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Bulgaro
     
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 "Vacanze" in Italia 
di Paolo Doni
Uno strano bagaglio, quello di Stanimir, elettricista bulgaro. In tasca ha un passaporto e pochi spiccioli. In mano tiene un sacchetto di plastica con qualche effetto personale: una felpa, una bottiglietta d'acqua, un marsupio. Nient'altro. In Italia é arrivato da appena una settimana, direttamente dalla sua città, a 150 chilometri da Sofia. Ha passato il confine a bordo di un pullman, uno di quei torpedoni che fanno avanti e indietro dall'Est ogni settimana, con il loro carico di uomini e bagagli.

Stanimir é sbarcato a Bergamo da pochi giorni e ha già trovato la sua méta. Gli é bastato guardarsi attorno per un po'. Poi ha scelto, a colpo sicuro, uno degli angoli più trafficati della città, dove le auto che sfrecciano sulla circonvallazione si quietano per pochi secondi, solo un attimo, prima di riprendere la corsa. é il rondò di Campagnola, in via don Bosco, a due passi dal Cristal Palace. Ogni mattina Stanimir si piazza davanti al semaforo e quando scatta il rosso si incammina tra le file di auto con in mano una piccola ciotola. Non é abituato a chiedere elemosina, teme di dare fastidio.

Quasi a sottolineare le sue nobili intenzioni, indossa un gilet sul quale ha scritto in un italiano balcanizzato: "Cercho lavoro". Il sole picchia al rondò e gli automobilisti non si fermano volentieri quando la colonnina di mercurio supera i 30 gradi. Stanimir non porta nemmeno un cappello per ripararsi dai raggi del sole: tutto il giorno cammina avanti e indietro tra l'asfalto della strada e l'erba secca dell'aiuola spartitraffico. Dalle 8 del mattino fino alla e 7 di sera. Preciso come un orologio, l'elettricista bulgaro non é certo uno che si tira indietro alle prime difficoltà. "Certo, non é il lavoro che cerco" si spiega a fatica. Qualche parola l'ha imparata, perché dieci anni fa abitò per sei mesi a Seriate: allora aveva un impiego come giardiniere in una villa. Ma durò poco, fu costretto a tornare in patria. "Io sono un elettricista, ma mi accontento di qualsiasi impiego. Posso fare le pulizie, posso lavorare come magazziniere. No, non sono uno di quelli. Io sono venuto in Italia per guadagnare soldi onestamente".

Racconta di quando in Bulgaria c'era ancora il regime. "Non c'era la libertà, ma si stava meglio: io non mi sarei sognato di venire all'estero". Forse anche perché non avrebbe mai potuto. Eppure il prezzo della libertà per Stanimir é stato pesante. Ha perso il lavoro, ha capito che se voleva stare a galla si sarebbe dovuto adeguare a chiedere anche l'elemosina sotto un sole torrido. Oppure a dormire in un parco, sotto le stelle, come é costretto a fare in questi giorni: "Problemi di freddo non ce ne sono, di notte si sta proprio bene".

Che strana estate, quella di Stanimir: una vacanza in cerca di lavoro, da solo, tra l'asfalto di una circonvallazione e il fresco di una panchina in un parco pubblico. Per fortuna c'è il telefono: la cabina é il suo appuntamento serale. Due parole veloci, per non spendere troppo, per dire a casa che va tutto bene, ma che anche oggi, purtroppo, non ha trovato lavoro.


L'Eco di Bergamo, 19.06.2002


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