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Bulgaro
     
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 La Bulgaria in Camper: la Bulgaria centrale 
di Giorgio Ciancio

Plovdiv e la regione centrale offrono a nostro avviso l'immagine più gradevole e positiva della Bulgaria.

Plovdiv è una bella città, allegra e animatissima, dove la parte moderna si integra armoniosamente con quella antica. Una nuova vasta area pedonale ha il suo centro in una grande piazza con la moschea e i resti di uno stadio romano nel quale è stato ricavato un ristorante. Bistrot e ristorantini gremiti di gente rallegrano tutta la zona, che confina con un grande parco verde da un lato e con il centro antico dall'altro. Quest'ultimo contiene il celebre teatro romano e l'interessante museo etnografico (la sua facciata è il simbolo della città). Qualche difficoltà per il parcheggio non attenua il piacere della visita.

Da Plovdiv conviene effettuare un percorso che permette di ammirare tutte le molteplici attrattive della regione dei Rodopi. Queste montagne, che segnano il confine con la Grecia, sono anche i luoghi del mito di Orfeo, che la leggenda vuole nato proprio a Plovdiv: poco distante da qui visiteremo infatti l'ingresso degli Inferi dove l'aedo perse la sua Euridice.

Il percorso consigliato prevede una prima tappa nel famoso monastero di Bachkovo, inserito in un bellissimo scenario di montagne di tipo appenninico. La segnaletica manca quasi del tutto, ma alla fine la visita gratuita compensa ogni disagio. Siamo ai medesimi livelli di Rila e anche qui la presenza di un piccolo campeggio sulle rive del fiume offre belle possibilità di sosta. Il fiume, che corre lungo tutta la strada, da Assenovgrad in poi presenta gole spettacolari e angoli molto suggestivi, ed è anche frequentato da gitanti e da bagnanti, malgrado le acque non siano del tutto cristalline. Risalendo il fiume si arriva a Pamporovo (1.600 m), noto centro sciistico, dove esistono solo alberghi, strutture sportive e un esteso bosco. Per questo preferiamo passare oltre e scendere verso l'idilliaco borgo-museo di Shiroka Laka. Le tipiche casette in pietra con tetti a più spioventi sono sparse sul pendio verde, collegate da stradine acciottolate: la poca gente che vi abita sta tutta serenamente per strada, nei caffè e in qualche piccolo giardino. E' difficile trovare spazi per il parcheggio, ma anche uno slargo ai lati della strada è sufficiente a garantire una notte più che tranquilla e silenziosa.

Orfeo all'inferno

Superiamo il paese, scendendo verso Devin tra gole spettacolari e, una volta imboccato il bivio per Trigrad, ci dirigiamo verso gli Inferi. Una barra segna l'ingresso nell'area protetta; dopo un paio di chilometri di gobbe e di buche, la strada sale, con un fondo migliore, penetrando in una gola sempre più stretta, profonda e spettacolare, con alcuni tratti anche un po' angoscianti ma non pericolosi. Dopo 9 chilometri dalla barra si giunge a un parcheggio dove si trova l'entrata negli Inferi. Si paga un modesto biglietto e si può disporre di guide in più lingue. Il percorso, rispetto a quello seguito da Orfeo, è al contrario: si entra dal fondo e si risale "a riveder le stelle" dall'ingresso. La visita chiarisce la probabile origine delle credenze popolari che qui vedevano una delle porte dell'Ade. Un fiume infatti precipita rumorosamente entro un abisso paurosamente stretto: in fondo c'è un sifone attraverso il quale le acque fuoriescono a valle. Nulla di ciò che entra può uscire per la stessa via, e neppure dalla parte opposta se non dopo che le acque e il tempo lo hanno ridotto in poltiglia. Evidentemente Orfeo (di cui si può vedere un'effigie incisa nella roccia nel punto più basso e più buio) cercò di tirar fuori Euridice che era caduta nel baratro, ma al momento di farcela le sue mani bagnate non riuscirono più a tenerla e così la perse definitivamente. Il percorso turistico risale lo spaventoso antro ed esce da un'angusta fenditura su un sistema di passerelle.

