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Bulgaro
     
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 Il secolo XIV 

Con il secolo XIV alla sobrietà dell'arte bizantina classica si sostituiscono un pathos esagerato e magniloquente, uno stile fiorito e sontuoso, proporzioni smisurate, atteggiamenti forzati, panneggi agitati, ricerca dell'effetto nei volti, paesaggi violenti con architetture fantastiche, montagne, tozze rocce, particolari pittoreschi. E' l'epoca del grande costruttore Ivan Alessandro, dei monasteri esicasti, di Teodosio e di altri discepoli bulgari di Gregorio il Sinaita, che studiavano il greco e frequentavano Costantinopoli, imprimendo carattere bizantino alla coeva cultura fiorente a Tirnovo. L'architettura è di piccole dimensioni, di forme raffinate, dà valore ai particolari, alle alternanze di pietre e mattoni con effetti decorativi. Particolarmente sviluppata è la decorazione degli esterni delle chiese: Tirnovo (San Demetrio), Mesemvrija (San Giovanni a Mare), rosette invetriate, lastre verdi e gialle: anche dalle nicchie superficiali sono tratti effetti decorativi per rompere la monotonia delle grandi superfici piane. I monumenti del Trecento sono stati distinti in vari gruppi.

Il primo gruppo, maggiormente influenzato da Costantinopoli, è rappresentato specialmente dalla chiesa rupestre di Ivanovo presso Russe, che mostra rapporti con la Qahriyyeh Giàmi di Costantinopoli: manierismo aggraziato e patetico, teatrale e retorico, con molte figure eleganti, abbondanza di elementi e ricchezza di formule.

Ad un'altra concezione si ispira invece il secondo gruppo (massimo esempio Zemen), cioè alla tradizione arcaica dei monumenti preiconoclastici di cui conserva il tipo iconografico e i motivi ornamentali e perfino lo stile. In confronto all'arte raffinata del primo gruppo, si ha qui un'arte popolare ricca di linfe. A Zemen la narrazione si svolge in scene continue in fasce continue come nell'arte preiconoclasta, con colori rosso, giallo, bruno, figure dai movimenti goffi ma vivamente espressive, segnate da una marcata linea di contorno, pieghe dei panneggi semplificate, colline rocciose schematizzate. Contrariamente all'armonica composizione bizantina ispirata ai modelli delle cerimonie, si ha assenza di equilibrio e di simmetria, superfici affollate di personaggi senza alcuna proporzione, deformazione del disegno e gusto per l'aneddoto conforme ai principi dell'arte popolare.

Nel terzo gruppo si è convenuto di raggruppare le opere che hanno un posto intermedio e rappresentano la fusione delle due correnti artistiche ad opera di mediocri artisti. A Bachkovo, nella stessa cappella funeraria a due piani dei secoli XI-XII, nel nartece al pianterreno, vi è il ritratto di Ivan Alessandro, signore di Bachkovo fra il 1344 e il 1363, figura dal duro contorno schematico, inespressivo, il costume fedele copia dei modelli greci: analoga la pittura di San Giovanni a Mare a Mesemvrija (ritratto di vecchio donatore), che, come Bachkovo, mostra rapporti con Zemen. Una menzione a parte merita Berende, fedele all'estetica bizantina, alla composizione armoniosa, ma anche con retaggi arcaici della pittura cristiana più antica, opera attardata, provinciale senza omogeneità, illustrativa con riflessi di eleganze bizantine. Nella cupola di San Giorgio a Sofia "il Pantocratore e 22 profeti", figure trasfigurate nell'estasi, con le teste rovesciate, i panneggi agitati e gonfi. Le formule dello stile fiorito bizantino vengono ripetute, appesantite e schematizzate, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Tirnovo (cupola su pianta cruciforme).




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