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 La Bulgaria in Camper: dal confine greco a Sofia 
di Giorgio Ciancio

Per chi entra in Bulgaria dalla direttrice Salonicco - Sofia, provenendo da una Grecia ormai ricca e felice, il primo impatto non è dei migliori. E non a causa della dogana, solo un po' lenta, ma perché proprio nella regione che unisce Salonicco a Sofia si incontrano le più evidenti sacche di povertà e degrado.

La prima tappa, pressoché obbligata, è Melnik, e per raggiungerla compiamo l'errore di seguire il primo segnale incontrato che, attraverso vie secondarie e in pessime condizioni, ci costringe ad attraversare una serie di villaggi poverissimi, con la gente che circola scalza e che guarda il camper come se fosse un'astronave. Per giunta Melnik versa ancora in condizioni di grave degrado e abbandono, e la sua bellezza risalta assai più nelle foto che non dal vivo. Turisti in giro non se ne vedono, e in definitiva la realtà si presenta piuttosto deludente rispetto alle descrizioni delle guide, risalenti a prima della caduta del regime.

Ma la città dà ugualmente un'idea di alcuni aspetti piacevoli della Bulgaria. Il primo è costituito dalla originalissima concezione del paese-museo: si tratta di centri abitati in cui alcune case, che sono in tutto e per tutto uguali alle altre e generalmente sparpagliate all'interno del tessuto urbano, sono attrezzate per la visita come case-museo. Vi è rappresentata la vita di tutti i giorni nelle tipiche abitazioni balcaniche, con i locali arredati attorno alle stufe o ai caminetti. In genere sono adibite a museo le case appartenute a personaggi storici e che quindi hanno un angolo riservato alle rievocazioni. A Melnik visitiamo solo quelle di Kordopulos, ricco commerciante greco, dove si ammirano anche le grandi cantine: il buon vino è infatti una delle attrattive locali, che ci fa conoscere un altro dei pregi della Bulgaria (una bottiglia di ottima annata si acquista a un prezzo medio di 3.000 lire).

Le grandi montagne

La Bulgaria è un paese montuoso e le montagne sono parte essenziale di una vacanza pleinair che voglia essere ricca, varia e completa. Anche perché offrono un'immagine interessante del rapporto che la gente ha con la natura e di come vive il proprio tempo libero. Le più alte si trovano proprio lungo il percorso per Sofia e, oltre a offrire paesaggi meravigliosi, comprendono anche paesi tipici, centri turistici con standard quasi europei e il più famoso dei monasteri ortodossi.

Da Melnik ritorniamo (questa volta per la strada giusta) sulla nazionale per Sofia che costeggia il fiume Struma e presenta angoli suggestivi, una bella gola e buone possibilità di sosta accanto al fiume. La prossima tappa è il parco dei Pirin, raggiungibile seguendo i segnali (solo in cirillico!) per Razlog e Bansko: la strada migliora, i paesaggi diventano sempre più luminosi e l'insieme solleva il morale.

Anche Bansko si presenta con una vasta e povera periferia che non lascia intuire i pregi del centro storico. Questo si raggiunge portandosi all'estrema sinistra dell'abitato, e pur non annoverando case-museo offre un primo quadro della nuova Bulgaria che anela al benessere senza perdere le tradizioni. Notevole e tipica la chiesa principale. A Bansko mancano totalmente i segnali per salire sui Pirin, e precisamente al rifugio Vihren, sotto il monte omonimo che con i suoi 2.914 metri è la seconda vetta dei Balcani. Tuttavia il sito è conosciuto e pertanto è facile avere le indicazioni per raggiungerlo.

I Pirin rappresentano il parco montano più antico del paese, di una bellezza non riconducibile a quella di altre montagne (ricorda quelle delle Alpi) dove la natura è splendida e intatta. Come in tutta la regione, bisogna superare la fitta ed estesa fascia di boschi che ricopre le quote inferiori per raggiungere gli spazi aperti che si aprono in alto. A quattro chilometri da Bansko una sbarra (ormai sempre aperta) segna l'ingresso del parco: da quel punto la strada sale con stretti tornanti, è un po' dissestata (ma non difficile) per una dozzina di chilometri sotto il bosco, finché esce all'aperto nei pressi di un'area di campeggio (senza servizi) molto panoramica e frequentata, che si appoggia a un piccolo e rustico ristoro. Siamo a 1.800 metri di quota; non fa freddo, il paesaggio è magnifico, e con 11 lev si cena in due e si sosta per la notte.

Un paio di chilometri a monte del camping (quasi a 2.000 metri) la strada termina e si trova il rifugio Vihren con un parcheggio. Da qui partono molti sentieri ben segnalati, che permettono di raggiungere anche le creste e le cime più lontane. Ma la passeggiata più facile e bella porta in circa un'ora e mezza al Lago dei Pesci (Ribno Èsero): all'inizio mancano i segnali, ma basta seguire il sentiero centrale che risale un corso d'acqua e ci si arriva facilmente, trovando a un certo punto anche le indicazioni. Si tratta di due laghetti di acque cristalline (balneabili malgrado la quota) con splendida vista sul circo Banderiski, sul monte Vihren e, lungo tutto il percorso, su paesaggi montani, forse tra i più belli del paese. Un'escursione da non perdere.

