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Bulgaro
     
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 LA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN BULGARIA - 1997 
Fonte: Amnesty International

In novembre, Petar Stoyanov, il candidato del principale partito di opposizione, l’Unione delle Forze Democratiche, è stato eletto presidente. Il governo del partito al governo, il Partito Socialista Bulgaro, ha dovuto affrontare critiche per non essere riuscito a risolvere i gravi problemi economici e la diffusa corruzione nelle istituzioni statali, e anche fra le forze di polizia.

Un obiettore di coscienza al servizio militare è stato incarcerato e quattro uomini sono stati detenuti per avere esercitato il loro diritto alla libertà di espressione; tutti erano prigionieri di coscienza.


Quattro persone, detenute in violazione del loro diritto alla libertà di espressione, sono state prigioniere di coscienza. In febbraio, a Smolyan, Valentin Hadzhiev e Mitko Shtirkov, entrambi giornalisti, sono stati arrestati e detenuti per 24 ore, per aver pubblicato articoli in cui affermavano che un pubblico ministero locale era un ex agente di polizia espulso per aver accettato tangenti. Sono stati accusati di aver diffamato un pubblico ufficiale a mezzo stampa, ma alla fine dell’anno non erano ancora stati processati.
In luglio, a Sandanski, due poliziotti hanno arrestato Georgi Stoev e Andon Andonov mentre affiggevano manifesti che annunciavano un’assemblea della Obedinena Makedonska Organizatsiya ‘Ilinden’ (OMO-‘Ilinden’, organizzazione per la Macedonia Unita). Gli agenti di polizia pare li abbiano presi a schiaffi e pugni durante gli interrogatori alla stazione di polizia. Il giorno dopo sono stati rilasciati senza accuse.
In settembre, Dian Dimitrov, un obiettore di coscienza al servizio militare, a cominciato a scontare una condanna a 10 mesi di carcere per aver disertato il servizio militare. Nonostante la Costituzione garantisca il diritto all’obiezione di coscienza, non è ancora stata adottata una legge specifica che regolamenti il servizio civile alternativo. Dian Dimitrov è un prigioniero di coscienza.

Vi sono state diffuse denunce di torture e maltrattamenti da parte delle forze di polizia. Molte delle vittime erano rom. Almeno cinque persone sembra siano morte in seguito a maltrattamenti e torture.


Vi sono state denunce giornaliere di torture e maltrattamenti da parte di poliziotti. In settembre due ufficiali di polizia a Hamanli sono stati sospesi dopo un episodio in cui almeno due uomini erano stati gravemente picchiati.

Molte vittime di tortura o maltrattamenti da parte della polizia erano persone sospettate di aver commesso reati penali, ma un numero sempre maggior sembra essere stato preso di mira per scoppi di violenza casuali da parte dei poliziotti. In marzo, Anton Mitkov Dimitrov, uno studente di 14 anni, stava camminando verso casa a Sliven, quando è stato fermato da tre poliziotti, uno dei quali lo ha picchiato con il manganello e lo preso a calci nei ginocchi e all’inguine. È stato quindi ammanettato, portato alla stazione di polizia e poco dopo rilasciato. È stato esaminato da un medico che ha notato lividi sulla nuca e sul polso sinistro. In aprile, Zlatke Asenova Gikova è stata presa a pugni vari volte e colpita nella schiena da un agente fuori servizio ad una fermata dell’autobus nella periferia di Sofia. Un certificato medico notava tagli e ferite alla sua bocca, alle tempie e nella parte posteriore della testa. In maggio, Ivan Todorov sembra sia stato picchiato in un parco di Sofia da un poliziotto in borghese dopo un controllo della carta di identità. Quando Ivan Todorov ha cominciato a correre, l’agente gli ha sparato due volte. Un comunicato stampa della polizia sosteneva che l’agente aveva agito per difesa.

Come negli anni passati, molte delle vittime di presunti maltrattamenti sono rom. Il diciassettenne Angel Zubchikov è morto in ospedale a gennaio, il giorno dopo essere stato arrestato a Razgrad, per sospetto furto, ed essere quindi stato portato alla stazioen di polizia. L’autopsia sembra abbia stabilito che la sua morte è stata causata da un’emorragia cerebrale dovuta a un colpo alla testa. Dopo che i genitori hanno portato il suo corpo a casa, hanno osservato altre feriti, fra cui costole rotte, fotografate da un giornalista locale. I poliziotti hanno sostenuto che Angel Zubchikov era caduto e aveva battuto la testa sul bordo del marciapiede. È stata cominciata un’indagine, ma alla fine dell’anno non erano ancora stati resi pubblici i risultati.

