni, svoltasi il 10 gennaio a Sofia di fronte al parlamento, si è conclusa a tarda notte con un massiccio intervento della polizia, che ha procurato il ferimento di circa 300 persone. Il presidente Petar Stoyanov, insediatosi il 19 gennaio, ha giocato un ruolo fondamentale nel prevenire nuovi scontri violenti e facilitare i negoziati politici tra il Partito Socialista Bulgaro e l’opposizione. Le elezioni anticipate svoltesi in aprile hanno sancito la vittoria dell’Unione delle Forze Democratiche, il cui leader, Ivan Kostov, in maggio è stato nominato primo ministro.

In marzo il governo ha autorizzato la pubblicazione del rapporto del Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti o punizioni inumani o degradanti, relativo alla visita compiuta nei luoghi di detenzione tra marzo e aprile 1995. Il Comitato ha concluso che i sospetti delinquenti detenuti "corrono un forte rischio di essere maltrattati al momento dell’arresto e/o della custodia di polizia, che in alcuni casi può esservi stato il ricorso a gravi maltrattamenti e tortura e che le condizioni di detenzione nelle strutture del Servizio investigativo nazionale possono essere descritte come inumane e degradanti". Il Comitato ha espresso preoccupazione per due prigionieri condannati a morte, detenuti nel carcere di Stara Zagora, che da parecchi anni sono trattenuti in isolamento, in pessime condizioni e sottoposti ad un regime molto severo che li priva quasi totalmente di ogni contatto umano.

Sempre in marzo, il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale ha manifestato il proprio timore poiché le autorità bulgare non si sono dimostrate sufficientemente attive nell’opporsi con efficacia alle violenze di matrice razziale contro le minoranze, né sembrano essere riuscite ad indagare tali atti di violenza in tempi rapidi ed in modo adatto. Considerando le denunce di vessazioni e maltrattamenti della polizia contro le minoranze, in particolare contro i rom, il Comitato ha sottolineato con preoccupazione come le forze dell’ordine non siano state sufficientemente addestrate alla conoscenza della Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, e ha raccomandato alle autorità bulgare di assumere immediatamente le idonee misure per prevenire e combattere i casi di eccessivo uso della forza da parte degli agenti. Il Comitato ha raccomandato anche la creazione di un organismo indipendente che possa verificare l’osservanza delle norme per la protezione dei diritti umani.

Un obiettore di coscienza al servizio militare è stato incarcerato; è stato dichiarato prigioniero di coscienza.


In aprile è stato rilasciato Dian Yankov Dimitrov, un obiettore di coscienza al servizio militare, prigioniero per motivi di opinione, incarcerato nel settembre 1996 (vedi Rapporto 1997). Nel mese di dicembre il governo ha approvato una proposta di legge sul servizio civile alternativo che contiene, però, alcune norme in contrasto con i principi riconosciuti internazionalmente.

Il governo non ha proceduto alla revisione dell’articolo 148, paragrafo 1, comma 2 e 3 del codice penale, che limita il diritto alla libertà di espressione e autorizza l’incarcerazione per diffamazione di un pubblico ufficiale. Nel corso dell’anno, infatti, sono regolarmente proseguiti i procedimenti penali istruiti ai sensi di tale articolo nei confronti dei giornalisti Valentin Hadzhiev e Mitko Shtirkov (vedi Rapporto 1997). Anche altri giornalisti sono stati incriminati in base a tale norma del codice: in novembre è stata la volta di Karolina Kraeva, di Vrasta. In un articolo pubblicato in maggio aveva affermato che il capo della polizia locale era intervenuto in favore di un uomo al quale il tribunale aveva ordinato di sgomberare un locale di proprietà della giornalista stessa. Alla fine dell’anno Karolina Kraeva era in libertà in attesa di processo.

Vi sono state numerose denunce di tortura e maltrattamenti compiute dalle forze dell’ordine, soprattutto ai danni di appartenenti alla minoranza rom. Torture e maltrattamenti hanno portato alla morte di almeno cinque persone; almeno altre nove sono morte durante sparatorie della polizia in circostanze non ancora chiarite.