Tornati a Devin possiamo discendere la valle del fiume Vacha, ammirandone dall'alto i meandri tra le rocce a picco (dove con un po' di fatica si può scendere anche in camper) e uno scenografico lago artificiale. La strada è panoramica e pressoché solitaria fino al collegamento con l'autostrada, che seguiamo in direzione di Sofia sino allo svincolo di Pazardzik (dopo aver superato un intrico di strade dal fondo pessimo e senza segnali); qui imbocchiamo la solitaria strada che attraversa le colline verso Panajuriste. La nostra prossima tappa è il paese-museo più famoso della Bulgaria: Koprivshtitza.

Le città museo

La Bulgaria centrale si segnala soprattutto per questo tipo di attrazione, e Koprivshtitza ne è l'esempio più significativo sotto ogni aspetto. Il borgo occupa una vasta area pianeggiante, è estesissimo e la parte moderna quasi non si distingue da quella antica per il rigore con il quale sono stati rispettati i canoni architettonici originari. Un ampio e tranquillo parcheggio (un tempo a pagamento ma oggi libero), al termine dell'abitato, offre quanto di meglio si possa desiderare per la sosta. Da lì si arriva in breve nella piazzetta centrale: accanto all'ufficio turistico è in vendita il biglietto che permette di visitare sei case-museo sparpagliate nel paese. La ricerca non sempre agevole (ma nella prima casa c'è una guida che parla italiano) offre la migliore occasione per esplorare a fondo tutta la cittadina. Architetture, arredi e decorazioni, rappresentano efficacemente il calore umano, l'amore per la casa e il gusto raffinato di chi ci viveva. L'estensione del paese, la qualità delle cose da vedere e l'atmosfera che si respira invitano a prolungare la sosta.

Da Koprivshtitza si scende poi rapidamente nella Valle delle Rose, che fa onore al nome soltanto a primavera e non offre molto. E' preferibile uscirne subito attraverso l'alto ma facile passo di Trojan che porta, sul versante opposto, all'omonimo monastero, anch'esso tra i maggiori di Bulgaria. Lo stile e la cornice naturale sono in tutto simili a quelli già visti, e la vallata può consentire anche facili escursioni e piacevoli soste lungo il fiume Cherni Ossam.

Da Trojan si scende sull'autostrada per Varna, abbandonandola presto (dopo aver superato le difficoltà create dall'assenza di segnali) in direzione di Gabrovo e del museo all'aperto di Etara.

Poco prima di Gabrovo il paesaggio si fa molto suggestivo e si trova anche un bel laghetto utile per la sosta. Trovare il museo non è facile: occorre chiedere e, quando si trovano, seguire i segnali "EMO Etara" (scritti in cirillico). Questo museo è costituito da un piccolo gruppo di case artigiane tipiche, ricostruite e abitate da artigiani veri che offrono prodotti di buon livello. In un'area verde adiacente sono stati restaurati vecchi mulini e una torre. Il luogo è assai visitato e, come al solito, allietato da allegri ristorantini dove si mangia bene e si spende poco.

Da Etara si deve tornare a Gabrovo e da qui prendere la strada per Veliko Tarnovo: presto, un bivio e una segnalazione appena visibile guidano il visitatore verso il più incantevole dei paesi-museo: Bozhentzi.

La stradina solitaria serpeggia tra boschi e colline che sembrano fuori del mondo. Si procede così per 8 chilometri e al termine, dove si trova un parcheggio, il paese neppure si vede. Infatti è costituito da una dolcissima chiesa in pietra e da tante casette sparse nel bosco per un'estensione di circa un chilometro, in un'atmosfera incantata impossibile da descrivere né con le parole né con le foto. Alcune case sono visitabili ma gran parte degli edifici sono stati in realtà adattati a piccoli alberghi o a ristoranti tipici, dove ci si può rimpinzare con meno di 10 lev a persona, serviti al lume di candela da camerieri in costume. Dopo un'ottima cena e un tranquillo pernottamento nel parcheggio, possiamo visitare a fondo Bozhenci, guidati da Svetla Dimitrova, una gentilissima signora che parla francese e si offre di accompagnarci senza compenso. Risiede in paese, ne cura la promozione turistica, e forse la incontrerete anche voi. Dal paese è possibile raggiungere a piedi la vicina cittadina-museo di Triavna seguendo un facile sentiero nel bosco con una passeggiata di un paio d'ore, evitando un lungo giro in macchina. L'isolamento garantisce a Bozhentzi l'integrità contro le minacce del turismo di massa, riservando ancora a lungo le delizie solo a un pubblico di intenditori.

