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Bulgaro
     
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 "Trattiamoci bene!" 
Una ragazza bulgara racconta il suo pellegrinaggio per ottenere un permesso di soggiorno che le era dovuto.

Sono bulgara, ho sposato un italiano, per fortuna entro i termini previsti dal decreto Dini. Cosa non ho dovuto passare in quei giorni per poter rimanere in Italia e vivere con mio marito!

La Questura avrebbe rilasciato il permesso di soggiorno consegnando una busta paga e il contratto di locazione della casa. Meno male che mio marito ha un lavoro in regola, così potevo farcela. L'unico problema sembrava quello della casa, visto che è di proprietà di un'amica comune che ora vive in America e che ce l'aveva lasciata senza cambiare il contratto.

Durante quei giorni lei si trovava qui a Milano e così abbiamo potuto regolarizzare anche questa posizione. Tutti i documenti richiesti dalla burocrazia erano quindi pronti e così avrei potuto restare in Italia.

Però, quando sono andata a consegnare il tutto, ho capito che l'iter non sarebbe finito lì. C'era ancora bisogno di un documento che provasse che io ero residente qui prima dell'emissione del decreto.

Dopo aver fatto coda in lunghissime file, che tra l'altro non erano mai quelle giuste quindi dovevo sempre rifarle, esausta mi sono lamentata di tutta questa assurdità. L'addetto allo sportello ha detto "trattiamoci bene, lei è sposata con un nostro cittadino!"e in questo modo hanno accolto la mia richiesta e ritirato tutti i documenti dicendomi di tornare dopo un mese per ritirare finalmente il permesso.

Un mese dopo... alla scadenza nuovamente mi dicono che manca il documento di residenza! Ho provveduto quindi subito a portare anche quello, ricevendo l'ennesima promessa che tutto sarebbe stato pronto entro un mese. Così di mese in mese tornavo in questura e il risultato era sempre lo stesso. In più, ogni volta c'erano anche altri problemi "tecnici": il computer rotto, mancanza di personale, "troppi" documenti... e così io ho perso giornate intere per la bellezza di 8 mesi consecutivi. In questo periodo non ho avuto la possibilità di confermare nessun lavoro, chiaramente per la mancanza del permesso, e ciò mi ha fatto perdere più di un'opportunità. Il peso dell'affitto e della vita era tutto sulle spalle di mio marito che prende uno stipendio di 1milione e mezzo al mese: l'affitto è di 700 mila lire e con quello che restava dovevamo anche mangiare. Non parliamo delle bollette, delle spese per la benzina... tutto. E questo per uno stupido documento.

Ogni volta che tornavo in Questura avevo la sensazione di chiedere l'elemosina, quando, in realtà si trattava "semplicemente" dei miei diritti. Per non parlare dell'atmosfera di terrore che mettono i poliziotti li presenti, che spingono la gente in fila, a volte persino picchiano qualcuno, straniero ovviamente; già dall'uscita della metropolitana c'è chi ti aspetta per rispedirti indietro.

Eppure bisognava sopportare tutto ciò se si voleva ottenere qualcosa. Qui mi torna in mente la frase "trattiamoci bene" ma per estenderla a tutti gli esseri umani e non limitarla solo agli italiani come intendeva quel funzionario della polizia. In questi 8 mesi quindi nessuna possibilità di lavoro e quindi di contribuire alle spese di casa e neanche di andare in Bulgaria a trovare i miei genitori che non mi avevano visto nemmeno dopo il matrimonio.

Alla fine la beffa: quando finalmente ho ricevuto il permesso di soggiorno ho scoperto che era stato validato non dalla data effettiva del rilascio, ma da ben 8 mesi, cioè da quando avevo fatto la domanda!!! Ma il "crimine" non finisce qui: quando, ottenuto il permesso, ho deciso di andare dai miei in Bulgaria, ho chiesto, sempre alla questura, che ormai era diventata la mia seconda casa, il visto di reingresso. Con mio grande stupore ho notato che la data di rilascio indicata nel permesso risaliva a 6 mesi prima. Ciò non risultava nel passaporto: si tratta quindi di una falsificazione nella data del rilascio del permesso. Per tutto questo tempo mi è sembrato veramente di essere capitata in una società che viene direttamente dall'inferno.

Cosa ho fatto per meritarmi di essere "esclusa" dalla società per 8 mesi della mia vita?

"Trattiamoci bene!", queste parole non le dimenticherò mai.

M.

Tratto dalla rivista Alien


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