Torniamo sulla nazionale per Sofia e dopo poco imbocchiamo la deviazione per Rila e il monastero omonimo. La strada è facile e l'impressione che si ha arrivando è grande. Splendida è la cornice naturale, mentre la bellezza delle architetture e la ricchezza delle decorazioni sono abbaglianti. Nel corpo della fabbrica centrale, che contiene la chiesa, ogni centimetro quadrato di parete, di soffitto o di volta è ricoperto di bellissimi dipinti. Simili emozioni si provano lungo i camminamenti a più piani degli altri edifici (dove si trovano le celle, un museo, alcune cappelle e altri locali) per l'originalità delle strutture e la raffinatezza delle decorazioni. La visita è gratuita e si paga solo il parcheggio, ma conviene lasciare il camper poco oltre, nei pressi di un campeggio, in uno spiazzo sulle rive del fiume al di là di un ponte. Dopo si può continuare per altri 5 chilometri fino al termine dell'asfalto arrivando alla splendida radura "(polana)" detta di San Cirillo, ovvero dei partigiani. Veramente superba è la cornice naturale, e lungo tutto il percorso ci sono bar e trattorie a prezzi… bulgari. Sullo sfondo della radura si intravede il tetto dei Balcani, vale a dire il monte Musala (2.925 m), ma per raggiungerlo occorre tornare sulla nazionale e fare un ampio giro. Via via si incontrano centri abitati di vario aspetto: tipici paesi balcanici come Belchin, cittadine come Samokov, vivaci ma piuttosto malandate (la moschea citata sulle guide è chiusa e abbandonata), un centro escursionistico ben attrezzato come Maliovitza e, al termine, un centro di villeggiatura allegro e pieno di colori come Borovetz.
Maliovitza e Borovetz sono peraltro le due basi di partenza più importanti di queste montagne. Maliovitza è un'escursione impegnativa, mentre Borovetz è alla portata di tutti. Per raggiungere i due centri si parte da Samokov: seguendo le due strade ai lati del ponte sul fiume Iskar, che inizialmente costeggiano le due rive opposte.

Maliovitza non è che un gruppo di piccoli alberghi e ristori situato al termine di una strada panoramica che attraversa il grosso borgo di Govedarci, passa davanti a un campeggio e poi sale fino a quasi 1.800 metri di quota dove si trovano parcheggi e i resti di un ex campeggio, oltre ad alberghi e alcuni ristori. Dal parcheggio si scende a una bella radura e in meno di un'ora di facile passeggiata si raggiunge il rifugio omonimo, a sua volta punto di partenza per le escursioni verso le creste circostanti. Ma la gita più classica, quella che porta ai Sette Laghi (Sedèmte Èsera), non parte da qui ma dal rifugio Vada (circa 1.600 m): per arrivarci in camper da Govedarci, occorre superare il campeggio di un paio di chilometri e imboccare una stradina sulla destra, stretta e piena di buche ma pianeggiante, che dopo 4 chilometri raggiunge il rustico rifugio con relativo parcheggio custodito (5 lev). Da qui si segue il segnavia bianco-celeste. La salita è però decisamente sgradevole, poiché per un'ora e mezza si inerpica entro un bosco sempre più fitto, e nell'ultima mezz'ora diviene un esasperante corridoio stretto e polveroso. Alla fine si esce all'aperto, e dopo un ultimo strappo si raggiunge la conca dei Sette Laghi e il rifugio omonimo. Attorno un campeggio libero con un centinaio di tende (alla faccia del divieto), dotato di servizi igienici. La cornice panoramica è magnifica, e pur essendo a quota 2.300 l'acqua dei laghi non è affatto gelida, permettendo anche lunghi bagni (in particolare nel sesto lago, forse il più bello). Da qui raggiungere tutte le vette più alte e più belle è quasi un gioco da ragazzi.

Borovetz è invece un centro più mondano adatto alle famiglie. All'ingresso dell'abitato c'è un ampio parcheggio e dopo un centinaio di metri, sulla destra di fronte all'Hotel Samokov, un grosso centro commerciale dal quale, quasi invisibile, parte una cabinovia (che qui chiamano "gondola") che sale verso il Mussala. Al termine della salita ci si trova su un dosso panoramico, e si può scegliere: o scendere dolcemente dentro una conca, lungo un comodo sterrato che dopo 5 chilometri porta ad alcuni laghetti a ridosso delle montagne, o salire altrettanto dolcemente in cresta verso le cime. Nella giornata si possono fare entrambe le cose e per chi scende c'è anche la possibilità di affittare mountain bike. La salita è facile solo fino a metà: ma è gratificante anche se non la si completa, poiché comunque si può godere la vista di panorami immensi; cosicché si può salire finché si riesce e poi scendere direttamente lungo una delle sciovie che si trovano sul posto. L'escursione è consigliabile a tutti. Dopo ci aspetta la visita alla capitale Sofia.




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