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Bulgaro
     
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 I paradossi della burocrazia italiana 
Diego Crocetti ci scrive:

Sono fidanzato da circa tre anni con una ragazza di Sofia e da circa tre anni, ogni volta che decido di farla venire nel mio paese, ho difficoltà a farle prendere un visto italiano.

I miei problemi sono incominciati nella primavera del 1999, quando dopo un anno di fidanzamento Bistra, così si chiama la mia ragazza, aveva espresso il desiderio di venire in estate in Italia, un paese che non aveva mai visto, se non attraverso qualche foto o cartolina.

Come si fa in questi casi, mi sono recato in questura a Firenze, per richiedere il modulo d'invito, che poi lei avrebbe dovuto presentare all'ambasciata italiana, insieme ad altri documenti, per avere il visto. Qui, un impiegato mi ha risposto che questo modulo non serviva più e che le sarebbe bastato il semplice passaporto per venire in Italia. Non soddisfatto della risposta, perché sapevo benissimo che senza questo modulo Bistra non avrebbe potuto prendere il visto, ho preferito non insistere nella mia richiesta e ho deciso di ripresentarmi qualche giorno dopo, con la speranza di poter parlare con un altro impiegato e di ottenere il modulo. Invece due giorni dopo, ho riparlato con la stessa persona, la quale non mi ha riconosciuto, ma mi ha ridetto le stesse cose, aggiungendo che questi moduli, erano stati aboliti da poco e che molte ambasciate non lo sapevano. A questo punto io stesso, ho telefonato all'ambasciata a Sofia, dove mi hanno detto che senza questo documento loro non avrebbero concesso alcun visto. Il giorno successivo quindi, sono riandato in questura, dove il solito impiegato, non riconoscendomi neanche questa volta, è andato a prendere il modulo, senza nemmeno che avessi il tempo di spiegargli, quanto mi aveva fatto penare per avere questo pezzo di carta.

Dopo aver preparato tutti i documenti, alcuni strettamente personali, come la dichiarazione bancaria relativa ai miei depositi o la eventuale attestazione di titoli di stato o azionari (tutto ciò nonostante la legge italiana sulla privacy!!), mi sono recato durante uno dei miei soggiorni a Sofia, all'ambasciata italiana per presentare i documenti e dare così il via alle pratiche, per farle avere il visto. Li mi è stato risposto che i documenti che avevo prodotto a loro non interessavano e che a loro servivano "solo" (si fa per dire), le garanzie della mia ragazza. L'impiegata comunque ha aggiunto, che se volevo evitare questa trafila burocratica, potevo sposarmi qui in Bulgaria con Bistra e poi loro le avrebbero dato il visto per l'Italia. Si avete capito bene, per far avere un visto di turismo alla mia ragazza della validità di un mese, mi è stato chiesto di sposarla !! Sentendo queste parole, io ho risposto all'impiegata se lei era disposta a sposare un uomo solo per farle avere un visto per turismo, ma l'impiegata in maniera brusca e decisa, mi ha detto che queste erano le alternative che mi consigliava e che a me, poi spettava la scelta.

Naturalmente con la mia ragazza, abbiamo scelto di fare la trafila burocratica, ma anche qui ci siamo trovati di fronte a delle richieste impossibili da adempiere. La più impossibile di tutte, prevedeva che la mia ragazza dimostrasse di avere sul suo conto corrente, da circa sei mesi 18000 $, ovvero 100 $ per ogni giorno di questi sei mesi, il che era praticamente irrealizzabile perché la mia ragazza sul conto non disponeva di questa cifra. Nonostante sapevo benissimo, che nessuna legge italiana, prevede che per avere un visto bisogna dimostrare di avere un quantitativo così elevato di soldi sul proprio conto corrente, abbiamo preferito lasciar perdere, evitando così inutili file e perdite di tempo .

L'anno successivo ho deciso tuttavia di riprovarci, questa volta però, ho chiesto aiuto ad un mio amico, titolare di una ditta, con la speranza che con un invito scritto da parte di una ditta, la trafila burocratica sarebbe stata minore. Ma anche qui, le richieste di documenti erano talmente tante, che alla fine abbiamo preferito, anche questa volta desistere. Sempre lo stesso anno Bistra ha avuto delle offerte di lavoro nel mio paese, ma ha dovuto rinunciarvi, perché non le davano il visto nemmeno di una settimana, per fare questi colloqui di lavoro e poi c'era da fare il solito interminabile iter burocratico.

Ora io mi domando, se lo stato italiano è uno stato serio o una repubblica delle banane? E' concepibile il paradosso che ogni giorno, i clandestini che arrivano dall'Albania in gommone o che entrano dal confine Sloveno, in barba a tutte le leggi sull'immigrazione, hanno libero accesso al nostro territorio, mentre chi vuole onestamente avere un visto d'ingresso per visitare l'Italia, solo per qualche settimana è costretto a rinunciarvi, per qualche assurda forma di burocrazia !Perché queste inutili forme di severità, quando poi ogni giorno nel mio paese entra chi vuole ? Perché se sei un clandestino e ti dichiari rifugiato politico, hai diritto a tutte le assistenze del caso, mentre chi vuole venire qui in onestamente e con un visto è abbandonato a se stesso ? Io devo ringraziare solo il mio datore di lavoro che mi ha sempre dato la possibilità di dilazionare le mie ferie durante l'anno, altrimenti cosa avrei dovuto fare per vedere la persona che amo ? E' bene che lo stato incominci a darmi delle risposte e che non si ricordi che esisto solo quando devo pagare le tasse o quando hanno bisogno, alle elezioni del mio voto.



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