Tornati sulla E85 raggiungiamo velocemente Veliko Tarnovo, ex capitale composta da vari centri e inserita in una spettacolare cornice naturale tra le gole scavate dal fiume Jantra. Poiché si giunge dalla caotica parte moderna, mentre le zone turistiche si trovano all'estremo opposto, conviene seguire i segnali (naturalmente in cirillico) per Tzarevetz (Collina degli Zar): è questo il nome della cittadella medioevale fortificata che fu capitale del secondo regno bulgaro e che domina la città moderna dall'alto di un colle circondato da un'ansa del fiume. La fortezza naturale, rinforzata da una cintura di mura possenti, è ricca di memorie di epoche diverse. Il tutto è ben attrezzato e si entra pagando. In cima al colle c'è la chiesa bizantina della Resurrezione, costruita su un'antica basilica paleocristiana. Dal parcheggio adiacente si può partire per visitare il centro storico, scendendo poi in camper sul fondo della gola e nel sottostante piccolo e pittoresco quartiere degli artigiani (Assen).

Da qui, con un breve tragitto mal segnalato, si raggiunge dopo pochi chilometri il villaggio-museo di Arbanassi, caratterizzato da case-fortezza protette da alte mura di cinta, dietro le quali un piccolo nucleo albanese sfuggito all'invasione turca difese la propria sopravvivenza fondando un centro ricco e fiorente. Si visitano tre case-museo e la suggestiva chiesa della Natività, dalle singolari architetture (serviva anche da ricovero per i poveri) e con bellissimi affreschi.

La Bulgaria più antica

Tra Veliko Tarnovo e Varna si perde un po' di quella continuità di bei luoghi che ci aveva tanto affascinato finora. Si rivedono centri mal messi, ricompaiono le tracce di una povertà non ancora debellata. E' un peccato, perché intorno alla città di Shumen si trovano le tracce dei più antichi insediamenti bulgari: Veliki Preslav, Pliska e Madara.

Shumen è una città piacevole soprattutto per il lunghissimo boulevard pedonale, animato come al solito, che unisce il parcheggio del centro alla celebre moschea, ancora degna di nota malgrado versi in condizioni precarie.

Veliki Preslav si trova con gran difficoltà dopo essere usciti a fatica dall'omonima città moderna: le rovine sono molto estese, inserite in una bella e solitaria cornice naturale, ma completamente abbandonate e poco leggibili malgrado una parziale e discutibile ricostruzione. Stessa situazione a Pliska, che almeno si trova più facilmente.

Assai diversa invece Madara. I segnali portano prima al villaggio omonimo, da cui si intravede sullo sfondo una spettacolare parete rocciosa: l'antico insediamento si trova proprio lì. Giunti a un parcheggio proprio sotto lo strapiombo (con i soliti ristorantini, servizi igienici e acqua), si paga un biglietto e si entra in una rete di camminamenti attrezzati. Una scalinata conduce sotto le rocce, nel punto in cui è scolpita la celebre immagine del Cavaliere di Madara; un sentiero, un po' a sinistra guardando la roccia, si inerpica sullo strapiombo attraverso scalinate scavate nella pietra e arditi camminamenti artificiali, giungendo sulla cresta da dove, procedendo verso destra, si raggiungono i resti di un'antica fortezza a sbalzo sullo strapiombo. Lungo tutta la passeggiata si godono spettacolari vedute. Una volta discesi, si può infine percorrere un sentiero ai piedi della parete rocciosa che passa accanto a una serie di primitive abitazioni rupestri.




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