Almeno altre quattro persone sono morte in stato di detenzione, sembra a causa della tortura o dei maltrattamenti. Fra di loro vi è Filip Kunchev, morto in luglio nell’Ottavo Distretto di Sofia, dove era stato detenuto nel corso di un’indagine penale, e Hristo Bekirski, detenuto a Plovdiv con il sospetto di omicidio, morto in settembre dopo un’operazioen fatta per vedere se aveva subito ferite interne. Hristo Bekirski sembra sia stato picchiato duramente da poliziotti con manganelli, dopo un tentativo di fuga durante il quale tre guardie erano rimaste ferite. In luglio, due poliziotti dell’Ottavo Distretto di Sofia sono stati accusati di complicità nell’omicidio di Ivan Benchev. In aprile, Ivan Benchev era stato picchiato a morte, dopo il suo rilascio dal distretto, da uomini che pare fossero stati comandati da agenti di polizia.

Sparatorie da parte delle forze di polizia in circostanze sospette hanno portato alla morte di almeno tre persone.


Vi sono molti casi in cui la polizia ha fatto fuoco contro persone disarmate uccidendole. In aprile un agente di polizia a Sliven ha sparato e ucciso Hristo Hristov, che sembra stesse rubando cavi elettrici da una colonnina. Il poliziotto è stato condannato per omicidio in settembre a un anno di lavoro correttivo. In luglio, a Lesura, un maggiore della polizia militare ha sparato, uccidendoli, a Kancho Angelov e Kiril Petkov, due soldati disarmati che avevano lasciato la propria unità senza permesso. È stata cominciata un’indagine dal procuratore militare, ma stando alle denunce il maggiore responsabile degli omicidi non è stato sospeso dal servizio.

Almeno otto persone sono state condannate a morte. Non vi sono state esecuzioni.


Almeno otto persone sono state condannate a morte. Resta in vigore la moratoria sulle esecuzione imposta nel 1990.

Un richiedente asilo è stato rimpatriato in Tunisia, dove è stato detenuto e torturato.


In luglio un richiedente asilo è stato rimpatriato in Tunisia, dove è stato detenuto in incommunicado per sei giorni e quindi sottoposto a tortura durante gli interrogatori della polizia.

Interventi di Amnesty International


In marzo, Amnesty International ha espresso la sua preoccupazione al presidente Zhelyu Zhelev per la detenzione di due giornalisti a Smolyan e per la legge con la quale sono stati accusati, che sembra restringere il diritto alla libertà di espressione. In giugno, Amnesty International ha pubblicato un rapporto, Bulgaria: Shooting, deaths in custody, torture and ill-treatment, che descrive in dettaglio alcuni casi che sono stati denunciati all’organizzazione fin dal 1993, fra cui sette decessi in detenzione in circostanze sospette, tre episodi in cui sei persone sono stati uccise dalla polizia con armi da fuoco e 17 casi di tortura e maltrattamenti, riguardanti decine di vittime. L’organizzazione ha fatto raccomandazioni dettagliate riguardo alla necessità di indagare sulle denunce di tali violazioni.
In luglio, Amnesty International ha esortato il ministero degli interni a non deportare il richiedente asilo tunisino. In settembre l’organizzazione ha espresso al sua preoccupazione al primo ministro Zhan Videnov per la detenzione degli attivisti OMO-‘Ilinden’ e lo ha esortato a dare inizio a indagini su nuove denunce di fucilazioni, morti in detenzione, torture e maltrattamenti. In ottobre, Amnesty International ha chiesto che fosse rilasciato Dian Dimitrov.

Le autorità hanno scritto ad Amnesty International in luglio e settembre, fornendo informazioni sulle indagini di 16 casi di decessi in stato di detenzione, torture e maltrattamenti. In ottobre, Amnesty International ha pubblicato un rapporto descrivendo le risposte del governo e le preoccupazioni residue dell’associazione.

vedi anche Obiezione di coscienza


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1997 - Obiezione di coscienza

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LINK DI INTERESSE - DIRITTI UMANI IN BULGARIA

Amnesty International - (in inglese)

Comitato Helsinki Bulgaro (in bulgaro ed inglese)



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