Tra gennaio e febbraio, sei bambini e una ragazza diciottenne sono morti per denutrizione ed assideramento nell’Istituto statale per minori handicappati mentali di Dzhurkovo, dove più di 80 minori sono stati lasciati senza cibo e riscaldamento adeguati.

Le denunce di tortura e maltrattamenti da parte di agenti di polizia sono state quotidiane, ma hanno dato luogo a pochissime indagini per individuarne i responsabili. Allo stesso modo, non si è avuta notizia di inchieste per le decine di casi di tortura e maltrattamenti - molti conclusisi con il decesso della vittima - segnalati negli anni precedenti. Ciò dimostra la continua incapacità delle autorità nel condurre tali indagini rapidamente ed in modo imparziale. A novembre la Direzione nazionale di polizia ha riferito di aver ricevuto, dall’inizio dell’anno, 74 denunce di maltrattamenti da parte della polizia, ma ha anche affermato che soltanto in 17 casi vi erano fondati motivi perché il procuratore militare iniziasse le indagini.

Tra i casi denunciati nel corso dell’anno vi era quello di Yanko e Elian Angelov, fratelli gemelli di 16 anni, sospettati di furto ed arrestati a Plovdiv, in settembre, da quattro agenti di polizia. Secondo la denuncia, gli agenti li condussero in un campo fuori città, dove li presero a calci e li picchiarono con manganelli e bastoni, fermandosi solo quando Elian Angelov fu colto da un attacco epilettico. Un certificato medico legale emesso da un ospedale militare confermava che entrambi i ragazzi presentavano ferite multiple a testa, schiena, torace e gambe e che Yanko Angelov aveva subito anche la rottura del timpano sinistro e la frattura della mascella. Pare che sia stata avviata un’inchiesta ma, alla fine dell’anno, i risultati non erano ancora stati resi noti.

Almeno cinque persone sembra siano morte per le torture o i maltrattamenti subiti. In gennaio Stefan Stanev è stato arrestato perché sospettato di furto e condotto alla stazione di polizia di Popovo. Cinque ore più tardi è stato rinvenuto cadavere nella sua cella. Sebbene dall’autopsia pareva emergere che la causa della morte fosse un’emorragia interna provocata dalla frattura di tre costole che avevano perforato i polmoni, il risultato dell’indagine ufficiale ha stabilito che Stefan Stanev non aveva subito maltrattamenti e la frattura probabilmente aveva avuto luogo durante l’arresto, quando un agente era ricorso all’uso della forza per trattenerlo. Questo rapporto era però in contraddizione con un precedente rapporto di polizia nel quale si affermava che, in seguito ad una visita medica effettuata poco dopo l’arresto, Stefan Stanev non presentava "alcun serio problema di salute". In aprile l’inchiesta è stata riaperta e l’agente che aveva proceduto all’arresto è stato accusato di omicidio.

Nel mese di marzo è stato riferito che Georgi Byandov, arrestato a Karnobat, era stato duramente picchiato dagli agenti durante l’interrogatorio. Più tardi è stato trasferito all’ospedale di Burgas, dove è morto in seguito alle ferite alla testa inferte durante il pestaggio. E’ stato riferito che il ministero degli interni ha affermato che Georgi Byandov aveva resistito all’arresto, riportando però soltanto una ferita ad un braccio.

Alcune reclute hanno denunciato maltrattamenti da parte di superiori durante il servizio di leva obbligatorio. Secondo quanto riferito, ad Aitos, nel mese di febbraio, Martin Argurov è stato preso a calci e pugni da un sergente perché, dopo il turno di sentinella, dalla sua arma di ordinanza mancava un proiettile. Più tardi Martin Argurov è stato sottoposto a cure mediche per frattura della mascella ed altre ferite. L’inchiesta è iniziata soltanto 20 giorni dopo l’incidente, a quanto pare perché il comandante aveva tentato di non far trapelare l’accaduto.

Come già avvenuto in passato, anche quest’anno soprattutto la minoranza rom è stata fatta oggetto di maltrattamenti da parte delle forze dell’ordine. Le denunce di maltrattamenti di matrice razzista nella regione di Montana rappresentano bene il modello di azione verso i rom diffuso in tutto il paese. In giugno, durante un incontro pubblico con le autorità locali, un rappresentante di Amnesty International ha sollecitato la Direzione regionale di polizia a sospendere dal servizio due agenti che più di frequente sono stati coinvolti in episodi di maltrattamento. Il giorno successivo all’incontro, uno di questi agenti era tra i cinque che, a quanto riferito, hanno colpito con un manganello le piante dei piedi di Danail Nedkov Mladenov.

Almeno nove uomini, totalmente disarmati, sono stati uccisi dalle forze di polizia in circostanze non ancora chiarite e, nel corso dell’anno, decine di persone sono state ferite in altre sparatorie. In maggio, un agente ha sparato contro Kolyo Todorov, di etnia rom, che era appena uscito dalla stazione di polizia di Plovdiv, dopo esservi stato condotto perché sospettato di furto. Kolyo Todorov è morto poco dopo. Pare che il capo della Direzione regionale degli affari interni abbia dichiarato che l’agente aveva prima sparato un colpo di avvertimento e che aveva agito legalmente per fermare un sospetto delinquente. Alla fine dell’anno non era ancora stato reso pubblico il risultato di un’inchiesta ufficiale.

Sono state emanate almeno quattro condanne a morte, ma non vi sono state esecuzioni.


Almeno quattro persone sono state condannate a morte. In ottobre l’Amministrazione nazionale delle carceri ha riferito che i detenuti in attesa di esecuzione erano 16. È tuttora in vigore la moratoria sulle esecuzioni, imposta nel 1990.

Interventi di Amnesty International


In febbraio Amnesty International ha espresso preoccupazione per sei episodi in cui la polizia ha aperto il fuoco, per cinque denunce di torture e maltrattamenti da parte di agenti di polizia ai danni di otto vittime, due delle quali morte in circostanze sospette, e per il maltrattamento di centinaia di dimostranti davanti al parlamento. Il mese successivo l’organizzazione ha manifestato timore per le morti verificatesi nell’Istituto statale per minori handicappati mentali di Dzhurkovo. Amnesty International considera un trattamento crudele, inumano e degradante la negligenza estrema manifestata da funzionari pubblici nei confronti di persone che erano state affidate alle loro cure. A luglio l’organizzazione ha scritto alle autorità in merito ai maltrattamenti subiti dai rom nella regione di Montana. In ottobre ha pubblicato il rapporto Bulgaria: Growing incidence of unlawful use of firearms by law enforcement officials e ha sollecitato le autorità ad aprire inchieste sugli ulteriori episodi di tortura e maltrattamenti da parte della polizia. In dicembre Amnesty International ha scritto al presidente della Bulgaria, esprimendo preoccupazione per il caso di Karolina Kraeva e chiedendo di iniziare la revisione della legge in base alla quale è stata accusata.

Nel mese di luglio le autorità hanno risposto, dichiarando che, tra febbraio e marzo, a Dzhurkovo 12 bambini sono morti di polmonite e che le condizioni di alimentazione e riscaldamento si erano deteriorate durante i mesi invernali; le autorità non sono però riuscite ad individuare i responsabili che hanno lasciato che la situazione si deteriorasse in misura così grave. Inoltre, il governo ha risposto che sono state sospese le indagini in merito a cinque casi di sparatorie denunciati da Amnesty International in febbraio, poiché la condotta degli agenti era prevista dalla legge sulla polizia nazionale, che consente l’uso di armi da fuoco contro sospetti che tentino di abbandonare la scena del reato. Amnesty International ha sollecitato le autorità a rivedere questa legge per adeguarla ai principi sull’uso delle armi da fuoco riconosciuti internazionalmente.


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